Domenica

Lei mi chiede: vieni più tardi a pranzo con Cosa&Coso? Dai.

Le rispondo: lo sai che resisto cinque minuti con Cosa e mi fa piacere sia tua amica ma quello lì, Coso, proprio non lo sopporto. Anche volendo recitare: non ho argomenti. Ma se ci tieni vengo. E poi aggiungo: con quel Coso non solo non riesco a parlarci, ma poi da qualunque argomento si parta finisce sempre a blaterare di soldi, di investimenti, di quanto guadagna. Dice che con quell’investimento lì farà determinati guadagni, e ride. Più tardi mi scrive: abbiamo trovato un posto, siamo seduti, stiamo per ordinare, vieni? Vengo.

La bambina non vuole stare buona al suo posto – per fortuna, così almeno ho un diversivo, un appiglio. Ma poi purtroppo si calma. Alla prima frase di circostanza Coso tira fuori la brochure del suo nuovo progetto imprenditoriale con il quale, dice, farà tanti soldi, e che non sa se però abbandonerà l’attuale lavoro perché insomma, guadagna tanto (addirittura senza che tu gli chieda nulla, spara una cifra precisa tutto impettito, chissà come reagirebbe a sapere che tu potresti raccontargli una cifra più alta, che però non ti provoca lo stesso entusiasmo) ma tu ti limiti al minimo sindacale: eh, già, yes yes, I understand.

Sei lì passivo mentre ti avviluppa in parole che non ti interessano, in considerazioni che non ti causano nemmeno uno sbadiglio, lo lasci parlare mentre lo sguardo cade sulle ragazze sedute al tavolo poco distante, e rimugini – ancora una volta – sul tempo sprecato con gente che non legge romanzi. È una fissa degli ultimi mesi. Ci pensi continuamente. Sei convinto se uno legge romanzi non potrebbe mai trascinarti in discussioni meschine e bidimensionali e numeriche come questa. Ci avevi pensato appena qualche giorno prima, mentre in un’uscita tra uomini mentre le femmine restano a casa, quei altri due si erano persi in analisi sugli infissi del bagno, sul costo della manodopera. Ovviamente è un pregiudizio, non hai nessuna prova per dimostrare che sia come dici tu. Puoi solo portare la tua casistica personale: le persone a cui vuoi più bene leggono romanzi, quelle che vorresti avere più spesso attorno, quelle che ti mancano. E questo ti basta.

Hai un sussulto e decidi di esistere per qualche minuto. Chiedi a Coso: con due lavori ed una famiglia non avresti neanche un minuto libero! Esatto, risponde lui tutto contento, e ride (come quando parla di guadagni).

Lo incalzi: non hai paura di non avere tempo per una passione, per uno sport, per poter trascorrere del tempo a non fare niente? Pronunci queste cose troppo velocemente, in fondo dal tuo punto di vista stai praticamente parlando dell’ossigeno che ti tiene in vita, o dell’illusione di avere qualcosa – anche piccola, anche sporadica – ad interrompere la diarchia famiglia&lavoro. Ma lui non si scompone, non coglie nulla della tua apprensione e risponde tranquillo: il lavoro è la mia passione, e ride.

Ti arrendi e lo lasci parlare. Poco dopo racconterai a Lei che – come ampiamente previsto – Coso ha parlato di guadagni per tutto il tempo. Lei sarà sinceramente dispiaciuta, ti passerà una mano sul viso e tu ancora una volta odierai il fatto di aver visto le cose prima che succedano.

Un pensiero su “Domenica

  1. Ciao, è sempre bello leggere questo blog. Mi sembra che pensi le stesse cose su persone e romanzi anche Gianrico Carofiglio, che, secondo, me scrive bene. Mi pare lo dica attraverso il personaggio di Guido Guerrieri. Ciao, Silvia

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