Il 2013

Nel 2013 credi di aver compreso che la vita si manifesta in tante forme, alcune pure terribili. Che tutto è vita. Nel tuo essere in fondo pop, ti senti vicino a Ricky Fitts di American Beauty che filma un piccione morto perché lo trova bellissimo.

Nel 2013 hai apprezzato ancora di più le famose piccole cose. Non sei contento solo per questo: ti senti pure fortunato perché attorno noti tanta gente che non ci riesce, che arranca cercando continuamente l’incercabile. Sei contento di come stai invecchiando. Hai poco da rimproverarti.

Di molte cose che ti sono successe non hai scritto niente.

Hai viaggiato soprattutto per lavoro. Oltre ad un mese di mare diviso in tre parti, hai preso circa 25 voli e sei stato, anche più volte, a Londra, Roma, in Normandia, a Parigi, Utrecht, Berlino, Lisbona e poi a fare la trottola negli USA. Hai avuto 17 libri per le mani. Ti sei stancato tantissime volte. Se ci fosse un form da compilare, alla domanda “è questa classificabile come vita?” metteresti tranquillamente una crocetta sul Sì.

I più letti tra i post scritti nel 2013:

1. La vicenda di Oscar Giannino, 20 Febbraio
2. Ciao aspirante studente universitario, 20 Settembre.
3. Se mi offrissero, 5 Maggio.
4. Alt, Prnt, Scrn, 6 Febbraio.

Stamina

Per quanto riguarda la figura-di-merda-Stamina, andrebbe precisata una cosa piccola piccola. Ovvero che le famigerate “lobby farmaceutiche” o la famigerata “Big Pharma” non avrebbero nessun motivo di ostacolare una terapia efficace contro malattie ereditarie così gravi.

C’è gente in giro che crede che le “lobby farmaceutiche” vogliano vendere i loro farmaci e avrebbero paura di una terapia a base di cellule staminali capaci di curare le stesse patologie. Questo non ha senso perché una terapia cellulare che abbia “caratteristiche di originalità” può essere tranquillamente brevettata e, se si dimostra efficace, può essere commercializzata come un farmaco qualsiasi (Reg 1394/2007 EC) venendo classificata come terapia “avanzata” di tipo cellulare. Il fatto che diventi farmaco commercializzabile non vuole dire (solo) profitto per l’industria farmaceutica ma anche possibilità per i malati di accedere alla terapia senza costi, perché poi verrebbe rimborsata dallo Stato o dalle assicurazioni sanitarie.

Provo fastidio a scrivere cose che hanno a che fare con il mio lavoro, ma in questo caso ancora più fastidio per i giornalisti che non sanno fare il loro lavoro presentando la storia da una prospettiva completamente illogica.

And so this is Chicago

Colleziono figure di merda.

Leggo il numero della camera, 2862. Penso: secondo piano.
Poi penso: ma io sono già al secondo piano. Eppure non trovo la stanza. Torno dall’omone che mi ha fatto il check-in e chiedo, mostrando la tessera della stanza: secondo piano? Scuote la testa. Ma come, dico io, è 2862! Lui mi fa: indovina. Sono sfracicato dalla stanchezza, da un treno notturno e dalla neve. Non indovino, dico io.

Ventottesimo, mi sibila.

chicago

So this is Michigan

michigan

Meno quindici quando ci arrivi.
L’auto del tuo collega è scuffundata sotto la neve (ti piace rimuginare parole dialettali mentre ti ubriachi di novità). Sei consapevole che ormai cominci a sperare che nel corridoio del nuovo albergo ci sia un distributore che includa anche cioccocose al burro di arachidi. La faccia delle signorine quando fai colazione sono paralizzate in un sorriso eccessivo e falso e cinguettante mentre ti chiedono se è tutto ok, se vuoi altro. La stessa espressione che notavi giusto ieri a tutt’altre latitudini. L’esagerazione lessicale è contagiosa. A che piano vai? mi chiede una specie di maggiordomo. Al sesto. Grazie, dico io (ché lo trovo normale). E’ un mio grande piacere, sir, risponde lui (ché evidentemente lo trova normale). Avete bisogno di qualche informazione? dice qualcuno nell’altoparlante. Well, se avete bisogno, allora andate lì e tizio “sarà più che felice di rispondervi”. Capito? Non felice: più che felice. Qualcosa che va proprio oltre. Talmente oltre che non esiste neanche un termine adatto per definirlo e si è costretti a descriverlo come in eccesso rispetto ad altro, che già sarebbe tanto.

