delle conseguenze sanitarie del grillismo

Un’altro aspetto che mi preoccupa del grillismo è l’aspetto sanitario del fenomeno.

Mi spiego.

Il grillismo ha permesso a molte persone normali – cioè senza spiccate capacità o importanti network, dei parvenu assoluti insomma – di sognare di diventare qualcuno o qualcosa partendo da zero. Prima del grillismo queste persone normali chiacchieravano di politica al bar o con la moglie sul divano. Con il grillismo alcuni di loro hanno potuto accarezzare l’idea di poter diventare loro stessi i protagonisti della scena. Cioè hanno sognato per un momento di abbandonare le loro vite normali, in alcuni casi mediocri, e cominciare una vita più eccitante nella quale avrebbero percepito stipendi inimmaginabili prima (anche al netto di tutte le restituzioni) e rilasciare interviste ed essere ricevuti nelle stanze del potere.

Alcuni di loro ce l’hanno fatta.

Ma altri non ce l’hanno fatta. Oggi non riesco a pensare a quelli che non ce l’hanno fatta. Perché sono quelli che cadono da un’altezza più alta: partendo dal divano di casa hanno accarezzato sogni di gloria, e ora devono tornare alla vita normale di prima. Sono partiti da zero, arrivati a cento, hanno cominciato ad abituarsi all’idea, e sono ricaduti sullo zero, o forse pure più in basso.

Questo non e’ il destino di tutti quelli che si candidano e poi non ce la fanno, perché colui che e’ candidato per sue capacita’ indiscutibili (un professore o un economista) o colui che e’ candidato grazie al suo network (aka gli “intrallazzati”) torneranno alle loro professioni ben remunerate e apprezzate, oppure nel peggiore dei casi ai loro network (aka gli intrallazzi) che in qualche modo, in forme diverse, permetteranno di ottenere qualche gratificazione.

Il grillino No: in caso di fallimento torna alla sua vita normale, media o anche mediocre.  Le frustrazioni che deriveranno da questo ritorno al normale avranno necessariamente delle conseguenze (un mio concittadino ha appena deciso di immolarsi in diretta tv appena dopo la mancata elezione); delle conseguenze individuali ma poi anche familiari, e sociali. E’ lo stesso tipo di pensiero che si fa per i concorrenti dei reality show o dei talent, e di quello che può diventare la loro vita nel “dopo”, e di quanto saranno disponibili a ricalibrare una vita normale nel “dopo” e di quali possano essere i costi sociali di una mancata accettazione di un ritorno ad una vita normale. Chi fomenta illusioni crea un danno, e chi crea un danno (in teoria) dovrebbe pagare.

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voi come lo chiamate il dentifricio


Vabbè, voi come lo chiamate il dentifricio? C’è scritto Colgate e pronunciate quello, mica Colgheit.  No? Eppoi, solo quando torno in Italia dico Ikea, tutto il resto del tempo è Aikia. Quindi abberlusconi che dice Googol, insomma, ecco.


Ma poi, c’è un’altra cosa.


Voi che ci credete tantissimo alle petizioni vostre di faccialibro e gli associazionismi da dietro la tastiera. Voi che convintissimi aderite dove c’è scritto "aderisci anche tu" eccetera eccetera. Voi che la forza della rete eccetera eccetera. Quello un giorno vi dice Googol, e di colpo diventa chiaro quanto in verità siete infinitesimali, irrilevanti nel meccanismo globale come una mosca che muore dall’altra parte del mondo.

cose dell'altro mondo (in questo caso giappone)

I giapponesi derubati con il conto da 695 euro in un ristorante romano vengono invitati in Italia a spese del governo, e loro, enormi, scintillanti, mi verrebbe da dire “normali” ma siccome contrastano con tutto il resto devo dire enormi, scintillanti, cosa fanno? Rifiutano. Dicono “Sarebbe una spesa inutile fatta con le tasse del popolo italiano” e rifiutano. Ma allora cazzarola esiste la moralità. Va bene esiste in Giappone, però esiste. Che poi cosa mi vuole significare: ti invito in Italia a mie spese? E nessuno nota l’interinseco intento di concussione in questo? È il solito discorso che divide quelli del “cosa” da quelli del “quanto”. Loro sono quelli del “quanto”. Loro sono quelli che se muovi una critica, poi ti dicono che sei invidioso. Un atteggiamente che è come dire mi sei capitata davanti mentre camminavo, ti rifaccio la dentiera. Come dire i miei occhi hanno incrociato i tuoi occhi per un istante, ti compro un vestito nuovo. Tutti gli altri affoghino pure nella merda, e poi però da domani resta tutto uguale. Meno male che ci sono i giapponesi.

