adesso piove ed hanno anche aperto le finestre

Adesso piove ed hanno aperto anche le finestre. Ma poco fa non si respirava. Sono dieci giorni che qui non si respira, piú o meno da quando ha iniziato a fare piú caldo. Il mio vicino di tavolo, uno studente francese che è qui per un tirocinio, ogni giorno verso le due del pomeriggio comincia ad emanare puzzo di sudore. Ogni giorno verso le due di pomeriggio. Non è che posso girare la sedia – ce l’ho ad un metro e trenta di distanza – e dirgli simpaticamente che puzza. Non sta bene, non è simpatico. Voglio dire, con amici cari e parenti potrei farlo, ma con lui proprio No. È giá timidissimo di suo, bofonchia le parole e inframezza le frasi con lunghissimi Eeeee, Oooooo che tra l’altro, trattandosi di un francese, non sono da intendersi come i nostri Eeee, Ooooo, ma un po’ diversi, perchè sapete che i francesi c’hanno ste vocali che stanno lì nel mezzo, non sono proprio come le nostre, sono degli ibridi che vai a capire come si scrivono, dovendole scrivere.    

Ma dicevo, è troppo timido, e se gli faccio notare una cosa del genere io giá me lo vedo che muore sulla sedia. Io giá me lo vedo che mi arrossisce tutto e poi mi esplode davanti preceduto da una serie di Eeeeee, Oooooo che ho giá detto non so come si scrivono, insomma avete capito, quelle vocali lá.       

La collega mi ha raccontato che il capo ha percepito il puzzo, mentre passava da queste parti, ma ancora non ha identificato il responsabile. Quindi adesso c’ho pure sto problema che devo fare capire a tutti che non sono io, l’emanatore di puzzo delle due del pomeriggio. La collega giá lo sa, spero che sparga la voce. Nel frattempo, per evitare fraintendimenti, quando vedo qualcuno avvicinarsi al mio tavolo diretto verso di me, io balzo in piedi e mi allontano, così se proprio vogliono parlarmi devono farlo in una zona neutrale esente dal puzzo, dove io magari mi avvicino il piú possibile per fare capire che, insomma, non sono io che puzzo.          

A proposito, questa è vecchia di due anni, la fanno anche in Italia? Fa ridere anche alla seconda visione, e mica è poco.  

ogni scarrafone

Scrivere, la scrittura – e di conseguenza la lettura – sono fra le cose che mi interessano di piú. Ne avevo parlato anche ai tempi dell’anatema moccioso, no? Ecco, magari a leggere tutti questi accenti sbagliati si potrebbe benissimo dire il contrario. La colpa in realtá è delle tastiere straniere che non contemplano gli accenti e che facilitano questi errori. E comunque l’ordine esatto sarebbe l’inverso. Dovrei dire: leggere, la lettura – e di conseguenza la scrittura – sono fra le cose che mi interessano di piú. Il blogghe in un certo senso è un esercizio di stile continuo che serve a lubrificare il flusso, a mantenerlo liscio e sbrilluccicoso come piace a me. Ma questa è un’altra storia.   

Dicevo, scrivere.  

Quante righe servono per giudicare male uno scritto? Credevo fosse un’operazione complicata dove ti devi armare del miglior oggettività possibile. E invece No. Per giudicare uno scritto bastavano davvero poche righe. Io non ci credevo, e invece.     

In questi giorni la Repubblica ha lanciato un’offerta chiamata ilMioLibro.it, dove chiunque può farsi stampare la sua operetta (dal libro di cucina al romanzo nel cassetto, annunciano). I romanzi nel cassetto fanno la parte del leone, a quanto pare. Io consiglio vivamente di farci un giro, si possono scaricare le anteprime dei libri in pdf e leggere le prime pagine. Facciamo a meno dei giudizi. Facciamo che copio e incollo qualche titolo e poi le anteprime – se proprio vi interessa l’argomento- ve le leggete voi. Io per una volta mi sento come Nanni Moretti e mi viene da urlare che le parole sono importanti, che le parole sono importanti, che insomma, per diamine, le parole sono importanti.

Per esempio. Per esempio. O per esempio.

basta pasta

Io lo ripeto sempre ai miei coinquilini: da quello che vedo da qui dell’Italia, da tutti gli stereotipi che circolano da queste parti, da quello che voi credete che sia l’Italia, dai vostri piatti di merda a forma di spaghetti che consumate tagliando il tutto con forchetta e coltello, dalla radio che quando manda canzoni italiane, manda il peggio del peggio, tipo canzoni Bocelliane mai sentite prima, ecco, se io fossi olandese, da quello che posso vedere da qui dell’Italia sicuramente l’Italia mi farebbe orrore, penserei mioddio l’Italia che orrore, non voglio avere niente a che fare con gli Italiani. 

