Però shinystat dice centomila, e il me stesso in versione ossequiosa coglie l’occasione per ringraziare tutti di cuore e fa un inchino brevissimo e compunto. Oplà. Finiamola lì: Il dente del giudizio del blogghe è raggiunto. Punto. Anzi: virgola. Perché c’è pure un libro – mi avvertono qui – per i feticisti in ascolto.
per giungere in paesello – questa volta
Per giungere in paesello – questa volta – sarà un viaggio in treno, dopo anni che non era più viaggio in treno. Per arrivare al tacco d’Italia – a quei tempi – si usavano certi treni espressi da nove ore e mezza di viaggio, tutti di un color marrone mortificato ed olezzanti di un olezzo che ti penetrava nell’anima. Di solito i compagni di viaggio contribuivano allegramente a speziare l’olezzo con nuove fragranze speziate per cui alla fine era una bella mistura di puzze a cui ti potevi soltanto arrendere con le mani in alto e magari anche qualche lacrima spontanea. Una breve lista delle cose che ricordo di questi anni in treno (giusto per sdrammatizzare quanto successo l’altro giorno):
– Il treno zeppo che non c’era più spazio nemmeno nel bagno, e tu che trascorri il viaggio steso in corridoio calpestato dai passanti ma sei contento lo stesso, che almeno non sei finito nel bagno.
– Il treno zeppo che non c’era più spazio per cui decidono di attaccare un nuovo vagone, poi un altro e poi un altro ancora. Alla fine ci sono tanti di quei vagoni in più che il treno deve procedere lentissimo e arrivi al paesello con un ritardo tale che avevi pure dimenticato il motivo per cui eri partito.
– Il treno zeppo di emigranti di ritorno dalla Svizzera con certi baffoni da mangiafuoco; cinque di loro finiscono per essere tuoi compagni di cuccetta e allo scoccare della mezzanotte decidono tutti assieme di togliersi le scarpe. La tua faccia da quel momento in poi diventa quella dei pesci rossi che nelle bocce di vetro stanno a boccheggiare sul bordo dell’acqua, non so se avete presente.
– Il treno che si ferma in aperta campagna, senza un perchè.
– Il treno che entri nel tuo scompartimento col posto prenotato e ci trovi otto persone (su sei posti disponibili) più un coniglio da ingrasso tenuto in una enorme gabbia di legno. Sono senza biglietto ma nessuno vuole lasciarti il posto. Decidono di farti un po’ di spazio. Trascorri la notte con loro e al mattino c’è un casertano che ti vuole uccidere perchè secondo lui sei troppo vicino alla sua fidanzata slava, sebbene lo stesso poteva dirsi anche per il coniglio da ingrasso, volendo essere pignoli.
consigli per gli acquisti
Ah, che bello, finalmente una nuova scusa per spendere soldini: la cornice digitale. Coi negozi pieni di roba che già ce l’hai, che se pure ti impegni a trovare qualcosa di nuovo da regalare non la trovi, qualcuno doveva inventare la nuova cazzatina per risollevare gli istinti predatori natalizi, e porca miseria ci sono riusciti. La cazzatina è pronta si prevede che se ne impacchetteranno a migliaia nei prossimi giorni. Se ne sentiva proprio il bisogno, no? Io personalmente continuavo a girare per casa non sapendo proprio dove infilare le mie foto digitali per farle vedere agli amici. Ma adesso per fortuna il pericolo è scampato. Fiuuu, che paura, guarda, c’è mancato poco che mi trovassi con una scheda di memoria in mano senza sapere dove andarla ad infilare. Che me la sarei infilata in bocca e l’avrei masticata per lo spavento, guarda. Fiuuu.
Per il resto.
