partiamo dal presupposto che non sei un cazzo

Questo titolo non c’entra nulla con quanto segue, è solo una frase che m’era venuta sotto la doccia.

Ma comunque.

Profondamente deluso dal fatto che nessuno, dico nessuno, dei commentatori all’ultimo post abbia voluto produrre una battuta sul post-neonato ( chessò, “il post-neonato lo trovi nel blog-neonato, dove ti lasciano i commenti-neonati firmati con nick neonati” etc etc… ) allora per creare un po’ di scompiglio faccio sta dichiarazione con la speranza che possa creare un cazzo di vespaio. Quindi sedetevi, afferrate i braccioli della sedia, fate uscire gli anziani e i cardiopatici, perché devo annunciare che:

ho molto apprezzato l’ultimo disco di Cesare Cremonini

E non mi si rompano i coglioni, che non sto scherzando. Certo, a vederlo passeggiare pallido e molluscoso sotto i portici di Bologna, il Cesare mi è sempre stato un po’ sul culo. Cosa posso dire, devo ammettere che sto mollusco emiliano ha fatto un disco che c’ha l’aspetto di una cosa sincera, di una cosa onesta, e sta cosa la scrivo nonostante mi vengono in mente tre o quattro persone che solo a leggerla avvertiranno i peli delle proprie ascelle irrigidirsi come aghi di pino secchi. Sto mollusco è un cantautore ( non come Vasco, che tutti dicono in giro essere un cantautore nonostante scriva soltanto i testi delle sue canzoni, e non le canzoni) e per essere uno che c’ha la reputazione di fare i dischi per le galline di seconda media con l’apparecchio ai denti, ha avuto il bel coraggio di mettere nel suo disco tre pezzi di solo pianoforte scritti e suonati da lui, e suonati pure bene. Il fatto è che il mollusco è diventato famoso grazie ad una ruffianata sulla Vespa, e sta cosa gli resta stampata sulla fronte. Se poi il furbetto Daniele Silvestri ti infila Che Guevara in una canzone, in quel caso nessuno dice niente, nessuno che dice Danie’ , Vecchio Volpone che non sei altro! e se ti vanti in giro che ascolti Silvestri ci fai pure bella figura.

Eppoi un’altra cosa: non è che fa “fico” prendersela con le icone pop melodiche della musica italiana. Non è che fa intellighenzia. Non è che fa illuminismo, non è che fa aureola di cultura. No. Facetemelo ripetere ancora, Non Fa. Prendersela con sti tipetti musicanti – anche quando se lo meritano – non è una dichiarazione di superiorità intellettuale, come forse credono (ahimè) pure certe sopravvalutate e supposte blogstarz. Prendersela con sti tipetti musicanti, è semplicemente e disgraziatamente facile. Perché è quello che la gente si aspetta, in fondo. Voglio dire, se oggi spari merda sarcastica su Grignani, ci si aspetta che probabilmente dopodomani tu lo faccia per Tiziano Ferro. Tutto rientra nel prevedibile, tutto è dentro gli schemi. Gli schemi, capite? Cazzo, gli schemi, gli schemi, i recinti, le scatole, le ruote per i criceti, i recinti, perdiamine.

Vabbè sta digressione non capisco cosa c’entra, ma tanto pure il titolo è sballato, e allora va bene così. Adesso tutti pronti ai posti di combattimento, peli delle ascelle in erezione, uno, due, tre…

vespaio.

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come si dice "aggiornamento" in tedesco?

Si dice Aktualisierung, mi informa il vocabolario.
E allora orsù, aggiorniamoci.

