esco poco

C'era sto cameriere ubriaco al bancone del bar, io che innocentissimo ordino una birra, lui che mi dice “questo bar è il posto migliore dove perdere la verginità”. Perché lo dici a me barista? Ma lo sai che oramai ho perfino un pelo di barba biondissimo che pare bianco? C'erano le bacucche che guardavano, c'erano. C'era che si parlava di ipotetici sosia di Gaddafi, e per strada questo francese cinquantenne che solo poco prima mi aveva perculato intimandomi di pagare un migliaio di euro per un secchio di ghiaccio, ora mi sorrideva e mi parlava della localizzazione dei vitigni dell'Aglianico, in francese.

 

Io che mi lancio in certe discussioni per le strade di Brussèlle, io armato delle mie quatr lezioni di francaise e del fatto che sto leggendo questo allora mi inerpico mi inerpico ma poi non arrivo a nulla. La strada è illuminata da luce lampionosa e di vetrine che apriranno dopo due giorni. Lì vicino c'è una libreria bellissima ma lo scoprirò solo il pomeriggio dopo, c'è pure ospite Munoz Molina di cui aspetta che ci penso, non ho letto nulla.

 

Molto tempo dopo volevo tornare a casa ma non c'erano taxi e non c'erano biciclette e non c'era niente, allora mi ritrovo in un altro luogo e questo etiope davanti all'orinatoio piscia e contemporaneamente rulla una sigaretta – con una sola mano e la lingua quindi – e contemporaneamente lui etiope spiega a me come si dice Sole in spagnolo. Etiope: perché? Perché Sole? E perché poi improvvisamente mi interesso a te che non ti avevo notata prima, per il tuo accento tremendo, per il fatto che non sai dire Shit senza farlo sembrare un Seat – siedi – ci provi e non ci riesci. Ma è troppo tardi porcamiseria, la notte ad un certo punto deve finire nonostante le milioni di domande che avrei da fare. Prenoto adesso l'aereo così non mi tormento su cosa fare a capodanno.

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anche quest'anno, a grande richiesta

E anche nel 2010 siamo di nuovo alla ricerca di una casa. Trasloco numero 5 o 6, non ricordo più, ho perso il conto. Tra due settimane devo andare via da questa camera. e ancora non ho nulla di sicuro.

Il meccanismo è sempre uguale, rispondere ad annunci e poi andare a vedere le case facendo il simpatico tutto il tempo sperando di essere preso fra le decine di pretendenti. Come un colloquio di lavoro, solo che non vinci un lavoro. Breve riassunto delle case viste fino ad ora:

Mansarda terzo piano.
Tetto spiovente e finestra obliqua che se la apri e ci infili la testa, la tua testa sbuca fra le tegole del tetto. Ci vivevano due ragazze. Dicevano di essere francesi, poi si scopre che una di loro è  invece della provincia di Bari. Io tutto il tempo a cercare di capire se fossero una coppia, mi pareva evidente di Sì, eppure non potevo chiederlo. Fosse stato vero ok, ma non fosse stato vero, insomma, meglio evitare di dire Ah, No, Sai, Pensavo.

Palazzone in ghetto islamico.
Il potenziale coinquilino è uno studente nigeriano che appena arrivo mi dice aspettami di là che ho da parlare con il mio amico. Io seduto in poltrona li ascolto che scherzano per venti minuti. Quindi viene da me ed esce fuori che l’affitto sarebbe illegale ma non è poi così importante. Io noto che usa quella stanza come un’immensa scarpiera e mi distraggo un attimo quello già mi parla di crisi del credito mondiale e di ricadute sulla legislazione del paese barbaro. La casa però è pulita. Lui parla un inglese incomprensibile. Per dire “dutch” dice "dash"e io mi chiedo chi sono questi dash. Gli dico che se resto senza niente magari lo richiamo. Lui mi dice vabbene, però non ti garantisco nulla.

Casa in vendita.
Mansarda in questa bella casa in zona molto triste della città. Ci sono alberi e mattoni e parchi giochi per bambini. La casa è bella, la stanza sarebbe bella, epperò c’è un dettaglio, la casa è in vendita, non si sa come non si sa quando, e però se la vendono ti danno un mese per andare via. Guarda – dico alla ragazza che mi pare pure simpatica ed è fidanzata con un italiano, a me va benissimo. A proposito, mi vendi questo tavolo? le chiedo. Lei mi dice ti richiamo domani ti faccio sapere. Sulla porta mi parla del suo ragazzo italiano laureato in Storia che non riesce a trovare lavoro in Paese Basso e mi chiede come invece ci sono riuscito io. Il giorno dopo non mi chiama ed io penso che sembrava simpatica, forse non lo era per niente. Poi invece mi manda un messaggio mi dice c’è un imprevisto, forse la casa la vendono subito e non si affitta più. Però non è sicuro, appena so qualcosa ti faccio sapere. Si attende.

