il problema

Il problema é che sto diventando scemo davanti ai computer, troppe ore al giorno, al lavoro e poi all’universitá, e poi quando torno a casa, e poi per studiare fino a tarda sera, per correggere le enormi cazzate scritte da persone che vai a capire perché riescano a frequentare l’universitá, e poi per telefonare, e poi per… allora cosa succede, succede che quando ho qualche minuto in cui posso evitarlo, di stare al computer, allora posso sedere sul letto guardando la finestra enorme della mia camera, quel minuto libero é bello, ed é bello perché lí fuori, mentre io sono immobile mani sulle ginocchia, non succede niente. Un monitor dove non succede nulla, dove le cose appaiono lontane, dove al massimo ci sono le nuvole, e un foglia… forse, la foglia, perché non é sicuro, piú spesso non c’é nemmeno la foglia,  anzi non c’é proprio nulla, non riesci nemmeno ad indovinare se tira un filo di vento oppure No.

Annunci

se il mio nuovo dottore

Se il mio nuovo dottore qui nel Paese Basso si lascia andare sulla poltrona, mi guarda in faccia e mi chiede: Italiano? E cosa fai qui: studi? Ecco, se mi chiede se sono qui a studiare, nonostante questa faccia deformata dal sonno mancante, allora vuol dire che non sono messo troppo male.

E la notte nel letto, ancora mi succede, e per fortuna mi succede, di dirmi Non Dormire! per continuare a leggere – giá assaporando la stanchezza improponibile del mattino seguente. Quando suona la sveglia mi ripeto che è improponibile, improponibile. La solitudine dei numeri primi ha un titolo insuperabile, e qualunque cosa ci fosse stata scritta in quel libro, il titolo sarebbe stato comunque piú bello. Sono due cose che mi restano da questo libro: la consapevolezza che le cose possono scriversi semplici – e andare bene lo stesso – e una considerazione su De Carlo che però sarebbe lunga da spiegare.

Il mio dottore pare una brava persona, ma si lecca il pollice in continuazione per sfogliare i moduli del sistema sanitario barbaro.

I ragazzi del camion della spazzatura sorridono mentre lanciano i sacchi di plastica nel camion. Vanno avanti, e quando li supero in auto, quelli ridono ancora.

Le avrei volute avere io, quando ero a Bologna, le biblioteche che chiudono alle tre di mattina.

É caduto un aereo a due passi da qui, in territorio Basso. Il cielo come si vede nelle foto é un cielo barbaro e assomiglia a certe pianure lombarde di inverno, per quanto le conosco poco e male, le pianure lombarde d’inverno.

La nuova abitudine di Febbraio 2009 é andare in mensa avendoci, nella tasca dei pantaloni, qualcosa stampato appositamente per essere letto durante il pranzo. Oggi era il turno di Chinaski e Galli Della Loggia.

per la prima volta

Per la prima volta quest’anno, due dei film che poi hanno vinto l’oscar, io li avevo giá visti. Tutto bello, nel The Millionaire, eh, tutto da vedere. Quanto a Milk, non lo so. E poi certo, bla bla bla, ma soprattutto ci sarebbe da chiedersi: chi ha corrotto David Mills?     

Qui mi si additano gli accenti sbagliati, ma non so come spiegare che le tastiere barbare hanno le loro regole, che é inutile insistere, e alla fine un´accento sbagliato é sempre meglio di un apostrofo messo a fare la parte dell´accento. E comunque va benissimo l´ortografia, ma chi ha corrotto David Mills?

Non mi capacito del fatto che esista Wikipedia, che ci siano persone con sta pazienza di aggiornare le voci per le cose piú impensabili, tipo l’omosessualitá nei testimoni di geova, le parodie di Cappuccetto Rosso, i risvolti medici del personaggio Tafazzi, o l´imperdibile discussione su Carlo Conti (!!!!), per non parlare poi della domanda: chi ha corrotto David Mills?       

(mai partecipato ad una catena prima di adesso, io)

a fare l'italiano

A fare l’Italiano in Italia, puoi anche schifare Sanremo. A fare l’italiano all’estero, Sanremo invece va visto, almeno un poco, pensavi l’altro giorno mentre di fatto Sanremo non lo avevi visto per niente. Sono i particolari, che visti da qui, in questo luogo civile eppure di barbari (ché sempre barbari sono,eh) sti particolari insomma, balzano agli occhi. Come la giacca di tessuto pregiato del presentatore che scende perfetta sul polsino della camicia bianca, per esempio. Questo è un particolare, di cui ti accorgi come italiano all’estero. Gli occhi ti si sono abituati ai barbari in felpino sdrucito, e allora ste cose le noti.     

