Avrei altri piccoli motivi per dire Renzi, ma uno su tutti è che l’Italia – si mettano l’anima in pace – non è mai stato e mai sarà un Paese di sinistra.

Annunci

Arrivato a fine 2012 avresti cominciato ad assegnare valore alle cose che fai anche nella misura in cui queste cose ti tengono lontano da un monitor di computer.

a’ livella

I giornalisti che diffamano non dovrebbero andare in carcere? Devono, invece.
E per quanto riguarda i direttori dei giornali nei quali le notizie sono apparse, non dovrebbero? Devono, invece. Affermare che la pena potrebbe essere convertita in una multa non ha senso.

Più’ in generale, non ha senso convertire in multa tutti gli errori di chi si trova a guidare grosse istituzioni o aziende. Perché’ la multa ha un valore relativo, relativo a quanto hai in tasca. Se hai in tasca molto, quella multa si riduce di valore. Se hai in tasca moltissimo, quella multa non ti tocca nemmeno (soprattutto se poi la paga qualcun’altro). Il carcere invece, e’ la versione moderna e pre-mortem de a’ livella di Toto’.

come hai spiegato

Come hai spiegato più volte a persone diverse in questi giorni, gli obiettivi dichiarati per il 2011 erano di parlare qualche briciola di francese e di imparare a cucinare cose nuove. Entrambi gli obiettivi sono stati più o meno raggiunti – ma con un anno di ritardo – ché nel frattempo mi sono fatto distrarre da troppe cose.

Per il prossimo anno sto valutando le candidature degli obiettivi, e potrei metterci dentro lo scrivere di più (difficile a causa delle troppe ore davanti ad un monitor durante il lavoro) ed il selezionare le persone investendo più tempo con alcune, e meno (se non proprio niente) con altre. Vorrei anche riconquistare qualche principio etico e senso di colpa.

Sono molto pessimista su tutta la linea.

trovo ragionevole

Trovo ragionevole la proposta di mettere un numero identificativo sulle divise degli agenti anti-sommossa, in modo che se qualcuno di loro esagera con qualche manganellata in più, lo si possa identificare facilmente.

E’ così ragionevole questa idea che propongo di estenderla ai manifestanti tutti: cioè ti puoi presentare a questi cortei soltanto con un numero identificativo bene in vista, per esempio stampato su una fascetta attorno alla fronte stile Rambo. E se non lo indossi: vieni fermato mediante siringa di anestetico sparata con una cerbottana, come si fa per catturare i leoni nella savana. Direi che a questo punto scoppierebbe la pace immediata, niente più lanci di pietre, niente più bastoni o petardi – come si è visto proprio l’altro giorno, anche se poi si sono tutti concentrati sui presunti fumogeni lanciati dal ministero.

Mi piacciono i supermercati il sabato sera, con le luci al neon che abbruttiscono le persone, e queste persone di forme diverse, età diverse e stili diversi tutti però concentrati nello stesso posto, non come in una festa dove più o meno ci si assomiglia, ma proprio tutti diversi, e questo abbrutimento dovuto alle luci al neon e alla stanchezza; mi piace imbattermi nella folla tra gli scaffali in certe bellezze improvvise che restano bellezze nonostante tutto, mi piace lo stridente contrasto fra la figura dell’umano che incontro e l’azione che sta compiendo in quel momento: coppie di punk stagionati coi capelli tinti che scelgono il filetto di pollo, donna elegantissima che sceglie la sabbia per il piscio del gatto.

Mi piace che la mia lezione di francese si trasformi in una chiacchierata fra amici, come è ormai da mesi con la mia professoressa: io che le racconto della mia nausea dovuta alle birre di ieri e al pollo fritto turco di questo pomeriggio, lei che mi racconta i metodi naturali di sua mamma per queste nausee, di quando lei era bambina in Marocco, e allora voglio provare pure io questo metodo materno marocchino dello stritolare il timo secco tra i palmi delle mani, masticarlo e mandarlo giù con un bicchiere d’acqua.