Sta cosa volevo scriverla sul blogghe da tempo, ma avevo paura di non rendere bene l’idea di quello che volevo dire, e non volevo che poi passasse il concetto sbagliato. Poi oggi pomeriggio, passeggiando per Amsterdam – io e la Signorina – abbiamo incontrato questo camioncino dei gelati, ed io ho detto alla Signorina per favore fai una foto, per favore, cerca di prendere anche quel “MassiNo Ranieri” se puoi, che sto baraccone condensa tutto il mio rigurgito in pochi metri quadrati, che stavolta forse riesco a farla passare, quell’idea che c’avevo in testa e che non ero certo di riuscire a farla passare.   

No, dico, l’ho fatta passare?

(clicca per ingrandire)

decisioni prese in fretta

Micheal, uno studente americano di 17 anni, ha deciso di diventare una donna. La scuola lo vuole punire e allora i suoi compagni di scuola per solidarietá decidono di travestirsi tutti da donne. Bello. Commovente. Una buona notizia.  Micheal si infila la gonna, si annoda le perline verdi attorno al collo, e drammaticamente dimentica le sopracciglia.

apriamo la busta

Quindi il vincitore è “gatti ghey” che certamente non partiva fra i favoriti. Onore al merito.  Per il resto il premio della critica viene assegnato al genio sopraffino creatore di:

"come convincere la mamma della propria ragazza a farla salire con me con lo scooter?"  

Permettetemi di spendere due parole su questo capolavoro. In questa domanda, e nella sua grammatica contorta c’è tutta l’ansia del suo creatore, che dapprima parte ponendo la domanda in modo impersonale “la mamma della propria ragazza” e cioè un riferimento generico, e poi subito dopo vira verso il personale, lo specifico “a salire con me sullo scooter”. C’ è il genio e la frenesia di colui che non riesce a nascondere dietro la grammatica i desideri piú pungenti, non riesce a tenerli a freno e deve farli uscire fuori. Questa mescolanza di impersonale/personale potrebbe far pensare che l’autore desideri far salire sul suo scooter tutte le mamme del mondo, ma è chiaro che il suo obiettivo è preciso, è una mamma in particolare. Ah, l’audacia. 

Questo per quanto riguarda la forma. Per quanto riguarda invece la sostanza, il desiderio in se’ ha qualcosa di romantico e truzzo allo stesso tempo. Far salire “lei” sullo scooter. C’ è tutto un mondo dietro, e questo lo si capisce nella tua fase di vita da pischello. Se riesci a farla salire sullo scooter con te, è fatta. Poi tutto il resto viene dopo,  è automatico. Però siccome qui stiamo parlando di genio, il genio va oltre il prevedibile e aspira addirittura a portare la mamma della sua ragazza con lui (grammaticalmente ciò non è chiaro, dobbiamo solo supporlo attraverso la licenza poetica personale/impersonale), per portarla chissá dove. Dove la vuoi portare? Eh, ce lo dici dove? Vuoi fare le impennate con una mamma seduta dietro? E poi perchè chiedi consiglio a Google? Ci hai giá provato e le tue motivazioni non sono state sufficienti? Eh? E cosa ti credevi di trovare: un manuale dettagliato su come riuscire a convincere le mamme  a venire con te sullo scooter?

Grandissimo genio che non sei altro.

april nominees

Va bene, ammetto di avere giá la mia preferita in mente. Farò comunque finta di nulla per evitare di influenzare il voto della giuria. Le nomination tra le chiavi di ricerca del mese aprile 2008 sono le seguenti:  

– vasco trans      (*)
– basta cristina d’avena      (*)
– come convincere la mamma della propria ragazza a farla salire con me con lo scooter?   (*)
– modi per infilare i lacci nelle scarpe   
(*)
– gatti ghey    (*)
mi piace spiare mio cugino mentre piscia     (*)
– power point sentimentali     (*)
– roberto saviano cazzo     
(*)
– sposto il blog nel burundi    
(*)

Le urne sono aperte.

normale sarai tu

A Verona un ragazzo è stato preso a calci sulla nuca per aver rifiutato di offrire una sigaretta. Adesso è in coma. Non si conoscono ancora i responsabili – certamente prima o poi verranno fuori – ma il giorno che li troveranno si metteranno a discutere su come punirli, quanti anni e quante attenuanti e quante aggravanti.    

