I don't believe that anybody feels the way I do (about you now)

Pare che i crucchi siano ariani e che gli ariani siano bianchi, e che di conseguenze i crucchi siano da definirsi di razza bianca.

Spetta spetta, cerchiamo di non essere precipitosi.

Diciamo le cose come stanno, i crucchi in verità sono rosei. Sono rosa, rosacei, rosati, sono del colore dei maialini. Sono del colore del neonato che ha caldo. Sono un popolo rosa maialino col ciuffo biondo come paglia bagnata. Sono maialini che hanno infilato la testa nella paglia bagnata. Poi ci sono pure quelli che sono bianchi per davvero, ma dopo mezza birra diventano subito rosacei – pure loro – e così si uniformano al gruppo. Poi ci sono anche quelli neri, ma i maialini possono anche essere neri, e quindi niente, la teoria traballa un po’, ma regge.

La quotidianità mi porge certe pillole di amarezza che uno pensa Chi L’Avrebbe Mai Detto, che avrei dovuto ingollare siffatte pillole di amarezza. Per esempio, l’autoradio.

Cosa gli ho fatto non lo so spiegare – al mio autoradio – ma adesso lui si sintonizza automaticamente su qualsiasi stazione radio dove si trasmettono informazioni sulla viabilità. Se ascolto un cd o altre stazioni, all’improvviso lo stereo si blocca  e viene posseduto dal Demone Della Viabilità che  comincia a borbottare in crucco frasi sulle strade, sulle code, sugli incidenti. Uno potrebbe pensare: bene, è una cosa utile. Il fatto è che di tutto sto borbottare ci capisco solo la metà della metà di tutto quello che viene detto. Ad esempio, capisco: strada, coda, pioggia, tre, domani, probabilmente, buona serata. Oppure le stesse parole, ma in ordine diverso. Loro – i crucchi rosa – hanno queste strade bellissime, larghissime, dove non succede mai nulla di grave. Però loro son precisi, e se pure una mosca si è storta la zampina fra la A3 e la A42, loro su sta cosa ci fanno un notiziario e lo mandano in onda, con tanto di intervista all’insetto infortunato. Il notiziario normalmente interrompe le mie performance vocali di misero cantante di automobile. E l’interruzione arriva così, all’improvviso.

Dopo dieci ore di culo seduto a scribacchiare la mia tesi, entro in macchina e comincia lo show. E dopo dieci ore di culo seduto – per diamine – la possibilità di poter sbraitare today is gonna be the day trallallero trallalà to you assieme con Liam, è una grandissima e solenne goduria, che non va interrotta per nessun motivo. Se poi arrivo al punto di and after aaaalll, you’re my wonderwaaall e proprio in quel preciso momento lo stereo si azzittisce per far posto al radiocronista crucco che inizia a dire “coda, due, domani, temperatura, coda, buonasera” allora io, che in quel momento ero galvanizzato sulla aaaaa di  wonderwaaaaalll non è che mi fermo. Nossignore, non mi fermo, continuo. Però ad urlare la aaaaaa da solo, senza Liam a farmi da supporto, il risultato non è lo stesso. Sembro un capretto inculato da un pastore sardo nelle campagne rocciose di Oristano. E non è bello per niente.

Per lo meno, con la metrica ci sono dentro.

Today, is gonna be the day
trallallero trallallà to you.
By now you should’ve somehow
trallellero trallalà to do.

(per chi ha l’invito, oggi ho scritto un qualcosa anche qua.)

Update:
perché si chiama Kyrill? La spiegazione – signorimiei – é stupenda. Fra poco é S.Valentino: regalate un anticiclone alle vostre amate. Un anticiclone é per sempre.   

molto oltre "the pen is on the table"

La Crucchina, mia allieva di italiano, chiude una mail con queste parole:

Vabbé, proveró di mandarti un messaggio.
A presto, ciao!


Ricordo di aver speso venti minuti, facendo il vagabondo per strada con lei, per spiegarle i molteplici significati della locuzione “Vabbé” e lei – santo iddio – ha capito. Queste sono soddisfazioni, altro che.

Qual´era quel famoso filosofo che teneva le sue lezioni passeggiando per strada con gli studenti? Platone? Aristotele? Non me lo ricordo, cazzeruola, non me lo ricordo.. Facciamo che era Plastotele, cosí non sbaglio. E se poi era Socrate che figura di merda é? Allora vada per Soplastotele, e non se ne parla piú. Di sicuro non era Epicuro, che quello giustamente aveva inventato la filosofia epicurea e se andava per strada era per andare a puttane. Poi c´era Eraclito, quello che “non ci si puó bagnare due volte nello stesso fiume” ma questa la sa pure un Genoveffo qualsiasi del Grande Fratello e a citarla non ci fai bella figura.. E poi c´era Battiato, quello che continuava “né prevedere i cambiamenti di costume”. Ma siccome sono ampiamente uscito fuori tema, é molto meglio se metto la retromarcia e torno indietro.

