Se e’ vero che nell’epoca della comunicazione

Se e’ vero che nell’epoca della comunicazione non importa cosa si dice, ma l’importante e’ che se ne parli, e se siamo d’accordo che questa strategia da un punto di vista commerciale ha i suoi vantaggi, ma dal punto di vista dei contenuti e’ avvilente e triste, allora il nemico numero uno dei giorni nostri deve diventare necessariamente l’ufficio stampa di Lady Gaga, che chirurgicamente a distanza di due giorni diffonde una notizia qualsiasi su questo non-personaggio mondiale: LadyGaga che si fa la foto nel cesso della famosa stilista, LadyGaga con il cappello strano, LadyGaga che vomita sul palco, LadyGaga che cena con Assange, LadyGaga sulla carrozza dorata (tutte notizie queste dell’ultima settimana, rendiamoci conto, non dell’ultimo anno).

Il meccanismo della ripetizione segue i principi piu’ basilari e rozzi della strategia pubblicitaria, a me come al solito non fanno tristezza loro, e neanche i giornalisti che poi sono vittime dell’ipertrofia dell’informazione (troppi media e poche notizie) quanto piuttosto che queste strategie in gran parte funzionino.

Oltre a questo, sono sicuro che quei poveri cristi dell’ufficio stampa hanno gia’ le notizie da diffondere nel prossimo mese. Tiro a indovinare: LadyGaga che fuma un coleottero, LadyGaga che si sutura la vagina, LadyGaga che si traveste da Dalai Lama, LadyGaga che fa la mano morta al maggiordomo del Papa. 

Continuate voi che mi viene la nausea.

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una delle prove

Una delle prove piu’ evidenti dell’inferiorita’ del popolo barbaro me la trovo davanti quasi ogni giorno. I giovani barbari che indossano una camicia a righe e – SOPRA la camicia – una felpa col cappuccio. La felpa col cappuccio e la camicia. Eresia. O meglio, inferiorita’. In fondo non sanno quello che fanno.

ma che bello



Dice: che cos’è? Ebbene, è lo strumento del mio nuovo sport. Dopo un mese di prova, posso dirlo con sufficiente sicurezza: è il mio nuovo sport. Si chiama floorball, ed è una derivazione dell’hockey. Si pratica senza pattini, si corre e si suda. Ci si prende a mazzate sui piedi e a volte, come ieri, se non resti vigile ti prendi una pallinata diretta nell’occhio.    

Si sente ssstassch!!! e poi tutti intorno a chiedere come va.      

Io sono contentissimo, sono il giocatore peggiore della storia mondiale di questo sport. Io sono il peggiore giocatore e contemporaneamente il piú contento giocatore di questo sport. Faccio schifo, mi alleno con quelli del livello piú basso che hanno cominciato giá a settembre, e quindi fra i principianti sono il piú principiante. Ma va benissimo così. Sta cosa di correre con la mazza e spintonarsi come gorilli, va bene così. Le istruzioni vengono date in olandese, per cui ho pochissime speranze di migliorare. Qualcuno si offre di tradurre, di solito nel momento in cui cerco di riprendere fiato e sono ad un passo dalla morte, quindi non mi arriva comunque niente. Una ragazza in particolare parla un inglese british impeccabile, e di conseguenza per me incomprensibile, e per sfoggiarlo si offre spesso di tradurre le istruzioni per me. Ha una faccia da gerarca nazista invasa da un tripudio di brufoli. È devastata da un acne carnevalesco, per cui anche quando potrei capire le sue parole non le capisco lo stesso, perchè penso: pattapatapapatpaa! Che poi sarebbe il rumore dei brufoli che scoppiano tutti  assieme a mitraglietta.         

Perchè fra di noi principianti terremotati, si gioca maschi e femmine insieme. Ci sono almeno altri tre femmine gerarchi nazisti e un paio di bomboloni che cominciano a sudare non appena c’hanno la mazza in mano. E poi è uno sport poco diffuso, popolare solo in Svezia e conosciuto in qualche Paese del Nord. Quindi la mia spocchia può avere campo libero, posso dire floorball di qua e floorball di la’, è uno sport nordico poco conoscituo, e bla bla bla e nessuno può capirci niente.         

Qui invece una partita giocata da gente che ne sa, tanto per avere un’idea.       

apriamo la busta

Quindi il vincitore è “gatti ghey” che certamente non partiva fra i favoriti. Onore al merito.  Per il resto il premio della critica viene assegnato al genio sopraffino creatore di:

"come convincere la mamma della propria ragazza a farla salire con me con lo scooter?"  

