le tortore morte

Mi appassionano tantissimo i complottisti, quelli che c'è “sempre qualcosa dietro”, quelli che “vogliono nasconderci la verità”, da mettere insieme a quelli che “tanto la verità non la sapremo mai”.

 

I migliori di tutti sono però quelli che “ve lo spiego io come stanno le cose”, che spaziano dalla carne di topo nei panini del Mac all'influenza stagionale confezionata appositamente dalle case farmaceutiche per vendere i vaccini. Elemento comune a tutti è l'assoluta mancanza di prove unita ad una convinzione granitica e fantasie disastrose.

 

Adesso i complottisti (o meglio, “complottari”?) che dormivano da un po' di tempo hanno trovato finalmente gli uccelli morti rinvenuti in America e in Italia. Leggendo I commenti alla notizia delle tortore morte a Faenza si legge, per esempio:

 

– tortore uccise da microonde o laser come prove di selezione di specie “da applicare poi sulla razza umana”

– tortore uccise da ingestione di “mangimi geneticamente modificati”

– tortore morte come spia di una imminente “sciagura naturale”

– armi elettromagnetiche, perché lo ha detto un tizio “di una certa autorevolezza” ad una conferenza

– test di armi di distruzione di massa chimiche o magnetiche

– “credo sia un fenomeno alieno, ma solo approfondite analisi potranno stabilirlo”

– indebolimento del campo magnetico terrestre a causa di esperimenti americani, perché “l'ho visto in un film”

– e se fosse un virus? No perché “una volta ho visto decine e decine di conigli morti nei prati”

“…e che dire della trentina di cani della Regina Elisabetta, morti o moribondi per non si sa quale motivo”?

 

Il resto da leggere qui.

Annunci

e infine gli partì la bestemmia

(sempre a proposito di creativi ricchioni)

Il Federico Moccia perde clamorosamente il controllo parlando del suo ultimo lavoro: "Un giovane Holden al femminile", arriva a dichiarare.  Bravo Moccia. Adesso però visto che ci sei fai paro paro come Salinger, che da cinquant’anni se ne sta per i fatti suoi.


Moccia che pensa a come giustificare
il ritardo all’appuntamento con gli
amichetti. Probabilmente andrà sul
sicuro: "Scusa ma ho perso l’autobus".

mi piace sto raffreddore

Mi piace sto raffreddore che devo tirare su con il naso, e questa sensazione di stordimento che ne deriva, ovatta incollata ai pensieri a rendermeli insignificanti e spugnosi, e questo dondolarmi nei corridoi con pile di fogli sotto al braccio, tirando su con il naso nella frazione di tempo che intercorre tra l’incrociarsi con una persona e quella seguente, per non farsi sentire da quella che c’è prima e neanche da quella che c’è dopo. Non mi piace non aver tempo per scrivere, non mi piace il concetto del tempo che fa pugni con il concetto di scrivere, chè per scrivere devi far passare il tempo senza fare niente, e non si può.  

Siamo andati a vedere la mostra di M.C. Escher, chè se non fosse stato per la Signorina, nella mia immensa ignoranza io non avrei mai collegato il suo nome alle sue opere. Andare alle mostre non lo so, non so cosa dire. Non so se mi piace. Andare alle mostre, la cosa che mi interessa di più sono le altre persone che vengono alle mostre mentre ci sono anche io. Osservare che faccia hanno, e capire se sembrano più intelligenti e acculturati e più o meno in salute di me. Della mostra di Escher, la cosa più interessante è stata una fotografia della moglie di Escher datata 1926. La moglie di Escher, devo dire che in primo piano non veniva tanto bene, in particolare nell’epoca intorno al 1926.   

Posseggo uno spazzolino da denti in tre città diverse del Paese Basso, notevolmente distanti fra di loro. Ci pensavo oggi mentre arricciavo i piedi scalzi sul tappeto.

Adesso invece sto leggendo questo. A proposito di biografie che mi rendono i libri interessanti, questo personaggio è diventato per due volte autore rivelazione del Paese Basso, ogni volta con un nome diverso.

Sto abusando di cornetti gelato in pacchi da otto, che in origine erano sei poi ne hanno aggiunti ulteriori due in regalo.

ogni scarrafone

Scrivere, la scrittura – e di conseguenza la lettura – sono fra le cose che mi interessano di piú. Ne avevo parlato anche ai tempi dell’anatema moccioso, no? Ecco, magari a leggere tutti questi accenti sbagliati si potrebbe benissimo dire il contrario. La colpa in realtá è delle tastiere straniere che non contemplano gli accenti e che facilitano questi errori. E comunque l’ordine esatto sarebbe l’inverso. Dovrei dire: leggere, la lettura – e di conseguenza la scrittura – sono fra le cose che mi interessano di piú. Il blogghe in un certo senso è un esercizio di stile continuo che serve a lubrificare il flusso, a mantenerlo liscio e sbrilluccicoso come piace a me. Ma questa è un’altra storia.   

Dicevo, scrivere.  

Quante righe servono per giudicare male uno scritto? Credevo fosse un’operazione complicata dove ti devi armare del miglior oggettività possibile. E invece No. Per giudicare uno scritto bastavano davvero poche righe. Io non ci credevo, e invece.     

In questi giorni la Repubblica ha lanciato un’offerta chiamata ilMioLibro.it, dove chiunque può farsi stampare la sua operetta (dal libro di cucina al romanzo nel cassetto, annunciano). I romanzi nel cassetto fanno la parte del leone, a quanto pare. Io consiglio vivamente di farci un giro, si possono scaricare le anteprime dei libri in pdf e leggere le prime pagine. Facciamo a meno dei giudizi. Facciamo che copio e incollo qualche titolo e poi le anteprime – se proprio vi interessa l’argomento- ve le leggete voi. Io per una volta mi sento come Nanni Moretti e mi viene da urlare che le parole sono importanti, che le parole sono importanti, che insomma, per diamine, le parole sono importanti.

