cose 29novedieci

La lavatrice era piena da due giorni di robe bagnate non mie. E in tutta la casa non c’erano vaschette di plastica di quelle vaschette che di solito si usano per metterci dentro la roba bagnata che non sai di chi è. Le ho messe nella cassetta della frutta.


Il gatto di questa casa ha un nome che ho dimenticato. Ci prova sempre, ad entrare nella mia camera mentre sono girato dall’altra parte. Avanza lentissimo ma non può evitare di far rumore con le unghiette sul parquet.

Dice che brutta cosa la globalizzazione. Sì ok ma intanto  stasera io bevo Salice Salentino comprato al supermercato dietro l’angolo.

Il coinquilino guarda la partita in tv gonfiando palloncini di plastica da una bomboletta, e poi se li sgonfia in bocca. Dev’essere una droga che non conosco. Fanno goal mentre lavo i piatti.

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il blogoemisfero

Dopo aver letto i vincitori dei MacchianeraBlogAwards ho pensato: ma nessuno nota niente? Non vi dicono nulla questi vincitori? E a voi studiosi della blogopalla, non vi dicono nulla sullo stato attuale della blogopalla?

Quanto omogenei siano i vincitori – soprattutto politicamente – nessuno lo nota? Insomma tra i vincitori si trovano tutti quanti in fila Spinoza, Gilioli, Nichi Vendola, Virzì, Repubblica, Leonardo, Metilparaben, Marco Travaglio.

Nessuno lo nota questo arrotolarsi attorno al proprio ombelico? Ma davvero non vedete il problema se una parte di mondo viene totalmente ignorata? E’ una blogopalla o un blogoemisfero? Dice: sono i lettori che votano. Appunto! Proprio perchè votano i lettori, vi rendete conto cosa stanno diventando – nella media – i lettori della blogopalla? Quanto conservatori e omogenei e prevedibili – e di conseguenza manovrabili – stiano diventando? Come si fa a non porsi il problema?

Quello che vedo, sapete cosa vedo? verdo un cane, di quei cani che si stanno per acciambellare sul pavimento e allora cominciano a girare in cerchio per trovare la posizione giusta – solo che questo cane che è la blogopalla gira all’infinito su se stesso, gira gira e in questo infinito girare assapora soltanto la puzza del suo culo.

tra le diverse possibilità

Tra le diverse possibilità alla fine mi è rimasta in mano solo quella della casa nel nanovillaggio. Questa è la mia prima notte nella casa del nanovillaggio. Passano gli autobus fuori dalla finestra e ragazzine urlano in scooter alle nove di sera. Un gatto vuole leccare lo spazzolino da denti che ho lasciato in un angolo. Gli faccio Pss! in olandese e quello capisce e si spaventa. 

ci sono tre film

Ci sono tre film che ho visto ultimamente e di cui devo scrivere. E se ne scrivo non é perché sono bravo a scrivere di film, ma per due motivi che sono nell’ordine, NumeroUno: per ricordarmene, casomai col tempo dovessi dimenticare e NumeroDue: perché scopro sempre più che mi piacciono film sfortunati, che sarebbero pure commerciali ma non hanno avuto successo, e se magari qualcuno li ha visti e lo scrive qui sotto io lo so e mi sento meno estimatore di film sfigati che non hanno avuto successo.

The Savages. Scoperto su wikipedia perché l’attrice principale ha ottenuto la nomination all’Oscar.
Film realista, dove la gente davvero apre il bagagliaio dell’auto. Scritto benissimo, attori credibili. Perfino il gatto.

Away we Go. Sceneggiatura di Dave Eggers – e già basterebbe questo – bello tutto senza esclusione, bella pure la locandina. Se è piaciuto American Beauty, questo è un altro film di Sam Mendes che regge il paragone. Il mio problema è che mi faccio raccontare l’America dai film di Sam Mendes e finisco per farmi un’idea sbagliata. Forse. Nel film c’è una donna incinta, c’è il viaggio, c’è l’ansia di non sapere dove stare a vivere.

Sono fotogenico. Mica lo sapevo che in un film poteva esserci Pozzetto e Edwige Fenech come protagonisti principali con invece – in ruoli minori – Gassman padre, Tognazzi padre, e Monicelli.

dice che in spagna

Dice che in Spagna vorrebbero vietare il “balconing” questa cosa per cui i ragazzi a Ibiza tornano in albergo e si lanciano dal balcone talvolta per morire. Dice che lo vogliono vietare che non sta bene.

Io quando penso a uno che si lancia dal balcone per divertirsi e poi muore mi pare di intravedere nelle maglie intricate della realtà moderna finalmente la giustiza del mondo. Che il mondo è giusto.

Voglio dire, lasciamo perdere per un momento il prete che deve fare l’omelia al funerale del balconato, e all’imbarazzo che può provare il prete nel girare attorno al fattaccio senza affrontarlo mai, e lasciamo perdere per un momento i parenti che non potranno dire “era tanto un bravo ragazzo, spigliato, intelligente”.

Lasciamo perdere tutto e pensiamo: si lancia dal balcone per divertimento (virgola) muore. Mi pare che fili benissimo, ci vedo l’ordine del mondo che si manifesta, mi pare che è così che debba andare, mi sembra assolutamente accettabile.

E invece No. Ché quelli glielo vietano.

Attenzione che non è come vietare la guida da ubriachi, ché in quei casi fai del male pure a chi stiri sotto la tua automobile. No Qui ti fai male solo tu, a meno che non ti lanci sulla testa di qualcuno. Al limite sporchi di sangue il pavimento o la piscina dell’albergo, ma icosa vuoi che sia, in un’ottica globale mi pare anche accettabile.

