il blogoemisfero

Dopo aver letto i vincitori dei MacchianeraBlogAwards ho pensato: ma nessuno nota niente? Non vi dicono nulla questi vincitori? E a voi studiosi della blogopalla, non vi dicono nulla sullo stato attuale della blogopalla?

Quanto omogenei siano i vincitori – soprattutto politicamente – nessuno lo nota? Insomma tra i vincitori si trovano tutti quanti in fila Spinoza, Gilioli, Nichi Vendola, Virzì, Repubblica, Leonardo, Metilparaben, Marco Travaglio.

Nessuno lo nota questo arrotolarsi attorno al proprio ombelico? Ma davvero non vedete il problema se una parte di mondo viene totalmente ignorata? E’ una blogopalla o un blogoemisfero? Dice: sono i lettori che votano. Appunto! Proprio perchè votano i lettori, vi rendete conto cosa stanno diventando – nella media – i lettori della blogopalla? Quanto conservatori e omogenei e prevedibili – e di conseguenza manovrabili – stiano diventando? Come si fa a non porsi il problema?

Quello che vedo, sapete cosa vedo? verdo un cane, di quei cani che si stanno per acciambellare sul pavimento e allora cominciano a girare in cerchio per trovare la posizione giusta – solo che questo cane che è la blogopalla gira all’infinito su se stesso, gira gira e in questo infinito girare assapora soltanto la puzza del suo culo.

si ma il casco?

Allora praticamente c’e’ questo che perde l’equilibrio e cade dal suo mezzo, batte la testa, e muore. Da fermo. Cade e muore. Siccome non succede a Pescara ma in Afghanistan, un minuto di silenzio in Parlamento e le condoglianze alla famiglia delle maggiori cariche dello stato.

pannella

Quello che mi inquieta e’ la vaghezza. Tre, Quattro uomini. In che senso Tre – virgola – Quattro? Mica hai detto cento, centodieci che ti puoi anche sbagliare. O Tre o Quattro. In quella virgola tra i due numeri c’e’ racchiuso tutto un mondo che si puo’ solo molto lontanamente immaginare. Il non ricordare con precisione. Che cosa puoi aver fatto per non ricordare? In che condizione eri? In quali nebbie ti muovevi?

Anversa

Mi piacciono le città con i palazzi di marmo. Anversa ha i palazzi di marmo. Nel luogo barbaro dove vivo invece, di palazzi marmosi ce ne sono pochissimi. Sono appena tornato da Anversa. La Meisje viene a farmi visita dalla Danimarchia. Lei la mattina dopo si sta lavando i denti – fuori dalla finestra ci sono i palazzi di mattoni rossi con pochissimo marmo – e io le dico, senti, chiudi la valigia che andiamo via. Andiamo dove? Andiamo ad Anversa. Non le ho detto così; non ho detto nulla fino a poco prima di entrare in città.

Il signore italiano gestore di ristorante ad Anversa fa il simpatico con tutti. Chiama la Meisje peperino e lei potrebbe pure ucciderlo per questo. Io non lo ucciderei, il signor gestore, però quelli che sono sempre gentili e sorridenti di professione, non lo so. Ecco, quando cominciano con le giovialità e le domandine rituali vorrei dire, non ce n’è bisogno, andiamo al dunque. Come ai lavatori di vetri ai semafori. Non ce n’è bisogno. I lavatori di vetro. Da quanto tempo non ne vedo.

Italiani? chiede comunque il signore gestore. Arrivati da dove? Chiede. Dal Paese Barbaro, dico io, lei invece dalla Danimarchia. E ora siamo a cenare con linguine ad Anversa. Che uno potrebbe credere sia l’inizio di una barzelletta. Invece No. Il Belgio sta in mezzo a tutto. Potrei parlare del Belgio e di Anversa, invece parlo di un paio di cose che hanno molto poco a che fare con il Belgio ed Anversa.

Numero uno. Avere una televisione a disposizione una sera ogni 4 mesi, significa che poi uno la accende e mette su Raiuno, ché quello tanto si prende sempre in Europa. Mi ha rassicurato notare che ancora oggi la formula di Raiuno è la stessa: posizionare davanti alla telecamera dei vecchi che cantano canzoni vecchie o comunque molto conosciute, e condire la scena con un gruppo di giovani che ondeggiano la testa e seguono con il labiale le parole della canzone.