Permettetemi di spendere due parole su questo capolavoro. In questa domanda, e nella sua grammatica contorta c’è tutta l’ansia del suo creatore, che dapprima parte ponendo la domanda in modo impersonale “la mamma della propria ragazza” e cioè un riferimento generico, e poi subito dopo vira verso il personale, lo specifico “a salire con me sullo scooter”. C’ è il genio e la frenesia di colui che non riesce a nascondere dietro la grammatica i desideri piú pungenti, non riesce a tenerli a freno e deve farli uscire fuori. Questa mescolanza di impersonale/personale potrebbe far pensare che l’autore desideri far salire sul suo scooter tutte le mamme del mondo, ma è chiaro che il suo obiettivo è preciso, è una mamma in particolare. Ah, l’audacia. 

Questo per quanto riguarda la forma. Per quanto riguarda invece la sostanza, il desiderio in se’ ha qualcosa di romantico e truzzo allo stesso tempo. Far salire “lei” sullo scooter. C’ è tutto un mondo dietro, e questo lo si capisce nella tua fase di vita da pischello. Se riesci a farla salire sullo scooter con te, è fatta. Poi tutto il resto viene dopo,  è automatico. Però siccome qui stiamo parlando di genio, il genio va oltre il prevedibile e aspira addirittura a portare la mamma della sua ragazza con lui (grammaticalmente ciò non è chiaro, dobbiamo solo supporlo attraverso la licenza poetica personale/impersonale), per portarla chissá dove. Dove la vuoi portare? Eh, ce lo dici dove? Vuoi fare le impennate con una mamma seduta dietro? E poi perchè chiedi consiglio a Google? Ci hai giá provato e le tue motivazioni non sono state sufficienti? Eh? E cosa ti credevi di trovare: un manuale dettagliato su come riuscire a convincere le mamme  a venire con te sullo scooter?

Grandissimo genio che non sei altro.

un paio di veli pietosi

Stendiamo un velo pietoso su tutto lo spam riguardante i siti di incontri con le anime gemelle che ti arrivano il giorno di san valentino. Questo mondo di anime gemelle che maturano a febbraio come frutti maturi di stagione.  E poi ancora: stendiamo un velo pietoso sul film di Muccino, quello piccolo, il Muccinino, e sui fidanzatini che rilasciano l’intervista ai giornali dicendo che per festeggiare vanno a vedere il film del Muccinino. Che poi sta cosa di andare a vedere il film sentimentale (e poi chi lo sa, magari Muccinino ha pure cacato un bel film, ma io di certo non lo saprò mai)  assieme al fidanzatino/a, che sorta di atteggiamento è? Voglio dire: cosa mi significa? Quale pulsante cerebrale viene premuto per convincerti ad andare a vedere un film sentimentale col fidanzatino/a? In cosa risiede la goduria? Potrei lontanamente comprendere quelli che ci vanno in quanto sprovvisti di fidanzatino/a, con lo scopo perverso di figurarsi una storia stupenda e sbrilluccicosa con qualcuno che non esiste (per esempio chi? il Muccinino? brrr …), ovvero quelli che ci vanno per prendersi inconsciamente per il culo, per poter uscire dalla sala con i cuoricini pupillari che durano quel quarto d’ora, venti minuti al massimo. Ma gli altri? Ci andate col fidanzatino per trovare l’ispirazione? Non sapete piu’ cosa dirvi e cosa fare, e andate a prendere appunti dal Muccinino? Il vostro ragazzo è un analfabeta balbettante che non riesce a mettere insieme tre parole carine da dirvi e allora le andate ad ascoltare in dolby surround in un sala che puzza di pop corn? Il vostro ragazzo è uno di quelli che abbocca alle promozioni dei telefonini di san valentino che ve ne vendono due al prezzo di uno?  È uno di quelli che trova copia le frasi sdolcinate dai siti a pagamento?  Mh?

