volevasi segnalare: elezioni a Brussèlle

Ballarò si interessa di elezioni comunali a Brussélle. Come al solito il servizio vuole dimostrare che le cose altrove vanno meglio che in Italia. E’ vero (ma ci vuole poco). Il servizio mostra anche come in un certo senso Brussélle è Italia (sono infatti intervistate due candidate italiane).

Il servizio però dimostra ancora una volta che i giornalisti italiani, pure quelli che si occupano di denunciare lo schifo della corruzione italiana, sono pure loro corrotti nell’animo, perché chiudono il servizio con una ragazza che per strada racconta che Sì Ok, le tasse sono alte, ma va bene pagarle perché i servizi ci sono.

Io un belga che parla così, fino ad oggi, non l’ho mai incontrato. Importa? Importa: perché la gente si fa le opinioni anche grazie al lavoro di giornalisti come questi.

update: di altre magagne del servizio ne scrive Andima.

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ciao nicole minetti che sfili con il costume girofica

Ciao Nicole Minetti che sfili con il costume girofica per promuovere l’economia italiana.

C’era bisogno di chiedersi se eri disponibile sessualmente per Abberlusconi? No, dico, era questa una domanda per un maschio qualsiasi con un minimo di passato di vita su questo pianeta terra? Perché un maschio con un minimo di passato di vita su questo pianeta terra conosce benissimo quello sguardo lì. Quell’espressione lì. C’è mica bisogno di essere presidenti di qualcosa per aver incontrato in vita quello sguardo lì, quell’espressione lì. Per chi conosce quello sguardo, pare inconcepibile che tu davanti a qualsiasi richiesta, abbia potuto pronunciare qualcosa del tipo:

“No”.

Tu, maschio: immagina un “togliti quella cosa che hai addosso”. Immagina lo sguardo. Immagina il No. Inconcepibile.

Qua sul pianeta terra (e non nei piani alti dove vivi tu) quello sguardo lo puoi incontrare di solito abbinato al corollario “e adesso chissà cosa penserai di me”.

ciao artisti famosi che presenziate agli eventi di beneficenza

Ciao artisti famosi che presenziate agli eventi di beneficenza. Meno male che ci sono – questi eventi di beneficenza. Meno male che c’è la beneficenza in generale. Eccetera eccetera.

Ma voi artisti famosi che presenziate agli eventi di beneficenza, voglio sapere quale beneficenza fate. Sicuramente la fate. Però mai nessuno informa il pubblico su quanto tirate fuori dalle vostre tasche. Non voglio sapere esattamente quanto tirate fuori, ma – per esempio – mi piacerebbe sapere che ad un certo evento di beneficenza ciascun artista ha tirato fuori almeno – per dire – ventimila euro. Mi piacerebbe cioè conoscere  la quota di ingresso.

No, la presenza e la performance artistica non sono sufficienti.

Per un motivo semplice: questi eventi di beneficenza vengono pubblicizzati tantissimo, e le vostre facce (di conseguenza) vanno in giro tantissimo. E’ la pubblicità migliore che ci sia: gratuita e collegata ad un avvenimento “positivo”. Tanto che tutti vorrebbero partecipare, tanto che se poi non ti invitano finisce che ti incazzi.

(post istigato non solo dalle innumerevoli partite del cuore, ma pure dalla nota, sul sito dell’ultimo concerto pro-Emilia, in cui si dichiara – casomai ce ne fosse bisogno – che gli artisti “non hanno percepito alcun compenso”)

si fossi tumblr: l’amaca di Serra 20/09/12

Qualora non fosse chiaro – anche se l’ho scritto in trilioni di post e continuero’ per sempre a farlo – la penso esattamente come Serra nel brano qui sotto.

In questo caso si parla del caso del rubacchione Fiorito, ma lo stesso concetto puo’ essere esteso a tutti i personaggi scoperti in questi anni, su su su fino ad arrivare Abberlusconi. Scrive Serra oggi:

Io questo Franco Fiorito lo conosco. E lo conoscete anche voi. Lo abbiamo visto dietro il bancone di un bar. Alla guida di un autobus. Alla cassa di una pescheria. In coda all’ufficio postale. È un normotipo popolare italiano. Franco Fiorito, “er federale de Anagni”, è uno di noi. La parola “casta” è perlomeno fuorviante. Lascia intendere che esista un ceto parassitario alieno alla brava gente che lavora, quasi una cricca di invasori. Purtroppo non è così. Tra casta e popolo c’è osmosi, e un continuo, costante passaggio di consegne. Fiorito non nasce ricco e non nasce potente. Fiorito è un prodotto della democrazia. Molti italiani che oggi sbraitano contro la casta, ove ne facessero parte, sarebbero identici a Franco Fiorito, per il semplice fatto che sono identici a Franco Fiorito anche adesso. Non si cambia un paese se non cambia il suo popolo, non migliora un paese se non migliorano le persone, la loro cultura, le loro ambizioni. Il mito della “democrazia diretta” non mi cattura perché non tiene conto di un micidiale dettaglio: se a decidere direttamente chi dovrà rappresentarli sono i Franco Fiorito, eleggeranno in eterno Franco Fiorito.

Da La Repubblica del 20/09/2012.

Il concetto non e’ nuovo, tantissimi ne hanno scritto. Purtroppo oggi cresce terribilmente  il successo di chi pensa esattamente il contrario. Sono talmente convinto di questa cosa (ancora di piu’ da quando vivo all’estero) che quando trovo qualcuno che ignora il concetto rischierei seriamente di fare a botte come un delinquente qualsiasi. E’ il terrorista da schiaffoni e calci negli stinchi che e’ dentro di me.

quella cosa che chiamano

C’e’ una cosa che chiamano “distaccamento dal paese reale”, quando si parla di chi – da posizioni privilegiate – non comprende le ragioni e le motivazioni della massa non privilegiata, oppure diversamente privilegiata.

Un esempio interessantissimo ci viene dato dal blog Solferino 28 partorito da quei geniacci del Corriere. Un blog che racconta storie di ragazzi alle prese (di solito) con il mondo del lavoro. Chi racconta pero’ sono giornalisti “giovani” di cui sono disponibili pure le biografie, se uno volesse leggerle.

E a leggere queste biografie (che’ io sono tra quelli che le legge) si scoprono personaggi che a 29 anni scrivono al Corriere da 6. Che a 30 anni scrivono sul Corriere da 8. Oppure che piu’ o meno hanno sempre lavorato nelle redazioni milanesi, o dintorni. Storie personali pallidissime se le metto a confronto con le tribolazioni e peregrinazioni delle persone che mi circondano.

In pratica un gruppo di mosche bianche.

In pratica, gente che non ha il polso di quello che succede. E siccome non ha il polso di quello che succede, finisce per dare spazio a storie che non lo meriterebbero, ma che invece – ai loro occhi di milanesi rilassati nella loro posizione di privilegio (anche se guadagnata) – paiono incredibili.

Il picco e’ stato raggiunto qualche giorno fa con la storia di Francesco, 30 anni dalla Puglia, emigrato, che però “ha il sogno di tornare a casa“.

E dove e’ emigrato, Francesco dalla Puglia? A Pechino? A Palo Alto? A Johannesburg?

A Milano.