Numero due. Quelli che allo zoo bussano sul vetro delle gabbie degli animali. C’è scritto: non bussare. C’è scritto “non bussare sul vetro” in barbaro e in inglese, e se pure tu non fossi una persona capace di intendere nessun idioma scritto, ti mettono pure l’immagine del pugno sul vetro, con tanto di divieto. Significa: divieto di bussare. E tu comunque bussi. Tu genitore di bambino che vedi tuo figlio bussare sul vetro e rompere i coglioni al rarissimo roditore notturno della Nuova Zelanda dello Zoo di Anversa, lo lasci bussare. Tu genitore, se il tuo bambino se ne fotte del rarissimo roditore notturno della Nuova Zelanda, lo avvicini al vetro e allora sei tu che ti metti a bussare. Per insegnare al bambino come si fa? Tu genitrice, io ti osservo alle spalle, ho capito che sei italiana, e penso che sei come quelli che siccome non c’è la multa allora lo faccio, ché il divieto vale per gli altri, cosa vuoi che sia. Dovrebbe esistere un sistema per cui se tu bussi più di tre volte ti viene impiantato automaticamente sotto pelle un chip, per seguirti tutta la vita, per marchiarti come elemento inutile o dannoso all’economia del mondo, e discriminarti appena possibile, o per sapere sempre dove sei e cosa fai. Oppure se hanno finito i chip, lanciarti subito nella gabbia dei giaguari appeso per un piede.

L'altro giorno si camminava

L’altro giorno si camminava con la Meisje, c’erano per strada questi militanti del partito di sinistra del Paese Basso che distribuivano volantini. C’avevano le pettorine come i venditori di giornali ai semafori, anche se qui non esistono, i venditori di giornali ai semafori. Le pettorine rosse con la scritta sopra. E ho pensato a voce alta, ma se uno per esempio vota in Paese Basso e vuole che ne so, i diritti per le coppie di fatto, e si rivolge a voi, Partito di sinistra del Paese Basso, voi cosa rispondete? Rispondete che i diritti per le coppie di fatto ci sono gia’.

Ah.

E se poi chiedi la liberalizzazione delle droghe leggere? C’e’ gia’. E gli incentivi ai ragazzi che vogliono studiare? Ci sono gia’. E a quelli che cominciano a lavorare e guadagnano poco? Ci sono. E per chi ha figli? Pure quelli ci sono. E se mi sono rotto le scatole di tutta sta perfezione mi ammalo e voglio l’eutanasia? Ce l’hai. Ma allora cosa distribuite volantini cosa? mi sarei fermato a chiedere a sti ragazzi con la pettorina, solo che poi sono andato a comprare lenzuola di cotone nel negozio di fronte.

veramente important person, in acqua dolce

Siccome è cominciata l’estate, si cominciano a pubblicare le fotografie di personaggi importantissimi (si scrive v.i.p., si pronuncia vip) che se ne vanno al mare. Io poi ogni anno, quando arriva l’estate, mi ripeto: ma questi personaggi importantissimi che se ne vanno al mare, e che sono pieni di soldi da spendere per andare al mare, perchè mai prendono aerei, prenotano in anticipo, affittano alberghi, pagano la colazione il pranzo la cena, comprano costumi da bagno…per andare in piscina? Si muovono verso le migliori località di mare, in posti del mondo desiderati per le bellezze naturali…e poi se ne stanno in piscina. Che una piscina – se non è la tua piscina personale dove non ti disturba nessuno – in fondo è una piscina. Ognuno fa quello che vuole, sia chiaro.. Ma se resti in città, una piscina la trovi comunque. Uguale più o meno a tante altre piscine. Invece vai lontano. In Sardegna. In Spagna. Epperò resti a fare la lucertola nella piscina dell’albergo.   

Non capisco: ciò serve a delimitare il confine coi comuni mortali? Possibile. Forse che andare al mare significherebbe andare in un luogo dove tutti i comuni mortali possono andare (e questo attenuerebbe il tuo livello di vippismo?). Possibile. Forse vanno a trascorrere le vacanze in luoghi dove a parte le piscine di albergo il mare fa schifo? Forse hanno bisogno di trascorrere il tempo in luoghi accessibili solo a vip di pari livello (e quindi non possono sopportare che una spiaggia, anche nel luogo più rinomato del mondo, possa essere raggiungibile da un pinco pallino qualsiasi?). Mah.  

veline in acqua dolce  

(veline d’acqua dolce)                  (vip femmina da acqua dolce con marito)          (vip maschio da acqua dolce più famiglia)

quelli che il quindicennio

Due giorni fa mi sono ritrovato a rispondere sulla storia di Berlusconi e la Regina, con la Regina che fa come la maestra a scuola che chiede di fare silenzio. Quello che volevo dire è che conta poco se ha urlato oppure No, se ha dato veramente fastidio oppure No – la Regina ha poi detto che non ha dato affatto fastidio – ma quello che conta è che la domanda che ti fanno in questi casi, da italiano all’estero, non appena nel discorso si inserisce Berlusconi, è da troppo tempo la stessa, e cioè: “Berlusconi: perchè? Perchè, ancora?”. Ecco, questo volevo dire. Non si scende mai nel dettaglio, nelle leggi, nei processi, nelle MareCarfagne. No. La curiosità è a monte, e prescinde da tutto il resto. Riguarda soprattutto l’enormità di un quindicennio. Ovviamente la risposta non la so. E infatti rispondo: sarebbe troppo lungo da spiegare. Però ecco, se interessa sapere come ci vedono all’estero, molto spesso è così che ci vedono. Siamo quelli che ci va bene un quindicennio.