Il coinquilino Brava Persona continua a dormire sul pavimento in cucina, nessuna novità su questo fronte. Quando ho messo piede in questa casa mi aveva detto che sarebbe stata solo questione di tre o quattro giorni, e che sarebbe presto tornato dalla sua donna. Invece niente, la sua donna è venuta qui solo una volta, ma io ho pensato bene di non uscire dalla camera a dirle Piacere Mi Presento Sono il Concubino Del Suo Uomo. Per adesso Brava Persona continua a dormire sul pavimento giusto a mezzo metro dal congelatore, che di notte fa bzzz bzzzzz, e certe volte la mattina ha degli occhi che spiegano tutto. Mi racconta che ci sono problemi nella relazione con la donna, e poi li collega a certi recenti problemi economici, e io ogni volta non colgo il nesso fra le due cose, ma semplicemente perché mi dimentico che c’ho ventisei anni e credo invece di averne ancora quattordici, e dopo una certa età è molto probabile che se non guadagni abbastanza la tua donna ti possa mandare a dormire di fianco ad un congelatore che fa bzzzz bzzzzzz  per tutta la notte.

Ha pure una figlia, il coinquilino Brava Persona, e un paio di volte ho aperto la porta di casa e ho visto sta Trottolina Amorosa DuDuDu DaDaDa minuscola e biondo platino passeggiare nel corridoio. Praticamente un salamino coi capelli biondi e la bavetta per gli eccessi di saliva. Un post-neonato in casa mia, non mi era mai successo ( nella casa di Bologna un post neonato si sarebbe preso la scabbia dopo quaranta secondi di passeggio nel corridoio). Osservando sta piccola salamina ho capito che non è che si diventa tedeschi, non funziona così, ma tedeschi proprio si nasce. La bimba non piange, ma non ride neanche, osserva le mie scarpe e sbava un po’, neanche troppo. Non emette versi strani, non batte batte le manine, non fa niente. Pensate un po’, così piccola ed è già tedesca.

Pensate un po’.

Della megamultinazionale invece credo che non scriverò più. Da qualche giorno giro per i corridoi con un cartellino appeso ai jeans (ho abolito i pantaloni con la piega davanti) dove c’è la foto della mia faccia. Oggi ho anche firmato Tre Fogli di un accordo di segretezza dove ci sono tutte le cose che non posso fare, e c’è scritto pure che da questo momento in poi tutte le “invenzioni” che usciranno dalla mia testa sono di loro proprietà. C’è scritto proprio così, le mie “invenzioni”. Quindi in pratica anche questo blogghe adesso appartiene a loro, e pure tutti i miei pensieri frullati che la mattina faccio mentre guido da qui a lì con lo stereo a palla. Io praticamente c’ho il copyright tatuato sul culo, sappiatelo, e se provate a riportare qualcosa delle mie parole senza una mia autorizzazione siete in grossi guai, state attenti, lo dico per il vostro bene.

Oggi gli informatici dell’azienda sono venuti ad impostare il Pc nel mio studiolo, e dico informatici al plurale perché pare che lì dentro ce ne siano a centinaia, con facce diverse ma tutti con delle panze colossali. Da me sono venuti in due, panciuti e sorridenti, solo stamattina. Ogni volta che qualcuno bussa alla mia porta salto sulla sedia per lo spavento, oppure se sto rotolando verso qualcosa nella stanza, smetto di rotolare. Venerdì sono venuti addirittura a lavare i vetri, non so se mi spiego, mentre quello lavava i vetri io mi sentivo molto manager a Manhattan. A lavare i vetri – non so se mi spiego – io non lavo i vetri della mia stanza a Bologna dal 2001.  Ma dicevo gli informatici. Quando l’informatico più panciuto ha finito di impostare il mio computer, ho tirato fuori dalla tasca la penna Usb e gli ho chiesto se potevo usarla sul Pc. Il panciuto si è fatto il segno della croce e io ho rimesso immediatamente la penna in tasca. Quindi mi ha detto, sottovoce: “Facciamo finta che non ho visto niente”.

E poi cos’altro.