Il problema vero, nel farsi queste domande, è che le domande nascono provocatorie e assurde, ma proprio mentre le sputi nell’aria ti rendi conto che invece No, e poter condire queste tue parole – che credevi tanto provocatorie e assurde – con dei link significativi, peggiora solo le cose.

che poi a proposito

Che poi a proposito di musica, in questo palazzone dove mi trovo attualmente – di cui ho parlato quasi per nulla perchè tra poco vado via – la connessione internet via cavo è in comune a tutti gli altri inquilini, e questo fatto crea una comunicazione fra le librerie Itunes di tutti i personaggi che hanno il computer acceso in quel momento. Quindi in pratica tutti possono ascoltare la musica di tutti: sta cosa mi permette di mettere su certi b-side di Britney Spears mentre cucino che non si può avere idea, e che mai avrei pensato di poter osare in vita mia.  

Il pavone ieri ha aperto il ventaglio della sua immensa coda, e tutti abbiamo pensato che la primavera sta per arrivare. Perchè, insomma, il corteggiamento, la primavera, ste cose vanno insieme, no? Solo che poi si è scoperto che il pavone in verità stava corteggiando il lavavetri magrebino che era lì in giardino, che a sua volta se la tirava non poco.

mocciology

Che poi se parliamo di Moccia – e se ne parla solo un’altra volta e poi basta – il problema non è il libro di merda. Voglio dire, non il libro di merda in sé. Che per quanto mi riguarda, se uno pischello legge, e se legge un libro qualsiasi, è comunque una cosa buona e giusta, e in momenti di declino culturale come questi bisogna accontentarsi di poco. Se tra guardare Maria de Filippi e leggere cose mocciose, il pischello preferisce leggere cose mocciose, insomma, io sono pure contento. Il problema di Moccia – se vogliamo proprio dirlo – è che ti produce certi libri che poi ogni volta ne viene fuori un film. Tempo tre mesi e Trac, ecco che ti esce il film. E poi succede che ti ristampano il libro con le facce degli attori sulla copertina. Si crea tutto un legame Parola-Immagine, in queste opere mocciose, che secondo me non va per niente bene. Voglio dire, la pischella chiusa nella sua cameretta ti legge le cose mocciose e non stimola quasi per nulla l’immaginazione, perchè non si deve sforzare di immaginare il viso o gli occhi del personaggio di turno, perchè tanto il personaggio di turno avrà la faccia e gli occhi di Scamarcio. E quindi ci saranno milioni di bambine che vorranno Scamarcio. E lo so che questi libri mocciosi non sono i primi libri da cui si fa un film, ma qui la connessione è un po’ più veloce di altri, mi pare.

E se io da pischello – molto prima di arrivare a Bologna – io Bologna già la conoscevo perchè l’avevo masticata e ipotizzata coi libretti di Brizzi da solo nella mia stanzetta, io adesso a ricordare queste cose preistoriche della mia vita sono contento di me stesso. Mi ritengo fortunato ad aver vissuto certe esperienze libresche in determinati momenti della mia vita, e poter continuare a fare questo tipo di esperienze ancora adesso. Mi ritengo fortunato, ecco cosa. E allora mi dispiace pensare alla massa di pischelli che ste cose gliele tolgono coi filmetti e i diari per la scuola con le facce di Scamarcio e Raoul Bova.

Questo il primo motivo.

Il secondo motivo è che puoi pure sforzarti, ma CiccioBombo Moccia non ce lo vedi a fare il rubacuori al liceo. Piuttosto te lo immagini seduto in disparte con il dito nel naso che rimugina sugli amici galletti che lo prendono pugni nei fianchi durante la ricreazione o che toccano il culo alle compagne mentre lui col dito nel naso ricopia sul quaderno i dialoghi de Il Tempo delle Mele. E quindi ti insospettisci e ti viene da credere ad una artificialità estrema in certi romanticismi scribacchiati nei suoi libri, in certi romanticismi da Vorrei Ma Non Posso, che poi sarebbe meglio dire Avrei Voluto Ma Non Potevo E Allora Lo Scrivo.

Dopodichè potresti pure rivalutarlo, se scovi un video dove il nostro CiccioBombo ha una accesa  discussione con il NullaFattoBarba Andrea Rivera, visto che il secondo non lo sopporti a tal punto che se ti mettessero su un palco Andrea Rivera e un tappo di sughero, tu tiferesti comunque per il tappo di sughero, ma proprio a mani alzate e voce grossa.

Dopodichè potrebbe starti pure simpatico, CiccioBombo, se addirittura la santissima Wikipedia ti informa che il primo libro gli è stato pubblicato – così c’è scritto – dopo vari tentativi “per sfinimento”. Davanti a ste cose, cosa vogliamo dire, tanto di cappello.