Appena finito di leggere questo libro, lo si consiglia caldamente e (al contempo) si ammette che se ne subiranno le conseguenze stilistiche negli scribacchinamenti miei prossimi venturi. Ma 369 pagine sono solo per quelli che si affezionano ai personaggi di carta e non vogliono essere abbandonati dopo soltanto tre sere di lettura. Avvertimento.
ma se il principino
Ma se il principino viene sorpreso a graffitare i muri di Milano – con tanto di fotografie – ora, insomma, fatemi capire, andate a prendere il principino e portatelo in galera, no? Voglio dire, tutta la poesia dell’artista eversivo, che pure può ispirare una certa simpatia, non perde il suo significato se poi non ne subisci le conseguenze? No? Voglio dire, uno può pure compiere azioni illegali seguendo ideali magari in parte condivisibili – che ne so, di libertà, di arte, di scoglionamento metropolitano – ma l’azione di per sè è bella perchè è rischiosa: se non è più rischiosa, che razza di azione eversiva è? Ah No, è vero, scusate: siamo nella casa delle libertà e facciamo tutti un po’ come cazzo ci pare.
e l'avevo pure proposto io
E l’avevo pure proposto io, di andare a fare un giro fino in spiaggia, che io da bravo mediterronico dovevo vederlo per forza sto benedetto mare del nord, e poi poter pensare di aver spaccato l’europa in solitaria da parte a parte, vuoi mettere? Che poi arrivare in bicicletta fino alla spiaggia del mare del nord, succede che ti senti sopraffare dalla natura, dai cavalli che galoppano nei prati e dai torrenti di acqua verde che ci sono per davvero e non è che dico così tanto per impressionare gli impressionabili. E la spiaggia sconfinata e piatta che ti pare di essere, che ne so, a Malibu, anche se a Malibu non ci sei mai stato però hai visto tante puntate di Baywatch, e se trovi una spiaggia più chilometrica e più piatta di quella del tuo paesello – che comunque resta imbattibile sul colore dell’acqua – allora ti viene da pensare alle coste americane di quando David Hassellhoff era ancora una persona normale.
E comunque – senza girarci attorno – nel silenzio che ti avvolge mentre pedali fra le dune di sabbia, cominci a pensare Ah la Natura, Ah i Cavalli liberi nei prati, Ah i torrenti di acqua verde, Ah gli Uccelli nel cielo. Poi nel silenzio più assoluto ovviamente succede che ti scivola via un piede dal pedale della bicicletta – e non sai perchè o percome – ti incastri nel telaio e fai un volo lento e rumoroso, tanto lento e tanto rumoroso che la ragazza che ti precede sullo stesso percorso fa in tempo a sentire i tuoi grugniti e una bestemmia in puro dialetto salentino – a cento metri dal mare del nord! – e a voltarsi per vederti lottare contro l’inevitabile, cincischiare un paio di secondi con il busto tutto davanti al manubrio e poi finalmente accartocciare sulla striscia di asfalto fra le dune di sabbia del mare del nord, che tu (e qui sta la morale della favola) giustamente se proprio devi fare una figura di merda ti piace scegliere le location più suggestive. E tu neanche hai posato il culo per terra che già ti viene da ridere.
facetemi sapere prima che mi organizzo
Che domani avrei un volo per tornare in Italia per un paio di settimane, ma se le cose stanno così, insomma, forse è meglio prepararsi il pranzo a sacco come alle gite della scuola media, no?
comunque sì
Comunque Sì, confermo, bello il Paese Basso. I cigni che si sciacquano la faccia ai lati delle strade, non so se mi spiego. Peccato solo non averci una bicicletta.
L’altro giorno in preda alla disperazione di strade chiuse alle auto e parcheggi da quattro euro all’ora, volevo entrare in un negozio di biciclette per portare via la prima che mi davano. Ma poi invece No, ho trovato parcheggio in posto buio e lontano. Però già mi immaginavo pereso al ritorno dal centro, incapace di ritrovare la strada, che qua le strade hanno nomi confortabilissimi tipo Oudwijkerdwarsstraat o Bolksbeekstraat. Poi invece scopro di trovarmi in Begoniastraat, giusto all’angolo con Acaciastraat, che uno pensa Che Culo, oppure pensa che esista davvero da qualche parte un dio pietoso degli inabili come me, per aiutarli quando si perdono nella pioggia e c’hanno intenzione di svaligiare un negozio di biciclette col coltello fra i denti.
