Coppie in viaggio con bagagli appesi ovunque, bambini che scappano e che toccano tutto quello che gli viene detto di non toccare, il padre e la madre che comunicano tra di loro mediante recriminazioni e lamenti ma cominciando ogni frase con Amo’. E quindi “Amo’ ma ti rendi conto che non posso…” “Amo’ che cazzo fai…”, “Amo’ stai zitto ti prego…”.

Giovane viaggiatore di treno obeso che si ciba nello spazio angusto di un treno di cibi dal’odore acre, e mastica a bocca aperta, e tu che lo guardi non ci credi sia possibile – quel modo di essere che certe volte abbiamo noi meridionali, vestiti bene, puliti ma fondamentalmente animali selvatici – con la bocca aperta, insomma, e tu che osservi pensi “adesso la chiude, adesso la chiude” e invece non la chiude, mastica rumorosamente muovendo labbra anch’esse obese. Appena finito di ingurgitare e schioccare la lingua, comincia una lunga telefonata a voce altissima ad un suo amico definito “Frat’ma” al quale spiega varie sue teorie sulla apertura di bar in posti strategici del paese. Al termine della telefonata si addormenterà (con la bocca aperta) ma prima di allora e durante tutta la telefonata lo hai fissato negli occhi per trasmetterli telepaticamente l’immagine che avevi in quel momento nella testa, quella di certi detenuti che per protesta estrema si cuciono le labbra in carcere (o sono i clandestini nei centri provvisori?), e quindi per trasmettergli l’immagine di quel filo che penetra la carne (obesa), le labbra tumefatte dall’infiammazione che presto evolvera’ in infezione. Non ha funzionato.

Padri anziani che accolgono i figli alla stazione e trasportano le loro valigie anche se il figlio molto piu’ giovane potrebbe farlo con nessuna fatica, e anzi sembrano ingegnarsi per fare apposta piu’ fatica, sollevando di peso valigie che hanno le rotelle e che potrebbero essere facilmente trascinate. Sono contenti cosi’ loro, si sentono utili, per qualche giorno.

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i pseudodivertenti

Mi riesce difficile avere a che fare con persone che si sforzano di essere divertenti con battute (non sempre divertenti) e che mentre fanno la battuta, o subito dopo, cercano il tuo sguardo per creare artificialmente una complicità, e che lo fanno per tirarti in mezzo con la forza in quel loro modo di essere divertenti (secondo loro).

Quando lo pseudo-divertente cerca il tuo assenso con gli occhi su quello che ha appena pronunciato, hai fondamentalmente due opzioni: accennare un sorriso o restare impassibile. The bottom line e’ che quello che hai ascoltato non ti fa ridere, quindi logica vorrebbe che restassi impassibile. Ma questo e’ un gesto coraggioso, e sebbene io mi ritenga coraggioso, non sono per niente in grado di metterlo in atto. Anche perché oltre ad essere un gesto coraggioso, questo e’ anche un gesto cattivo.

Nel senso che, quando una persona sa di essere mediamente divertente, non ha bisogno di cercare consenso alla sua ironia. Puo’ dire qualcosa e scappare via, guardare altrove, parlare di altro. Se invece si cerca complicità e’ anche a causa di insicurezze, spesso inconsce. Il pseudo-divertente, se notate, non e’ uno che cerca complicità e consenso alla sua ironia ogni tanto; e’ spesso una persona che cerca sempre il consenso alla sua ironia, che lo cerca compulsivamente. Se non e’ patologia e’ comunque dipendenza che, immagino, coinvolgerà il rilascio dopaminico.

E allora se non si può essere cosi’ cattivi da restare impassibili, si resta costretti a simulare entusiasmo per battute tristi, per frasi inappropriate, eccessive, per umorismi banali e avvilenti. Ma ecco, questa costrizione la considero una violenza. Nessuno ne parla ma io la considero una violenza.