Dicevo, Soplastotele.

Da bravo Soplastotele dei giorni nostri le ho spiegato per bene tutti modi possibile con cui può essere usato il “Vabbè”, Vabbè per dire che “va bene”. Vabbè per dire “allora”. Vabbè-Vabbè per dire “fai come credi”. Vabbè per dire che “va male” (accezione femminile). Vabbè per dire qualcosa quando non sai che cavolo dire. E lei ha capito. Siccome ha funzionato, le prossime lezioni saranno dedicate ai seguenti argomenti:

– Il  Mannaggia
– Il  Cheppalle
– Il Vaffanculo con la variante Fanculo
– Il  Mava’
– Il  Mannò
– Il  Massì
– Il  Maddai

Qua fuori c’è un vento assurdo che fa volare via le biciclette. Per la prima volta nella mia vita mi sono trovato ad aver paura del vento. Da dietro alla finestra continuo a bestemmiare con frasi inefficaci del tipo “vento del cazzo” o “vento porco” oppure “vento bastardo” o “vento vento delle mie brame” ma niente, non funziona, il vento continua a soffiare. Sto cazzo di vento di merda, non mi ascolta. Poi ho capito. Eccerto che non mi ascolta. Non lo sto chiamando per nome. Si chiama Kyrill, si chiama. Allora ascolta Kyrill, fammi il piacere, smettila.

(questa foto dice tutto)

guardo il mondo da un oblò pisciando un po'

Il soffitto obliquo di questo bagno è stato progettato per esseri umani inferiori al metro e settanta di altezza. Gli altri – come per esempio il sottoscritto – possono aprire il finestrone e pisciare con la testa direttamente fra le tegole del tetto. Posso anche evitare di aprire il finestrone, ma la mia faccia resta comunque ad un centimetro dal vetro, come se stessi spiando la signora di fronte, ma non sto affatto spiando affatto la signora di fronte, sto solo pisciando. Signora di fronte, stia tranquilla, non la sto spiando.

Poi per esempio potrei fare il simpatico, ma non ho voglia di fare il simpatico, ho solo voglia di parlare dei gatti.

I gatti sono tanto belli e fanno le fusa. E fin qui.
I gatti se acchiappano un topo non lo mangiano subito, lo tramortiscono con qualche zampata e poi dopo ci giocano. Se il topo non si muove più, se sembra morto, allora gli danno un colpettino con la zampa per farlo muovere. Appena il topo si muove – se non è morto – ecco che il gatto di nuovo ci salta sopra e lo ferma. Topo Topino! Dove credevi di andare? Se il topo non si muove più, il gatto di nuovo con la zampetta cerca di convincerlo a fare qualche movimento. Quando il topino fa un passetto, Zac! di nuovo il gatto con le unghie gli salta addosso. Prima o poi il topo muore, ma il tempo che passa è lunghissimo, soprattutto se stai dalla parte del topo.

Tu adesso lo sai che sto parlando con te. Non fare finta di niente, non ti girare dall’altra parte, che sto parlando con te. Sai pure che probablmente ti chiederò scusa per queste righe, ma dopo. Per adesso le lascio lì, che magari ci credo di più.

E poi potrei anche fare il simpatico, ma nelle ultime ventisei ore ho pronunciato soltanto un “Ciao” a voce roca e quindi che cazzo racconto. E mi fa male la testa. E poi ho fame. E piove. 

Forse potrei parlare dei Bonobo, che parlare dei Bonobo funziona sempre, se uno ancora non sa cosa sono i Bonobo. Cosa sono i Bonobo? La risposta la si trova in questo video qua (dopo il primo minuto, però). Il video è in spagnolo, ma si capisce tutto ugualmente. Mi raccomando,  che nessuno si senta chiamato in causa da questo video, perché com’è noto l’uomo non deriva dalla scimmia, il Sole gira attorno alla Terra e per fare un tavolo ci vuole un fiore.

P.S. certo che a leggere sto blogghe vi iniettate nel cervello una tale cultura che neanche dieci Cecchi Paoni messi in fila potrebbero fare di meglio.

Nevvero?  

sistemarsi agitarsi mettersi dritti sulla sedia

Sono seduto davanti ad un enorme fotografia di Bono degli U2, che giovanissimo e coi capelli orrendi punta il dito verso di me come per dire “Hey tu”.

