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Eri nella hall dell’albergo e hai notato questa ragazza tagliare la stanza da parte a parte, in quel modo che hanno le ragazze di muoversi ben sapendo di essere osservate, e quindi con occhio nervoso passo svelto e dita che vanno a sistemare ciocche di capelli che non ne avrebbero bisogno. Hai osservato il passo deciso e la giacca di pelle e le caviglie perfette. Hai pensato che stai muovendoti verso una fase della tua vita in cui non puoi tollerare la mancanza di eleganza, nelle movenze e nelle proporzioni. Ti trovi spesso in disaccordo con te stesso su questo punto, sai che non dovresti essere così, ti rendi conto che l’estetica è solo estetica, ma poi ti arrendi e pensi che non puoi farci nulla, se sei così è molto meglio accettarlo che nasconderlo, è molto più conveniente vivere il fastidio piuttosto che fingersi diversi, e vivere la frustrazione che ne consegue.

Molto meglio.

Causa nebbia il battello che doveva accompagnarti dall’altra parte del Thames – eri a Londra, difatti – non è partito, e quindi per la fretta hai saltato la colazione e ti sei infilato in un bus prenotato da una collega. Hai poi fatto colazione da Starbucks ricordando il grembiule verde che per anni è stato utilizzato nella tua casa bolognese, residuo bellico di un estate dei primi anno zero, rubato non ti ricordi bene da chi. Il grembiule verde di Starbucks – mancando Starbucks a Bologna – appeso  nello stesso angolo per tanti anni, è stato sempre collegato nella tua testa ai pomeriggi mogi di vita casalinga bolognese, piuttosto che alla vita da metropoli, come invece dovrebbe essere.

Più tardi eri seduto in questa sala conferenze, e in un momento di estrema noia hai preso le cuffie posate sul tavolo, quelle che a volte utilizzano per inviare le traduzioni simultanee ai delegati, hai staccato lo spinotto e lo hai infilato nel tuo lettore mp3. E mentre sul tuo monitor passavano le slides di una presentazione e tu annuivi convinto, nelle orecchie avevi i The Killers.

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come

“come lo sai che ho un tatuaggio sulla spalla?”
“la sinistra”
“come lo sai?”
“ti leccavo la spalla”
“non è vero. quando?”
“due settimane fa”
“non è vero”
“la sinistra”
“davanti a tutti?”
“…”
“ero confusa”

Nei film, quando si verificano catastrofi e tragedie personali, i protagonisti riscoprono l’importanza delle cose importanti, degli affetti veri, delle cose “che contano davvero” qualsiasi cosa sta frase voglia dire.

Nella mia vita, nella quale recentemente mi trovo ad ascoltare notizie brutte o bruttissime di persone a me vicine, l’effetto e’ invece quello di rivalutare l’importanza dell’edonismo, del godere a prescindere da tutto, come se in fondo nell’irrazionale imprevedibilita’ della vita, solo questo abbia davvero un (minimo) senso.

la percezione delle cose impregnata di reminiscenze cinematografiche

La percezione delle cose impregnata di reminiscenze cinematografiche. Cosa voglio dire.

C’è questa a ore sei. Bellissima, altissima, sorride, capelli lunghi legati a coda. Forse troppo bella? Mi viene in mente una scena dell’ultimo film di Brad Pitt: il team di una squadra di baseball scarta un giocatore perché ha la ragazza troppo brutta. Mancanza di autostima, dicono, non può andare bene per noi.

Allora comincio a parlarci. Anzi è più facile, comincia lei. Ad un certo punto arriva un Lenny Kravitz ma più bello, si conoscono da tempo, si salutano, cominciano a parlare di cose che non so. Sguscio via. Più tardi sono occupato con altre persone che si discute del nulla, però con occhio laterale osservo lei, ingabbiata in un marcamento stretto da Lenny Kravitz Ma Più Bello, più altri due.

Ecco che lei scappa via e viene da me senza motivo – mentre sono occupato a discutere del nulla – mi dice sono tornata. Penso: sei scappata o sei tornata? Non lo chiedo. Mi viene in mente una scena di un film non bellissimo degli anni 80, Enrico Montesano che dice: bisogna lasciar perdere quelle belle. Se poi vanno via ti dici: ah com’era bella lei non troverò mai più nessuna. Meglio quelle così e così. Almeno se poi vanno via, non ti puoi disperare e dirti: ah com’era così e così lei non troverò mai più nessuna.

tra le diverse possibilità

Tra le diverse possibilità alla fine mi è rimasta in mano solo quella della casa nel nanovillaggio. Questa è la mia prima notte nella casa del nanovillaggio. Passano gli autobus fuori dalla finestra e ragazzine urlano in scooter alle nove di sera. Un gatto vuole leccare lo spazzolino da denti che ho lasciato in un angolo. Gli faccio Pss! in olandese e quello capisce e si spaventa. 

delle immagini

Delle immagini dell’elefante morto e squartato in Zimbabwe non si capisce cosa sia scioccante. Dicono però sia scioccante. Che un animale morto venga macellato per strada e mangiato. Si ok, la fame. Ma quello si sapeva già, no? Forse la mosca sulla faccia dei bambini non fa più effetto. Piuttosto mi incuriosiscono quei personaggi che aspettano sulla collina, dietro. Come se avessero detto, tutti dietro la linea, prego, che qua facciamo noi.