A me non importa nulla se quando li acchiappano decidono di dare tre oppure quindici anni. Un anno oppure cento. Non me ne frega niente. Questo è un dettaglio irrilevante. Il punto è: quelli erano in gruppo e hanno ridotto in coma un ragazzo solo per una sigaretta. Nessuno di loro si è pentito e si è presentato alla polizia. La polizia dichiara che gli aggressori erano ragazzi «normali, cioé senza simboli che possano richiamare gruppi estremistici». Allora sapete cosa? Normali una cippa.     

Vi pare sempre tanto scontato puntare il dito verso il fascista con la testa rasata, che picchia perchè è un fascista, o contro l’autonomo dei centri sociali che distrugge perchè viene dai centri sociali, o contro il rumeno che ruba perchè cosa vuoi che faccia, tanto è un rumeno. Se invece adesso sono dei «ragazzi normali» a fracassare il cranio ai passanti, allora io voglio che si faccia anche per loro una bella analisi approfondita. Li dovete prendere – e tanto prima o poi li prendete – ma poi quando li trovate voglio sapere tutto. Tutto, capito? Che tipo di musica ascoltano? Come vestono? Vestono «normali»? In che senso «normali»? Vestono firmato oppure No? Indossano occhiali da sole griffati? Datemi il nome. Scrivetelo dove tutti possano leggerlo. E che musica ascoltano? Perquisite le loro camere da letto: leggono libri? Sì oppure No? Io voglio sapere tutto. Come andavano a scuola? Che aspetto hanno le loro fidanzate? Quelle presenti e quelle attuali: ditemi tutto. Vanno in giro coi tacchi? Senza tacchi? Con le meches ai capelli? Senza? Truccate o al naturale?      

Io voglio che si dia una forma dettagliata a questa «normalità» che riesce a fracassare un cranio.          

Come trascorrono le serate? Vanno in giro a fare cosa? Esattamente cosa? La sera se ne vanno a teatro, a passeggiare per le vie del centro, vanno in discoteca: dove vanno? E che livello di istruzione hanno? Dobbiamo prendere appunti, dobbiamo scrivere tutto. Cosa guardano in televisione? Quali sono i film che apprezzano? Votano alle elezioni? E chi votano? Scriviamo tutto, registriamo tutto, porca miseria.          

Che tanto lo sappiamo bene come agiscono questi personaggi, ogni cosa la fanno in branco. E allora succede che le cose che piacciono ad uno, piacciono per forza a tutti. Allora io voglio sapere quali sono queste cose, e dovete andare in giro a pubblicizzarle, tutti devono sapere che tipo di gente è, quella che si veste in un certo modo, che frequenta certi posti, e che vota certi personaggi, che voi chiamate «normali». Comprano le suonerie per il cellulare oppure No?

io c'avevo bisogno di fermarmi un attimo

Io c’avevo bisogno di fermarmi un attimo che a pedalare col peso della signorina seduta dietro – la Signorina in questi giorni è qui– e poi anche tutto il peso delle buste dei miei acquisti del fine settimana, tutto insieme al peso della bici, ero sfinito e le gambe non ce la facevano più. Ci siamo seduti alle poltrone di un bar all’aperto, con la piazza assolata piena zeppa di gente sorridente e la pinta in mano. Pochi metri più in là tre ragazzi giocavano a Jenga, questo gioco che si devono costruire delle torri coi mattoncini di legno e poi il primo che provoca il crollo della torre paga da bere a tutti. Questa cosa del pagare da bere era una regola aggiunta da loro, abbiamo scoperto in seguito. Lo abbiamo scoperto perchè quelli avevano notato che noi li stavamo spiando, e allora hanno avvicinato il tavolo alla nostra poltrona e ci hanno coinvolto nel gioco. Eravamo a giocare alle torri di legno in un bar di un paese straniero con tre sconosciuti. Un paio di giri di birre più tardi ci avevano invitato a casa di uno di loro, la casa del Ciccione Alto, per una cena a base di Sushi. Io non ci volevo andare, e la Signorina nemmeno ci voleva andare, ma questo lo avremmo scoperto solo il giorno dopo, quando io avrei detto: «Ma io non ci volevo andare, a casa di quelli!», con la Signorina che avrebbe subito risposto «E nemmeno io ci volevo andare, credevo ci volessi andare tu!».

