La scelta grillina della Gabanelli come Presidente della Repubblica e’ un’altra prova schiacciante della vittoria di abberlusconi, del suo essere riuscito a modificare completamente l’ordine dei valori e delle percezioni di un intero popolo, una vittoria larga perché coinvolge i suoi sostenitori quanto gli oppositori, una vittoria a lunghissimo termine perché  quelli che oggi credono di combatterlo con questi modi non si accorgono nemmeno che gli stanno offrendo una prova ulteriore della sua vittoria.

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si fossi napolitano

Fossi Napolitano, darei l’incarico a Grillo. Hai voluto la bicicletta per pedalare o per bucarle le ruote? Pedala. Hai il venticinque per cento e non ti basta? Alleati.

Non vuoi allearti con nessuno? Allora non vuoi governare. Allora togliti di mezzo e non dare più fastidio. No, dice quello, non è che non vogliamo governare, vogliamo fare come in Sicilia, come il meraviglioso esperimento della Sicilia. Dice quello, ecco come funziona: noi ci mettiamo in un angolo – non in maggioranza – e se ci va bene qualcosa, la votiamo, sennò non la votiamo. Ma allora stiamo insieme? chiedono i potenziali alleati. No, non stiamo insieme, dice quello: valutiamo di volta in volta. Se ci piace, votiamo, se non ci piace, non votiamo.

Se ci pensate un momento, è la filosofia del friend with benefits.

ieri ad una certa ora del pomeriggio

Ieri ad una certa ora del pomeriggio sorseggiavo spumante e mi cibavo di tartine piccolissime e discutevo delle differenze dei sistemi didattici in Europa con un ex ministro del Paese Basso, che mi ascoltava tutta divertita. Ero stato invitato a questo incontro dove si parlava di urbanizzazione sostenibile, dentro il Parlamento Europeo, luogo dove  mai ero stato pure essendo io espatriato a Brusselle, area del mondo dove in pratica uno su tre lavora da quelle parti. Invitato in quanto ex alunno della mia Universita’ del Paese Basso, che e’ contenta di mantenere i rapporti con i suoi ex alunni e coinvolgerli in attivita’ e far sapere in giro cosa fanno oggi, i loro ex alunni. E non e’ la prima volta che mi contattano e ieri mi hanno fatto sapere che non sara’ l’ultima. Tutto bene quindi?

No, perche’ penso alla cazzo di mia Universita’ italiana del cazzo. Che’ io presi una laurea in Paese Basso quasi come hobby, in grande tranquillita’ e mentre lavoravo, e ci ho speso poco tempo li’ dentro, e comunque quelli ancora mi richiamano. La mia Facolta’ italiana, dove ho speso sudore e dolore e fatica per lunghi anni, non mi ha chiesto niente dal giorno della laurea. Avrebbe dovuto?

Me lo chiedo periodicamente, se avrebbe dovuto. E mi incazzo periodicamente anche se non ne scrivo mai (ma negli anni ho costretto molta gente ad ascoltare le mie filippiche infuocate). Avrebbe dovuto, quindi? 

Ragioniamo: sulla carta ero il migliore. Sulla carta non significa che lo ero per davvero. Ma ecco, la carta diceva questo. Voglio dire – cara Universita’ italiana che sicuramente non sei in ascolto in questo momento – tu hai autonomamente deciso dei criteri di valutazione. Erano i tuoi criteri, non i miei. Ed io dal primo giorno fino all’ultimo sono stato classificato – secondo i tuoi criteri – come il migliore. In certi casi con enorme distacco rispetto al secondo. In certi casi imponendo innovazioni che fino a quel momento nessuno aveva richiesto. E tu mi hai ignorato. Siccome ero l’eccellenza secondo i tuoi criteri, in pratica hai ignorato te stessa. Cioe’ neanche tu credi a quello che fai, ai risultati che ottieni.

Quando mi passa l’incazzatura vorrei dare dei motivi a questo mio essere trasparente per te. E provo a giustificarti. Penso che gia’ sei occupatissima a scansare tutti quelli che vorrebbero restare attaccati alle tue mammelle, mendicando contrattini e mettendosi in fila per ipotetici posti che a volte mai arriveranno. Devi trascorrere il tempo a scacciarli via come si fa con le mosche, figuriamoci inseguirne altri che volontariamente hanno ignorato qualsiasi prospettiva di carriera con te. E poi un’altra ragione potrebbe essere che non vuoi guardare in faccia la materializzazione dei tuoi fallimenti.

Con poco affetto,
R

ciao occupanti del grattacielo di Milano

Ciao occupanti del grattacielo di Milano del progetto “Macao”, prima di scrivere ste righe ho cercato di informarmi il piu’ possibile, ascoltare le vostre ragioni. E dopo tanto ascoltare non ho trovato una sola dichiarazione che fosse anche solo lontanamente condivisibile.  Non l’ho trovata. Piuttosto ho trovato motivazioni tutte diverse (“per avere uno spazio dove esprimersi”, “uno spazio dove fare cultura”, “per dimostrare che non si possono sgomberare le idee”, “perche’ i lavoratori dell’arte non riescono a trovare 20 mq da affittare per lavorare”, “perche’ il palazzo e’ abbandonato”, “per riappriopriarci”, “per fare un dibattito sulla nostra condizione di lavoratori precari”, “per il concetto di bene comune”, “perche’ questo e’ un luogo simbolo della finanza corrotta”, “perche’ abbiamo pensato che in quanto gente di cultura fosse giusto un gesto che inverte un po’ la rotta” eccetera eccetera).