Nel mio piccolo, ho trascorso solo qualche giorno a Utrecht, ma ho già le mie abitudini. Trovo spesso posto a sedere in un pub zeppo di freak brava gente. Non so spiegarmi bene, un luogo affollato di gente assurda ma con luce a sufficienza da potersi sedere in un angolo a leggere un libro con una Guinness davanti. Due giorni fa è entrato un tizio abbracciato ad un albero di Natale, per dire. Un albero di Natale vero, ma senza le palle. Poi ci sono sempre due o tre tizi con il braccio rotto, e vai a capire perchè, e un enorme personaggio che beve tantissimo scrutando tutti in cagnesco e portando in fuori le labbra umide. Poi all’improvviso dice qualcosa o scoppia a ridere. Quindi ritorna allo sguardo cagnesco.
Poi cos’altro.
Ah, la spiegazione data dal comico Luttazzi per le parole pronunciate l’altro giorno: ne vogliamo parlare? Se ne vogliamo parlare, dobbiamo prima focalizzare la nostra attenzione sul quel particolare gesto che viene compiuto – specialmente fra ragazzi – quando uno dei ragazzi spara una balla molto eclatante. Tipo mio zio va sulla Luna. Quel gesto dove uno dei presenti da’ uno spinta con la mano sulla testa dell’amico che ha appena sparato la balla, piegando lateralmente la testa dell’amico che viene anche fisicamente spostato di qualche passo. Di solito a questo si accompagna la frase: Ma Va Va. Oppure: MaSsì, Ma ceeerto. Oppure: MA come Nooo. Avete presente? Ecco, allora possiamo riportare la giustificazione del Luttazzi:
…”l’ho inserito in un quadretto grottesco che attinge alla tradizione satirica (quella di Rabelais), che in Italia va dal Ruzante a Dario Fo. Nel monologo su Ferrara, da una parte mostravo gli eccessi sessuali e dall’altra gli eccessi della guerra: dal Napalm a Falluja alle torture di Abu Ghraib. Come diceva Lenny Bruce, non è il sesso ad essere pornografico, bensì la guerra…”
Tradizione Satirica. Rabelais. Ruzante. Dario Fo. Il latinorum di don Abbondio. Bene. Allora. Tutti insieme. Mano sulla testa. Spintone. In coro: Ma Va Va, Ma sì, certo certo.
cose da mettere in bocca
Un comico viene licenziato per alcune frasi volgari e gratuite pronunciate alla tivvù. Tu che non hai la tivvù, leggi le frasi sui giornali e pensi che quelle parole fanno davvero un po’schifo. Cacca e pipì in bocca a persone che non c’entrano nulla con quello che sta dicendo. Tanto per dire. Il comico dice che quella è satira, ma tu sta satira non la vedi per niente. Ti sembra tutto un po’ schifoso, e gratuito, e triste. Il comico non ti è simpatico (lo hai ascoltato troppe volte ripetere con orgoglio un suo tristissimo sketch sul matrimonio) e non ti piace nemmeno la censura.
Ma il punto non è questo.
Il punto è che già sai che presto si formeranno due coalizioni, da una parte quelli che urleranno Censura!Censura! con le mani fra i capelli e la bava alla bocca, e dall’altra parte quelli che diranno Ma Quale Censura, quell’uomo è un folle, va messo da parte. Già sai che le fazioni si prenderanno a cazzotti verbali e la storia verrà rivangata per mesi e anni, mentre il comico in questione con la corona di spine sul capo andrà per teatri a fare i miliardi.
Chi da una parte, chi dall’altra, e giù cazzotti.
Ti viene da pensare che riuscire a restare in Italia vuol dire anche riuscire – quando accadono ste cose – a sentirsi da una parte o dall’altra. E’ quando non ci riesci più, quando ti pare tutto un prendere a schiaffi il vento, che cominci a chiederti cosa ci stai a fare.
freddo
Nonnetto mi lascia una enorme R di cioccolata sul cuscino del letto e mi spiega che l’ha portata Santa Claus, perchè Santa Claus in Olanda arriva agli inizi di dicembre. Nonnetto mi lascia la R di cioccolata e perciò figuriamoci se mi posso arrabbiare con nonnetto. Insomma, figuriamoci. Però nonnetto stasera esce di casa con la sua signora e mi lascia da solo nel bosco senza wireless. Nel bosco, in una casa buia, con la compagnia di un enorme gatto nero con un occhio solo.
