mettiamo le cose in chiaro

fino quando qualche brufoletto deciderà di fiorirmi sulla faccia (e grazieaddio qualcuno ancora mi fiorisce, ogni tanto) fino a quando le mie gambe saranno interamente ricoperte di peletti biondastri fin giù alle caviglie e non saranno invece pelose fino ad un certo punto e poi all’improvviso glabre e levigate in zona calzino (e grazieaddio attualmente sono dotato di peletti anche in zona calzino) io voglio affermare con forza che fino a quel giorno potrò ancora considerarmi tranquillamente un giovanotto, un pischello cresciuto, e non un adulto maturo e pettinato che pianifica, organizza, che pondera e che fa la raccolta punti al distributore di benzina. Un giovanotto – sia chiaro – e non un adulto.

e non c’è laurea che tenga.

del mio culo e dei tabaccai

Questa mattina mi sono svegliato con un culo di marmo durissimo. Ieri pomeriggio ho scalato la collina del santuario di San Luca, la collina tutta intera senza sosta dalla porta di casa mia fin sul cocuzzolo della collina, ed oggi Oplà! ho il culo durissimo. Ieri la collina scalata, oggi il culo durissimo. Passeggio nel corridoio con le mani sul mio culo – durissimo! – riflettendo sulla correlazione causa-effetto fra scalata e culo. Una correlazione perfetta, immediata. E’ così facile: tu ti impegni, sudi un po’, bestemmi lungo la salita, sbuffi, torni a casa, doccia, cena, dormi, e la mattina c’hai un culo duro e dolorante. Anche fin troppo facile, mi viene da pensare.

Oggi i tabaccai fanno lo sciopero delle vendite delle ricariche telefoniche. I tabaccai si lamentano che su di una ricarica di 10 euri che vendono, loro poverini al netto delle tasse ci guadagnano solo 25 centesimi. Carissimi tabaccai in ascolto, lo vedete il labiale? Ecco allora seguite il mio scandito: vaf-fan-cu-lo.

I tabaccai, non so se mi spiego. I tabaccai sono quegli esserini con la faccia rilassata (a Bologna peraltro tutti abbronzatissimi) che si guadagnano da vivere vendendo sigarette. Tu entri nel tabacchino che vuoi le sigarette, loro ascoltano la tua richiesta (il tabaccaio non consiglia! Non è un commesso, non è un sommelier, è un tabaccaio) quindi  compie una rotazione col busto di 90 gradi, afferra le sigarette dallo scaffale dietro di lui, te le porge, prende i soldi, ti da il resto. Se invece vuoi un pacchetto di caramelle al mentolo, lui non deve neanche sforzarsi di prenderle – le caramelle – che te le prendi da solo. Prende soltanto i tuoi soldi. Non sorride quando esci, non dice buonasera.  

C’è bisogno di una particolare tecnica per fare il tabaccaio? No. Serve un titolo di studio? No. Cosa serve? La tabaccheria. Cazzo è stupendo, mi apro una tabaccheria, allora! Non puoi, stai fermo, è vietato. 

Ecco perché i tabaccai non devono preoccuparsi di nulla, ché la clientela non gliela porta via nessuno. Perché non è che si possono aprire nuove tabaccherie concorrenti. Non si può, fermi tutti, è vietato. Le tabaccherie quelle sono, e quelle rimangono. Come i notai, che si fanno i miliardi grazie al fatto che quelli sono – un certo numero – e quelli rimangono. Ogni anno vengono ammessi solo un certo numero di eletti all’olimpo di notai, non uno di più, non uno di meno. Come le farmacie. Non è che ti puoi aprire una farmacia, scordatelo, non si può. E nelle farmacie funziona più o meno come dal tabaccaio, solo che ti devi mettere il camice bianco. Leggi la ricetta, prendi i soldi, dai il resto. Se dopodomani facessero una legge a limitare il numero dei friggitori di patatine dal McDonald, ecco che i friggitori di patatine diventerebbero subito ricchi sfondati, e le patatine fritte un bene di lusso. 

Solo che fra il notaio e il tabaccaio, vuoi mettere? vince il tabaccaio, è ovvio. Un notaio, se vuole che il figlio diventi notaio a sua volta, deve farlo studiare. E potrà anche ungere la commissione dei notai all’esame di ammissione all’olimpo dei notai, ma il figlio almeno quattro leggi e un paio di codici deve pur mandarli a memoria, almeno una volta. E se al notaio capita la disgrazia della nascita di un figlio completamente caprone, quello – il notaio – non può farci nulla. Il tabaccaio invece No. Lui prende il figlio, lo mette sullo sgabello, prova la rotazione del busto a 90 gradi per vedere se riesce a prendere le sigarette alle sue spalle, e se la spina dorsale non si spezza, ecco che è nato un nuovo tabaccaio. Eppoi il tabaccaio, pure quando dorme, ha il suo distributore automatico di sigarette che lavora per lui. L’operaio a costo zero più efficace che esista.

