Tanto traffico e il semaforo sta per diventare rosso.

Automobilista lo sai benissimo che se adesso superi il semaforo, resterai bloccato al centro dell’incrocio, bloccando a tua volta tutti le altre direzioni.

Non esiste una legge che ti impedisca di farlo: tu puoi farlo. Ma la tua coscienza ti permette di farlo perché te ne stracatafotti del mondo. Tu passi perché puoi farlo. E poi quando resti bloccato al centro dell’incrocio e gli altri suonano il clacson – io no, io preferisco lo sguardo mortifero, sperando che si veda attraverso i finestrini – quando gli altri suonano il clacson tu indichi il traffico come per dire: non è colpa mia se sono bloccato qui, è il traffico che non scorre.

Tu sei fratello, figlio – o forse sei tu stesso – di quelli che in aereo abbassano lo schienale del sedile senza chiedere a chi siede dietro. Sei quello che se ti mandano un video su whatzupp in treno, tu devi ascoltarlo ad alto volume. E gli altri devono sentire. Anche se il video dura un minuto e trenta secondi (testimonianza diretta di tre giorni fa sul Londra Bruxelles). Sei la stessa persona. Sei quella cosa che mi raddrizza le giornate, a volte, quando mi sveglio col cruccio di essere forse troppo egocentrico. Mi sveglio e incontro te all’incrocio, in aereo, in treno.

E sto meglio.

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