Scrivo queste righe in auto ciucciando il segnale in una stradina deserta poco lontano dal bosco. Sono molto orgoglioso di questa mia trovata della automobile utilizzata come frigorifero supplementare, le vivande si conservano bene. Solo che fa un freddo cane se ti metti a scrivere righe nel frigorifero, perciò mi sa che adesso chiudo tutto e vado a nanna.
in diretta dal bosco
Il nonnetto è una persona simpatica, la sera dopo cena stappa bottiglie di rosso coi suoi amichetti dal baffo bianco. Ho chiesto al nonnetto indicazioni per trovare una copisteria – avevo bisogno di fare un paio di fotocopie – e lui mi ha risposto che non sapeva proprio dirmi un posto “che avrebbe potuto offrire questo servizio”. Del resto siamo nel mezzo della foresta, e non dico per scherzo, qui siamo proprio nel mezzo di una foresta (google map), e nel paesello vicino i negozi sembrano sempre chiusi.
Vai a capire.
La fotocopiatrice la trovo in un supermercato (ovvio) mentre sono alla ricerca di cibo, attività che accompagna le altre mie occupazioni attuali, ovvero la ricerca di una camera in affitto in centro città e lo studio di carte chino sul bordo del letto, con una enorme finestra alle spalle che da’ sulla foresta, e la foresta che accompagna il mio studio facendo Uuuuuuhh per il vento e Scrshhhhh per la pioggia.
Ora, il cibo.
Al supermercato finisco per acquistare cose abominevoli che andrebbero cotte al microonde prima di essere consumate e che io invece ingurgito così come sono. Oppure costruisco dei panini al salame, dei panini al prosciutto e anche certi panini con dentro un ibrido fra prosciutto e salame che ha un nome che l’ho già dimenticato. Ho anche fatto tre sorsi veloci di un succo di arancia iperconcentrato – di quelli che vanno diluiti con acqua in proporzione 1:10 – in seguito ai quali ho vissuto qualche secondo di smarrimento mistico e mi è parso di vedere Spank di Hello Spank . Ero a conoscenza dei succhi di frutta concentrati – certo che sì – però mi sono confuso al momento dell’incontro inaspettato con la macchina fotocopiatrice vicino al reparto ortofrutta.
Dopo il lauto pasto, devo nascondere le cartacce per non farle scovare al nonnetto che viene a rifarmi il letto in camera. La mia condizione di terrone in trasferta mi carica di sensi di colpa supplementari e quindi non potrei MAI gettare tutto fuori dall’auto. Questo non lo farei mai neanche in Italia, sia chiaro, però qui c’è sto pensiero martellante nella testa che ti dice di non farlo, di non farlo, di non farlo, come se avessi paura di dimenticare il fatto che NON devo farlo.
Trovo una scatola verde sul ritorno a casa che assomiglia tanto ad un bidone della spazzatura e ci butto tutto dentro. Subito dopo mi accorgo – e ti pareva – che ho gettato cartacce e plastiche sporche di ibrido salame prosciutto nel cestino adibito alle cacche dei cani. E c’era pure il disegnino del cane che si sforza per farla, porca miseria. Ma porca miseria, che sensi di colpa.
che poi, a proposito di creativi
che poi, a proposito di creativi provocatori che proprio c’hanno l’arte e la creatività che gli sprizza fuori da tutti i pori, il posto d’onore nell’ultimo mese lo merita quel gran furbastro di oliviero toscani (che mi viene davvero di scriverlo così, minuscolo minuscolo) con la sua maglietta natalizia per il comune di Milano uscita qualche giorno fa sui giornali, che uno a guardarla oltre a fare considerazioni personali sul livello altissimo dell’artista fotografo creativo oliviero toscani, pensa pure che magari la stessa cagata poteva pure farla – che ne so – con un font un attimo meno banale – che ne so – anche un arial black, ma pure un Courier – che ne so – invece di sto corsivo da caramelle per la tosse.
i pubblicitari hanno sempre ragione
e se hanno deciso che in Italia siamo più ricettivi all’immagine di due donne che si infilano la lingua in bocca (e per estensione a tutti i riferimenti ritenuti generalmente provocatori, quindi mettiamoci pure culi tette froci pipì e popò) allora vuol dire che è così e basta, e c’è poco da discutere.