Per esempio. Per esempio. O per esempio.

apriamo la busta

Quindi il vincitore è “gatti ghey” che certamente non partiva fra i favoriti. Onore al merito.  Per il resto il premio della critica viene assegnato al genio sopraffino creatore di:

"come convincere la mamma della propria ragazza a farla salire con me con lo scooter?"  

Permettetemi di spendere due parole su questo capolavoro. In questa domanda, e nella sua grammatica contorta c’è tutta l’ansia del suo creatore, che dapprima parte ponendo la domanda in modo impersonale “la mamma della propria ragazza” e cioè un riferimento generico, e poi subito dopo vira verso il personale, lo specifico “a salire con me sullo scooter”. C’ è il genio e la frenesia di colui che non riesce a nascondere dietro la grammatica i desideri piú pungenti, non riesce a tenerli a freno e deve farli uscire fuori. Questa mescolanza di impersonale/personale potrebbe far pensare che l’autore desideri far salire sul suo scooter tutte le mamme del mondo, ma è chiaro che il suo obiettivo è preciso, è una mamma in particolare. Ah, l’audacia. 

Questo per quanto riguarda la forma. Per quanto riguarda invece la sostanza, il desiderio in se’ ha qualcosa di romantico e truzzo allo stesso tempo. Far salire “lei” sullo scooter. C’ è tutto un mondo dietro, e questo lo si capisce nella tua fase di vita da pischello. Se riesci a farla salire sullo scooter con te, è fatta. Poi tutto il resto viene dopo,  è automatico. Però siccome qui stiamo parlando di genio, il genio va oltre il prevedibile e aspira addirittura a portare la mamma della sua ragazza con lui (grammaticalmente ciò non è chiaro, dobbiamo solo supporlo attraverso la licenza poetica personale/impersonale), per portarla chissá dove. Dove la vuoi portare? Eh, ce lo dici dove? Vuoi fare le impennate con una mamma seduta dietro? E poi perchè chiedi consiglio a Google? Ci hai giá provato e le tue motivazioni non sono state sufficienti? Eh? E cosa ti credevi di trovare: un manuale dettagliato su come riuscire a convincere le mamme  a venire con te sullo scooter?

Grandissimo genio che non sei altro.

grazie a dio l'avvento della tecnologia

Grazie a Dio l’avvento della tecnologia non significa soltanto facebook e twitter (ho gia’ detto di come considero Twitter una perversione da curare con farmaci potentissimi? No?) ma per fortuna ci sono anche altre cose che facilitano il tuo modo di vivere, senza stravolgerlo eccessivamente. Cose che se fossero uscite fuori nel 1990 ti avrebbero fatto contento come oggi. Per esempio stamattina mi sono abbandonato alle radio online gestite dagli studenti delle universitá britanniche. Si possono ascoltare facilmente con Itunes (Radio –>College Radio –> poi scegli quella che vuoi). Consiglio in particolare le radio degli studenti di Edinburgh. Loro dicono Edinbráh, e non disturbano quasi mai con le parole. Anche quelli della Penn State University sono bravi. Se poi teniamo bene a mente cosa riescono a combinare con la radio online certe presunte blogstar italiane, allora si percepisce tutta la qualitá di questa offerta. 

Questa la mandavano poco fa i ragazzi di Edinbráh. Va ascoltata coi capelli bagnati appena usciti dalla doccia. 

poi ti vengono a chiedere perchè c’hai tutta sta sfiducia

A Bari hanno arrestato un professore universitario per una compravendita di esami. Gli studenti pagavano dai 700 ai tremila euro e avevano la garanzia di passare gli esami. Hanno fatto l’inchiesta, hanno portato le prove (57 casi accertati), e poi hanno arrestato un professore di matematica, il suo assistente e qualche bidello intermediario. Tutti sono contenti e fanno i complimenti ai magistrati. Come si deve interpretare sta notizia? Segno della legalitá che avanza? Una speranza di miglioramento per il futuro?   

No, merda e soltanto merda.      

Mi chiedo: dove sono adesso gli studenti che hanno comprato gli esami? Sono a casa che fanno colazione con latte e biscotti? Andateli a prendere a casa, prendeteli per un orecchio e accompagnate anche loro in galera, no? Perchè nessuno dice niente? Metteteli in galera e sporcate le fedine penali, porca miseria. Deve restare il segno, di questa cosa. E i soldi dove li hanno trovati? Glieli ha dati papá? Allora pure papá si prende la sua denuncia, no? O vogliamo sempre trovare il capro espiatorio – in questo caso il professore malfattore – metterlo in un angolo e gettargli addosso le bucce di banana? A gettare le bucce di banana in faccia al malfattore di turno ci sentiamo tutti piú puliti? E’ davvero troppo comodo puntare tutti assieme il dito contro il mostro, invece di andare in fondo al corridoio, aprire la porta della stanzetta del proprio bamboccione e puntargli il dito sulla fronte mentre guarda la De Filippi alla tivvu’. Perche’ tutti si indignano per il professore e nessuno che dice Che Schifo di Ragazzi che stiamo facendo crescere?        

Davanti ad un notizia come questa, lo studente di Bari che c’è in ognuno di noi cosa deve pensare? Tra rubare e non rubare, cosa conviene scegliere? Se dopodomani – a te ipotetico bamboccione di Bari – venisse offerta la possibilitá di fottere il prossimo tuo, cosa faresti?