tu dici ti pare giusto

Tu dici ti pare giusto che vogliono in Italia facilitare i licenziamenti facili? Articolo 18 significa questo, no? – te lo chiedi, tu che di ste cose ne sai pochissimo.

Gli esperti ti parlano di “tutela del lavoro” e tu che non sai nulla una cosa però te la chiedi: come fanno sti pensatori ed esperti a dire “lavoro” ed includerci dentro tutto? Lavoro significa una miriade di possibilità, dall’amministratore delegato a quello che tira le reti da pesca su in barca, significa quello che ti mette la palla di gelato sul cono oppure il lucidatore di bicchieri di cristallo.

Come si fa a dire “lavoro” e metterci dentro tutto? La cosa che penso continuamente quando si parla di tutela del lavoro, se rendere il licenziamento più facile oppure No è solo una, molto semplice: dipende.

Ecco, Sì, dipende. Perché se fai un lavoro che se ti licenziano poi ne trovano un altro in cinque minuti, un altro che sa lo stesso lavoro più o meno uguale, quindi un lavoro senza particolari necessità di competenze, allora va benissimo la tutela ferrea, che porcalamiseria sti pori cristi già hanno accettato di mettere le palle di gelato sui coni, dagli almeno la consapevolezza di essere inamovibili nella loro posizione di pallatori di gelato.

Se tu invece fai un lavoro che richiede competenze specifiche, allora sta a te renderti favoloso agli occhi dei tuoi employers, e se quelli ti vogliono mandare via è perché lì fuori c’è qualcuno meglio di te, anzi ce ne sono tanti meglio di te. Non dico di legalizzare il calcio in culo, ma un minimo di flessibilità dovrebbe starci. Che se sei bravo, sei di conseguenza anche tu flessibile, nel senso che se non ti coccolano abbastanza saluti tutti e te ne vai.

Il problema in Italia è che c’è troppa gente con supposte competenze specifiche (cioè, laureati) i quali vogliono essere tutelati e non stagisti. Ma la loro condizione di stagisti dovrebbe essere una misura tangibile della loro sostituibilità, e quindi della loro mancata specificità, e quindi dovrebbero incazzarsi con loro stessi, non con chi li sostituisce facilmente. Perché questi che danno lavoro possono sostituire, ed è questa la cosa drammatica, possono sostituire voi che non siete affatto pallatori di gelato.

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e poi se uno deve partire

E poi se uno deve partire, allora meglio partire subito invece di aspettare. Perche' in tutto quel tempo che aspetti sei solo un fantasma.

 

Prendi me per esempio, che sono fantasma oggi in un posto di lavoro da cui tra poco andro' via, saro' fantasma domani in un altro posto di lavoro da cui tra poco andro' via, e sono fantasma a casa da cui tra poco andro' via (e meno male).

 

Compro bottiglie di olio di quelle piccole, tanto poi andro' via.

 

Presto saro' in Italia per una decina di giorni ma anche li' saro' temporaneo, quindi saro' un fantasma, perche' appunto dopo dieci giorni andro' via. Tornero' alcuni giorni in Paese Basso, e di nuovo saro' fantasma. In tutto questo c'e' Brusselle, dove mi posero' non so per quanto tempo, e in quel luogo saro' invece meno temporaneo, ma e' un luogo che ancora non conosco.

Sono piu' temporaneo nei luoghi che conosco, e meno temporaneo nei luoghi sconosciuti. Wake me up when April ends, proprio.

 

Quando mi dicono grazie in pubblico io ancora arrossisco.

anche quest'anno, a grande richiesta

E anche nel 2010 siamo di nuovo alla ricerca di una casa. Trasloco numero 5 o 6, non ricordo più, ho perso il conto. Tra due settimane devo andare via da questa camera. e ancora non ho nulla di sicuro.

Il meccanismo è sempre uguale, rispondere ad annunci e poi andare a vedere le case facendo il simpatico tutto il tempo sperando di essere preso fra le decine di pretendenti. Come un colloquio di lavoro, solo che non vinci un lavoro. Breve riassunto delle case viste fino ad ora:

Mansarda terzo piano.
Tetto spiovente e finestra obliqua che se la apri e ci infili la testa, la tua testa sbuca fra le tegole del tetto. Ci vivevano due ragazze. Dicevano di essere francesi, poi si scopre che una di loro è  invece della provincia di Bari. Io tutto il tempo a cercare di capire se fossero una coppia, mi pareva evidente di Sì, eppure non potevo chiederlo. Fosse stato vero ok, ma non fosse stato vero, insomma, meglio evitare di dire Ah, No, Sai, Pensavo.