Ah, certo. Questa domenica è stato il primo giorno, da quando sono arrivato qui, che non è caduta neanche una goccia di pioggia dal cielo. In realtà ho dormito fino all’una, e quindi non posso dirlo con certezza, però a me piace pensare che sia stato così.

E quindi, se non può piovere per sempre, può almeno piovere fino all’una.
Poi dopo c’è il sole.

troppo tardi per un titolo accettabile

Se sulla porta del locale comincio a chiedermi se voglio davvero entrare oppure No, è già chiaro che alla  fine poi non entro.

In tutto questo contesto di biondeggiante biondame di femmine bionde che entrano mi pare già scontato che alla fine io lì dentro non entrerò. Penso che potrei entrare, certo, e bene che va mi bevo qualcosa, e poi dopo bene che va magari mi metto a parlare con qualcuno. Oppure come l’altra sera con quella bielorussina simpatica, succede che qualcuna si mette a parlare con me. Bene che va. E poi magari, bene che va, questa qualcuna che mi parla (molto probabilmente bionda)  mi trova simpatico e vuole da me qualcosa. Se le cose vanno liscie, bene che va, me lo fa capire in modo esplicito e poi ci troviamo a decidere cosa fare più tardi e soprattutto dove. Sulla porta del locale penso che potrei trovarmi più tardi a decidere cosa fare e dove. Allora afferro la mia coscienza per le orecchie, la guardo negli occhi e gli chiedo:

“Ma tu ne avresti voglia?”
“Mmm.. No”
“ E bene che va?”
“No”

Allora lascio perdere tutto, questa stitichezza di scelte e di dita morsicate, e me ne vado con le cuffie nelle orecchie giù in metropolitana. Con le cuffie nelle orecchie mi vien voglia di rivolgermi a Samuele Bersani, chè se fossi a Bologna forse lo incontrerei per strada ma qui mi pare un po’ difficile. Caro Samuele, tu sei un bravo artista, e certe volte scrivi pure belle canzoni. Ma porca la miseria, Samuele, scrivi una bella canzone (davvero, mi piace) e poi cosa fai? La intitoli Una Delirante Poesia ? Ma ti pare? Samuele, cazzarola, sembra il nome di un blog di Splinder di quelli effimeri, di quelli creati con mille aspettative romantiche e poi già morti dopo tre giorni.

Poi nella metropolitana incrocio lo sguardo di una tipa dagli occhi lucidi a causa di chissà quale tristezza, e la frangetta obliqua e lucida, e la mia coscienza si risveglia e mi dice “Beh, si, con lei forse si potrebbe aver voglia di decidere cosa e dove”. Ma è sempre così, queste tipe dagli occhi lucidi e i bronci impenetrabili le incontri sempre che vanno da qualche parte, e mai che stanno da qualche parte, e se pure stanno da qualche parte, non stanno dove stai tu.

E poi a pomeriggio incontro su messenger la mia amica raccoglitrice di cacche di zebra in Africa, e le chiedo Dai Visitami il Blog che fa fico averci una visita dall’Uganda. Ovviamente Splinder maledetto va in manutenzione giusto in quel momento e lei non mi può lasciare nessun commento, e quindi questo non è ancora, per adesso, il primo blog con un commento dall’Uganda.

E poi, messenger, benedetto messenger. E’ l’una e mezza di notte, appena tornato da questa peregrinazione abortita in centro, premo due tasti per svegliare il mio computer e lei la trovo ancora lì.

rafaeli scrive:
lo sai? il mio pc lo devo chiamare jun
junonic scrive:
perchè?
rafaeli scrive:
che tu stai sempre lì, è come se il mio pc fosse una persona ormai
rafaeli scrive:
non te la prendere
junonic scrive:
 no no
junonic scrive:
il mio si chiama caterina
junonic scrive:
caterina, questa è jun
junonic scrive:
piacere
raffaele scrive:
ah be’ allora
raffaele scrive:
jun ricambia

piccoli pivelli crescono

Il mio pseudo-lavoro presso la mega-multinazionale, signorimiei, è finalmente cominciato. Non scrivo così per un improvviso attacco di mania compulsiva dei prefissi, ma davvero il mio lavoro è considerabile “pseudo” così come la multinazionale è davvero molto “mega”.