e dunque, Paese Basso
Ma facendo un passo indietro, in questo viaggio c’è stata prima la Germania. Ringrazio l’amica Purci per l’ospitalità ed il risotto ai funghi. Il mondo te lo immagini piccolo, ma è ancora più piccolo di quello che credi se trovi una tua compaesana sulla strada per il Paese Basso, appena tornata dal cinema crucco dove mandavano un film ambientato nel salento – proprio nel tuo paesello sperduto! – e poi vieni avvertito telefonicamente del concerto di tuo cuggino bassista a Bruxelles. Cioè, capiamoci, Bruxelles, praticamente dietro l’angolo.
Cosa dire della Germania che non sia stato già detto su ste pagine di blogghe? Diciamo solo che per l’intera giornata di ieri sui giornali crucchi e alla radio si parlava principalmente di Conferenza del Clima a Bali e delle possibili sanzioni economiche all’Iran. Nelle stesse ore, i giornali online italiani avevano in prima pagina la notizia che la figlia di Gianfranco Fini e di una valletta della televisione è finalmente nata e sta tanto bene, ed editoriali sul tunisino Azouz della strage di Erba che si vanta al telefono della notorietà raggiunta dopo lo sgozzamento di moglie e figlio.
Che uno pensa, i veli pietosi dovrebbero venderli in confezioni da dieci come per i fazzoletti per soffiarsi il naso.
Il Paese Basso è verde e accogliente come te lo aspettavi. Ci sono pecore sazie che si addormentano nei prati attorno alle strade. Il sole si fa vedere solo per qualche secondo, ma quando sbuca fuori dalle nuvole allora sono frustate di colori che ti sbattono addosso. Il mio B&B è una casetta infilata all’interno di un bosco fitto con alberi altissimi e montagne di foglie marce. Il padrone di casa è un nonnetto simpatico che ride e prova a dire “Buongiorno” ma non gli viene bene.
Il pavimento del bagno è riscaldato, e ti verrebbe da passeggiarci dentro per ore a piedi scalzi, non fosse che puoi fare solo un passo avanti e uno indietro. Ieri sera avevo un appuntamento per vedere una camera in affitto, ma la padrona di casa mi telefona disperata per dirmi che ha saputo che sua zia si è ammalata, che lo ha saputo solo mezzora prima e che dobbiamo rimandare l’incontro. Cerco di utilizzare il tempo a disposizione per procacciarmi del cibo economico, e finisco per cenare con le mani una insalata di pollo in macchina. Compro anche del pane nordico e del salame, li tengo nascosti in auto che in questi casi funge da frigorifero, per evitare che il nonnetto se ne accorga, lui che vuole vendermi il pranzo della casa e io che di fronte a queste offerte faccio finta di essere puro spirito, slegato da queste necessità terrene come il cibo. Scapperò di casa quando non mi vede e andrò a mangiare nei boschi.
ultimo gesto
Ultimo gesto prima di uscire da questa casa per sempre, ho tentato di sistemare la tapparella e non ci sono riuscito. Posso prendere questo avvenimento come simbolo sgangherato della mia esistenza in questa città. La mia vita in questa città si conclude con una tapparella rotta, un leggero abuso di succo d’arancia e due cucchiaini da lavare in cucina.
Bologna ha dei colori che mi lasceranno per sempre stupito. Tonalità di giallo del sole che si infila fra i portici ed illumina le pareti lercie. E tante facce speranzose che perdono l’ingenuità della matricola con il passare del tempo, i denti diventano rossi per il vino e la malizia viene coltivata negli sguardi. Odore di copisteria e di smog sparato in faccia aspettando l’omino verde al semaforo. Odore di pizza al taglio, che quando si fa primavera invade le strade con più prepotenza. I nordafricani che ti offrono la droga. La ruota sgonfia della bicicletta. Le palle di polvere nel corridoio.
E l’ansia che non ce la fa ad arrivare, ne vogliamo parlare?