Stanza in nanovillaggio.
C’è questa camera grandissima col parquet tutto nuovo, ampia finestra e grandi mobili. Costa pure poco. Però è infilata nella periferia di un piccolo villaggio sperduto nel nulla del Paese Basso, circondato da laghi e boschi e sterpaglie. La padrona di casa mi accoglie sulla porta con il marito. Entrambi mi paiono sporchi e decadenti, ma la casa è pulita. Lei in particolare puzza di un profumo orrendo che si è messa addosso. Nella camera ancora da sistemare c’è un materasso ad acqua e una lampada solare, quelle cose che vedi alle televendite e che pensi non se le compra nessuno, e invece. Io dico la camera mi va bene ma senza sto coso ad acqua e lampada solare,. Loro mi dicono E’ ovvio che non te lo diamo il materasso ad acqua,  cosa ti credevi, e me lo dicono  sprezzanti come se non capissi le finezze loro nel gestire l’arredamento. C’è pure un gatto. La padrona di casa è lei, ma in casa ci vive invece il figlio, che paga a lei l’affitto (il figlio paga l’affitto alla madre? Non chiedo di nuovo ma ho capito così). E mi dice che la casa resta a lei fino a quando il figlio non diventa abbastanza grande da fare un mutuo con la banca e comprarsi la casa dalla madre (ah ma allora ho capito bene). Mi dicono se la camera ti va bene ti chiamiamo noi per la conferma. C’è pure una ragazza che la vuole ma mio figlio preferisce i ragazzi. No, non è che non le piacciono le ragazze, solo dice lui le ragazze si lamentano sempre.

E intanto siamo qui in attesa, come d’autunno sugli alberi eccetera eccetera.

faccio cose

Un vento oggi in Paese Basso che non si vive.

Piove e gli oriundi attendono che passi incollati ai tronchi degli alberi. Perché poi col vento passa. Io che non sono oriundo cammino come un cretino con l’ombrello. Ma sono un cretino, e il vento cambia sempre direzione, l’ombrello si apre al contrario, e dopo aver smadonnato penso che forse era meglio aspettare incollati ai tronchi degli alberi. Scopro questa cantante che si chiama Emiliana Torrini che però è islandese. Viene qui a suonare tra poco. Non mi piace. Cioè, è brava, ma non mi piace. La mia padrona di casa si lava i capelli rossi ingelatinati nel lavandino della cucina. La mia padrona di casa mi dice che la casa è in vendita e allora fra poco devo andare via da qui. Siccome è in vendita, e siccome la mia padrona di casa è un agente immobiliare, conosce tutti i metodi per vendere la casa. La casa per essere venduta, mi spiega, deve essere quasi vuota, che pare più grande. Così mi entra in camera e mi svuota la camera, nasconde tutto, con la promessa di mettere di nuovo tutto a posto, col risultato che non trovo il mio libro di Cappelli ma trovo un vaso di fiori viola sul comodino. Che non è mio, il vaso, e lo devo restituire. Col vaso che perde terra da sotto.

La lavatrice gira. Stiro le camicie.

scrivo un post come questo circa ogni sei mesi

Scrivo un post come questo circa ogni sei mesi, ogni volta cioé che mi pongo la stessa domanda, la quale sarebbe all’incirca: mi prendesse un colpo in questo momento, e qualcuno mi volesse cercare, c’é qualcuno che saprebbe dove cercarmi? Siccome mi rendo conto che praticamente No (la babbiona, non vedendomi, potrebbe pensare che sono andato a fare una vacanza, e il puzzo del mio cadavere potrebbe essere scambiato per avanzi di cucina cinese dai cinesi qui presenti) allora mi ricordo che forse dovrei notificare il mio indirizzo a qualcuno. Io adesso mi verrebbe di continuare la discussione dicendo qualcosa tipo By the way, e poi bla bla bla, ma non so quanto possa essere giusto mescolare inglesismi e lingua italiana, e soprattutto non so come possano essere recepiti all’ignaro lettore che viene dallo stivale. Perché da queste parti si mastica eccessivamente inglese, e ad un certo punto le parole italiane vengono meno.Non so come dire: vengono meno. Ma soprattuto, un By The Way detto in Italia potrebbe essere preso come un arroganza modernistica, mentre qui diventa una scorciatoia per non affaticare il cervello nello switch (arieccoci) continuo da una lingua all’altra. Non so se mi spiego. By the way, parlando di case, ho deciso che voglio andare a vivere in campagna. Voglio la rugiada che mi bagna. Ieri si era fra i campi incredibili di tulipani, e una settimana fa zompettavo felicissimo in un bosco. Qui del resto la campagna non é mai troppo estrema, ché il Paese é piccolo (la gente NON mormora) e si é sempre – sempre – a quindici/venti chilometri da una cittá, da tutti i suoi orpelli che non possiamo farne a meno, di centri storici vissuti, eccetera eccetera. Voglio andare a vivere in campagna. Staremo a vedere.