Signorimiei.

Adesso alla megamultinazionale tutti sanno che io sono solo uno studentello proveniente da una becera università italiana, epperò mi trattano bene lo stesso. Non sono ancora abituato ad essere trattato bene (del resto ho fatto l’università in Italia) e quindi non so bene come rispondere, se dire “Si,Si, Grazie” oppure “Grazie Si Si Si” oppure “Grazie Grazie Si Grazie”. Nell’indecisione cerco di limitare i “Si” che mi escono fuori di bocca ogni volta in triplette, e di distribuire Grazie a tutti, pure alla macchinetta dell’acqua nel corridoio.

Signori miei, ma vi rendete conto?

Vi rendete conto – signorimiei – che l’altro giorno sono arrivato qui e, seduto ad un tavolo, ho iniziato a parlare delle mie stronzate, attorno a sto tavolo rotondo c’erano tre personaggi canuti e navigati che in silenzio ascoltavano me (!), poi annuivano e poi clamorosamente – signorimiei – mi davano pure ragione? E che il Capo ha fatto una telefonata e in tre secondi mi è stata pure assegnata una stanza con tanto di finestrone sul cortile e tanto di armadio e tanto di Pc con schermo al plasma e tanto di lavandino ( lavandino?) e tanta di cartina geografica del mondo scritta  in tedesco? Che io adesso con sta sedia con le rotelle mi spingo rotolando fino alla cartina del mondo e scopro che il mare dove sin da bambino andavo a fare i tuffi – e che per me era semplicemente Lu Mare – su questa cartina prende il poco evocativo nome di Ionisches Meer?

Aperta Parentesi.

Da bambini si giocava a fare gli scurrili chiedendo al prossimo tuo: ripeti velocemente “Ionico”! e se quello ci cascava, a furia di ripetere Ionico Ionico Ionico, dopo un po’ si accorgeva che stava invece dicendo “Coioni Coioni Coioni”. E si rideva di risate grassissime, chè si era ancora nel fiore della gioventù terronese. Si urlava Coioni Coioni e poi ci si lanciava a bomba nel mare, che pivelli, tutto questo trecento anni fa.
Sob.

Chiusa Parentesi.

Ma vi rendete conto – signorimiei – che la mattina mi infilo un paio di pantaloni con la riga sul davanti – sul davanti, signorimiei, sul davanti – e con la macchinina mi dirigo verso Nowhere City attraversando sto ponte che pare il ponte di Brooklyn e che però sotto ci scorre il Reno (il Reno, signorimiei, quello vero, non quello farlocco che si trova a Bologna provincia) e poi al cancello principale della mega–multinazionale c’è un posto di blocco con l’asta che si solleva e l’ufficio delle guardie con la pistola? Che arrivo io (lo stesso che diceva Ionico Ionico) e mostro il mio cartellino e quelli premono il bottone e l’asta zum! si alza e – signorimiei – io entro? Vi rendete conto che non mi sparano? Cioè, come nei film sull’FBI, io mostro il cartellino e quelli dicono Ah,si è lui fatelo passare e poi premono il bottone e l’asta si alza?!?

Cioè – signorimiei – queste son cose.

Tipo che una volta dentro non è permesso: 1) portare macchine fotografiche; 2) guidare oltre i 25 km/h ; 3)  portare hardware; 4) fumare in macchina. Nella pratica sti divieti non li rispetta nessuno, chè quando ho detto al capo che non potevo portare hardware quello si è fatto una risata e mi ha detto di stare tranquillo. Ha detto: porta, porta. E così adesso c’ho in tasca la mia penna mp3 con dentro l’album Story like a Scar dei The New Amsterdams, e nessuno può spararmi per questo. Sono un tipo apposto, c’ho le carte in regola. C’ho il cartellino, io.