Allora sollevo il bicchiere di Guinness nera con la schiuma spumosa e compatta e gli dico: “Alla tua, BBono”. Non mi risponde, è solo una fotografia. Faccio un sorso piccolo e lo faccio apposta ad alzare troppo il bicchiere così mi sporco il muso di schiuma spumosa e compatta, e così dopo posso tirare fuori la lingua e leccarlo, sto muso sporco di schiuma spumosa che c’ho.

Il tempo libero cosa faccio.

Con lo zainetto sulle spalle cammino per le strade di sta città con l’unico obiettivo di stancare le gambe, e di solito alla fine ci riesco. Voglio stancare le gambe per provare a stancare i pensieri, ma i pensieri non si stancano, si stancano solo le gambe, i pensieri al massimo si accartocciano.

Pazienza.

Poi quando le gambe sono stanche e i pensieri sono accartocciati a sufficienza (e si sono anche moltiplicati, perché nel frattempo si sono aggiunti i pensieri gambe stanche gambe stanche oppure fare pipì fare pipì) e quando le guance si sono indurite per il freddo che fa, allora entro dove capita, chiedo una birra e mi siedo dove c’è abbastanza luce per leggere. Oggi è stato il turno di un Irish pub, con le foto di Bono e tutto il resto, che fanno tanto Irish e tanto Pub. Apro il libro con la luce di una candela sul tavolo e a piccoli intervalli spio le facce dei presenti. Il libro di questi giorni è (prendere appunti)  L’Amante di Abraham Yehoshua, scrittore israeliano. Ho scoperto che tutti gli scrittori ebrei sono più o meno di mio gradimento. I miei amici ebrei, invece, sono molto meno simpatici. Funziona sempre così, la simpatia è una coincidenza, un incidente, un evento fortuito. Per quanto mi riguarda, poi, l’aggettivo simpatico ha pure un non so che di dispregiativo, ma se approfondisco sto tema poi non ne esco più e allora lasciamo perdere.   

Comunque.

A star seduto su alti sgabelli di pub, con la candela sul tavolo e un libro aperto davanti, e se poi quel libro è capace di farmi sorridere un po’, allora succede che quasi quasi mi innamoro di me stesso, ché davvero sono un amore con la luce della candela e l’aura misteriosa di quello che legge ma chissà cosa legge, seduto sullo sgabello col muso schiumato e spumoso.

Ma spostando l’attenzione dal mio ombelico a tutto il mondo circostante.

Oltre al vetro del pub vedo una macchina ferma al ciglio della strada, in un posto dove non si può parcheggiare. C’è una ragazza – dentro – che resta ferma al buio. Dopo qualche minuto dall’altro lato della strada arriva un’altra ragazza – bionda e saltellante – e si dirige verso la macchina. La tipa che sta dentro accende la luce e allora le si vede la faccia.

Ecco, c’è questo momento quando in macchina sta per entrare qualcuno che ti fa piacere, che in quel momento – poco prima che la persona che ti fa piacere sia entrata – che chi sta già dentro si sistema meglio sul sedile, si tira su’, si agita, si muove, ride, si sistema. Quel momento. Si capisce quale momento intendo? Il momento del poco prima. Quel momento. Si capisce? Insomma, quello.

Ecco, mi piace questa cosa, questo momento, questa metafora, questo passare del torpore che c’è prima al SistemarsiAgitarsi che c’è dopo. Mi piace pensare pure che a volte non si vede l’ora di SistemarsiAgitarsi per qualcuno che forse arriva e forse No. Il sentimento del SistemarsiAgitarsi, si capisce? Quel sentimento lì, ecco cosa voglio dire.

Mi sa che non si capisce.
Faccio basta che è tardi.

quando le scuse le avete proprio finite tutte tutte

(care signorine)

allora per giustificare un paio di corna potete tirare fuori questa, che come scusa é avvallata da scienziatoni con tanto di cervello, con trecento lauree appese ai muri di casa che i muri di casa non bastano piú, e che si sono spaccati per partorire sto studio scientifico e che adesso che l´hanno partorito siamo tutti piú contenti e soddisfatti.

Ovviamente non sono affatto sarcastico, ché io a ste cose ci credo, e non potrei fare altrimenti con tutto il mio bagaglio di cultura scientifca che mi sono autoinculcato dopo numerosi anni di Culo Seduto su Sedia Dura di Legno, metodo didattico che alla Montessori gli fa il baffo e la permanente. Tra l´altro sono appassionato di evoluzionismo e di etologia da quando avevo sei anni e passavo i pomeriggi fra le cacche di anatra, e quindi ste cose ci credo e vorrei proprio averle scritte io, peró mannaggia non le ho scritte io, visto che i muri di casa mia attualmente non c´hanno manco una laurea appesa, e pure quella che avró tra qualche mese credo che verrá utilizzata solo per farci un aereoplanino da lanciare giú dalla finestra.

