quella volta

Quella volta che me la trovai davanti.
Da un post del 2007:

Un giorno uscendo di fretta dal bagno della facoltà mi trovai all’improvviso di fronte alla grandissima Rita Levi Montalcini, e davvero la salutai con un Uei Ciao! come si usa fra compari, credendo per un istante di trovarmi di fronte ad una vecchia zia/conoscente del paesello di cui non ricordavi il nome. E per fortuna che la Rita Levi – con tutto il rispetto che tutti noi portiamo nei confronti del suo capoccione da premio nobel – già al tempo era mezza cieca e non si accorse di nulla.

involuzioni

Natale 2012, la gente con gli smartphone va in giro a fare gli auguri nelle case dei parenti con il caricabatteria nella borsa, e chiede se perfavore può attaccarsi un momento alla presa di corrente.

la notizia del prete

La notizia del prete che affigge un volantino per dire che le donne in abiti succinti non si possono meravigliare se poi le violentano e ammazzano, è un altro classico caso di ipertrofia dell’informazione. Si potrebbe tranquillamente lasciar perdere, in fondo si tratta dell’opinione personale di un’irrilevante persona, però in questi giorni in cui non succede nulla, la notiziola trova maggiori spazi di quelli che meriterebbe.

Ma tutta questa attenzione è anche controproducente, visto che inibirà altri colleghi a esternare pensieri simili: l’impressione e il sospetto è che anche altri (almeno tra gli eterosessuali) pensino segretamente le stesse cose ma evitino di metterle su carta e affiggerle sulle porte delle chiese. Non abbiamo bisogno che si spaventino e non lo facciano: abbiamo invece bisogno di sapere come stanno le cose. Quindi viva sto prete folle, e interrogatevi piuttosto sul come mai nessuno, negli anni di seminario, si sia accorto di quale personaggio stessero coltivando.

DIstrazione

Anche se adesso mi trovo in Italia, non riesco a non smettere di pensare alle due volte che nell’ultima settimana mi sono trovato in Paese Basso – in città diverse, per motivi diversi. Le stessa allergia che credevo sarebbe ad un certo punto diminuita, mi ha assalito di nuovo.

Mentre guidavo le case erano identiche su entrambi i lati della strada, ed erano identiche per due chilometri. Quelli che ci hanno vissuto tutta la vita lo trovano normale, ed io impazzisco ogni volta che mi rendo conto che per loro è normale, e vorrei sapere se quando uscì al cinema, il Truman Show fu trasmesso anche nelle sale olandesi.

Osservo un barbaro che si ciba di fette di pane quadrate inframezzate da fette di formaggio quadrate, il tutto contenuto dentro una bustina di plastica di quelle che si usano per congelare i cibi. Lui lo trova normale, ha fatto tutta la vita così, è stato circondato da gente che fa così, e dunque è normale.

Questo cibarsi assomiglia più ad una ricarica della batteria del telefono, che ad un gesto di un animale complesso come un primate. I barbari eliminano tutti fronzoli, sono bravissimi in questo, ma portano questa eliminazione dei dettagli e dei fronzoli all’estremo, così che poi non viene concesso nulla al bello e al piacevole. Non si preoccuperanno di trovare un contenitore esteticamente più accettabile per i loro quadrati di pane e formaggio di quella busta di plastica orrenda e tristissima – magari riciclata più volte – semplicemente perché non è necessario. Apriranno il cartone del latte e berranno direttamente da lì, anche se ci sono dei bicchieri a disposizione, anche se per bere del latte da un cartone è necessario contorcere le labbra a culo di gallina, e poi alcune gocce comunque ti scenderanno sulla guancia. Il concetto di barbaria estetica è incomprensibile a chi ha vissuto tutta la vita in un paese latino, credo che si debba toccare con mano per capire davvero. Quindi mi rendo conto di quanto noiosa possa essere la lettura di questi pipponi abbastanza inconcludenti.

dove sei andata a finire

Dove sei andata a finire, vita mia di qualche tempo fa, quando ancora potevo rilassarmi nel far niente, quando potevo ancora fare esercizio nobile di accidia, e nel far niente avevo molto tempo per riflettere e rimuginare e posticipare e osservare l’ombelico della mia esistenza?

Quando – esattamente – mi è cambiato tutto attorno? E’ stato poco tempo fa ma non ricordo quando esattamente: me lo chiedo adesso che gli impegni si accavallano l’uno sull’altro, il tempo si restringe, la fretta è imperitura, adesso che ti permetti di ‘uscire di casa mangiando velocemente qualcosa lungo le scale, rispondi alle domande mentre scrivi sulla tastiera di un computer, un occhio da una parte e un orecchio dall’altra, i pranzi di dodici minuti, le pisciate procrastinate.

Metti le cuffie e dimentichi di far partire la musica.

 

Ascolti le accuse di chi ti dice che non chiami mai, che sono passate tre settimane e non ci credi: tre settimane? Ascolti le minacce di chi, vestita da principessa, ti chiude in un angolo e ti infilza le unghie smaltate nella carne mano per impedirti di andare via, che riesce a farsi venire le lacrime per essere più convincente, che riesce a cadere dalle scale e rotolarti addosso, per far sembrare la scena ancora più ridicola e drammatica.