Per sentirti americano giri per i corridoi con un caffè nel bicchiere di cartone in mano. Non sei americano per il bicchiere di cartone, non sei americano per il caffè (mezzo litro, e sarebbe quello “medio”) ma piuttosto sei americano per il modo di tenerlo in mano, ad altezza del petto. E per il fatto di portartelo appresso anche quando non ti va più. Sono cose queste che vedi spesso attorno a te a Brussèlle – ché con questa gente ci lavori, ne incontri spesso – però adesso sei tutto circondato.

Al quinto giorno cominci ad attenuare il tuo tono moderato da europeo e rispondi molto energicamente come piace a loro. Efficienti energici e risoluti, bisogna essere. Non ti stupisce quindi, nel posto in cui scrivi queste righe, mentre bevi birra michiganiana pubblicizzata in quanto “belgian style”, leggere sul menu che se a pranzo la tua ordinazione non arriva entro un quarto d’ora, allora sarà gratis.  Alla fine di questo viaggio probabilmente vorrai un po’ più bene a questi personaggi. Solo che hai bisogno di analizzarli ossessivamente, dissezionare i comportamenti e quindi misurare le differenze, per avvicinarti – però molto  molto lentamente – a loro.

So this is Manhattan

manhattan10122013

Esiste un tipo di turismo – forse il più diffuso in assoluto – che ha come obiettivo non quello di scoprire i posti, ma invece quello di viaggiare già sapendo esattamente come sono questi posti, perché si sono visti prima mille volte in fotografia, con l’unico gusto inconscio di confermare che i posti sono esattamente come nelle fotografie. A quel punto, una volta confermata l’uguaglianza tra aspettative e realtà, si scatta una foto. E si porta a casa una foto simile – spesso più brutta – di quelle che si sono analizzate poco prima di partire. Questo tipo di comportamento non è criticabile: se la gente gode così, è giusto che continui a farlo. Questi posti visitati possono essere più o meno belli. Tra i luoghi che più di tutti si fondano su questo tipo di turismo, al primo posto direi che ci mettiamo Manhattan a dicembre.

A Manhattan a dicembre fa un cazzo di freddo. Ed ogni luogo visitato, è come averlo già visitato. La bellezza dei luoghi è solo un’eventualità. Per esempio Times Square è oggettivamente brutta. Ma non è importante questo (nessuno la considera bella o la visita per questo, come Piazza Navona): piuttosto, è importante notare che quando ci arrivi è esattamente come te la aspettavi. E cioè, è esattamente come un reparto televisori di un centro commerciale in versione ingrandita e non si discosta neanche di un millimetro da come la immaginavi.

Tutta colpa dei film. La quinta strada. Gli scoiattoli di Lower Manhattan con la statua sullo sfondo. Il venditore di hot dog ambulante. Il tombino al centro della strada da cui esce vapore e il taxi giallo che ci passa sopra. Tutta colpa dei tanti film che hai visto durante la tua vita. E non è colpa di Manhattan se c’è tanta Manhattan nei film. E se a dicembre fa freddo, e quindi rischi di congelare e passeggiare per Central Park non è poi così piacevole. E’ così e basta, a parte tutto il woodyallenesimo che ci puoi mettere, sforzandoti. Andarci apposta ti potrebbe sembrare inutile, e il non esserci stato mai, altrettanto assurdo.