Vabbè.   

Il Ciccione Alto ospitava gli altri due nel suo monolocale: il suo amico Ciccione Biondo – in libera uscita grazie alla temporanea assenza delle moglie dall’Europa, e che a fine serata avremmo salutato mentre era addormentato sul divano – e il Ciccione Basso, che aveva imparato l’inglese grazie a cinque anni di lavoro a Londra e che per questo parlava velocissimo smozzicando le parole. Io al Ciccione Basso in due ore ho rivolto tanti Sì Sì alle sue battue ma ne ho comprese nemmeno il venti per cento. Aveva sto problema di ridere delle sue battute e di prodursi in espressioni facciali da talk show americano una dietro all’altra, che alla fine potevi solo dire Sì Sì, sperando di non fare figure di merda. Tre bravi ragazzi di trent’anni, ma con una insana passione per il Death Metal e la techno tedesca, musica prelibata che amavano ascoltare a volume massimo anche durante la cena. Il Ciccione Biondo, quello che si addormeterà poi sul divano, aveva incontrato sua moglie ad un concerto metal chissà dove. Tre bravi ragazzi, comunque, e qui si scopre la superiorità di un popolo dove è normale invitare a cena due sconosciuti conosciuti in un tavolino all’aperto, giocando a costruire torri con i mattoncini di legno. Tre bravi ragazzi, solo che la techno berlinese durante la cena proprio No, e nemmeno sta brutta abitudine di leccarsi rumorosamente le dita prima di avvolgere il sushi dentro i fogli di alga nera. In particolare questa cosa di leccarsi le dita preparando la cena, devo dire che proprio No.    

L’altra sera – invece – mi sono trovato seduto al tavolo di un ristorante spagnolo, e c’avevo di fronte un sosia di Franco del famoso duo Franco e Ciccio che mi cantava i Gipsy King con la chitarra a quaranta centimetri dall’orecchio, producendo vibrati con la voce e occhi semichiusi come ci si aspetta da un cantante spagnolo in un ristorante spagnolo. Era ispiratissimo. Ad un certo punto si è aperta la porta del locale ed è entrata una sorta di Virgina Woolf di sessantacinque anni che danzando si è tolta sciarpa e cappotto ed ha cominciato a ballare freneticamente vicino a me e al Franco con la chitarra. Muoveva i fianchi sfidando il concetto di osteoporosi, ma confermando allo stesso tempo quello di demenza senile precoce. Io non mi vooevo permettere di ridere, e ho cercato di stare buono, però poi non ce l’ho fatta e ho cominciato a ridere piano, invece di esplodere, sempre piano ma in modo continuo, e quando è partita Volare in versione spagnola ho avuto anche qualche sussulto, però – in linee generali – posso dirmi abbastanza soddisfatto della mia capacità di autocontrollo.

"ci saranno una venti di mila persone al giorno"

Le foto del santo morto scoperchiato che in queste ore stanno pubblicando i vari giornali online, con le relative discussioni (si è decomposto, non si è decomposto, si è conservato bene, mettiamoli una maschera in faccia che sennò poi i fotografi…) mi fanno profondamente schifo, e va bene la libertá di culto, epperò dai, che schifo. Una cosa è la libertá di culto, un’altra è scoperchiare un morto e mandare l’evento in diretta tv. Poi vabbè, davvero malizioso questo giornalista che si presenta alla celebrazione del santo scoperchiato e fra tutte le persone presenti decide di intervistare il venditore di cimeli del santo, proprio quel venditore e con quegli occhiali da sole, proprio con quella faccia da brava persona devota che ha ricevuto la grazia.

Qui il video (il mitico compare intorno al 1:00).

Update: la maschera, a quanto pare, l’hanno fatta proprio quelli di Madame Tussauds. Cioe’ quello che si vede e’ un pupazzo. Che, puoi vendere portachiavi con uno scheletro in decomposizione? Ma figuriamoci. 

i pistolotti non so quanto possano interessae

I pistolotti politici non so quanto possano interessare. Comunque, ad una settimana dalle elezioni mi viene da pensare che forse va bene così. Voglio dire, non è che sia il massimo, però tanto già si sapeva che sarebbe andata a finire così, no? E allora basta.       