C’è un posto nel cervello – voi non lo sapete, ve lo spiego io – che è la stanza dell’ansia. Sulla porta c’è proprio il cartellino: Stanza dell’Ansia. Bisogna entrarci. Appena fuori dalla porta della mia stanza ci sono tutti i ricordi che aspettano di entrare, una massa enorme di ricordi legati all’esistenza in questa città. Una massa così enorme e ingombrante che non riesce a passare attraverso la porta perchè è troppo stretta. Se l’enorme massa riuscisse ad entrare, la stanza dell’ansia potrebbe scoppiare. Col passare del tempo, la massa di ricordi si sgretolerà e i pezzetti – uno per volta – entreranno nella stanza a provocare struggimenti saltuari. Tric e Trac nella mia serenità, chissà quando e chissà dove.
Adesso stampo queste righe e me le rileggo di fronte allo specchio, tanto per chiarirmi in largo anticipo. Domani sarà Germania, dopodomani si arriva finalmente nel Paese Basso.
e poi ci troveremo come le star
Sono proprio un bravo struzzo.
Ma proprio bravissimo. Mettere la testa sotto terra e fare finta di niente, mi riesce benissimo. Qui si salutano persone facendo finta che si vedrà la prossima settimana. Si sì, ci vediamo. Si sì, stammi bene, sì sì. Poi magari ci incontreremo fra dieci anni spingendo il carrello al supermercato, o a bere del whisky al roxy bar.
ma quante lavatrici
Ma quante lavatrici avrò caricato da quando vivo qui? Non lo so, migliaia? Migliaia.
Poi il senso di precarietà e di stare andando via lo avverti quando caricando la lavatrice per l’ultima volta calcoli se i pantaloni ce la faranno ad asciugarsi prima di doverli mettere in valigia. Ma quante volte avrò messo ad asciugare i pantaloni da quando sono arrivato in questa casa? Non lo so, migliaia? Migliaia.
Avevo 19 anni.
Devi averci il sangue freddo – ma davvero freddo – a svuotare i cassetti ripieni di carte e fotografie e cartoline e elastici per capelli e monete da 100 lire. Serve la freddezza del killer a decidere cosa buttare e cosa No, e nei primi momenti continuare a pensare Questo No, Questo No, Questo No, per poi capire che non puoi andare avanti così, e fare un grosso mucchio – tappare il naso della tua coscienza sentimentale – e gettare tutto nella spazzatura.
Qui si gettano cose ingiallite nella spazzatura.
E con il coinquilino Billigiò, aver vissuto otto anni insieme, finisce che una persona la riconosci dal rumore dei passi, come i cani. Se ci pensi in otto anni fai in tempo a far nascere un bambino e farlo crescere fino all’età in cui potrebbe addirittura essere capace di leggere queste righe.
Vabbè, non proprio queste righe – che queste mie righe non le capisco nemmeno io – ma diciamo in generale delle righe qualsiasi.
Questo mood da omelia di funerale finirà presto, abbiate pazienza.
il punto non è che mi fa schifo l'italia
Il punto non è che mi fa schifo l’Italia, che uno potrebbe pensare che schifo l’Italia ma anche FacciamociForza, NonPerdiamoLaSperanza, Costruiamo Insieme un Futuro Migliore. Il punto è che se fai il punto della situazione siamo tutti d’accordo che viviamo in un presente di Cacca, e su questo – come si dice – non ci piove. Quello che spaventa – e che ti fa perdere ogni speranza nel domani – è che ci sono tutte le premesse per un futuro altrettanto di Cacca. Ma cosa dico Altrettanto, molto peggio della Cacca del momento attuale.
I sessantottini hanno sbraitato che volevano un mondo migliore, ma poveretti, loro erano i primi a sbraitare e non avevano alcuna esperienza e prospettiva storica, erano degli innocenti come può essere innocente il bambino che si getta dal balcone col costume di Batman perchè crede di poter volare.
Noi invece siamo qua che un minimo di prospettiva storica dovremmo avercelo per forza, e la prima cosa che abbiamo imparato con la nostra prospettiva storica è che sbraitare per un mondo migliore non serve a molto. Ti può fornire la scusa per dormire una settimana nei sacchi a pelo del tuo liceo occupato ma poi finisce lì. Noi che viviamo nel 2007 sappiamo che le cose si fanno un poco per volta, costruendo consapevolezze e alimentando i sensi critici dei pargoli di oggi, perchè i pargoli di oggi – detto con tono grave e saggio – saranno gli uomini di domani.
