Ci fossero forze NATO disoccupate, si potrebbe mandarle a lanciare bombe di pace su un programma che vedo in questo momento sulla televisione italiana – si chiama pechinoexpress – nel quale dei truzzi prevalentemente milanesi maltrattano poverissimi cittadini del sud est asiatico chiedendo di essere alimentati o ospitati gratis, smanacciando e smaniando in un inglese approssimativo come se si rivolgessero a delle bertucce, sputando disgustati i cibi locali a favore di telecamera. Qualcosa che va dritta al terzo posto fra le manifestazioni più beatamente razziste di cui sono mai venuto a conoscenza, appena dopo il colonialismo del 900 ed il turismo sessuale.

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il fatto che tagliano le gole

Il fatto che tagliano le gole non mi pare un motivo sufficiente per andare lì a buttare le bombe.

Per due motivi: anche se tagliano le gole, in una determinata zona del mondo (molto piccola) sono i più forti. Andare ad indebolire i più forti  a forza di bombe per metterci al posto loro qualcuno di più debole voluto da chi ha buttato le bombe, significa instabilità perenne. E poi, se la paura è che uno di loro salga su un aereo per dirottarlo e schiantarsi in una cittadina del nostro occidente di gente perbene con l’ìWatch al polso, vorrei capire se al dirottatore serve uno stato islamico per farlo, se al dirottatore serve scritto sulla carta d’identità “califfato islamico”, o se può farlo anche senza.
Io direi anche senza. Io direi che potrebbe farlo anche arrivando chessò, dalla Svizzera.

A parte il fatto che l’innocenza dei marò è tutta da dimostrare, l’Italia che chiede il rientro di uno dei due indagati per motivi di salute, “per continuare le cure in Italia” sottintende un razzismo e senso di superiorità fastidiosissimo. E’ come dire che da quelle parti gli inferiori indiani non possano essere capaci di cure adeguate, qualora fossero necessarie. Immagino orde di africani che nelle carceri italiane indagati per reati meno gravi di un omicidio, chiedere in massa di tornare a casa un paio di settimane perché non si sentono tanto bene.

Adesso grazie ad Apple non si dovrà più tirare fuori il telefono dalla tasca per vedere che ore sono. Per il resto, leggendo i lanci di stampa, mi pare ormai definitivo che il target commerciale è un pubblico di fessi:

Si può avviare una particolare app che permette di effettuare piccoli disegni in tempo reale, da inviare alla persona con cui ci si è messi in contatto. Poiché Apple Watch registra anche il proprio battito cardiaco, è possibile condividere le proprie pulsazioni con un altro contatto, per dare una risposta più personale a una domanda.”

Non posso fare a meno di segnalare un articolo di Enrico Brizzi sui vent’anni dall’uscita del suo Jack Frusciante. Racconta storie che in parte so, data l’ossessione di allora per quelle pagine, e visto come consumai pure il libro scritto dalla sua futura moglie sul parto del romanzo e la stagione di gloria che ne segui’. A tutto questo si aggiunge la presenza di Bologna e altre mie storie di contorno parallele alla trama e la sensazione di essere contemporaneo e conterraneo con gli elementi del proprio romanzo di formazione. Sono vent’anni e non posso fare a meno di leggere queste righe con la pelle d’oca sulle guance.