Orsù dunque, Friggitori di patatine di tutto il mondo, coalizzatevi e ribellatevi a questa ingiustizia!

neanche un mezzo post celebrativo dell'inizio della primavera, quest'anno?

Me ne ero dimenticato, lo ammetto. Poi stamattina sono sceso dall’auto e due piumini sbulazzanti – di quel tipo di piumini sbulazzanti bianchi che volteggiano nell’aria con la bella stagione, per intenderci – mi si sono infilati nelle narici, uno in ciascuna narice. Una gioia, guarda, non ti dico. E poi in biblioteca ho trovato un paio di ascelle pezzate da venditore ambulante di cocco sulla spiaggia, solo che non c’era il cocco e non c’era la spiaggia, c’erano solo le ascelle pezzate. E questa signorina di fronte a me, con la camicia sbottonata e straripante che invece di studiare pare piuttosto stia allattando il libro che ha sul tavolo.

E quindi niente, è Primavera.

E poi cos’altro. Ah, sì, ecco. Volevo dire che io, in questo momento difficile dell’economia italiana, con la disoccupazione e la precarietà crescente che attanaglia i giovani che si apprestano ad entrare nel mondo del lavoro, in questo momento di crisi e di incertezza verso il futuro, avevo un progetto nella testa, avevo un’idea per sconfiggere tutta sta precarietà ed incertezza. Io ce l’avevo, un’idea.

Solo che un certo Giorgio me l’ha rubata.

volendo essere precisi, non è vero che non mi drogo

infatti da qualche tempo sono caduto nella dipendenza dei frollini al cioccolato copia-dei-pan-di-stelle. La copia migliore dei Pan di Stelle è quella che produce – secondo me – la Conad, ma anche quelli della Coop si difendono bene. Sono nel tunnel dei frollini al cioccolato, e quindi non è vero che non mi drogo: mi drogo pure io.

E comunque.

Mi piacciono i frollini copia-dei-pan-di-stelle soprattutto perché sono delle copie spudorate dei frollini originali. Rotondi, al cioccolato e con le stelline bianche di zucchero sulla superficie. Identici agli originali, sputati. Voglio dire, è ovvio che sono la copia dei frollini più famosi, eppure sono lì che li vendono, nessuna denuncia, nessuna protesta, niente di niente. La pirateria del frollino, quando ne sentirete parlare sui giornali e alla tivvù, ricordatevi dov’è che ne avete sentito parlare la prima volta.

Per il resto, una breve comunicazione di servizio.

Avevo detto che non si sarebbe parlato più del Cuggino Rasta: purtroppo mio trovo costretto – mio malgrado – a venire meno all’impegno preso per motivi che sono più grandi di me. A fine agosto ho scrissi un post (questo post) ispirato ad un fatto che mi fu raccontato dal Cuggino in persona, dopo una festa. Ne riporto uno stralcio:

Il cuggino rasta che –ovvio – si infratta nella campagna. Poi ti viene a raccontare quali sono i segreti per ottenere –infallibilmente –del sesso orale. C’è una procedura , dice, che va seguita:
1 : massaggiare tra i capelli appena sopra la nuca. La tipa si distrae.
2 : esercitare una adeguata pressione con le dita sulla nuca. Va trovato il punto esatto di pressione.
3 : portarla fino all’ombelico. Se si riesce a portarla fino all’ombelico, il Maestro dice che “è fatta”, perché da lì in giù è questione di un attimo. Ci vuole solo il guizzo
. (29/08/06)

Ora, la ragazza a cui si riferiva il Cuggino quella sera, è stata ospite due giorni fa in questa casa assieme a mio fratello il Piccolo ed altri personaggi, per un breve soggiorno bolognese. Lei afferma (e mi ha lasciato per iscritto una dichiarazione spontanea, il foglio firmato è ancora sul tavolo della cucina) che le rivelazioni del Cuggino sono totalmente false. Che non è andata così, che tutta sta storia dell’ Esatto Punto Di Pressione è solo una balla. Mio fratello il Piccolo ha anche provato con la mano ad esercitare pressioni in diversi punti sulla testa della ragazza in questione, ma non è successo nulla. La ragazza, pur di smentire i racconti del Cuggino, ha accettato di subire la digitopressione del cranio in pubblico di fronte a diversi testimoni, e tutti hanno potuto osservare l’assoluta mancanza di reazione. Probabilmente i punti pigiati non sono stati quelli giusti (in effetti mio fratello ha premuto sulla sommità del cranio, mentre il Cuggino parla chiaramente di “nuca”), o forse non è stata esercitata l’adeguata pressione. In ogni caso, da questo momento sorgono forti dubbi sulla attendibilità degli aneddoti del Cuggino.

