bilancio striminzito dell'anno 2009

L’anno 2009 è scappato via così velocemente che secondo me a capodanno dirò buon 2009, invece dell’anno che viene davvero.


Nel 2009 ho preso coscienza di essere italianissimo, e pure di essere italianissimo che però ormai vive all’estero. Nel 2009 tutto ciò ha smesso di essere una novità.


E’ stato un anno di vita normale – e questo sarebbe un cambiamento per il me stesso dell’ultimo decennio – ho vissuto negli stessi luoghi e con le stesse persone. Al supermercato ho incontrato gente che conoscevo. Ho incrociato occhi di gente che conoscevo nelle strade del Paese Basso.


Nel 2009 sono dimagrito. Quattro chili. In questo momento, dopo tre giorni di febbre, anche cinque.


Nel 2009 ho scritto tanto ma non abbastanza. Fino ad ora non è mai stato abbastanza.


Nel 2009 ho affilato e ristretto ulteriormente lo spettro delle cose che mi piacciono, e di quelle che invece non mi piacciono. C’è ancora da lavorarci molto. Ma siamo sulla buona strada.


In ogni caso, nella mia vita fino ad oggi non ho mai pensato che potesse esistere qualcosa chiamato 2010. Il pensiero del 2010 non è mai esistito nella mia mente. Concretamente, voglio dire. Non ho mai detto nel 2010 faccio questo. Per me il 2010 non esiste. Però mi dicono che esiste davvero. Buone cose.

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ma state buoni

Ma state buoni, era soltanto un’esercitazione e lo si capiva benissimo.  Insomma: guardie svizzere, assaltatrice svizzera. Ovvio. Intanto in Salento fa caldo. Pranzo di Natale con la finestra aperta, a fare entrare aria diciotto-venti gradi fissi, e non c’era neanche il sole. Il freddo dei giorni prima era stato pensato per il vertice sul clima di Copenaghen, per convincere tutti che non ci sono problemi di surriscaldamento globale. Oltre alle grandi librerie del nord, una cosa che mi manca dell’Italia sono le rosticcerie da asporto. Sai cos’è Sud? Sud è un ragazzo che indossa una giacca nuova e attillata, scarpe lucide e occhiali da sole a goccia – e non c’è il sole – gel nei capelli e leggermente sovrappeso, che entra in un’auto nuovissima mentre sullo sfondo i palazzi sono stonacati e le erbacce si fanno strada tra le fessure dei marciapiedi. 

non solamente il me stesso che scrive

Non solamente il me stesso che scrive, ma pure questo blogghe ha vissuto la maggior parte degli anni zero a Bologna. E dunque ora che ci sono tornato per una microvacanza di un giorno e mezzo, a Bologna, le sensazioni sono contraddittorie.


La gente dice: " e i ricordi mi assalirono non appena rividi le stesse strade etc etc.". Per me non vale, non mi assale nessun ricordo, ché già dopo dieci minuti di Bologna mi pareva di non essere andato mai via. Le cassiere della Conad sono sempre le stesse. Mentre ero via, ho vissuto in cinque case diverse, parlato con centinaia di persone, visitato città e viaggiato molto, e quelle erano sempre lì. Il mio pakistano di fiducia ha chiuso il suo internet point e ora al suo posto c’è un parrucchiere, pure lui pakistano. Pare che per un certo periodo abbiano mandato avanti internet point e parrucchiere simultaneamente.