Solo che adesso siedo al tavolo di questo studiolo e un po’ scribacchio la mia Tesi, un po’ vado in bagno per pisciare, un po’rotolo con la sedia, un po’ studio, ma in pratica nessuno mi controlla, sono libero di fare tutto (ok, se dimentico il cartellino son cazzi) , posso pure scrivere un post per il blog – per dire – e nessuno mi spara. Io ho studiato in Italia, e non lo so come si fa quando nessuno ti rompe i coglioni. E allora come si fa, quando nessuno ti rompe i coglioni?

Mi sento come certi amici miei vetero-fidanzati che, lasciati liberi per una sera, tutti eccitati battono le mani e si guardano attorno, ma non sanno bene da dove iniziare.

Da dove inizio?

che minchia dico

Le autostrade tedesche, oltre al fatto di essere tedesche, sono pure gratis.

Che uno dice: e sti cazzi?  A me sto problema – invece – mi tocca nel profondo, che da Bologna a Bari sono seicentoqualcosa chilometri, e fanno quasi Quaranta euro di autostrada. Uno-due-tre-quattro, in fila per quattro col resto di… se va bene, tre euri. Sarà per questo che trovo Bari così deprimente? Sarà forse per il fatto che ogni volta che la vedo, questa Bari capoluogo di Reggione, ho da poco sganciato Quaranta Euri al casellante che manco mi guarda in faccia per non perdere il programmino alla tivvù, e c’ho le palle poco poco roteanti?
Può darsi.

In Sicilia le autostrade non si pagano, per dire.
Per dire – in Sicilia – hanno pure montato i caselli dove dovrebbe esserci dentro il casellante, però nel casello non c’è nessuno, e le autostrade sono free. Da questa cosa delle autostrade aggratis si può intuire l’antico legame esistente fra la Sicilia e la Germania, le antiche colonizzazioni normanne dell’isola, per cui in Sicilia ci sono un sacco di biondi con gli occhi azzurri che però si chiamano Salvatore e Rosaria – che potrebbero benissimo essere crucchi – e invece sono di Trapani.

E poi me lo vedo, il siciliano, che ha appena percorso seicentochilometri, che arriva al casello e il casellante gli fa: Quaranta Euri. Quello si toglie di bocca il mozzicone di sigaretta, fa uscire il fumo dal naso, poi indica col palmo della mano la faccia del casellante e sbotta: Che minchia dici, scunchiunutu!

Il mio prof di matematica e fisica del liceo arrivava da Messina, e qualsiasi cosa dicessi, lui mi rispondeva sempre : Che minchia dici, scunchiunutu, che minchia dici?  Il peso di un corpo è la sua massa moltiplicata per l’accelerazione di gravità.  Che minchia dici, scunchiunutu, che minchia dici? Prof posso andare al bagno? Che minchia dici, scunchiunutu?  Prof, (questa giuro che è vera) perché guarda le tette di Chiara mentre la interroga? Che minchia dici, scunchiunutu, che minchia dici?
 
Che minchia dico.

Le autostrade tedesche, oltre al fatto di essere gratis e tedesche, non hanno il limite di velocità.
Le autostrade tedesche, oltre al fatto di essere gratis e tedesche, non hanno il limite di velocità epperò hanno tante tante auto della Polizei che fanno i giri di pattuglia.

Poco sotto Francoforte, ad una stazione di benzina, la macchina della Polizei si avvicina alla macchina del Rafeli, e il poliziotto Ronan Keating chiede al nostro avventuroso emigrante:Carta d’identità? ( l’avventuroso gliela passa, la carta d’identità). Da dove vieni? (da Bologna) Dove vai? ( a Nowhere City). Poi Ronan Keating restituisce la Carta d’Identità all’avventuroso, lo guarda negli occhi e a bruciapelo gli chiede:

– Drogen?  ( trad. Droghe?)
– Nein, habe ich nicht. (trad. No, ho io non)
– Ok. Bzz Sie bzzzz fahren. (trad. Ok, puoi andare)

E se ne va.

