cose dell'altro mondo (in questo caso giappone)

I giapponesi derubati con il conto da 695 euro in un ristorante romano vengono invitati in Italia a spese del governo, e loro, enormi, scintillanti, mi verrebbe da dire “normali” ma siccome contrastano con tutto il resto devo dire enormi, scintillanti, cosa fanno? Rifiutano. Dicono “Sarebbe una spesa inutile fatta con le tasse del popolo italiano” e rifiutano. Ma allora cazzarola esiste la moralità. Va bene esiste in Giappone, però esiste. Che poi cosa mi vuole significare: ti invito in Italia a mie spese? E nessuno nota l’interinseco intento di concussione in questo? È il solito discorso che divide quelli del “cosa” da quelli del “quanto”. Loro sono quelli del “quanto”. Loro sono quelli che se muovi una critica, poi ti dicono che sei invidioso. Un atteggiamente che è come dire mi sei capitata davanti mentre camminavo, ti rifaccio la dentiera. Come dire i miei occhi hanno incrociato i tuoi occhi per un istante, ti compro un vestito nuovo. Tutti gli altri affoghino pure nella merda, e poi però da domani resta tutto uguale. Meno male che ci sono i giapponesi.

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(quasi) come il sole a mezzogiorno

Un altro dei vantaggi nel non avere FB, é che il giorno del tuo compleanno ti fanno gli auguri quelli che se ne ricordano perché se ne ricordano, e non perché c’hanno il reminder elettronico, o almeno si spera. Dopodiché devo ricordarmi di quello che diceva la Meisje qualche giorno fa scrutando il mio cranio, notando che sulla stessa superficie del mio cranio in questo momento storico riescono a coesistere allegramente un brufolino in faccia ed un capello bianco sulla tempia.  

prevenire meglio che curare

Nell’ ideale scala di avantissimi precursori del futuro, da queste parti – in quanto rifiutatori vecchia scuola di FB – siamo anche piú avanti di Bill Gates.

Resta il fatto che tutti sti personaggi – e pure i commentatori alla notizia – rilasciano dichiarazioni solenni raccontando perché e percome sarebbe secondo loro meglio lasciar perdere FB (“andate ad abbracciare i vostri amici, accarezzate i vostri gatti”) ma nessuno di loro si chiede come mai ci sono entrati, in FB, pur non avendone mai avuto bisogno.  

esco per strada a prendere un po' di aria

Esco per strada a prendere un po’ di aria, ché la mia camera è un buco, eppoi mi piace questo paesaggio che ho appena dietro la porta di casa: un lungo prato verde a dividere i due lati della strada e poi alti alberi che dall’alto della mia finestra vedo agitarsi al vento – e le foglie gialle, le foglie gialle che mi piacciono, ce ne sono anche adesso che non è autunno.

Esco per strada per prendere un po’ di aria e appena richiudo la porta dietro di me penso: le chiavi? Mi palpo i pantaloni e mi dico: le chiavi? Accavallo entrambi gli avambracci sulla sommità del mio cranio e mi ripeto: e le chiavi? Suono il campanello, ma lo so che non c’è nessuno. La padrona di casa a volte non torna per giorni. I cinesi e i filippini sono tutti andati via. Per una volta che mi sarebbero serviti…Ho un telefono in tasca, con il credito…? La vocina dice thirty-two cents. Benissimo. Chiamo la padrona di casa, le mando un SMS. Non ho il suo numero. Benissimo. Mi tocco di nuovo i pantaloni: le chiavi? Che faccio? Prendo il treno e vado a casa della Meisje? Non ho i soldi per il biglietto, e neanche i documenti. Be’, se mi arrestassero potrei trascorrere la notte al caldo, no? Meglio di No.

Il vicino di casa aveva letto un giorno la mia targa italiana e mi aveva salutato con un “Buongiorno!”. Che trascorreva tutte le estati a Riccione e un poco di italiano lo sapeva pure lui, ormai. Ho citofonato, mi ha aperto,mi ha riconosciuto, siamo andati insieme da suo fratello due case più in là.
Suo fratello aveva un neonato in mano che ha posato da qualche parte, ha aperto il suo camioncino di lavoro ed ha tirato fuori una scala. Una bellissima scala. Sulla scala sono salito io, e poi intrepido mi sono infilato nella finestra lasciata aperta della mia padrona di casa, ho visto il suo materasso posato direttamente sul pavimento, e la mancanza di libri lì attorno – sempre convinto, io, che ci debbano per forza essere dei libri attorno al letto, come le forchette attorno al piatto – e sono entrato in casa. Ho salutato la folla giù al marciapiede, donne e uomini e pure la neonata, e li ho ringraziati: avrei rischiato di dormire in strada, stanotte. E il barbaro-zio della neonata che mi dice Mannoòò, avresti dormito a casa mia.

Due giorni dopo la mia padrona di casa si presenta mentre apro il frigorifero e mi fa:
“Tu ogni tanto mangi certe insalate già pronte…”
“ Già”
“ Mi serve la confezione di plastica che hanno queste insalate, potresti perfavore ricordarti di..”
“Sì sì certo, te la lascio qui. Domani.”
“Perfetto, devo fare degli esperimenti”
“Aha”
“Vabè. Ciao”
“Ciao”

Ho visto il tuo materasso, pensavo, l’ho visto. Adesso mi dice che lo sa. Adesso me lo dice. Adesso mi dice, ho le prove che tu eccetera eccetera, sai la privacy, eccetera eccetera. Adesso me lo dice.
Non me lo ha detto, poi.

la terza dolore e spavento

Non potrai dirti mediterronico certificato come il sottoscritto se non ti sei fatto almeno un paio di anni sulla Freccia Salentina Milano Lecce. Io ho dato il mio partendo da Bologna, trascorrendo lunghe notti di passione e di sapone olezzoso – quando andava bene, che il sapone c’era – e di carne da macello ammassata nei corridoi. Di biglietti venduti oltre le possibilità del treno e di vagoni aggiunti all’ultimo momento per starci dentro tutti. Ora finalmente, il giusto riconoscimento.