Per i cultori, registriamo che quelli che erano i Macchianera Blog Awards ora non contemplano più la parola blog. Piccola furbizia per poter inglobare – oltre ai blog – pure twitter e facebook.

Non solo: un tempo, i protagonisti erano perfetti sconosciuti la cui fama era legata essenzialmente a quello che scrivevano (e per esempio Leonardo, per esempio Daveblog) e poi in un angolino c’erano i “vip” ovvero gente conosciuta molto prima di scrivere su internet. Erano questi gli anni ruggenti del 2.0, ovvero del Chiunque che poteva fare Qualsiasi Cosa. Perfino il sottoscritto veniva incluso nelle nominations e su Blogbabel “Rafeli” veniva prima del blog di Di Pietro di Linus.

Sono anni che non rimpiangiamo affatto.

Perché (forse sarà il mio un ragionamento privo di fondamenta) ma credo che quella fase – quel modo di ragionare e di credere che Chiunque Potesse Fare Qualsiasi Cosa – abbia raggiunto l’apice con l’invasione grillina al Parlamento. I germogli erano sempre quelli, insomma. Sta cambiando qualcosa? A guardare le nominations di quest’anno – e mi rendo conto di unire mondi veramente molto distanti – sembrerebbe di Sì.

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ciao aspirante studente universitario

Ciao aspirante studente universitario che di solito in questo periodo ti lamenti dell’esistenza dei test di ammissione universitaria, che secondo te non dovrebbero esserci, che secondo te tutti tutti tutti dovrebbero avere il diritto di studiare quello che vogliono, che secondo te non e’ giusto che la vita di una persona si decida tramite un centinaio di risposte date in pochi minuti, che secondo voi e’ un test anonimo che vi priva della vostra identità eccetera eccetera.

A parte il non senso dell’affermare che la selezione verso i vostri sogni non dovrebbe essere all’ingresso, ma dopo, cioè una volta laureati e inseriti nel mondo del lavoro, visto che nel favoloso mondo del dopo esiste un plotone di gente come te (ma qualche anno più grande e con una laurea in tasca) che si lamenta di non riuscire a trovare qualcosa di adatto al proprio profilo formativo (brrr..).

A parte il fatto che produrre gente che si lamenta non e’ affatto gratis ma costa molto (no, non parlo delle tue tasse universitarie, quelle coprono solo una piccola parte dei costi totali) e il beneficio di questo sforzo economico per lo Stato – attualmente – e’ solo avere in giro ulteriore gente che si lamenta e che nei casi peggiori pretende una soluzione. A parte che nessuno si lamenta seriamente della mancanza di laureati, tranne i folli compilatori di tabelle comparative tra l’Italia e altri Paesi. A parte il fatto che negli anni ho conosciuto tantissimi studenti stranieri che hanno cambiato nazione pur di inseguire il proprio sogno, l’ultimo giusto la settimana scorsa, un trentaduenne israeliano che si e’ fatto il culo per anni in una fabbrica per mettere da parte i soldi e perfezionare una lingua e un alfabeto a lui sconosciuti ed ora – a trentadue anni – e’ orgoglioso di essere al primo anno di medicina, e te lo racconta con le palpebre che gli calano visto che nel frattempo continua a farsi il culo e lavorare per sopravvivere.

A parte tutto questo, e anche ipotizzando che quanto appena scritto sia tutto sbagliato, e ignoriamolo per un momento.

Ecco, resta il fatto che nella vita e’ assolutamente normale trovarsi in momenti cruciali,  momenti nei quali la tua vita viene decisa in pochi istanti, ed e’ normale che alcuni arrivino impreparati e non ce la facciano, ed e’ anche normale che alcuni arrivino preparati ma poi si caghino addosso dalla paura, fallendo causa assenza di sangue freddo. Ed e’ normale che il sangue freddo – o le “palle”, il “polso” o come vuoi chiamarla sta cosa – nel corso di una vita ti faccia andare più avanti di altri.  Ed e’ anche normale fallire – seppure fino ad ora ti hanno raccontato tutt’altro. Quindi No, non e’ assolutamente ingiusto, o irreale, o spersonalizzante: e’ soltanto un piccolo assaggio di realtà che ti viene offerto, caro aspirante studente universitario, prima di cominciare una pausa (dalla realtà) che durerà qualche anno.

In the modern age, basta una birra allo stesso tavolo, cinque minuti netti di parole scambiate distrattamente, un “da dove vieni cosa fai” per essere aggiunti il giorno dopo – come minimo – su Linkedin.

Quanta stanchezza a leggere della condanna di Abberlusconi. Quanta stanchezza ad ascoltare chi esulta, chi protesta, chi partorisce editoriali.  Come se ci fosse qualcosa da aggiungere, ti chiedi. Ma non su di lui: su tutto un popolo. E’ più grave – ti chiedi – una sentenza che condanna un singolo per un singolo reato, oppure il giudizio inequivocabile su di un popolo che lo ha tenuto a galla per vent’anni? E ci metti dentro sia quelli che lo idolatravano che quelli che si opponevano coi girotondi.