Tante motivazioni tutte diverse ma con pochi punti in comune: la pretesa di ottenere qualcosa, la pretesa di rappresentare una citta’ pur essendo minoranza, la pretesa di non pagare le conseguenze naturali del gesto – pretesa quest’ultima che (lo ripetero’ fino alla nausea) sminuisce l’importanza stessa del gesto.  Il video qui sotto a partire dal minuto 5 e’ indicativo della “chiarezza” delle idee.

Ma sapete cosa mi rimane dopo essermi informato cari occupanti del Macao? Un pessimismo piu’ solido e nero di prima sul futuro del Paese. Non sto neanche a spiegare i motivi nei dettagli, che dovrebbero essere lampanti, ma voi di fatto agite da perfetti Berlusconi, siete solo limitati nell’ambito del vostro orizzonte piu’ ristretto e quindi generate meno danni, siete come la Juventus che si recrimina gli scudetti che non merita perche’ ha agito illegalmente, siete come i lanciatori di bombe ad Equitalia, siete una spada nella schiena a chi si spacca per ottenere i suoi piccoli risultati civilmente e silenziosamente (e che vi piaccia o No, se merita, questi risultati li ottiene anche senza gridare, anche senza prevaricare), siete la cicala che una mattina si accorge di essere cicala, ed invece di cambiare per evitare di morire da cicala, pretende la sussistenza da parte delle formiche che tanto ha perculato fino a quel momento.

Voi che vi definite “lavoratori dell’arte e della conoscenza e dello spettacolo” e che pretendete uno spazio per lavorare ed esprimervi. Innanzitutto esprimetevi meglio: cio’ che pretendete e’ uno spazio gratuito dove esprimervi, non uno spazio dove esprimervi. La richiesta e’ ingiustificata, ma accettiamola per un momento e chiediamoci: uno spazio gratuito e’ stato mai – in qualche luogo dell’epoca moderna – una condizione necessaria all’emersione di geni incompresi dell’arte e dello spettacolo?  Siccome sarete intelligenti non mi farete certo l’esempio degli antichi mecenati. Ancora, dettagliando meglio la domanda: l’assenza di spazi gratuiti e’ stata mai ostacolo invalicabile all’emersione di opere d’arte degne di nota? Avete un esempio da portare per giustificare anche solo minimamente il gesto? Per giustificare quello che volete, e cioe’ una facilitazione della vostra esistenza?

Perche’ questo volete: una facilitazione della vostra esistenza di (presunti) artisti. Ma l’arte non si giova delle facilitazioni. E’ il contrario. Il talento – quando c’e’- prende linfa dagli ostacoli sulla strada, dalla difficolta’ di emergere. Il talento si affina per farsi notare e sopravvivere nelle condizioni paludose in cui e’ nato.  Forse sara’ un talento piccolo piccolo, oppure apprezzato solo da una piccola nicchia: allora sopravvivera’ arrancando invece di fiorire. Ma se e’ apprezzato cosi’ poco che non riesce a sopravvivere, allora quasi sempre e’ giusto non coltivarlo, perche’ non e’ talento. Se non riuscite col vostro lavoro a pagare l’affitto neanche di venti metri quadrati, se non riuscite ad ottenere nessuno dei tanti edifici messi a bando dal Comune di Milano – se quindi siete arrivati a questi livelli di estrema irrilevanza nella societa’ in cui vivete – allora non potete pretendere che altri paghino per voi. A parita’ di irrilevanza, chiunque potrebbe pretendere lo stesso privilegio.

Ma seriamente pensate che privarvi di questi spazi significhi “uccidere” la cultura? Per quanto mi riguarda cultura e arte significano soprattutto letteratura. E’ una visione personalissima e parziale ma che ci vogliamo fare, sono mediamente ignorante sul resto, ed ho le mie preferenze e passioni. E quando si tratta di letteratura e spazi mi vengono in mente le vita incredibili di Rayomond Carver, o di Haruki Murakami. Lui che molto prima di diventare lo scrittore conosciuto in tutto il mondo gestiva un baretto in Giappone e scriveva il suo primo romanzo dopo aver lavorato tutto il giorno, dopo aver pulito il bar e rovesciato le sedie sui tavoli. Stanchissimo, ci provava senza nessuna garanzia per il futuro, e spesso si addormentava con la testa posata sul foglio.

video

torna anche nel 2012 il consueto appuntamento

Torna anche nel 2012 il consueto appuntamento con gli spot delle automobili che fanno venire il sangue acido. Segnaliamo lo spot della Alfa Mito che vede protagonista una ragazza anoressica mentre trotterella serena in mezzo al traffico snobbando inspiegabilmente i marciapiedi, e che recita così:

io so bene dove andare, e anche come arrivarci
perché è adesso che la mia vita chiede strada
è ora di rimettersi in gioco
perché nulla è più certo del cambiamento

L’ultima riga è una citazione di Bob Dylan totalmente fuori contesto e pure – non me ne voglia Bob Dylan – anche abbastanza arbitraria, la classica frase che suona bene ma non vuol dire un cazzo.