La Lega stravince e quindi c’ha ragione lei. Io sono il primo a incazzarmi contro il centralismo romano. Dico davvero. Per esempio prendi i telefilm, lì nessuno dice niente se qualcuno se ne esce con un Ma Li Mortacci Tua. Però se c’hai l’accento salentino, ecco sappilo che l’accento salentino non va per niente bene. Oppure  prendi lo stato maggiore del PD, a vederlo schierato davanti alle telecamere la sera della sconfitta, con la maggior parte delle facce romane, politici romani tutti cresciuti a Roma, mi faceva un attimo indisporre nei loro confronti. Dico seriamente. Io la Melandri non la posso vedere, per esempio. Poi dicono che la Lega vince perchè la questione della sicurezza, gli immigrati, questi sono argomenti convincenti eccetera eccetera. È vero, sono argomenti convincenti. Prendi Ferrero – attuale ministro di Rifondazione – quello andava a ballare nei campi rom a più alta presenza criminale per solidarizzare con i Rom. È chiaro che uno così non lo rivuoi nel governo. È chiaro che per reazione finisci per votare Lega. Poi vabbè, nessuno si ricorda che che il ministro Amato aveva fatto tutta un’interessante analisi sul fatto che bisognava garantire la sicurezza, perchè se i rom fanno casino ci vanno di mezzo le classi più povere. Però purtroppo Amato quando parla è una persona educata e non alza la voce. Tutto mingherlino e miope, non fa notizia. Poi vabbè, nessuno si ricorda che  il sindaco di Firenze – tutto sinistrorso com’è –  aveva proibito addirittura i lavavetri per il principio della legalità. Ste cose non le ricorda nessuno.       

Comunque dai, insomma, è giusto così. Era inevitabile. Prendi Paolo Cento, uno del Friuli come fa a votare Paolo Cento? Non ce la fa, e gli do pure ragione. Non potrei mai votarlo uno così. O un Pecoraro Scanio. Tu prendi uno della Valle d’Aosta e convincilo a votare Percorao Scanio. Mi pare impossibile, non lo voterei nemmeno io terrone come sono, figuriamoci il valdostano.       

Va tutto come deve andare, dunque. L’unica cosa che non ce la faccio, è che io – pure sforzandomi al massimo con tutto me stesso – non mi riesce di immaginare il giovane italiano medio come uno di quelli alla fine di questo video. Io lo so che esistono i ragazzi così, ma non lo vorrei mai come figlio. Io di quelli così c’ho un po’ di paura. Certi colletti di camicia in tinta col golfino di cachemire e la giacchetta, mi sento male. Io se mi nasce un figlio così, ci butto una tazza di yogurt sopra la giacca prima che esce di casa per andare a bere l’aperitivo con gli amici.

grazie a dio l'avvento della tecnologia

Grazie a Dio l’avvento della tecnologia non significa soltanto facebook e twitter (ho gia’ detto di come considero Twitter una perversione da curare con farmaci potentissimi? No?) ma per fortuna ci sono anche altre cose che facilitano il tuo modo di vivere, senza stravolgerlo eccessivamente. Cose che se fossero uscite fuori nel 1990 ti avrebbero fatto contento come oggi. Per esempio stamattina mi sono abbandonato alle radio online gestite dagli studenti delle universitá britanniche. Si possono ascoltare facilmente con Itunes (Radio –>College Radio –> poi scegli quella che vuoi). Consiglio in particolare le radio degli studenti di Edinburgh. Loro dicono Edinbráh, e non disturbano quasi mai con le parole. Anche quelli della Penn State University sono bravi. Se poi teniamo bene a mente cosa riescono a combinare con la radio online certe presunte blogstar italiane, allora si percepisce tutta la qualitá di questa offerta. 

Questa la mandavano poco fa i ragazzi di Edinbráh. Va ascoltata coi capelli bagnati appena usciti dalla doccia. 

sta diventando un rito

Sta diventando un rito quello di trascorrere il giovedì pomeriggio a scarpinare per la città – il giovedì i negozi restano aperti fino a tardi ed è un po’ come una festa di paese – e poi concludere il tutto con una cena a base di wok di noodles e pollo, da consumarsi alternativamente una volta con la forchetta e una volta con le bacchette. Mangiare nella scatola di carta con le bacchette fa tanto agente FBI di un telefilm americano che ha ordinato qualcosa dal cinese. Nel frattempo, nelle cuffie ho le lezioni di storia in poadcast, e così mentre cerco di infilzare il frammento di zucchina ascolto la polemica scatenata nel mondo cattolico sulla sfarzosità della basilica di San Pietro.