Epperò ti hanno fatto tenerezza i giornalisti, che conoscendo la data della sentenza, hanno cercato di allungare il più possibile il brodo del treno deragliato, del bus precipitato, per poi dimenticare tutto e buttarsi su abberlusconi. Sentenza che poi e’ arrivata con lo stesso ritardo del principinino di Inghilterra.

Il mio aereo per le vacanze decolla tra qualche ora, e quest’anno ci sono arrivato sfibrato e sui gomiti.

C’e’ voglia di masticare stecco di ghiaccioli, cenare fuori senza attendere che si liberi un tavolo, di plof nel mare scuro al tramonto, di addormentarmi di pomeriggio, di passeggiare scalzo sul pavimento di marmo, di darsi un appuntamento a dopo senza dirsi un orario preciso.

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Sono tre settimane che ho una valigia aperta sul pavimento – perché parto, perché torno, perché sono tornato ma non posso disfarla che devo fare altro. Non conoscevo il Mont Saint Michel (nella foto), mi ci faccio trasportare che sono esausto e con le scarpe eleganti e i pantaloni da persona seria – proprio quello che ci vuole per arrampicarsi su un cocuzzolo pieno di turisti. Ciao turisti cinesi che pure se non siete cinesi, per me siete lo stesso cinesi. Ciao coppie cinesi che venite in Francia a fare il viaggio romantico in Francia. Sono così stanco e con le scarpe scomode che penso alla difficoltà di averci la fidanzata cinese, che passeggiando per strada (o in Francia) ne incontri tante uguali, che ti viene male il romanticismo, che ti viene male ad abbandonarti a quell’illusione dell’esclusività, dell’unicità.

In Francia i pensionati si comprano il camper e vanno a campeggiare sui bordi delle strade dove poi passerà il Tour de France – tipo tre o quattro giorni prima che passi – e nel frattempo attendono nel nulla, passeggiano al tramonto sul bordo dell’asfalto.

Quando la strada è lunga e non guido io, mi prende un nervoso che vorrei scendere dall’auto e prendere a pugni il primo che passa.

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cose, 19 due duemiladodici

Si dice il tempo flies when you have fun. Però ultimamente ho l’impressione che questo flying stia correndo un po’ troppo. Credo di non scrivere per un giorno, invece sono cinque giorni.  Sono sei.

Time flies, terribilmente.

Accendo la televisione e ci trovo Patti Smith che canta Because the Night Belongs To Lover, penso a quante volte ho ascoltato questo ritornello senza comprenderne il significato. Patti Smith dopo la canzone deve dire tre parole in inglese, e tu che ti fissi sui dettagli noti che per l’ennesima volta a tradurre tre parole c’è la stessa traduttrice che vedevi da bambino in televisione, come se solo lei fosse capace.

Il potere ha il sapore di una fetta di pancetta, saporita e pericolosa, ti piace ma sai che non dovrebbe.

C’è la pioggerellina e ti fai afferrare e leccare come un gelato, ci sono quattro gradi –  quindi è primavera – ti cade la borsa dalle mani e si bagna tutta da un lato.

La percentuale di figli di genitori divorziati che incontro è salita sensibilmente: sono forse entrato nel mondo reale.

Non posso ascoltare Green Day e Sergio Endrigo nello stesso momento.

della morte dei blog

L’anno 2011 è stato anche l’anno dove si è detto che i blog sono morti. Non posso mettermi qui a fare una conferenza sull’argomento, però diciamo innanzitutto questo: i blog non sono morti, sono tornati ad essere quello che erano all’inizio, cioè un posto per chi ha qualcosa da dire, per grafomani incalliti e sinceri, per vanitosi irriducibili che però vogliono tradurre le loro code di pavone in qualcosa di tangibile e classificabile e rintracciabile in futuro.

Così era all’inizio, poi cosa è successo?

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notiziario flash

Dice questa sbucandomi da sotto l’ascella: ciao sono del Kirzighistan, sono alla quarta Desperados, al mio paese bla bla bla bla (non capisco un cazzo per tre minuti). Va bene Kirzighistan, ciao.

Il proprietario della palestra dice che sto dimagrendo troppo. Non lo so, è che mi dimentico di mangiare o di comprarmi da mangiare, o faccio come gli animali: mangio quando trovo. I capelli nella doccia non sono i miei.  Per esempio mangiare Pan au chocolat in macchina mentre vo al lavoro invece di fare colazione comediocomanda ascoltando Battiato e Stateless. Arrivo al lavoro coi denti sporchi di chocolat. Oggi ho tagliato una american express con le forbici, la mia collega ha fatto la stessa cosa con la sua, abbiamo giocato a lanciare i frammenti come le stelline appuntite dei ninja dei cartoni animati. Vado a comprare la pizza da asporto c’è lei che dice che ci posso fare dopo tre orgasmi mi vengono le gambe molli guarda come cado dalle scale. Vado a comprare la pizza da asporto, incontro Beppe Severgnini più bello di come lo pensavo.

Affanculo se davvero crolla l’europa io perlomeno facevo la parte del trombettista di punta della banda del Titanic.