A vedere Bonolis che suda nella cazzo di gag che prende l’amico suo e gli fa fare la parte del deficiente (Cosa dice? Venga! Dica! Fermiii!), o  prende qualcuno da pubblico e gli fa fare pure a lui la parte del deficiente (Cosa dice? Venga! Dica! Fermiii! Quantunque!) ti viene da immaginartelo fra trent’anni a continuare a fare ste cazzo di gag, e raccogliere comunque quei dodici milioni di telespettatori. E d’altra parte cosa vuoi dire cosa, se poi in fondo ha ragione lui.

le cose vanno viste nel complesso

Le cose vanno viste nel complesso, i dettagli contano poco. Veltroni si dimette dopo sedici mesi e pare invecchiato di sedici anni. Mi fa pure pena, arriverei a dire che mi fa pure pena, ma Veltroni, pure fossi tua madre, come faccio? Volevi scegliere un giovane per rappresentare i giovani, hai scelto Marianna Madia. Io lo so che ste cose poi magari non interessano, ma Marianna Madia, santiddio, se tu mi scegli una cosí, vuoi dire qualcosa, e questo qualcosa non mi piace. E poi va bene tutto, ma il Carciofo Fabrizio Moro alle feste del Pd, e Tiberio Timperi sul palco, sono cose che ti dipingono un personaggio. Poi puoi impegnarti quanto vuoi, ma io ste cose poi non le dimentico.  E poi in Sardegna perde Soru – e sta cosa invece mi dispiace davvero – uno che ha detto, a proposito della sua terra:  Pensai: mai più. Mai più faranno mercato della nostra terra. Mai più villaggi turistici finti, che non sono costruiti da sardi, non impiegano sardi, non usano prodotti sardi, non distribuiscono utili ai sardi. La Sardegna è il campo giochi di partite altrui; di suo non ha neppure uno scivolo. Basta con le lottizzazioni sulla costa, con le moto d’acqua a tutto gas, con l’assedio degli yacht di ferragosto. Non possiamo diventare un’immensa Ibiza . (…) ma ritroviamo la nostra anima profonda, perché è quella che interessa al mondo globale". Ecco, tu mi nomini le moto d´acqua che frecciano nel mare, e io in questo giá ci vedo un mondo, capito? Un´idea di come vedi le cose e di come dovrebbero essere secondo te. E mi ci trovo d´accordo. Ma tu perdi. Dice: e che sei sardo tu? No. E allora che ti frega? Ma va bene, andando avanti, a Sanremo Benigni si prende 350mila euro e in cambio dice le sue cose, recita la poesia. Dice: hai qualcosa contro Benigni? Ma figurati. Ce l´ho piuttosto con quelli che pagano 350mila euro per una persona che di fatto non è tanto più speciale di altre. Perché la gente ha bisogno di sentire le prediche in tv? Perché la gente ha bisogno di sentire Benigni che recita la poesia in tv? Perchè si arrabbiano che la gente vota Berlusconi, che lo venerano come un dio, ma di fatto qui non si riesce proprio ad andare avanti senza mettere Pinchi Pallini qualunque e venerarli come dei. Perchè di fatto 350mila euri, cazzarola, quello significa, significa credere che uno abbia cose davvero imprescindibili da dire. Tra mia nonna che c´aveva i santini nella borsa, e i piedistalli offerti ai Berlusconi ed ai Benigni, dove sta la differenza? Ma come dicevo, per percepire il senso di merda, ste cose vanno viste nel complesso.

che poi diciamola tutta

Che poi diciamola tutta, l’integrazione fra culture diverse é una bella parola, ma poi in pratica anche un bel casino. Insomma, vada pure per le culture diverse, ma mentre faccio ticchi ticchi sulla tastiera qui fuori c’é un mondo che in teoria sarebbe multiculturale (no, davvero, tu guardi ste facce dai colori diversi e pensi: cacchio che multiculturalitá…);  un mondo in teoria di giovani multiculturali – non c’è bisogno di andare lontano, basta uscire da questa stanza e spiare nell’atrio di questa universitá – dove peró nella sostanza i pallidi gialli olandesi sono in gruppo coi pallidi gialli olandesi, gli abbronzati sono con gli abbronzati, cinesi coi cinesi eccetera eccetera. E stiamo parlando di ragazzi tutti nati qui, di seconda o di terza generazione. E d’altra parte non potrebbe essere altrimenti, ché se tu sei iraniana, di solito tracagnotta e c’hai il velo sul cranio – e spesso anche un lungo monociglio che ti taglia orizzontalmente la faccia – poi hai voglia a parlare di integrazione (che, come detto, é una bellissima parola) se poi ti ritrovi in mezzo a dieci coetanee tue peró gialle pallide alte due metri e con le guance rosee.

Te lo dicono alla scuola materna, che siamo tutti uguali, peró a parte le parole (bellissime, come detto), un ragazzino  di sangue nordafricano, anche se nato nel Paese Basso, o a Cernusco sul Naviglio, avrá sempre addosso quella inquietudine e scaltrezza e modo di guardarsi attorno come una volpe che attraversa la strada di notte – cosa ci vuoi fare? é nel sangue – e se lo metti in mezzo a quattro pari suoi con la faccia da Kings of Convenience, calmi e posati, tu vuoi che quello poi si senta a suo agio? Allora é pure comprensibile che vada a cercarsi altri quattro simili di seconda o terza generazione per formare il gruppetto di scugnizzi con cui andare a farsi i giretti in centro (come infatti fanno, e poi li trovi nell’autobus che parlano perfettamente la lingua del posto, ma che lo stesso di autoghettizzano in gruppetti pseudopatriottici). Il fatto é che certe volte le differenze esteriori sono eccessive, ed il massimo che si riesce ad ottenere é il rispetto della multiculturalitá, la pacifica convivenza, ma quanto a mescolare le persone, quello pare molto piú difficile, perché ci sono monocigli e ricciolini corvini che hanno potenza di gran lunga superiore a tante altre belle parole (che restano comunque bellissime, sia chiaro).