Quelli glielo vietano, invece. Ecco che l’ordine mondiale viene interrotto. Ecco la nota stonata. L’altro giorno hanno chiuso un bar dove i ragazzi per gioco si incendiavano le braccia. L’hanno chiuso. Ma perché? Per interrompere l’ordine mondiale? Voglio dire, sentite il flusso della logicità come scorre dolce e giusto: Giacomo si incendia il braccio per gioco, Giacomo ha il braccio ustionato. E invece No. Ma guardate che non è cinismo eh, è proprio che si sente la nota stonata. È proprio che bloccare l’ordine del mondo poi crea problemi dopo. Chè magari loro credono che vietare il balconing quelli smettono di essere subnormali? Si interrompe forse immediatamente la loro subnormalità? No, non si interrompe, quella – la subnormalità – invece progredisce e matura. Magari prolifica pure. E la colpa poi è tutta vostra.

anche quest'anno, a grande richiesta

E anche nel 2010 siamo di nuovo alla ricerca di una casa. Trasloco numero 5 o 6, non ricordo più, ho perso il conto. Tra due settimane devo andare via da questa camera. e ancora non ho nulla di sicuro.

Il meccanismo è sempre uguale, rispondere ad annunci e poi andare a vedere le case facendo il simpatico tutto il tempo sperando di essere preso fra le decine di pretendenti. Come un colloquio di lavoro, solo che non vinci un lavoro. Breve riassunto delle case viste fino ad ora:

Mansarda terzo piano.
Tetto spiovente e finestra obliqua che se la apri e ci infili la testa, la tua testa sbuca fra le tegole del tetto. Ci vivevano due ragazze. Dicevano di essere francesi, poi si scopre che una di loro è  invece della provincia di Bari. Io tutto il tempo a cercare di capire se fossero una coppia, mi pareva evidente di Sì, eppure non potevo chiederlo. Fosse stato vero ok, ma non fosse stato vero, insomma, meglio evitare di dire Ah, No, Sai, Pensavo.

Palazzone in ghetto islamico.
Il potenziale coinquilino è uno studente nigeriano che appena arrivo mi dice aspettami di là che ho da parlare con il mio amico. Io seduto in poltrona li ascolto che scherzano per venti minuti. Quindi viene da me ed esce fuori che l’affitto sarebbe illegale ma non è poi così importante. Io noto che usa quella stanza come un’immensa scarpiera e mi distraggo un attimo quello già mi parla di crisi del credito mondiale e di ricadute sulla legislazione del paese barbaro. La casa però è pulita. Lui parla un inglese incomprensibile. Per dire “dutch” dice "dash"e io mi chiedo chi sono questi dash. Gli dico che se resto senza niente magari lo richiamo. Lui mi dice vabbene, però non ti garantisco nulla.

Casa in vendita.
Mansarda in questa bella casa in zona molto triste della città. Ci sono alberi e mattoni e parchi giochi per bambini. La casa è bella, la stanza sarebbe bella, epperò c’è un dettaglio, la casa è in vendita, non si sa come non si sa quando, e però se la vendono ti danno un mese per andare via. Guarda – dico alla ragazza che mi pare pure simpatica ed è fidanzata con un italiano, a me va benissimo. A proposito, mi vendi questo tavolo? le chiedo. Lei mi dice ti richiamo domani ti faccio sapere. Sulla porta mi parla del suo ragazzo italiano laureato in Storia che non riesce a trovare lavoro in Paese Basso e mi chiede come invece ci sono riuscito io. Il giorno dopo non mi chiama ed io penso che sembrava simpatica, forse non lo era per niente. Poi invece mi manda un messaggio mi dice c’è un imprevisto, forse la casa la vendono subito e non si affitta più. Però non è sicuro, appena so qualcosa ti faccio sapere. Si attende.

Stanza in nanovillaggio.
C’è questa camera grandissima col parquet tutto nuovo, ampia finestra e grandi mobili. Costa pure poco. Però è infilata nella periferia di un piccolo villaggio sperduto nel nulla del Paese Basso, circondato da laghi e boschi e sterpaglie. La padrona di casa mi accoglie sulla porta con il marito. Entrambi mi paiono sporchi e decadenti, ma la casa è pulita. Lei in particolare puzza di un profumo orrendo che si è messa addosso. Nella camera ancora da sistemare c’è un materasso ad acqua e una lampada solare, quelle cose che vedi alle televendite e che pensi non se le compra nessuno, e invece. Io dico la camera mi va bene ma senza sto coso ad acqua e lampada solare,. Loro mi dicono E’ ovvio che non te lo diamo il materasso ad acqua,  cosa ti credevi, e me lo dicono  sprezzanti come se non capissi le finezze loro nel gestire l’arredamento. C’è pure un gatto. La padrona di casa è lei, ma in casa ci vive invece il figlio, che paga a lei l’affitto (il figlio paga l’affitto alla madre? Non chiedo di nuovo ma ho capito così). E mi dice che la casa resta a lei fino a quando il figlio non diventa abbastanza grande da fare un mutuo con la banca e comprarsi la casa dalla madre (ah ma allora ho capito bene). Mi dicono se la camera ti va bene ti chiamiamo noi per la conferma. C’è pure una ragazza che la vuole ma mio figlio preferisce i ragazzi. No, non è che non le piacciono le ragazze, solo dice lui le ragazze si lamentano sempre.

E intanto siamo qui in attesa, come d’autunno sugli alberi eccetera eccetera.