Alessia Fabiani invece si è laureata, tanti auguri. Quel prato che si vede sullo sfondo, non vorrei sbagliarmi, ma sembra proprio quello a Milano dove ho inseguito il Cuggino Rasta con una bottiglia di spumante il giorno della sua laurea.

ne avete pure voi

Ne avete pure voi di quel tipo di amici che dopo una serata passata in auto a raggiungere un luogo lontanissimo – che ne so, un baretto nascosto in culo al mondo, o una festicciola di compleanno di Tizio il cugino dell’amico di Caio – poi quando sono arrivati lì, siccome il barista c’ha l’aria stanca o la musica non è proprio quella giusta, allora decidono che ci si rimette di nuovo tutti in viaggio per andare chissá dove, in un altro posto dove sicuramente sará meglio e ci sará gente stupenda, tutte le ragazze saranno stupende e ci si divertirá fino all’alba? Ne avete pure voi di amici così? Quel tipo di amici che poi la serata finisce e si è trascorso tutto il tempo a fare niente e cercare indicazioni sulle mappe stradali?           

Ecco, il risultato elettorale mi fa pensare a quel tipo di amici. Riassunto della situazione politica degli ultimi quindici anni, per chi si fosse perso durante il percorso:

Berlusconi si candida: vince.
Berlusconi si ricandida: perde.
Berlusconi si ricandida: vince.
Berlusconi si ricandida: perde.
Berlusconi si ricandida: vince.    

Eppure lui è sempre lo stesso, mica è cambiato. Dice sempre le stesse cose, ma una volta vince ed una volta perde. Mica è colpa sua: la colpa è del popolo, che poi è costituito da quel tipo di persone che fanno funzionare il cervello come gli amici di cui sopra. Che credono che dietro l’angolo ci sia sempre la soluzione miracolosa. Oppure come i bambini piccoli: avete mai giocato con i bambini piccoli facendogli credere di avere chissá cosa nascosta nelle tasce? Provate a dare una caramella ad un bambino, e poi nascondetene una dentro la tasca senza farla vedere. Il bambino vorrá quella nella tasca, che crederá migliore di quella che ha. E a ripetere l’operazione il bambino vorrá sempre la caramella nascosta. Ancora e ancora.    

Adesso ha vinto: la prossima volta perderá? È molto probabile, però se succederá io verrò a schiaffeggiare gli elettori uno ad uno. Perchè se uno vince con l’otto per cento di distacco, io esigo che governi per almeno dieci-quindici anni. Non c’è motivo di farlo andare via prima. L’otto per cento è tantissimo, e significa che lo volete proprio. E allora tenetevelo. Io ieri sera avevo un camice da cucina con sopra disegnata una pecora inculata da un uomo peloso – unico camice disponibile in casa, di proprietá del mio padrone di camera omosessuale – e cucinavo pasta coi funghi per tutta la ciurma dei coinquilini. Si brindava con vino sudafricano tra i vapori dell’acqua che bolliva in due pentole, che una sola non era sufficiente. La mia parte di spiegare alla ciurma di ragazzi olandesi Com’è Possibile Di Nuovo Berlusconi? l’ho fatta. Mi hanno chiesto e per quanto potevo, ho risposto alle domande. La mia parte l’ho fatta. Adesso tocca a voi. Dieci o quindici anni, altrimenti vengo lì e cominciamo subito con gli schiaffi.

tredici e quattordici aprile

Se prendi un dipendente dello Stato che ha rubato soldi dello Stato, che ha speso 32000 euro solo per farsi spedire le spigole in elicottero a lui e agli amici suoi, se prendi uno che ha rubato in modo così eclatante e lo candidi come senatore – in una posizione in lista che verrà eletto al cento per cento – allora tu non stati solo salvando uno che ha rubato, stai soprattuto mandando un messaggio chiaro a chi ha orecchie per capire. Stai dicendo: voi rubate pure, ma cercate di stare dalla parte giusta, cioè la nostra, che poi noi il modo di aiutarvi lo troviamo. Voi rubate, che poi ci pensiamo noi. (eh, ma che c’entra, rubano tutti!) Sì, ma qui non è solo una questione di sostanza, è una questione di «quanta» sostanza, e poi anche di forma. Perchè se rubi e ti copri la faccia è un conto, ma se rubi e posi col sorriso per i fotografi allora è diverso.       