Ma soprattutto, lo spot ci indica con assoluta precisione il target preso di mira dai pubblicitari: una ragazza con problemi di peso frustrata dalla sua vita attuale, che cerca una via comoda e immediata verso un mondo più soddisfacente e avventuroso. La cerca – questa via – sprofondata nel divano davanti alla tv,  ed ha già eliminato altre soluzioni tanto più popolari fra le sue simili: il taglio di capelli, il tatuaggetto. La vita avventurosa ovviamente non si riduce al semplice passeggiare nel traffico contromano ma bensì nell’acquisto di un’automobile, la quale con i suoi alzacristalli elettrici e  i cerchioni cromati le rivoluzionerà la vita.

Male che va – non avesse i soldi per comprarla – c’è comunque la frase di Bob Dylan, che lei prontamente si tatuerà sulla spalla dopo essersela fatta tradurre in ideogrammi giapponesi.

panem et vangae

La colpa dei casini nevosi a Roma non puo’ essere solo colpa di Alemanno. Voglio dire, innanzitutto e’ Roma. Il 26 gennaio le Iene hanno mandato un servizio (googlando si trova il video) dove mostravano l’assenteismo sfrenato dei dipendenti pubblici della capitale, le loro passeggiatine al bar, il loro andare a fare la spesa dopo aver timbrato. Davanti all’evidenza dei filmati nessuno ha trovato il coraggio di accusarli: non i colleghi, non i sindacalisti, non i consiglieri comunali. Poi dopo il servizio, immediata indignazione post-televisiva, e quindi by definition, sterile (perche’ non fondata sul sentire comune ma sulla drammaturgia prestabilita dell’indignazione).

Se prendi questo esempio e lo unisci alle altre cose che si sanno e che si vedono – Si’ e’ un pregiudizio, Si’, ed e’ periodicamente confermato – allora arrivi alla conclusione che ci saremmo stupiti del contrario, e cioe’ che in caso di emergenza le cose a Roma fossero funzionate. Il fatto che siano accaduti casini terribili, mi pare invece il naturale corso degli eventi. Tutto il clamore e’ quindi paradossalmente incomprensibile.

Ma poi, ecco che si aggiunge il fattore Alemanno.

Perche’ uno puo’ pure avere il dubbio che la colpa non sia sua, che forse l’uomo sia davvero competente e accorto ma sovrastato da una citta’ ingovernabile. Pero’ poi ti arrivano le immagini di Alemanno che spala la neve e allora ecco che ogni dubbio residuo viene cancellato. Abbiamo la certezza che sia un collione.

Anzi No, mi correggo e spiego meglio.

Abbiamo la certezza che tu abbia dei propositi collioni – Alemanno – perche’ il tuo ruolo non e’ quello. Se ti hanno messo a fare il sindaco, quello devi fare. Devi coordinare. Il sindaco spinge i bottoni, che nun ce lo sapevi? Le immagini di te che spali la neve sono la prova provata e inconfutabile di un tuo errore, di una mancanza. Quante ore hai spalato? Due? Quattro? Bene, per quattro ore, durante un’emergenza gravissima che richiedeva decisioni immediate e ponderate, non hai fatto il tuo dovere. Non eri al tuo posto (Alemanno, posi quella vanga cazzo!). Perche’ non ti denunciano visto che ci sono cotante prove?

Abbiamo la certezza che ti rivolgi ad un pubblico di collioni, perche’ se tu credi che le immagini di te con la vanga in mano e gli stivaloni siano una cosa utile per ottenere consenso, se credi che abbiano presa sul tuo pubblico, allora una di queste e’ per forza vera: o hai la certezza di essere sostenuto da dei collioni senza speranza, o vuoi trattarli da coglioni, oppure sei tu che sei molto molto collione.

non aver posseduto una televisione

Non aver posseduto per anni una televisione, poi mi succede che osservo le pubblicità e mi cade la mandibola a terra. Il mondo sta finendo se fanno una pubblicità del genere.

 

Anzi No: il mondo sta finendo se fanno una pubblicità del genere che funziona. Se c'è qualcuno lì fuori su cui questo messaggio fa presa. Se c'è qualcuno là fuori che non decodifica il meccanismo.

 

Dovrebbero insegnarlo a scuola, il meccanismo di decodificazione della pubblicità. E poi mostrare uno spot del genere e dire: questo è l'esempio più basso, ragazzi, l'esempio più banale. Sono sicuro che nessuno di voi potrebbe cascarci. (quando invece, oggi, a quanto pare…)

 

Nella vita tutto quello che fai è dire Sì.

 Ma se provassi a dire No.

 No alle regole. No al conformismo.

 Solo così scoprirai un'auto diversa dalle altre."