ci ho pensato tante volte

Ci ho pensato tante volte e ci ho pensato anche ieri pomeriggio, mentre sgambettavo in pantaloncini corti nel boschetto che lambisce la mia nuova casa. Ci ho pensato mentre correvo lungo questo sentiero fangoso sotto una cupola di foglie fitte e verdissime, fiancheggiando la linea della ferrovia e spaventando i pesciolini nei canali. Ho pensato: mi prendesse un colpo in questo momento e cadessi per terra, chi lo saprebbe? Cadessi nel canale e affogassi in questo momento, chi saprebbe dove venirmi a cercare? Qualcuno sa che sono in Paese Basso, e qualcuno sa in quale paesino mi trovo, ma nessuno conosce l’indirizzo esatto, o come arrivarci. Nessuno. Passerebbero giorni, come i pensionati che si decompongono ad agosto negli appartamenti delle cittá e poi li scoprono dopo tre mesi. Che poi i pensionati, almeno, sono registrati al Comune. Io nemmeno quello. Il mio padrone di casa, il biondo facinoroso, non mi ha nemmeno chiesto i documenti. Ho detto come mi chiamo ma potrei benissimo chiamarmi Matthew, o Ludmillo, o SegreteriaTelefonica. In teoria non esisto. Lascio impronte di scarpe sul sentiero fangoso, ma sono piedi che in teoria non esistono.

Ancora ricordo la prima volta che mi successe di pensare sta cosa – e la ripeto sempre, e sono un po’ ripetitivo – quando sei-sette anni fa stavo trascinando la mia valigia con le rotelle scassate sotto ad un ponte, nella periferia di Londra. Nemmeno io sapevo dove mi trovavo esattamente. C’erano i cartelli del Comune che dicevano: non avere paura delle pistole nel tuo quartiere! Avevo appena lasciato una casa e cercavo l’indirizzo di quella che sarebbe stata la mia nuova dimora per i prossimi dieci giorni. Ricordo che c’era una pozzanghera ovale sull’asfalto. Avevo una camicia verde infeltrita e scarpe scomode. Poi in seguito fui contento di raccontare del ponte, della valigia scassata e della pozzanghera. Anche adesso, potrei parlare di altro, e invece vai a capire perchè, parlo di questo.

ma che simpatia

Sto cercando casa su in Olanda. Questa è una ricerca disperata e senza sosta. Rispondo a decine di annunci e ricevo rarissime risposte. Una delle poche risposte mi arriva ieri da un cinese, che d’ora in poi chiameremo il Cordialissimo Cinese. Ecco la traduzione della mail del Cordialissimo Cinese.

Caro Rafeli,  
potresti dirmi qualcosa di più su di te? Sei quel tipo di ragazzo/ragazza che hanno sempre bisogno di compagnia? Noi in questa casa siamo molto indipendenti l’uno dall’altro e ci piace fare le cose ognuno per conto nostro. Sei un maschio o una femmina? Per quanto tempo ti servirebbe la camera? A presto.

Caro Cinese Cordialissimo,
io non sono affatto quel tipo di ragazzo/ragazza che ha sempre bisogno di di compagnia, ci mancherebbe altro. Io sono un ragazzo, dove per ragazzo si intende un maschio. Come si dice maschio in cinese? Non lo so. Per il resto, io non ho sempre bisogno di compagnia, anzi, se vedo qualcuno in casa mi spavento tanto e corro a piangere sul letto sbattendo i piedini. Alle volte, per evitare di vedere persone in casa, entro in camera dalla finestra e non mi cibo per settimane intere. Cordiali (poco cordiali, intendiamoci) e virili saluti.