Aperta Parentesi.

Dalle mie parti gli aeroplanini di carta venivano lanciati solo dopo aver alitato sulla punta. Perché? Non mi sono mai dato una spiegazione per questo alitare sulla punta. E soprattutto, lo facevano i bambini di tutta Italia o solo i terronici dello sperduto Sud Est?

Chiusa Parentesi.

Anzi facciamo cosí, chiuso tutto.

per esempio i gatti c'hanno qualcosa come sette vite

vita più, vita meno.

Io invece mi trovavo qualche mese fa in condizioni alcoliche indescrivibili, con la lingua patinata di rum e la traiettoria sbilenca che dicevo cazzate e facevo finta di divertirmi. E in tutto sto contesto di bicchieri vuoti e vesciche esasperate mi sono ritrovato alla corte di un essere femminile che più e più volte aveva fattomi capire che lei – questo essere femminile – era davvero ben disposta nei miei confronti. Queste dimostrazioni di affetto a quattro centimetri di distanza dal mio naso io le avevo subito capite, e avevo capito pure le intenzioni sottostanti, ma forse lei credeva che io non le capissi e allora insisteva e insisteva e insisteva.

Trovatomi in condizioni alcoliche indescrivibili (oggi mi piace scrivere così: trovatomi, fattomi, essendomi…) e avendo incontrato sulla mia strada l’essere femminile di cui sopra, mi sono limitato a tastare un paio di volte la disponibilità per poi sparire subito dopo, non ricordo se con la scusa dell’apribottiglie (probabile) o se con quella dell’alieno che mi parla da Marte con un microchip impiantato nell’orecchio, o con quella del pinguino schizofrenico che mangia noccioline lanciandole in aria con le ali che mi aspetta a casa con le ali rotte per farsi lanciare le noccioline da me. Boh. Non ricordo, comunque è certo che sono sparito, complice anche lo stato alcolico e non ultimo il famosissimo magone della Primavera storta che poi è diventata estate, poi autunno e poi inverno e che se aspetto ancora un po’ fa tutto il giro e ricomincia daccapo.

Ma il punto non è questo, il punto è un altro.

Il punto è che adesso vengo informato che l’essere femminile di cui sopra è irrevocabilmente incinta. La fonte della notizia – che vuole restare anonima – non sapendo che io non ho per niente, diciamo così, “approfittato” della disponibilità dell’essere femminile, per fare il simpatico mi chiede via mail: ti devo fare gli auguri? Che simpatia, certi amici che ho. Gli dico: No, non c’è bisogno di auguri, io non c’entro niente.

Ma il punto non è neanche questo, il punto sarebbe un altro.

Il punto è che non c’entro niente, ma in teoria potrei c’entrarci, se per caso qualche mese fa avessi avuto la lingua molto più patinata di rum e la Primavera molto meno storta. E un pizzico di sbadataggine in più. E qualche pensiero in meno. E qualche centimetro cubico di cervello in meno. E qualche casella in cui mettere una crocetta in più.

Credo che il percorso di un giovane uomo sia costellato da un certo numero di donne potenzialmente incinte, che per un momento sono fertilissime, e che potresti essere proprio tu quello che fa il pasticcio. C’hanno l’ovulo che canta come le sirene di Ulisse. Però poi succede che il pasticcio capita a qualcun altro. E’ un proiettile che ti passa vicinissimo alla testa e senti pure il sibilo, ma poi finisce per colpire quello dietro di te, che stramazza al suolo. Questa cosa si chiama – con buona approssimazione – la misericordia di Dio. Grazie alla misericordia di Dio ho visto amici e fratelli fare gli auguri a ex-ragazze col bambolotto nel passeggino, e poi passare oltre con la faccia di chi sta pensando: poteva succedere anche a me, non è successo, ma poteva succedere.

I gatti c’hanno sette vite, ma il giovane uomo quanti ovuli è in grado di scansare? Non si sa bene. Tre? Quattro? Dipende. E’ il destino? Non è il destino. E’ una roulette? Non è una roulette.  E’ la misericordia di Dio, ecco cos’è. Quindi tutti insieme alziamo i nostri occhi al Signore e diciamo: Sia Fatta la Tua Volontà.

Sia fatta, senza fretta.