Palazzone in ghetto islamico.
Il potenziale coinquilino è uno studente nigeriano che appena arrivo mi dice aspettami di là che ho da parlare con il mio amico. Io seduto in poltrona li ascolto che scherzano per venti minuti. Quindi viene da me ed esce fuori che l’affitto sarebbe illegale ma non è poi così importante. Io noto che usa quella stanza come un’immensa scarpiera e mi distraggo un attimo quello già mi parla di crisi del credito mondiale e di ricadute sulla legislazione del paese barbaro. La casa però è pulita. Lui parla un inglese incomprensibile. Per dire “dutch” dice "dash"e io mi chiedo chi sono questi dash. Gli dico che se resto senza niente magari lo richiamo. Lui mi dice vabbene, però non ti garantisco nulla.

Casa in vendita.
Mansarda in questa bella casa in zona molto triste della città. Ci sono alberi e mattoni e parchi giochi per bambini. La casa è bella, la stanza sarebbe bella, epperò c’è un dettaglio, la casa è in vendita, non si sa come non si sa quando, e però se la vendono ti danno un mese per andare via. Guarda – dico alla ragazza che mi pare pure simpatica ed è fidanzata con un italiano, a me va benissimo. A proposito, mi vendi questo tavolo? le chiedo. Lei mi dice ti richiamo domani ti faccio sapere. Sulla porta mi parla del suo ragazzo italiano laureato in Storia che non riesce a trovare lavoro in Paese Basso e mi chiede come invece ci sono riuscito io. Il giorno dopo non mi chiama ed io penso che sembrava simpatica, forse non lo era per niente. Poi invece mi manda un messaggio mi dice c’è un imprevisto, forse la casa la vendono subito e non si affitta più. Però non è sicuro, appena so qualcosa ti faccio sapere. Si attende.

Stanza in nanovillaggio.
C’è questa camera grandissima col parquet tutto nuovo, ampia finestra e grandi mobili. Costa pure poco. Però è infilata nella periferia di un piccolo villaggio sperduto nel nulla del Paese Basso, circondato da laghi e boschi e sterpaglie. La padrona di casa mi accoglie sulla porta con il marito. Entrambi mi paiono sporchi e decadenti, ma la casa è pulita. Lei in particolare puzza di un profumo orrendo che si è messa addosso. Nella camera ancora da sistemare c’è un materasso ad acqua e una lampada solare, quelle cose che vedi alle televendite e che pensi non se le compra nessuno, e invece. Io dico la camera mi va bene ma senza sto coso ad acqua e lampada solare,. Loro mi dicono E’ ovvio che non te lo diamo il materasso ad acqua,  cosa ti credevi, e me lo dicono  sprezzanti come se non capissi le finezze loro nel gestire l’arredamento. C’è pure un gatto. La padrona di casa è lei, ma in casa ci vive invece il figlio, che paga a lei l’affitto (il figlio paga l’affitto alla madre? Non chiedo di nuovo ma ho capito così). E mi dice che la casa resta a lei fino a quando il figlio non diventa abbastanza grande da fare un mutuo con la banca e comprarsi la casa dalla madre (ah ma allora ho capito bene). Mi dicono se la camera ti va bene ti chiamiamo noi per la conferma. C’è pure una ragazza che la vuole ma mio figlio preferisce i ragazzi. No, non è che non le piacciono le ragazze, solo dice lui le ragazze si lamentano sempre.

E intanto siamo qui in attesa, come d’autunno sugli alberi eccetera eccetera.

ma che simpatia

Sto cercando casa su in Olanda. Questa è una ricerca disperata e senza sosta. Rispondo a decine di annunci e ricevo rarissime risposte. Una delle poche risposte mi arriva ieri da un cinese, che d’ora in poi chiameremo il Cordialissimo Cinese. Ecco la traduzione della mail del Cordialissimo Cinese.

Caro Rafeli,  
potresti dirmi qualcosa di più su di te? Sei quel tipo di ragazzo/ragazza che hanno sempre bisogno di compagnia? Noi in questa casa siamo molto indipendenti l’uno dall’altro e ci piace fare le cose ognuno per conto nostro. Sei un maschio o una femmina? Per quanto tempo ti servirebbe la camera? A presto.

Caro Cinese Cordialissimo,
io non sono affatto quel tipo di ragazzo/ragazza che ha sempre bisogno di di compagnia, ci mancherebbe altro. Io sono un ragazzo, dove per ragazzo si intende un maschio. Come si dice maschio in cinese? Non lo so. Per il resto, io non ho sempre bisogno di compagnia, anzi, se vedo qualcuno in casa mi spavento tanto e corro a piangere sul letto sbattendo i piedini. Alle volte, per evitare di vedere persone in casa, entro in camera dalla finestra e non mi cibo per settimane intere. Cordiali (poco cordiali, intendiamoci) e virili saluti.

una cosa tira l'altra

Nel cassone della spazzatura vicino all’ingresso di un ristorante scopro due casse ancora imballate di lattine di coca light. Ne tiro fuori una e leggo la data sul fondo: giugno 07, sono ancora buone, mi viene da pensare, credendo davvero che giugno 07 sia ancora una data posta da qualche parte nel futuro a venire. Sistemo le casse nel bagagliaio della macchina e parto rimuginando nella testa Aspartame Aspartame, tutto quell’Aspartame, due casse di Aspartame mi faranno certamente male, poi all’improvviso prendo a schiaffi il volante e mi ricordo tutto ad un tratto di chi sono, dove sono e soprattutto quando sono, e che giugno 07 è vuol dire passato, mica futuro. Fermo la macchina e ributto le casse nel bidone seguente.

