Il Ministro dell’Istruzione Giannini ha ascoltato un contestatore recitare al microfono una lunga accusa nei suoi confronti, un testo che il contestatore recitava leggendolo dal suo smartphone (si era già parlato di ministri che danno la parola ai contestatori qualche post più sotto).  Alla fine della lettura lo studente ha provato ad abbandonare la sala, già questo segnale evidente che oggi non si fanno più domande per ottenere risposte, ma si fanno domande solo per lo show, si fanno domande provocatorie solo per misurare l’applauso che ne segue, secondo un rituale inculcato dalla televisione.

Hanno fatto tornare lo studente al suo posto ed il Ministro ha detto (qui il video):

Il contenuto che lei mi ha detto leggendo un testo è un contenuto che ho già sentito in molti altri contesti. L’unica cosa che mi permetto di dire, al di là del merito che è sempre legato ai temi che lei ha citato, è: abbia il coraggio, qui come altrove, di dirlo con parole sue, abbia il coraggio di esprimersi liberamente, abbia il coraggio di non leggere quello che qualcun altro ha scritto per lei. Guardi, faccia l’uso che ritiene, ma abbia il coraggio di fare questo.

Non so spiegarne esattamente il motivo ma questa risposta mi ha emozionato, molto.

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Dunque: in tv è passata una certa Annalisa. Youtube mi informa che finora le hanno fatto cantare solo pezzi mediocri. Ma quella voce e quegli occhi meritano di più.
Vorrei osservarla mentre dorme.

mi piacciono

mi piacciono le ragazze la mattina alla fermata dell’autobus, o che attraversano le strisce pedonali – c’è questa freschezza irripetibile tra le 7.30 e le 9.30 della mattina, ovattata di sonno epperò freschissima, e con il freddo che stringe le spalle, la loro bellezza fatta da tutte queste cose messe assieme (il freddo, la freschezza, la sonnolenza, il cielo grigioso, la fretta, il non poterle osservare a lungo perché fuggi nel traffico, il fatto che pensino ad altro e comunque non a te).

Questa bellezza è totalmente irraggiungibile perché comunque vada la perdi: se continui nel traffico la perdi, se rimani fermo la perdi (perché se ne vanno) se scendi dalla macchina e loro si innamorano perdutamente di te, anche in quel caso la perdi, infatti non sarebbe più la bellezza di prima, qualcosa fra tutte le componenti che la costituisce andrebbe comunque persa (la fretta? la sonnolenza? il cielo grigioso? la freschezza? il non guardarsi in faccia?) e quindi quello che ti rimane – porcalamiseria – è una delle bellezze più irragiungibili eppure quotidiane che ti trovi a subire.

che culo

Che culo ho avuto a nascere dove sono nato. Ci penso quando è agosto. Ci penso per esempio adesso che sono tornato a Brussèlle e comunque ho molta voglia di restare qui.

 

Penso che culo ho avuto a nascere in un posto così bello, che non è la stessa cosa del più famoso “visitare” un posto bello. È che gli amici li incontro fra gli scogli, oppure nuotando nel mare: un momento prima spio i pesci che ho sotto la pancia, due bracciate più tardi dico Ehi ciao cosa ci fai qui? Tu turista sei meravigliato dalla bellezza, ed io godo pure della tua meraviglia.

 

Ma fattelo dire, turista, le tue sensazioni non saranno mai come le mie. Perchè alla percezione pura di bellezza si aggiunge pure quella di appartenenza. Di appartenenza alla bellezza. Potrei parlarti del mio sapere dove mettere i piedi tra le rocce ma non basta – ti parrebbe un dettaglio da nulla – il mio uscire di casa e non tornarci per oltre dieci ore, nutrendomi di niente, anzi nutrendomi di caldo e birra e olive, e il mio diventare in poco tempo ancora più magro e abbronzato e selvatico, e la mia assenza totale di aspettative. Tu turista sei appunto turista, e di conseguenza per definizione hai delle aspettative: tu devi fare qualcosa. Io posso permettermi questa esistenza selvatica dove mi nutro solo di olive e birra e semplicemente vado, ché tanto anche da solo poi qualcuno con cui parlare lo trovo.

 

Che culo ho perfino oggi, che posso dire di tenere qualche dita di un piede ancora piantate lì, saldissime, mentre intanto infilo il naso nel resto del mondo.

a forza di andare e tornare al tuo paesello

A forza di andare e tornare al tuo paesello dell'estremo Sud, impari davvero cosa significa estremo Sud. Lo impari per davvero, mica per finta come quelli che ti parlano di sapori odori colori ritmi passione e cultura. Cazzate. Cazzate parzialmente vere, ma in grandi linee pur sempre cazzate.

 

Le mettiamo nella bocca di quelli del Nord quando parlano di Sud, così come noi terronici parleremmo di culla dell'umanità se andassimo a fare un safari nello Zimbabwe. E non so se fanno safari in Zimbabwe, non so se si scrive Zimbabwe.

 

Dicevo, impari cosa sono i dettagli del Sud.

 

Per esempio entrare in uno studio fotografico ché ti serve la fototessera e ci trovi sulle pareti le fotografie scattate ai matrimoni dal mastro fotografo. Queste sono evidentemente le migliori immagini scattate dal mastro e che vengono esposte per invogliare gli altri a farsi fotografare dal medesimo mastro fotografo. A parte l'aurea leggermente mariadefilippiana di molte delle espressioni facciali dei matrimoniati, la cosa che ti colpisce di più – e che ti fa moltissimo Sud – sono i matrimoniati con gli occhiali da sole. Solo ieri pomeriggio hai contato 6 fotografie enormi con gli sposi in occhiale da sole.

 

Lenti grandi, da insetto.

 

Quindi, non solo decidi di indossare occhiali da sole da insetto al matrimonio, non solo non ti accorgi che forse dovresti toglierle al momento delle fotografie, non solo pure la sposa tua le indossa e le sembra normale, non solo il fotografo non urla toglietevi quelle cazzo di occhiali da sole che vi sto scattando le foto del giorno si presume più bello della vostra vita – o perlomeno iconograficamente più significativo – non solo il fotografo poi scatta le foto, non solo non le butta nel cestino quando le rivede, non solo le stampa e i matrimoniati approvano, ma poi addirittura le foto vengono pure esposte come per dire, ragazzi giovani e fertili del circondario, questo è il modello per i matrimoniati a venire, questo è l'apice, a questo dovreste voi tutti aspirare. È l'apoteosi. Esco dallo studio inondato da una luce di consapevolezza estrema di estremo Sud, di kitch all'olio d'oliva e origano che non vi dico.