Se tu prendi un boss mafioso e te lo metti in casa – e lo sai che è mafioso, non puoi dire che non lo sai, perchè ti ha fatto esplodere pure una bomba davanti a casa tua – un mafioso che pure Paolo Borsellino lo ha nominato per fare un esempio di come mafia e politica certe volte si intrecciano (Paolo Borsellino, per capirci: un magistrato di destra che qualche mese dopo Pum! non c’era più) se poi a ridosso delle elezioni un tuo collaboratore arriva a dire che questo mafioso in realtà è un eroe, allora tu stai mandando un messaggio a chi ha orecchie per sentire. Perchè tutti penseranno che quello l’ha sparata grossa a dire che il boss di Cosa Nostra è un eroe, che forse si è sbagliato, ma tu invece lo ripeterai, Certo Che E’ un Eroe – dirai – Certo Che Sì! E allora in questo modo stai mandando un messaggio: stai dicendo, guardate come vinciamo le elezioni noi! Noi diciamo che i mafiosi sono eroi, e lo ripetiamo, eppure vinciamo le elezioni! In questo modo stai dicendo: guardate come la gente è così poco attenta ai fatti, guardate come la gente si lascia abbindolare dalle facce sorridenti! La gente se ne fotte dei fatti. Voi potete fare quello che volete, potete dire quello che volete, tanto la gente – almeno fino al 51% – ha un livello di ignoranza che voi non immaginate nemmeno. Non abbiate paura dei fatti, che tanto con questa genete noi possiamo permetterci tutto, possiamo cambiare anche i nomi alle cose. Con questa gente possiamo permetterci tutto, anche di santificare un mafioso, se un giorno ci gira così, capito?            

Se poi prendi una una valletta della televisione col tarlo nel cervello e la fai diventare deputato, allora può succedere di tutto, può anche succedere anche che quella si metta a parlare di elettroni coi professori di fisica senza capirne niente. E il messaggio è: tutti possono parlare di tutto, anche gli ignoranti. E un altro messaggio è: un’incompetente farà solo quello che gli viene detto, perchè è un incompetente, capito? E quanti più ignoranti e incompetenti ci saranno, tante meno saranno le persone che devono prendere le decisioni. Se su trecento parlamentari riesci a infilare duecentonovantacinque vallette tarlate, allora saranno solo in cinque a decidere.            

Allora scusa un attimo Rafeli, se dici tutte queste cose vuol dire che sei di sinistra? No, non  posso esattamente definirmi di sinistra, sono troppo individualista per esserlo veramente. Quello che posso dire è che ci sono livelli di decenza oltre i quali sarebbe meglio non andare. Perchè se tutti questi messaggi riescono a passare, i prossimi saranno ancora peggio. Se uno si presenta con questi messaggi e ce la fa, allora si incoraggia ancora più gente (quella che ha orecchie per capire) a fare così, a rubare a testa alta.        

Poi ci sono quelli che dicono che sono orgogliosi di non votare, che destra e sinistra uguali sono, che tutti rubano allo stesso modo. Non è vero che tutti rubano allo stesso modo. Non è per niente vero. Se leggi e ti informi, e se lo fai ogni giorno, sai bene che non è così. Che qualcuno di buona volontà, che ruba meno degli altri c’è sempre. E non votare è un gesto superficiale e snob e pericoloso e inutile.          

E se poi tutte queste cose ti sembrano solo storielle da cappuccetto rosso, allora facciamo parlare i numeri.

ieri sera

Ieri sera una collega della mia etá mi spiegava che stava per comprare casa. Io fino all’altro ieri non ero capace di comprare nemmeno il dentifricio. Questo per dare un’idea delle distanze spazio-temporali-monetarie che mi trovo ad attraversare in questi mesi. Nel frattempo i quattro euri promessi dagli schiavisti, che qualche mese fa mi portarono a lavorare nei centri commerciali di notte, devono ancora arrivare. Qui certe volte penso che vorrei essere pagato pochissimo – in realtá sono pagato poco, ma arrivo a desiderare un ulteriore pochissimo – solo per poter  mantenere la vita così com’è stata fino ad ora, in bilico fra il pomodoro che va a male e quindi va consumato per forza e la carta igienica riciclata. Tutta una poesia che potrebbe sparire dietro l’angolo, giá vedo la fine dietro l’angolo, fra promesse di miglioramenti e crescite professionali e pacche sulle spalle per il buon lavoro.      

Il gallo che ipnotizzavo ogni mattina nel frattempo è morto, un gatto rosso selvatico lo ha sbranato qui vicino. La collega che piu’ si era affezionata a lui ha preso un giorno di malattia per piangere a casa. I pavoni sono difficili da ipnotizzare, invece. I pavoni in generale sono animali noiosi, urlano per la stagione dell’amore e fanno la ruota,  per colpa del sole di primavera si incazzano anche con le pietre.      

