crassulo, direi con l'accento sulla a

L'umore influenza le scelte giusto? E se ne rende conto la gente che compra scaffali e tovaglie e comodini e asciugamani all'Ikea? Ci pensa che l'umore che si portano appresso influenzerà le scelte degli scaffali e tovaglie e comodini e asciugamani che poi compreranno? Questi umori resteranno per sempre stampigliati contro quei comodini e asciugamani.

 

Well, almeno per me.

 

Dovrebbero girare attorno all'edificio prima di entrarci, facendo scorrere le canzoni nell'autoradio fino a quando non arriva quella giusta che ti sistema l'umore, e appena l'umore s'è raddrizzato, entrare e comprare tutto di fretta prima di farsi consumare e influenzare dalle luci sintetiche e odore di truciolato e matite Ikea che si spezza la punta e bambini urticanti.

 

Per fortuna la mia Crassula l'ho comprata oggi pomeriggio che ok, non era un bel pomeriggio, era solo un pomeriggio nuvoloso e mitteleuropeo come tanti altri, ma perlomeno non mi portavo appresso l'umore che mi porto appresso in questo momento dopo la visione di Dieci Inverni (grazie V. per la segnalazione) e non ero il me stesso che poi più tardi ovviamente si è andato a cercare la canzone del momento peggiore del film – lo stesso che poi chiude il computer e fa finta di niente. Fa finta di fare finta di niente. Crassulo che non sono altro. 

volevi il futuro

Volevi il “futuro”, quello tra le virgolette? Eccotelo, il futuro! I tuoi vicini di casa ti invitano ad un barbecue. Sono un nucleo di gay libanesi che ti introducono al mondo del pop libanese e a quello della chirurgia plastica libanese (due mondi a quanto pare inscindibili fra loro). Uno di questi ti racconta che per motivi familiari non ha mai indossato un paio di jeans fino al 2001 e ti accarezza la mano. Sai fare finta di nulla.

 

In un pomeriggio che sembra pomeriggio ma non lo è – sono le 9 di sera – bevi vino rosso Malbec con un amico che non è proprio amico: è amico di un amico e lo hai conosciuto nel 2005 in Norvegia. Adesso ti è quasi vicino di casa e ti invita a giocare a calcetto con lui.

 

Su skype ti fai raccontare vicende lontane da te da amica medico (o amica medica?) mentre fa la guardia al pronto soccorso, ma la chiamata viene improvvisamente interrotta dall'infermiera e da lei che ti dice, devo chiudere, ho da controllare le insuline, ti richiamo più tardi.

cose, 27 sei duemilaeundici

Sabato ho passato la mano sulla capoccia di un numero imprecisato di Buddha. Di legno, di plastica, di pietra. Esiste un mercato dei Buddha che non ti aspetti. Poi ho – per davvero – salvato una vita.

 

Mi sono fatto lanciare un pacco di caffè dal quarto piano.

 

Ma quanto sono belli i dettagli? In questi giorni vado pazzo per i dettagli (attenzione, sono le Piccole Cose, quindi tutto torna). Cosa ho pensato e provato oggi? Mi sono emozionato? Sì. Sarebbe importante parlarne? No. Parliamo dei dettagli piuttosto.

 

Ho fatto una riunione di sette ore dove non serviva che prendessi la parola, allora mi sono concentrato sul colletto della camicia di un tizio. Mi sono immaginato la sua vita partendo da quel dettaglio. Se c'era gente che lo attendeva a casa e tollerava un colletto del genere.

 

Ho immaginato le famiglie di ciascuno dei presenti, della loro lontananza forzata per essere lì. Delle telefonate che avrebbero fatto a fine serata dall'albergo. Delle telefonate che non avrebbero fatto. Ho comprato chili di biscotti. Diversi chili. Ho comprato le spugnette di quelle che si usano per pulire le superfici e vai a capire perché in tutto il mondo le vendono in pacchi multicolore. Una gialla una verde una rosa una arancione. Ho voglia di avere a che fare con gente che si accorge di queste cose.

 

Sono tornato a casa ascoltando la radio che recitava un articolo di Paolo Villaggio. Ho cenato con paella e sauvignon e guardando – perché mai fatto fino ad ora? – la “Messa è finita” di Moretti che mi è andato benissimo. Mi piace quando dice “un giorno di questi vorrei regalare a nostra madre un ombrellino da sole” e sua sorella risponde “Sì, ma non si usano più” e poi lui – Nanni – spacca un vetro con un pugno e si ciuccia il sangue dal pugno. 

 

Ma prima ancora tornavo a casa e a Brussèlle c'erano davvero 35 gradi, e bambini multicolori – mannaggia non si vede bene – si lanciavano nella fontana assieme ai cani.

 

sapevàtelo

Nel 1958 Pierre Culliford stava pranzando con un suo amico.

 

Voleva chiedere al suo amico “passami il sale” ma si era dimenticato la parola “sale”. Noi diremmo passami il “coso”, che devo “cosare”. Lui invece disse passami lo “schtroumpf”. E poi continuò a parlare in francese con il suo amico sostituendo nomi e verbi con ““schtroumpf”, che poi più tardi si era trasformato in “smurf”.

 

Per esempio: dobbiamo “smurfare”, questa cosa mi “smurfa”.

 

In italiano “smurf” è stato poi tradotto con “puffo”. Pierre Culliford, nato a Brussélle e anche conosciuto come Peyo, è stato l'inventore dei Puffi. E ieri (sapevàtelo) è stata la giornata mondiale dei Puffi. Quanto a me, io più che altro sbadigliavo, ma ero ipnotizzato da Gargamella

cose, 23 sei duemilaeundici

Compro cose che non avrei mai pensato: tovaglioli di stoffa da collezione in esemplare unico, piantine di basilico come decorazione per il bagno. Siedo su di un gradino e intralcio la strada ad un ex ministro dell'Istruzione. Cerco frigoriferi color panna su internet.

 

Osservo fotografi free lance in attesa delle sommosse popolari, la sommossa non arriva e loro fotografano i fiori del parco dove io sto correndo. Quando finisco di correre ho una faccia che non mi piace per niente.

 

Non importa che io tenga presentazioni in inglese in conference call con gli stati uniti: io Damon Albarn lo ascoltavo quando l'inglese non lo capivo, quindi anche oggi di quello che dice non comprendo nulla come se oggi fosse ancora il novantaquattro, solo perché è la sua voce.

 

Comunque te ne rendi conto che lui è del 68 e tu quindi sei vecchio? Non è vero che qui c'è tutto, mancava lo Starbucks; adesso c'è.

C'è pure un bar sul tetto di un hotel da dove si vede tutta la città, e gente che fa strane cose nel bagno. In tutto questo la maggior parte del tempo lavoro, epperò non mi pesa, posso anche crescermi qualche millimetro di barba e va bene uguale, e poi da qualche giorno qualcuno posa una vaschetta di ciliege sul tavolo comune che durano fino alle quattro di pomeriggio. 

il mondo è piccolo se

Il mondo è piccolo se domani sera dietro casa alla presentazione di un libro ci trovo colui che è stato fra l'altro pure il mio sindaco per qualche anno, quando invece di stare qui, ero a Bologna; e quando lui, invece di stare (spesso) qui, era a Bologna, e sia io che lui alla fine, non siamo nemmeno di Bologna.

Bambine arabe di 40 cm per giocare fanno finta di sbarrarmi la strada quando vado a correre nel parco.