nebbia

Berlusconi che si vanta che nelle sue liste “non ci sono le veline”, quando poi le veline avevano già firmato per la candidatura – tanto che alcune, sapendo di essere state escluse, si sono messe a piangere – è come il bambino che infila il dito nel barattolo di cioccolata, mentre la mamma urla dall’altra camera “non é che per caso stai rubando la cioccolata?” e lui per questo ritira la mano velocemente rispondendo No, No, non sto rubando niente. La mano sarà comunque sporca di cioccolata, e se la mamma è ingenua e annebbiata nel cervello, ci crederà. Altrimenti lo prenderà a scappellotti dicendogli: tu a me non mi prendi in giro, signorino, capito? É tutta una questione di annebbiamento del cervello, di percentuali di annebbiati nel cervello. É tutta una questione di capire cosa é meglio: se il figlio furbacchione o la madre annebbiata.

nel treno fra firenze e perugia

Nel treno fra Firenze e Perugia un ragazzo con un paio di occhiali enormi con sopra scritto RICH e un ciuffo a fontanella sugli occhi, e un tatuaggio attorno al bicipite, questo ragazzo che mi stava di fronte era impegnato a parlare al telefono, e io gli stavo di fronte, e lui gridava nel telefono, e spiegava  che vabbè, sarebbe andato a cantare al compleanno del vicesindaco non tanto per i soldi, quanto piuttosto perchè aveva saputo che fra gli ospiti ci sarebbe stata la Rosi Bindi, e con la Rosi Bindi fra gli ospiti – giuro che l’ho sentito dire così, non sto esagerando – poi magari ci scappava la raccomandazione per un programma alla Rai, che uno ci prova sempre magari gli va bene.             

Dicevo, sei mesi e mezzo fuori dall’Italia, poi torni e ti trovi il lampadato che si aspetta il favore dalla Rosi Bindi. Che magari si potrbbe credere che esagero, che mi invento tutto, ma se trovo la conferma che la Rosi Bindi è stata ospite a qualche festa di vicesindaco fra Firenze e Pisa allora è fatta.            

La campagna umbra è Italia da cartolina, e con tutti sti agriturismi che escono come funghi assomiglia sempre di più ad una cartolina. La campagna umbra è bella, ci sono solo ampissimi tratti di territorio che non ci vive nessuno. Qualche casa sperduta, e poi basta. Che sarà anche bella ma poi alla fine non ci vive nessuno. Però è bella.              

Perugia è in salita oppure in discesa. Se giochi a palla, se sei un ragazzino che giochi a palla e poi perdi la palla, ti rotola giù fino alla spiagga tirrenica e addio palla. Dev’essere colpa di sti traumi infantili che poi da adulti se ne vannoa vivere in zone a pendenza minore.               

Sto divagando.           

No, l’Italia non mi è mancata. Va bene un po’ mi è mancata. Acquistati in Felitrinelli i seguenti autori: S.Agnello Hornby, P.Roth e Marek van der Jagt. Copriranno Luglio e Agosto, come minimo. Il primo e il terzo li consiglio a priori, basta leggere le loro biografie. Io  per adesso ancora non ho letto niente, ma promettono bene.           

A grande richiesta – e tu è inutile che protesti, che tanto non funziona – tornano le mirabolanti avventure del Cuggino Rasta, sempre alla ricerca dell’amore della sua vita, o qualcosa che vagamente gli somigli.              

Il Cuggino Rasta è seduto ad un tavolino del bar in zona universitaria a Perugia. Una ragazza lo guarda insistentemente. Il Cuggino se ne accorge, io me ne accorgo. Le ragazze che non lo conoscono sono attratte sempre da lui. È il latin lover degli amori approssimativi e interinali. Lui promette ogni volta austerità e vita da bravo ragazzo, e così anche oggi, ma già sappiamo che non sarà così. La ragazza si avvicina e il Cuggino comincia con le sue radiografie. La scruta.    

«Smettila» dico io. 
«Smettila cosa?»  
«Quello che stai facendo»  
«Ma è necessario.» dice lui.   
«E perchè mai? »   
«Devo valutare bene adesso che c’è luce, altrimenti poi stasera nella confusione, al buio… »  
«…»   
«Meglio farsi un’opinione attendibile adesso. Non si sa mai.»      

Il Cuggino Rasta è proprio quando si sforza di essere serio e ragionevole, che mi fa ridere fino alle lacrime, e poi ha pure il coraggio di chiederti il perchè.