Questo si chiama aver fiducia nelle persone, mi sono detto. Ma dobbiamo smetterla di dire che in Italia noi siamo da meno, dobbiamo smetterla con questa esterofilia disfattista del cazzo. Anche in Italia abbiamo fiducia nelle persone, perdiamine. Io ricordo – per esempio – che durante i miei tre giorni di visite mediche per un eventuale servizio militare (ah, ah,ah) aspettati in fila per un’ora, prima di essere ricevuto dall’Oculista e dall’Otorino della Marina Militare Italiana. Quando arrivò il mio turno, il dottore mi chiese (con un tono di voce moolto simile a quello del casellante di autostrada quando gli chiedi un indicazione) mi chiese:

– Tu!
– Si?
– Ci vedi, ci senti bene?
– Certo Dottore!
– Ok, puoi andare.

E andai.

si stupendo mi viene il vomito

Va specificato che scrivo ste righe dopo aver violentemente vomitato un mezzo pacco di Pan di Stelle nel micro cesso del micro bagno di sta casa.

Questo per dire.

Il Coinquilino Brava Persona è andato via per qualche giorno. Mi ha spiegato che ha litigato con la ragazza, ma che ha già una figlia con un’altra. Mi ha spiegato che in tedesco c’è una parola che sta a significare “la madre di mia figlia”. Crede di raccontarmi cose abominevoli ma io da bravo figlio di genitori separati faccio spalluccie e non faccio domande pungenti, che già so come va in questi casi. Praticamente mandato a fare in culo da ambedue le donne della sua vita, ieri ha deciso di prendere la macchina e di farsi 350 km direzione sud per andare a trovare la Zia. Io non gli chiedo nulla ma lui ogni tanto fa capolino sulla porta della “mia” stanza e mi racconta qualcosa. A me tutto questo va benissimo, solo che adesso a causa di sti casini suoi sentimentali, lui dorme sul pavimento in cucina, e se la notte voglio andare a prendere qualcosa dal frigo rischio di calpestargli la faccia.
—-
E poi ieri sera sono uscito.
Che la sera si esce, no?

Una tedesca sconosciuta, su messenger mi dice il nome di un posto, ed io arrivo lì con Samuele Bersani nelle cuffie – per dire il mood – ed entro. Ho scambiato qualche parola con un tedesco pazzo che mi ha detto che gli stavo davvero simpatico, ché lui c’aveva la ragazza italiana di Torino e allora mi chiamava goliardicamente Teròne.  Hey Teròne questi sono i miei amici! Hey Teròne dobbiamo bere qualcosa! Ho fatto tintinnare la mia bottiglia con quella di altre persone e ho scrutato i giovani crucchi della prima periferia colognese agitare il culetto con una musica che non faceva eccessivamente cagare. Più tardi col braccio poggiato sul bancone – da brava comparsa western – mi sono visto arrivare una damigianetta bionda che ammiccava verso di me e che sorrideva in modo ostentato. E’ stato in quel momento che ho sollevato il braccio dal bancone come se il bancone d’improvviso scottasse, e sono andato via dicendo a me stesso: “ Oh, Gesù Cristo” dicendolo però non così come si scrive, ma piuttosto,

Oh, Gie – su – Cris – tu.

Che mentre lo scrivo, c’è Word che mi chiede se voglio installare la correzione automatica del francese.

Sono andato via e poi stamattina ho capito perché al bancone – ieri sera – c’era scritto “Vodka-Lemon 2,50 euro solo per stanotte”. Ed è così che mezzo pacco di Pan di Stelle è finito giù nel cesso, tutta sta sofferenza e sto vomitare senza neanche essermi ubriacato.