Ieri pomeriggio calciando una punzione nel giardino dell’ufficio ho perso l’equilibrio ed ho rischiato di fracassarmi la testa contro il muro. Una delle poche volte che mi sono visto giá morto. Tutta la vita da questo momento in avanti è praticamente regalata. Oppure – come credono alcuni devoti della religione dello SlidingDoors – il blog prosegue la sua programmazione in una realtá parallela, perchè nella realtá precedente sono morto facendo goal in una porta in giardino ricavata fra lo spazio di due biciclette parcheggiate.  

poi ti vengono a chiedere perchè c’hai tutta sta sfiducia

A Bari hanno arrestato un professore universitario per una compravendita di esami. Gli studenti pagavano dai 700 ai tremila euro e avevano la garanzia di passare gli esami. Hanno fatto l’inchiesta, hanno portato le prove (57 casi accertati), e poi hanno arrestato un professore di matematica, il suo assistente e qualche bidello intermediario. Tutti sono contenti e fanno i complimenti ai magistrati. Come si deve interpretare sta notizia? Segno della legalitá che avanza? Una speranza di miglioramento per il futuro?   

No, merda e soltanto merda.      

Mi chiedo: dove sono adesso gli studenti che hanno comprato gli esami? Sono a casa che fanno colazione con latte e biscotti? Andateli a prendere a casa, prendeteli per un orecchio e accompagnate anche loro in galera, no? Perchè nessuno dice niente? Metteteli in galera e sporcate le fedine penali, porca miseria. Deve restare il segno, di questa cosa. E i soldi dove li hanno trovati? Glieli ha dati papá? Allora pure papá si prende la sua denuncia, no? O vogliamo sempre trovare il capro espiatorio – in questo caso il professore malfattore – metterlo in un angolo e gettargli addosso le bucce di banana? A gettare le bucce di banana in faccia al malfattore di turno ci sentiamo tutti piú puliti? E’ davvero troppo comodo puntare tutti assieme il dito contro il mostro, invece di andare in fondo al corridoio, aprire la porta della stanzetta del proprio bamboccione e puntargli il dito sulla fronte mentre guarda la De Filippi alla tivvu’. Perche’ tutti si indignano per il professore e nessuno che dice Che Schifo di Ragazzi che stiamo facendo crescere?        

Davanti ad un notizia come questa, lo studente di Bari che c’è in ognuno di noi cosa deve pensare? Tra rubare e non rubare, cosa conviene scegliere? Se dopodomani – a te ipotetico bamboccione di Bari – venisse offerta la possibilitá di fottere il prossimo tuo, cosa faresti?   

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Sabato mattina. Volevo uscire per correre nei prati qui vicino con la mia nuova micro palla da calcio, ma piove. Smette di piovere. Corro giù per strada e scappo fra le pozzanghere fino al campetto da calcio circondato dagli stagni. Il terreno è fangoso ma sono contento così. Arriva di corsa un dobermann senza guinzaglio seguito dal padrone. Il padrone lancia il frisbee e quello si precipita ad acchiapparlo al volo, come nelle pubblicità del mangime salutista per cani. Il dobermann scopre me e la mia palla e comincia ad ignorare il frisbee per correre dietro alla micro palla. La afferra in bocca e me la riporta, è tutto contento, ma non riesce a lasciarla andare perchè ha i canini infilzati dentro la palla. Il padrone che mi sembrava un uomo, quando si avvicina per togliere la palla di bocca al cane scopro che invece è una donna. Lancio il frisbee lontanissimo e torno a casa pieno di fango, contento delle mie scarpe sporche.    

Ci sono tre anatre che volano sempre qui attorno alla casa. Sono sempre le stesse tre che hanno deciso di mettere casa nel prato di narcisi. Le incontro fuori dalla porta del supermercato o le spio dalla mia finestra mentre attraversano la strada in fila indiana. Le tre anatre a volte rimangono in due, una di loro va in giro a fare chissà che. Le anatre del quartiere ieri hanno mangiato il pane dalle mie mani. Questo potrebbe essere un dettaglio da niente, ma per il sottoscritto – cresciuto fra le papere domestiche – questa cosa di averci le anatre libere svolazzanti attorno alla finestra, e poterle riconoscere mentre sono in volo, che poi si avvicinano e non hanno paura, è una cosa meravigliosa, e probabilmente se me lo avessero chiesto da bambino mi sarebbe piaciuto immaginarmi così.