Questa la consapevolezza del tempo che ho. Questa la considerazione che ho di me, se arrivo a portarmi a casa la spazzatura tutto contento.

Decido di vendere buona parte dei libri di studio. Uno sbarbatello sbarbatissimo mi arriva in casa per comprare un libro, tutto sorridente e fiducioso nel futuro, tutto scapigliato e giovane, tutto pelle liscia sulle guance e peletti di barba distanziati fra loro. Mentre mi allunga le cinquanta euro vorrei dirgli come stanno le cose, cosa lo aspetta, come sarebbe meglio lasciare perdere e fare altro. Lui è lì in piedi al centro della mia camera da letto che indugia: forse si aspetta qualche battuta o consiglio sui prof, sulla facoltà, sulla vita universitaria. Io sto per distruggere quel suo sorrisetto fiducioso con qualche elucubrazione al tritolo – sto quasi per farlo – ma alla fine non me la sento e lascio perdere.
 
A fine giornata ho venduto cinque libri e ho qualche banconota in tasca di più. Posso permettermi una pizza: ho già parlato della correlazione lineare fra benessere economico e pizze da asporto. Torno a casa con la pizza sul sedile del passeggero ma non trovo un parcheggio. La pizza si sta raffreddando e allora decido di lasciare l’auto sul marciapiede.

Dopo la pizza torno a spostare la macchina e c’è una prostituta nigeriana che mi dice Ciao Ammore Smuack Smuack ogni volta che passo dallo stesso incrocio a cercare un parcheggio decente. Il parcheggio lo trovo dopo mezzora, e mentre torno a piedi c’è la nigeriana seduta al centro della strada che si tocca una gamba e fa smorfie con la faccia – forse è scivolata sull’asfalto – e intorno a lei un gruppo di quattro napoletani che tutti premurosi e guappi le dicono Non Si Preoccupi Signorì, che adesso la Portiamo all’OsshPetaaule.

domani sera ci sarà il debutto

Domani sera ci sarà il debutto con il nuovo lavoro da schiavo nel supermercato. Dico a me stesso: sei contento? Sei stato convocato, si comincia subito. Evidentemente avranno decretato che Sì, il sottoscritto è capace di calcolare SeiPerOttoQuarantotto. Ci sarà da sfacchinare per tutta la notte in una città lontana un centinaio di chilometri da qui. Bisogna tener presente – per capire l’assurdità del contesto – che noi schiavi assoldati per l’evento abbiamo l’obbligo tassativo di vestire interamente di nero, anche le scarpe, e che tutti noi schiavi verremo prelevati da un bus che ci porterà tutti assieme – e tutti bardati di nero – verso il luogo prescelto. Queste puntualizzazioni sul lavoro non mutano di molto la sostanza delle cose, però ci vuole davvero un attimo che io mi abbandoni a fantasticherie deliranti e quasi quasi arrivi a sentirmi un Will Smith terrorista a farmi scarrozzare in giro per la Romagna (ecco, sì, andremo da quelle parti) con gli altri compari tutti MenInBlack come me, tutti silenziosi e accovacciati torvi nei nostri sedili del furgoncino come fossimo membri di chissà quale setta eversiva che si muove solo nell’oscurità notturna.  

Che poi uno dice, ma proprio sti lavori di merda devi andare a pescare? Ora, il fatto è che uno si ferma e riflette, e capisce che può decidere se avere soldi e dignità svolgendo ruoli più dignitosi, oppure mettere da parte sostentamento e dignità per mantenere la libertà. Al giorno d’oggi da queste parti – in momentanea assenza di prospettive migliori – sul piatto della bilancia la libertà vince Sei a Zero sulla dignità (anche se forse un pizzico di dignità in più mi permetterebbe l’acquisto di generi alimentari adeguati alla mia epoca e a queste latitudini).

Per il resto. 