Ed è subito sabato.

il coinquilino Brava Persona la mattina mi dice Buenas Dias

Il coinquilino Brava Persona la mattina mi dice Buenas Dias, e con ciò potete capire la confusione che regna nel mondo su cosa sia realmente l’Italia. Del resto tutto torna: un germanico mi da’ il Buongiorno la mattina dicendomi Buenas Dias e poi nel supermercato all’angolo ci trovo la pizza Salami Murtaadelli e Pomodoris, nelle versioni “Roma ti Amo” , “Margaritta” e “Grillata fiesta” con tanto di bandiera italiana stampata sulla scatola.

E poi, siccome i Neri hanno il Ritmo nel Sangue, siccome Non c’è Due Senza Tre, siccome Una Volta Qui era Tutta Campagna, allora io che sono italiano Mamma & Mafia & Pummarola n’goppa , dico al coinquilino Brava Persona che se vuole cucino un po’ di pasta anche per lui. Tanto già lo so che ci vuole poco per impressionarli, sti germanici. Già il semplice fatto che io cucini un piatto di pasta tagliando dei champignons freschi viene considerato un evento, chè loro li concepiscono solo chiusi all’interno di un barattolo, già tagliati e sott’olio. Poi ci aggiungo della carne macinata e giro tutto assieme a pomodori pelati “Ciao Bella”. Faccio tutto senza un progetto preciso, ma alla fine la Brava Persona mi guarda con ammirazione, ed io mi sento molto Vissani con cento chili di meno. Di solito in Italia quando il condimento per la pasta viene fuori a cazzo, allora il trucco sta nell’aggiungere qualcosa che possa “amalgamare” e cioè – in altre parole – nascondere la stronzata di piatto che è venuto fuori. Di solito io ci aggiungo la panna, che la panna fa sempre scena, ha sempre il suo giusto effetto illusionista da David Copperfield del fornello.

Brava Persona invece mangia avidamente, il piatto è venuto decentemente e non c’è bisogno di panna, e se pure ce ne fosse bisogno in Germania la panna da cucina comunque non esiste. Lui mangia e mi racconta un po’ di lui, del fatto che adesso vive qui e non a casa della sua girlfriend a causa di generici “problemi economici”. Io non capisco il nesso logico fra le due cose ma mastico il fusillo bofonchiando: Be’ si Certo, Capisco.

Mi tiro su la mattina con faccia stropicciata che mi sento molto Cesare Cremonini dopo un concerto, mi guardo allo specchio e mi chiedo il Perché – veramente – sono venuto fin quassù. Mi rispondo: per la tesi, no? Vado in bagno che non ci credo proprio, a sta spiegazione, almeno non ci credo completamente. Mi sento molto in esilio volontario, e sta cosa un po’ mi piace, e un po’ non mi piace che mi piace.

Non so se mi spiego.

E poi passeggio fra pensieri "pop" fino alla fermata della metro a due passi da casa, e ci sono certi colori nelle aiuole di questa stradina, e certi venticelli freschi, e certi raggi di sole diagonali, che i miei guanti verdi tagliati alle dita mi paiono stupendi. E pure certe tristezze di passaggio sembrano assolutamente imprescindibili, che piuttosto di evitarle scartando di lato, viene solo voglia di sguazzarci dentro e sporcarsi tutto.

Non so se mi spiego.

“c’è confusione il mondo sembra
andare avanti anche senza noi
se me ne andassi via da qui
chi mi verrebbe a cercare
Dimmi che tu lo faresti
e che non siamo passeggeri distratti
di questa vita in vetrina
di questa corsa all’oro
dimmi che tu rifaresti se potessi tutto quanto”

(Raf- Passeggeri Distratti.)

Che è troppo facile, per fare bella figura, citare Groucho Marx o Schopenauer De Andrè o Umberto Eco.

Non so se mi spiego.