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Le coppie di femmine che si trovano contemporaneamente single, e diventano amiche amiche amiche, escono sempre insieme, trascorrono tutto il tempo insieme, facciamo questo facciamo quello, vogliono lo stesso tatuaggetto all’henné, poi una delle due (o tutte e due) trovano un uomo – obiettivo goffamente celato fino a quel momento – e allora non sono più amiche amiche amiche, non sono più facciamo questo facciamo quello, si incontrano per caso in un bar sei mesi dopo si dicono ciao distratte.

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Uno di quei periodi in cui senti che tutto quello che c’era da dire, è già stato detto. Allora piuttosto che scrivere vai a dar fastidio alle colonie dei gabbiani al largo, a guardare i nuovi nati del 2014 che hanno le piume più scure, così facendo tardi e saltando l’ora di pranzo, e poi pranzare olive e spritz spiando le coppie di turisti.

Ti interessano in particolare quelle avanti con l’età, vuoi capire se si parlano e cosa si dicono, ma soprattutto se si parlano in generale, mentre siedono al tavolino del bar a godersi il mare, e sarà la trentesima volta che ci vanno, al mare insieme.

Le metropolitane impaccate di gente delle metropoli, con i passeggeri pressati guancia a guancia. E più in generale i posti con altissima densità di persone, dove le facce sono così tante che osservi copie delle stesse persone o perlomeno dello stesso tipo di persone.

Quanto meno importanti ti paiono le parole dette o le sensazioni sentite, in posti come questi, e molto meno uniche, perché delle parole e delle sensazioni sei certo – è evidente – ne esistono tante copie così come esistono tante copie di labbra, taglio di capelli e vene sul dorso delle mani.

Ad un semaforo alla periferia di Parigi ieri pomeriggio due rom lavano il finestrino della mia auto. Quando passo ad uno di loro un euro quello mi dice che non va bene, sono cinque euro, perché sono in due a completare il lavoro. La mia risposta è una risata. Allora il più grosso dei due afferra il tergicristallo e lo torce facendo capire di volerlo spezzare, mentre l’altro urla. Il me stesso impavido sgasa e trasporta il rom sul cofano per qualche metro, facendogli capire che se insiste me lo porto in giro per la città, così aggrappato al tergicristallo che mi vuole spezzare. Si arrende e si stacca dal cofano.

Sai cosa, Papa Francesco: la questione non riguarda la tolleranza o la benevolenza, se non di disprezzo si deve parlare – e sono pure d’accordo – allora diventa una questione semantica, cioè si deve trovare un’altra parola che renda bene l’idea, piuttosto che nascondere la polvere sotto al tappeto.

delle conseguenze sanitarie del grillismo

Un’altro aspetto che mi preoccupa del grillismo è l’aspetto sanitario del fenomeno.

Mi spiego.

Il grillismo ha permesso a molte persone normali – cioè senza spiccate capacità o importanti network, dei parvenu assoluti insomma – di sognare di diventare qualcuno o qualcosa partendo da zero. Prima del grillismo queste persone normali chiacchieravano di politica al bar o con la moglie sul divano. Con il grillismo alcuni di loro hanno potuto accarezzare l’idea di poter diventare loro stessi i protagonisti della scena. Cioè hanno sognato per un momento di abbandonare le loro vite normali, in alcuni casi mediocri, e cominciare una vita più eccitante nella quale avrebbero percepito stipendi inimmaginabili prima (anche al netto di tutte le restituzioni) e rilasciare interviste ed essere ricevuti nelle stanze del potere.

Alcuni di loro ce l’hanno fatta.

Ma altri non ce l’hanno fatta. Oggi non riesco a pensare a quelli che non ce l’hanno fatta. Perché sono quelli che cadono da un’altezza più alta: partendo dal divano di casa hanno accarezzato sogni di gloria, e ora devono tornare alla vita normale di prima. Sono partiti da zero, arrivati a cento, hanno cominciato ad abituarsi all’idea, e sono ricaduti sullo zero, o forse pure più in basso.

Questo non e’ il destino di tutti quelli che si candidano e poi non ce la fanno, perché colui che e’ candidato per sue capacita’ indiscutibili (un professore o un economista) o colui che e’ candidato grazie al suo network (aka gli “intrallazzati”) torneranno alle loro professioni ben remunerate e apprezzate, oppure nel peggiore dei casi ai loro network (aka gli intrallazzi) che in qualche modo, in forme diverse, permetteranno di ottenere qualche gratificazione.

Il grillino No: in caso di fallimento torna alla sua vita normale, media o anche mediocre.  Le frustrazioni che deriveranno da questo ritorno al normale avranno necessariamente delle conseguenze (un mio concittadino ha appena deciso di immolarsi in diretta tv appena dopo la mancata elezione); delle conseguenze individuali ma poi anche familiari, e sociali. E’ lo stesso tipo di pensiero che si fa per i concorrenti dei reality show o dei talent, e di quello che può diventare la loro vita nel “dopo”, e di quanto saranno disponibili a ricalibrare una vita normale nel “dopo” e di quali possano essere i costi sociali di una mancata accettazione di un ritorno ad una vita normale. Chi fomenta illusioni crea un danno, e chi crea un danno (in teoria) dovrebbe pagare.