Ma i pargoli di oggi – porca miseria – te li trovi col naso davanti alla tivvù che guardano Maria De Filippi. Te li trovi col fibbione pesante sulla cintura che parcheggiano la Mini al centro commerciale. Poi, se sono dall’altra parte,te li trovi imbevuti di politicismi estremissimi che spaccano le vetrine del MacDonald. Se si stufano di tutto, li ritrovi a commentare BeppeGrillo, ponendosi automaticamente dalla parte dei buoni e giusti. Oppure, senza andare sul webbe, restano in poltrona a guardare qualche programma-denuncia alla tivvù. La tivvù è ormai piena di programmi denuncia, a tutte le ore, su tutti i canali così come le librerie (uno, due, tre, quattro, cinque, sei etc etc all’infinito) che se uno calcolasse come buoni e giusti tutti i telespettatori/lettori che si indignano davanti all’ennesimo sopruso documentato e filmato, e tutti quelli che commentano i forum e i blog di denuncia, allora questo sarebbe un paese stupendo e perfetto.
Ma il Paese non è affatto stupendo e perfetto, resta un Paese di cacca. E tutte queste denunce e indignazioni non sono il segno che qualcosa sta cambiando. Ma proprio per niente.
Bisogna rendersi conto che anche nel peggiore negozio di fregature, dove le fregature e i soprusi fanno parte del sistema quotidiano, ci sarà un Ufficio Lamentele che sarà perfettamente funzionale al resto. Un Benjamin Malaussene fa parte del sistema. A noi qui ci rinpinzano di Uffici Lamentele, e mentre ci lamentiamo/denunciamo/gridiamo allo scandalo facciamo crescere la convinzione che la colpa è sempre di qualcun’altro, del politico, del poliziotto, dell’ultrà, del medico, del notaio, dei petrolieri, delle poste, di quello e di quell’altro. Un paese che non si prende la responsabilità e non è capace di guardare la trave di Cacca nel proprio occhio ma solo le pagliuzze del prossimo, è un paese che affonda nella cacca e – qui viene il bello – non se ne accorge neanche.
Il fatto è che qui stiamo affondando nella Cacca e continuiamo ad azzuffarci e a strapparci i capelli, facendo crescere i nostri pargoli in un mondo di MarieDeFilippi e Lapi Elkann e modelli di riferimento degni di un pedagogista satanico. Tu puoi anche pensare al futuro migliore in questo paese – puoi pure provarci – ma le migliaia di sbarbati che fanno la fila ai provini del Grande Fratello saranno gli adulti del domani, dove forse farai nascere tuo figlio. Saranno i genitori dei compagni di scuola di tuo figlio. I fighettini rampanti delle università più chic, venuti su con l’ideale supremo della Differenza, con il dogma del Privilegio, proprio quelli saranno i datori di lavoro di tuo figlio. Saranno loro a comandare e non sembra esserci motivo di pensare il contrario.
E qua scusate ma c’era un certo bisogno di sfogarsi che fra poco si parte.
ma che simpatia
Sto cercando casa su in Olanda. Questa è una ricerca disperata e senza sosta. Rispondo a decine di annunci e ricevo rarissime risposte. Una delle poche risposte mi arriva ieri da un cinese, che d’ora in poi chiameremo il Cordialissimo Cinese. Ecco la traduzione della mail del Cordialissimo Cinese.
Caro Rafeli,
potresti dirmi qualcosa di più su di te? Sei quel tipo di ragazzo/ragazza che hanno sempre bisogno di compagnia? Noi in questa casa siamo molto indipendenti l’uno dall’altro e ci piace fare le cose ognuno per conto nostro. Sei un maschio o una femmina? Per quanto tempo ti servirebbe la camera? A presto.
Caro Cinese Cordialissimo,
io non sono affatto quel tipo di ragazzo/ragazza che ha sempre bisogno di di compagnia, ci mancherebbe altro. Io sono un ragazzo, dove per ragazzo si intende un maschio. Come si dice maschio in cinese? Non lo so. Per il resto, io non ho sempre bisogno di compagnia, anzi, se vedo qualcuno in casa mi spavento tanto e corro a piangere sul letto sbattendo i piedini. Alle volte, per evitare di vedere persone in casa, entro in camera dalla finestra e non mi cibo per settimane intere. Cordiali (poco cordiali, intendiamoci) e virili saluti.
i cambiamenti
I cambiamenti portano modifiche alla vita. Per adesso mi succede solo che (random):
– Vengo chiamato per fare il fantoccio promozionale di una importante azienda di elettrodomestici e dico No Grazie Non Interessa.
