che poi è facile

Che poi è facile dire non sei razzista, ma per esempio io nel mio Itunes c’avrei musica per una settimana di fila ma nemmeno un nero. Anzi peggio, c’ho un album dei Morcheeba, che però proprio tre giorni fa mi dicevo, adesso lo tolgo, che tanto quando mai li ascolto, i Morcheeba.

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dopo ore di nervosismo

Dopo ore di nervosismo pessimismo e ragionevole fastidio, dopo aver perso tempo fra lavori stradali che io mica posso evitarli, i lavori – ché i cartelli cento metri prima sono scritti in barbaro, porcalamiseria – dopo aver cercato parcheggio per mezz’ora, sono entrato incazzatissimo nell’ufficio anagrafe per cambiare il mio indirizzo ufficiale, e incazzatissimo mi rivolgo al receptionist. Lui ha una camiciola estiva e una faccia cioccolato, e sorride e preme un bottone e sorridendo mi da’ il biglietto e mi dice: Per Gli Indirizzi, Vai Qui. E sorride. Ed io mi ricordo improvvisamente di lui, della mia prima volta all’ufficio anagrafe un anno prima, e di lui che pure quella volta era sorridente e gentile, e quella volta – come questa volta – pareva avesse appena cominciato la giornata, e invece erano le otto di sera. A vederlo così gentile e sorridente ho pensato: questo qui sorride solo quando arrivo io, come in un Truman Show lui sorride solo al mio passaggio. Ed ho pensato, se fosse così, sarebbe davvero incredibile. E poi un momento dopo ho pensato, forse non è un Truman Show, forse lui ha sorriso a tutti, ogni giorno di questo lungo anno, a tutti quelli che come me – probabilmente meno di me – sono arrivati incazzati al suo sportello. Ed ho pensato, se fosse davvero così, allora sarebbe ancora più incredibile.

adesso che l'ubriacatura

Adesso che l’ubriacatura del terremoto è finita (e ci sono le prove), forse si può dire. L’enorme ondata di solidarietà per il terremoto, l’unità nazionale per aiutare i disperati, l’emozione di un popolo, eccetera eccetera, se possibile voglio tirarmene fuori. Come si dice in questi casi, non in mio nome. Il rimboccamento di maniche, i bus di volenterosissimi, le raccolte fondi con la foto del crollo insanguinato sullo sfondo. Tirarmene fuori, dire senza problemi quanto tutto questo mi susciti fastidio. L’enorme risposta di solidarietà di cui si parla, è figlia soprattutto dell’emozione del momento. Del magone, del nodo in gola. Tanto più ipertrofica è l’emozione, tanto più veloce poi questa si attenua e sparisce. Perchè è, appunto, un emozione. Magari dopo un anno rivedi le foto e ti emozioni di nuovo, ma comunque non risolvi il problema alla base. Osservare come il fattore emozionale prenda il sopravvento su tutto, in questi avvenimenti, è scoraggiante. Il volemose bene, che è già il germoglio della prossima disgrazia. Quando servirebbe la testa. Serve la testa, cazzo. E gli aiuti immediati? Certo pure quelli, ma qua si parla SOLO di quelli. O di Berlusconi che regala la dentiera alla vecchia. Quando il punto è che la prossima volta che potremmo fare qualcosa per i terremotati, questa “prossima volta” non corrisponderà all’immagine del volontario sudato che soccorre la ragazza sanguinante, ma qualcosa di molto meno pittoresco, tipo discutere di prezzi di manodopera con un architetto incravattato, che magari gli puzza l’alito, o un assessore corruttibile, coi peli nelle orecchie, mentre noi avevamo pensato di usare quei soldi per passare una buona volta al cabrio metallizzato.

andato a vedere

Andato a vedere Gran Torino di Clint Eastwood, un film che se lo vedi in lingua originale i farfugliamenti di Clint non riesci a coglierli fino in fondo – mentre i barbari invece Sì, perchè loro c’hanno i sottotitoli in barbaro – e mi sono trovato un paio di volte nel bel mezzo di una platea che esplodeva in una risata fragorosa e coordinata, mentre io impassibile ciucciavo Coca Cola da una cannuccia gialla troppo stretta. Comunque è un film dove nel finale la metà delle persone piange senza ritegno, un terzo compreso il sottoscritto ha gli occhi lucidi, la restante parte non lo so.        

Ho un giacchettino primaverile bellissimo che siccome la primavera non arriva, non posso mettere mai. Dopo un mese filato di non primavera l’ho rimesso per guardarmi nel bagno e confermare la mia bellissimità.  

Ho trovato casa, ma la storia merita di essere approfondita a parte.    