E poi cos’altro.

E poi il Papa ha deciso che il Limbo non esiste più. Il Limbo, quella specie di purgatorio infinito dove andavano a finire (almeno fino all’altro giorno) tutti i bambini morti senza battesimo. Adesso il Papa ha messo una firma, e Zac! il Limbo non c’è più. Tutti in Paradiso, anche senza battesimo. Fino a ieri il Limbo esisteva, oggi non c’è più: lo ha deciso il Papa. 

(da questo momento in poi – come per il Cuggino – sorgono forti dubbi sulla attendibilità degli aneddoti della Chiesa)

e poi c’è tanta gente che si droga, io mica lo sapevo.

In giro la sera c’è una bassissima percentuale di lucidità, la droga sta dappertutto porca miseria. Tantissimi insospettabili che “pippano” nascosti nei bagni e baldi giovini con le pupille schizzate che mettono il braccio fuori dal finestrino delle loro Mini Bmw appena lucidate all’autolavaggio. E nordafricani che sotto i portici si fumano quello che non sono riusciti a vendere nella serata.  E fricchettoni che senza volerlo fanno inalare il fumo delle loro ciminiere ai cani che hanno al guinzaglio. E alcolizzati che hanno solo la forza di tenere in mano il bicchierino col ghiaccio sciolto: al resto ci pensa il muro che hanno alle spalle, meno male che c’è un muro a cui appoggiarsi, certe volte. Tante facce sporche che basterebbe una sciacquata veloce, ma neanche quella. Chi non è per strada a partecipare a tutto sto bordello, resta a casa per farsi la dose giornaliera di playstation. C’è tutta una popolazione sconfinata di studenti che non ha un cazzo da fare tutto il giorno, ed evidentemente la lucidità è troppo asfissiante da affrontare. E allora, affanculo la lucidità. E così i motivi per fare tardi la notte non bastano mai. Bologna è tantissimo fumo e pochissimo arrosto, è un nano ubriaco che si guarda allo specchio e non riesce a distinguere la sua immagine, non riesce a vedere quanto piccolo è veramente, nano ubriaco com’è.

Vivere la maggior parte del tempo da eremita, succede che poi certe cose le perdo di vista, me le dimentico, ed ogni volta devo misurare  – ancora un’altra volta – la distanza che si è formata fra me e tutto il resto.

autoreferenzialità

questa signorina che si lamenta per il torcicollo è la nuova fidanzata di Leonardo di Caprio. E come si chiama la signorina? Si chiama Rafaeli, ecco come si chiama. Ora questa non sarebbe una grossa novità, in quanto la signorina è (giustamente) famosa da tempo. Piuttosto la vera notizia – che già vado in giro a sbandierare da mesi – è che, per quanto riguarda Google, ci sono prima io.  A questo punto mi chiedevo: volete che mi pettini le sopracciglia da solo con mignolo e pollice, o qualcuno è disposto a venire qui travestito da paggetto medievale  in ginocchio sui ceci – in segno di profonda sottomissione ed assoluta ammirazione – e pettinarle al posto mio?

(tutto questo mentre continua da quasi un anno il mio dominio incontrastato con il trittico ragazza-cacca-cesso)

una serie di problemi

Il problema del Prosecco è che talvolta incontri qualcuno che lo chiama Prosecchino. Perché io non è che sarei contrario – in linee generali – al concetto di Prosecco. Però se incontro qualcuno che dice: “Cameriere, un Prosecchino” oppure “Ci facciamo un Prosecchino?” oppure “Dai che ci spariamo un Prosecchino” ecco, io poi non lo so cosa pensare.

E questa del Prosecchino la annoveriamo fra le problematiche del lombardo-veneto.

