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Renzi che parla in inglese alla Merkel, qui dal 1:20. Tanta simpatia ed empatia.

Perché empatia: perché per atmosfera, inglese stentato con forte accento italiano (justeee…) e risposte glaciali ricevute da una tedesca in inglese gentile ma comunque sulle sue, inframezzate a esclamazioni in tedesco (Ach so…) tutto questo insomma mi riporta al me stesso di qualche anno fa che si svegliava presto per trascorrere le giornate nella clinica universitaria di Monaco di Baviera.

Rivedo in lui il mio essere insufficiente e inadeguato di allora – perché non capivo tutto, perché italiano, perché nuovo, perché in trasferta – al cospetto di tanta autorità germanica, femmina ma pure mascoloide (qualcuno ricorderà la teoria del CristianoMalgioglismo, comunque poco applicabile alla Merkel).

Quando e’ venuta fuori la campagna di #CoglioneNo mi sono ammanettato e legato al termosifone per non scriverne.

Ho trascorso il tempo abusando del primo album de I Cani (a proposito, grazie G.: toh, ti faccio pure pubblicità). Poi scopro che la mente de I Cani Niccolo’ Contessa ha scritto un articolo a proposito che condivido con quello spirito con cui con una mano stringi la mano dell’altro, con l’altra gli scuoti la spalla.

Citando a caso:

Gli intellettuali italiani hanno per anni gridato allo scandalo delle giovani generazioni “che sognano di diventare calciatori o veline” (più recentemente, concorrenti di reality e talent), denunciandone l’appiattimento su modelli di vita difficilmente sostenibili, e sottintendendo che l’adesione a tali modelli era la conseguenza di un deficit educativo in cui la televisione aveva occupato interamente il campo degli orizzonti culturali. A me sembra che internet abbia interpretato esattamente lo stesso ruolo della televisione per i “giovani creativi” della mia generazione (che pure, per provenienza sociale e titoli di studio, dovrebbero in molti casi essere in possesso di strumenti culturali ben più avanzati), pronti a puntare su progetti professionali difficilmente realizzabili: alla ricerca, più che di un’effettiva realizzazione personale, di un certo “stile di vita creativo” osservato più su Instagram e Tumblr che su Canale 5 e Italia 1: stile di vita che, ironia della sorte, è molto difficile da realizzare quando non si ha un soldo in tasca.  

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Samuele Bersani racconta un incontro con una ragazza a Bologna.

Certe persone – quando gli succedono certe cose – hanno lo sguardo e il tono di voce di chi gli e’ crollato qualcosa addosso, e non possono farci nulla, sono sotto le macerie e basta. E non hanno bisogno di spiegare quanto sia bello eccetera eccetera, si limitano ad elencare i fatti oggettivi e scarni, poi tutto il resto viene fuori comunque.

E poi cazzarola tutto questo a Bologna.

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Ci sono diverse cose che mi piacciono nella storia della barista australiana a Berlino che fotografa ogni giorno il nonnetto turco. Mi piace l’idea. Mi piace che lei un giorno vada a raccogliere mele con lui. Mi piace la posa che assume in alcune foto, segno che ci crede tantissimo. Mi piace che lui faceva il medico ma ora ad 83 anni fa il sarto (mi chiedo allora: cosa farò nella mia dodicesima vita?).

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Quelli di Eurobubble sono una cricca di amici che si divertono a raccontare cos’è l’Eurobolla di Brussèlle, e cioè questo macroghetto di uomini e donne iperqualificate occupati all’interno delle istituzioni europee o di lobbying, in professioni dai nomi complicati anche se poi nella sostanza banali (a volte).

Dentro la bolla per fortuna io non ci sono – visto che con buona approssimazione posso dirmi di far parte del mondo normale (ehm) –  però la bolla la tocco tangenzialmente, per le persone che conosco, per la vicinanza geografica, per il traffico che incontro tornando a casa se la Merkel decide di venire da ste parti.

Quelli di Eurobubble hanno deciso – questo è il punto interessante – di raccontare la bolla tramite video prodotti mediante crowdfounding, che ovviamente sapete cos’è e dunque non vi metto il link. Il primo episodio di Eurobubble, è online. Chi mi conosce sa quanto apprezzo queste cose, e dunque Grandi Pacche Sulle Spalle a chi decide di spendere il tempo libero in questo modo. Appena mi si libera un buco nella settimana, mi faccio assumere come microfonista (non sto scherzando).

volevasi segnalare: tristezze milanesi

Quanta tristezza riesce a generare questo articolo sulla movida milanese. Selezioni all’ingresso severissime, liste, prezzi sballati, entrata gratuita “se arrivi con una modella” e locali che pagano royalties salatissime solo per appiccicarsi addosso il nome di uno stilista famoso. Tutto quello che si racconta non e’ proprio nuovo, pero’ ancora una volta conferma che in Italia l’istinto alla gerarchizzazione e all’autoinclusione in presunte elites e’ un istinto diffuso a tutti i livelli.

Chiunque puo’ – e anche se non puo’ – fosse pure per poche ore, vuole tantissimo autoincludersi in una piccola casta. 

Che – attenzione – non e’ la casta di quelli che possono spendere 20 euro per un cocktail, ma la casta di quelli che non ritengono volgare spendere 20 euro per un cocktail.

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Bel video di Lucci sulla stupideira di Twitter, forse la più incredibile fra le stupideire di questi anni di wuwuwu (citazione). Già ne scrissi.

E va pure detto che Lucci quest’anno è al suo apice,  e sforna video da conservare tutti assieme e rivedere in futuro. Per esempio questo sui nativi digitali. Con Lucci una volta, preso da polemismo immotivato, ci litigai a Bologna.

it's kind of a funny story

Il film si chiama It's Kind Of A Funny Story, e in italiano hanno cercato di rovinarlo intitolandolo “5 giorni fuori”, però è un film accettabile, coinvolgente se almeno una volta hai avuto a che fare con ansia e antidepressivi, onirico quanto basta, americano forse troppo (sorpattutto per il fatto di ritrovarsi la nipote di Julia Roberts, meglio della zia, in un reparto ospedaliero), e che raggiunge l'apice nella scena di Under Pressure. Viene solo un po' di magone a pensare che l'attore protagonista è del 92.
Praticamente ha l'età di Ciao Mamma Guarda Come Mi Diverto.