Mi piacciono le ciambelle uguali identiche alle donuts di Homer, e mangiarne una quantità esagerata di mattina tardissima, aggravata dal cambio dell’ora, coi miei quattro peletti di barba incolti, mi sento molto Homer pure io.  

Vorrei degli amici che non devi organizzarti prima per andarli a trovare, che puoi passare sotto casa e citofonare all’improvviso, ma forse questi sono irrealizzabili desideri anni novanta.

certe volte succede di dimenticare

Certe volte succede di dimenticare i motivi per cui ho messo su ste pagine di blogghe, ovvero i princìpi fondanti che in teoria dovrebbero ricordarmi in ogni momento perchè e percosa continuo, e perchè e percosa in teoria sarebbe meglio continuare piuttosto che No. Per esempio scrivere come prendere appunti, che magari un giorno potresti aver voglia di rivangare.

Per esempio ieri alla Meisje le ho detto; alla cena coi i tuoi colleghi Sì ci vengo, però che palle.

La sua posizione invece era più o meno la seguente: ma come che palle, da te mi aspettavo – nel peggiore dei casi – di fronte ad un avvenimento del genere, la neutralità, non la negatività. Io le ho risposto altro che neutralità, non mi va di fingermi conversatore di argomenti che non mi interessano, conoscendo le persone, però siccome credo sia giusto farlo, lo faccio.

Lei ribatte (intanto io sbaglio strada per lo sforzo di raccogliere le idee) non voglio costringerti a fare cose che non vuoi fare. Preferisco che tu non venga. Guarda davvero giuro, preferisco. Io le dico, non sei tu che mi costringi, sono io che mi costringo, ne convieni? A questo punto non ricordo più la sua risposta, ma sicuramente abbiamo ricominciato tutto il discorso dall’inizio (nel frattempo ho trovato parcheggio) e la conclusione è stata: ci sarei venuto senza fare troppe storie – ci avevo solo infilato un ChePalle fra le righe – però adesso non solo dovrei fingermi il conversatore che non sono, riempire gli eventuali spazi di silenzio durante la serata o sentirmi in colpa o in ansia perchè non riesco prontamente a riempirli, ma dovrei anche fingere con te che non mi sto facendo due palle, ma anzi sto proprio bene, anzi facciamolo più spesso. Stando così le cose, sarei venuto, ma non ci vengo. Anzi sai cosa? Mi compro due pizze surgelate per stasera. E allora io non ti dico come si usa il microonde in funzione grill, dice lei. E se le compri, è finita. Dai, comprale che è finita. Vuoi vedere? Comprale.

Tra parentesi, vivere in un paese straniero, vuol dire che ti puoi mettere a fare ste scenette in mezzo alla gente, pronunciare assurdità, mettere in atto finte tragedie fra gli scaffali del supermercato, e nessuno capisce nulla, anzi una vecchina in un pub (poco prima) ci ha guardato sorridendo per tutto il tempo, certamente non capendo nulla, o forse pochissimo, di quello che nel frattempo veniva detto.

opinione di minoranza

Non lo so, non lo so. Mi viene da pensare che ci riempiono di morale da telefilm americano fino a scoppiare, del tipo «segui i tuoi sogni sempre e comunque, la passione che ti muove eccetera eccetera » che poi finamo per guardare le cose attraverso lenti distorte. Eppoi lo so bene che le opinioni che partorisco sono evitabilissime, e sono qualcosa su cui pure io non mi trovo d’accordo. Però questo qui è andato a scalare la montagna chiamata Mangiauomini (qui un interessante articolo) un posto che ha causato il trenta per cento di morti fra gli scalatori degli ultimi 50 anni. Trenta per cento è tantissimo. Vuol dire che in pratica ne sono morti 60. Non mi viene proprio in mente qualcosa di più pericoloso, tutti gli esempi fra i commenti non reggono il paragone. E se tu ci vai, lo sai che forse non torni. E se ci vai, te ne freghi di chi sta attorno a te. E se mi tirate fuori la passione, il sogno di una vita, tutto questo non mi significa niente, perchè puoi benissimo andare a scalare le montagne di cinquemila metri molto meno pericolose, e c’hai lo stesso la montagna, la roccia, il freddo e la neve. Ste cose non te le toglie nessuno. Se lo fai, è per gloria o per offuscamento cerebrale, per la dose di adrenalina, o per noncuranza. In ogni caso, per mancanza di responsabilità. E i figli magari crescendo si chiederanno se il papà gli voleva bene oppure No. E che cosa si devono rispondere? Che la passione per la montagna eccetera eccetera? Ma perfavore. Il punto è che mi metto a parlare dei morti, e il costume mediterraneo è sempre quello di stravolgere la realtà se uno muore, per farlo sembrare meglio di quello che è. Ti ci abituano da piccoli e viene male a fare il contrario.