– Giunge a casa una bella lettera intestata ad un egregio dottore che ancora non mi rendo conto di essere io – l’egregio dottore – zeppa di depliant pubblicitari per una serie di Master post laurea con rette da tantimila euri, una di quelle cose che ti fanno capire come l’Università non si stanca mai di ciucciare cose e soldi e aspirazioni dai suoi bambocci belli. Penso di gettare la lettera direttamente nella spazzatura ma poi noto che sulla sedia c’è una piccola punta metallica che rischia di rovinarmi i jeans nuovi, e allora la lascio sulla sedia con la funzione di salva jeans.
– I jeans: dopo anni e anni torno ad infilare le pudenda in un paio di Levi’s. La mia epoca di pantaloni bracaloni – sia chiaro – non finisce qui, i pantaloni bracaloni restano ancora i preferiti.
– Le felpe di quel marchio tanto aristocratico denominato De Puta Madre, ne ho incontrate due in poche ore qui vicino casa. Lasciano addosso un senso di vomito come al solito però questo senso di vomito adesso ha un senso di transitorio che mi fa stare tanto meglio.
già so che a scrivere queste righe
Già so che a scrivere queste righe, farò una foto di me stesso che di sicuro avrò voglia di tornare a curiosare nei tempi a venire, quando non so ancora se il blogghe esisterà ancora, quando forse avrò una faccia diversa e pensieri diversi.
E allora voglio ricordarmi che oggi ero un ragazzo con una felicità intermittente, con le mani che tremano per notizie in arrivo e una storia da raccontare. Quindi mi rivolgo al me stesso di domani e gli dico: sappi che oggi eri felice e tremante, e che hai passato la scopa a tirar via la polvere dal pavimento del corridoio, e che hai un letto con le lenzuola disfatte e un paio di scarpe troppo consumate ai piedi per il tanto camminare, e una foto sulla scrivania di una persona a cui vuoi bene. Oggi c’eri tu, le tue ansie ondulatorie e le cose che hai fatto negli anni per arrivare fino a qui, tutte appiccicate sulla faccia a lasciarti un odore che a volte è forte e a volte meno, e alcune piccole cicatrici asfaltate dal passare del tempo. Oggi sei contento di te stesso – anche questo lo pensi in modo ondulatorio e incerto – e ti abbracci con questa consapevolezza come fosse una compagna di strada che comunque resterà sempre lì a gioronzolarti attorno.
Due giorni fa sei stato in un Paese pieno di biciclette e canali d’acqua, sei sceso dall’aereo appallotolando il quotidiano che ti raccontava tutte le schifezze della tua nazione. Lo hai lasciato sul sedile per farlo portare via alle hostess bionde e corpulente. Hai visto cose, potresti spendere qualche parola in più per spiegarti meglio, ma la sostanza è che hai visto cose. Hai visto strade con quasi nessun lussuoso macchinone, molti meno di quanti ne vedresti in mezzora passeggiando nel tuo paesello, e hai parlato con persone disponibili al punto da farti vergognare. Hai avuto parole di incoraggiamento senza chiedere nulla, e hai visto coppie di anziani tenersi per mano, e giovani biondi che avevano già un pargolo da sistemare sul seggiolino della bici.
Ma senza girarci troppo attorno, la cosa è questa.
La cosa è che tra poco qui si lascia tutto e si va via. C’è da fare tanti pacchetti e caricare la macchina, poi dire ciao a Bologna e salire su in Olanda dove ti aspetta un lavoro, e felicità intermittenti e ansie ondulatorie proprio come hai fatto fino a qui. Ci sono cose da fare e cose per cui preoccuparsi, e tanto vento in faccia da prendere.
La cosa – signorimiei – è questa, e adesso qui si comincia a cercare la corda da tirare per far scorrere il tendone rosso sul palcoscenico.