Perché stavo elencando mentalmente le varie problematiche del lombardo veneto – l’altra sera mentre ero a cena in questo ristorante sciccoso sul lago di Garda – e avevo fra le mani un bicchiere di un liquido rosso arancione che mi avevano assicurato essere alcolico. Non ne ero molto sicuro, di questa sua alcolicità, ed ho continuato a chiedere rassicurazioni in giro alla festeggiata, alla cameriera, all’amica Xxxna mia compagna di viaggio, agli altri invitati lombardi-veneti. Quando la cameriera si è distratta un momento, ho preso possesso del ciotolone con all’interno ettolitri di liquido rosso-arancione ed ho provato a versarlo da solo nel mio bicchiere. Mi sono sbrodolato tutto il liquido rosso arancione sulle mani e la cameriera è tornata di corsa a togliermi il mestolone (“io sono qua apposta, lo sa?”) e poi con la mano sbrodolata ho continuato a chiedere in giro ad altri invitati se sta cosa rosso arancione era davvero alcolica oppure No. Un invitato abbronzantissimo mi ha detto qualcosa del tipo: “Figa! Certo che è alcolico!” oppure “E’ alcolico, certo, Figa!” oppure  “Stai tranquillo che è alcolico, Figa!”.

Perché questa cosa del “Figa!” è un’altra problematica scottante del lombardo-veneto.

Fra le altre problematiche scottanti del lombardo-veneto (a cui talvolta si associa pure l’Emilia) c’è il nomignolo “Vecchio” utilizzato per i maschietti (“Hey, Vecchio, ci facciamo un prosecchino?”) e il vezzeggiativo Stella per le femminucce, che poi si stira fino a diventare Stèla ( Uè, Stèla, ti va un prosecchino?”). Poi per fortuna c’è una problematica che accomuna tutta l’Italia, nord e sud est e ovest, che è quella problematica garibaldina del richiamo al cameriere (“Cameriere! Cameriere! Venga qui un attimino!”) (“Cameriere dov’è il bagno?”) che io non ce la farei mai, ché mi immedesimo troppo nel cameriere – pur non avendo mai lavorato come cameriere – e se possibile vorrei fare le cose al posto loro, se mi dicono dove andare a prendere i piatti in cucina ci vado io al posto loro, se vogliono i piatti sporchi li riporto indietro io, ché farmi servire da un cameriere mi mette ogni volta in un imbarazzo terribile, a vedere come sanno tenere in mano dieci piatti senza farli cadere, e come certe persone godono nel chiedere, nel pretendere le cose ai camerieri, nel lamentarsi, nell’interrogare i camerieri sui vini disponibili, nel considerarli persone invisibili – i camerieri – quando invece i camerieri c’hanno sempre ste facce particolari che ti chiedi chissà quale parabola della vita gli ha portati a fare i camerieri, e chissà cosa fanno quando non sono vestiti da pinguini, e chissà se ogni tanto ci vanno pure loro al ristorante.

Ma dicevo, la festa, che perdo sempre il filo del discorso.

Non mi va di parlare della festa, anche perché ad un certo punto mi sono reso conto che avevo mangiato troppo, e sulla sedia ho messo la panza ad angolo di quarantacinque gradi rispetto al pavimento, con le dita intrecciate sulla testa. I giovani invitati ballavano la musica dance, mentre io li osservavo con le dita intrecciate sulla testa, e mentre dai vetri delle finestre si potevano vedere le luci sul lago, e le luci sul lago a quell’ora della notte erano bellissime. Solo che avevo mangiato troppo. E i giovani invitati lombardo-veneti ballavano la musica dance.

Avevo voglia di andare via per un paio d’ore, ma questo non si può fare alle feste, non sta bene. Certe volte penso che bisogna prendere le cose con più leggerezza. La gente ti consiglia di prendere le cose con più leggerezza. Ti dicono: ti stai laureando? Sei preoccupato? Non ti devi preoccupare, devi prendere le cose con più leggerezza. Non ho idea cosa voglia dire tutto questo, però vedendo i giovani invitati lombardo-veneti che ballavano una canzone che diceva “bomba! un movimento sensuale, bomba! una mano alla cabeza!” e che si portavano per davvero la mano alla cabeza, ho pensato che quello poteva essere un modo – fra i tanti – di prendere le cose con più leggerezza.

Sono andato alla macchina, mi sono steso nel sedile posteriore, mi sono avvolto nella coperta che mi ero portato dietro per dormire nella casa sul lago della gentilissima festeggiata – nella stupenda campagna rigogliosa di verde e di api giganti della provincia bresciana che ho scoperto mi piace davvero tanto – e mi sono addormentato.

Mi hanno svegliato verso le tre con un paio di manate ben assestate sulla portiera.