Essere in Italia ed essere a Bologna, significa che me ne vado al bar a compiere gesti italianissimi che quando ero qui non compivo mai, tipo prendere un cappuccino e brioche, al bancone, e ascoltare attentamente tutti i discorsi degli umarells che secondo a me a Bologna sono i migliori di tutti. I giovani italiani soffrono di alberonatalismo nel vestiario, si acconciano come alberi di natale dove più palle metti, e più luccicanti, tanto meglio è. Nella mia camera ci vive da tempo un altra persona, ci passo davanti alla porta e non mi dispiace, non c’è nostalgia, o forse Sì però verrà fuori più avanti.

so this is christmas

In questo momento è andata via la luce. Scrivo al buio affondato in un enorme letto pieno di cuscini rosa. E bianchi. L’annuncio su internet diceva che la stanza è arredata in stile 1890-1914. Cioè, in altre parole, anteguerra. Io non c’ero a quei tempi quindi non posso confermare. Un bambino che non mi conosce piagnucola al piano di sotto. Ne sento la voce attraverso il pavimento. Quando nella neve di questi giorni in Paese Basso la mia scarpa si è bucata, facendo quindi bagnare il mio piede in continuazione, avrei dovuto prenderlo come avvertimento, invece ho ignorato la cosa. Oggi sarebbero dovute cominciare le mie vacanze di Natale dell’anno 2009, ma la strada dal Paese Basso all’aeroporto di Charleroi in Belgio è stata troppo lunga e lenta, sono arrivato troppo tardi e ho perso l’aereo. Allora mi sono incazzato per circa due minuti, poi ho preso una camera nella periferia di sta cittadina della Vallonia, ché una notte in Vallonia alla fine è pur sempre vacanza. Il bambino mi pare di capire non è un bambino, sono invece due bambini, e giocano dietro la mia porta. Se esco si spaventeranno? Saranno abituati agli estranei che affittano le camere dei genitori? La madre mi ha detto – aveva un enorme neo sul mento che mi distraeva mentre parlava, ed era molto gentile – che se entro a casa devo suonare una campanella per far capire a tutti che sono arrivato. Ho pure una vasca da bagno enorme che mi guarda dal letto. Devo metterci una foto per rendere l’idea. Fuori ci sono meno dieci gradi e il mondo è lastricato di ghiaccio. Non posso andare in giro a fare una passeggiata per via della mia scarpa bucata. Avevo un altro paio di scarpe ma sono più affezionato a queste. Farò un bagno nella vasca – da quant’è che non faccio un bagno in una vasca? Saranno tipo sei anni.

stemperare gli animi

Per stemperare gli animi B. manda un messaggio che dice "Ripeto a tutti di stare sereni e sicuri. L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio". L’invidia. Per stemperare gli animi, l’invidia.

Dell’invidia se ne era parlato ampiamente qui e anche qui. L’invidia capito?

E comunque, per stemperare gli animi, se i messaggi di pronta guarigione sono questi (c’e’ la foto): "Una pronta guarigione, gli italiani veri sono con tè (accento) seNpre", la giusta risposta sarebbe dovuta essere "L’amore vincie senpre sull’invitia e sul odio".

ho voglia di latte freddo

Ho voglia di latte freddo. Molto freddo. John Fante nell’ultimo libro che finirò certamente stanotte sotto le coperte ad un certo punto ha voglissima di latte freddo. Cioè, non John Fante, il personaggio del suo libro. Penso al sangue in faccia al vecchio mentre faccio cose che non c’entrano nulla con il sangue in faccia al vecchio, come per esempio passare l’aspirapolvere nelle scale di sta casa, che sono due mesi che ci vivo in questa casa, non lo aveva mai fatto nessuno. Abbiamo un gatto ma non ci stiamo simpatici. Non vuole che passo l’aspirapolvere. Neanche antipatici comunque. Penso al sangue in faccia al vecchio e penso a quello che scrive Sofri sulla cosa, ché certe volte Sofri ti mette in fila le cose e le rende lucide e ineccepibili, le leggi come stessi osservando una formica che dorme in un tornado, perché poi sposti lo sguardo al tornado che c’è attorno e ti rendi conto che sto mondo non è fatto per persone lucide e ineccepibili. C’era un tempo che ti pareva una buona prospettiva diventare così. Adesso non lo sai più. Stamattina nell’autoradio c’era Ramazzotti dopo dieci canzoni in lingua barbara, c’era Ramazzotti che diceva sonoumanituttisognimiei, non ho cambiato stazione e ho cantato pure.