Per il resto, Veltroni vince le primarie del Pd. Io avrei votato la Bindi, pareva averci le mani più slegate degli altri, seminava battute e interviste cazzute mentre gli altri facevano bolle di sapone col naso. Qualcuno in giro ha detto che un certo Adinolfi era il candidato dei giovani. Il candidato dei blogger. Ecco, volevo dirti caro Adinolfi, io sono giovane e c’ho anche il blogghe, ma avrei votato comunque la Bindi per simpatia. Non so gli altri, ma io te non ti votavo mica. Tutta sta boria, tutta sta panza. Tutto sto eleggersi a rappresentante di chi manco ti conosce. Ma va va va va. 

Per il resto, effettuato lieve restyling alla grafica del blogghe. Qualche riduzione del font di qua’, una aggiustata di la’, ma nella sostanza tutto come prima. Qualcuno se ne è accorto. C’è chi smadonna sullo schermo contro l’Html e questo è il risultato. Il punto più importante: è sparito temporaneamente il cagnolino dello sfondo. Tornerà? Non tornerà? Chi lo sa, mboh.

questa mattina/mi son svegliato

Il mio scintillante ingresso nel mondo del lavoro si fa sempre più scintillante, e ogni giorno si arricchisce di nuove scintille che brillano, e a forza di scintillare e scintillare è assai probabile che presto io prenda fuoco. Stamattina scintillante colloquio per uno di quei lavori da schiavo che solo io sono capace di scovare.

Apro gli occhi 18 minuti prima dell’ora stabilita con uno strepitoso mal di testa – perchè ieri tanta gente qui in casa fino a notte fonda a festeggiare il compleanno di Billigiò ed io non ci sono più abituato – ma nonostante l’orario riesco ugualmente ad arrivare in tempo all’appuntamento. Miracolo. La mattina uno si sveglia e fa le sue cose, giusto? Per farle tutte in meno di 6 minuti è ovvio che  queste cose non si posson fare una dietro l’altra, ma sarai costretto a farle in contemporanea, giusto? Io adesso non dico Cosa e Come, ma dico solo per star dentro ai 6 minuti ho fatto colazione in bagno. Il Cosa e il Come, sarà per un’altra volta. 

Gli aspiranti a questi lavori da schiavo che solo io sono capace di scovare, sono generalmente disperati sfasciati e con qualche evidente menomazione fisica o mentale. Generalmente. Questa volta, invece, nell’auletta erano tutte persone quasi normali. Dopo un breve test scritto che serviva a dimostrare che tutti i presenti fossero in grado di fare SeiPerOttoQuarantotto ma soprattutto TrePerCinqueQuindici (e non scherzo) una femmina di Barbapapà ci ha descritto il lavoro, e cioè che saremmo stati arruolati per contare tutte le scatole e le confezioni sugli scaffali dei centri commerciali. Un lavoro da svolgere di notte (fino alle tre, alle cinque, all’alba, chi lo sa) con un macchinino in mano capace di misurare in ogni momento la tua produttività, con una pausa di 15 minuti ogni quattro ore ( e che se la fai durare di più il macchinino fa la spia e sei fregato perchè ti fanno la multa sui tre soldi che ti vogliono dare). Contratto che dura un giorno: tu arrivi, firmi e sei assunto. Poi all’alba ti licenziano e ti riassumono il giorno dopo. Una di quelle cose che ora quando sentirò parlare di precariato alla tivvù potrò annuire pure io con faccia grave e smunta, in sincrono con tutti gli altri precari, ognuno da casa sua. Che io non vedevo l’ora di smetterla di considerarmi un privilegiato mentre i politici urlavano in tivvù, e volevo tanto annuire e sospirare pure io.   

Io in realtà volevo parlare della caporale Barbapapà, di come in questo mondo post post post industriale sono le macchine che serviranno veramente, e non le persone. E le persone – per trovare un posto al sole – dovranno sempre più somigliare alle macchine. E di come sarà tutto un casino quando tutti questi ragazzotti che pullulano per le strade di Bologna saranno espulsi dal grembo universitario, loro che si sentono tutti artisti e tutti credono di avere qualcosa da dire. Che io mi adatto pure a far schifezze, in fondo, ma là fuori sono le macchine che davvero servono. Venditrici col sorriso di plexigas e qualche impiegato ingegnere, che poi è come dire quasi-macchine che vanno avanti per atti respiratori.   

Sto esagerando.

Comunque, qualche disclaimer tanto per chiarirsi:

– non sono contrario a priori al lavoro precario.

– non sono un lamentoso come può sembrare, questa è solo catarsi.
– non sono contrario a priori ai barbapapà. 
– vorrei approfondire l’argomento Precariato ma qui c’è l’amico Bollo che racconta degli spezzatini di carne di balena cucinati in Norvegia che hanno un retrogusto dolciastro. 

Il test del SeiPerOttoQuarantotto lo abbiamo superato tutti: solo un tipo ce l’ha fatta ma poi hanno mischiato le carte ed hanno fatto finta che Sì.