paura per i giovani d'oggi

Dici: è solo una pubblicità, lascia perdere. Sì però se la mandano, vuol dire che funziona. Vuol dire che i ragazzini poi ci si identificano. Dice: ma tu da dove sei guardi la tv italiana? No, è che metto su Blob mentre durante la cena. E prima del filmato ci mettono qualche pubblicità, e di solito c’è questa. Paura.

update

comunque non tutto e’ perduto. Basta dare uno sguardo ai commenti del video. Fra tutti, il migliore:

io mi chiamo fiammetta
aaah ecco xke sento caldo
…no testa di caxxo, è x via della sciarpa in piena estate…

sennò poi la gente parla, no?

Con tutto il casino che è successo, con tutte le cose che hanno detto di me, che hanno voluto farmi passare per una zoccoletta, ormai “a 18 anni mi ritrovo a vivere come una sorvegliata speciale. Nessuno si chiede come mi posso sentire in questo momento?” e allora, per allentare la pressione su di me, per ricordare a tutti che sono poco più di una ragazzina, non certo una zoccoletta, mi presento a votare col primo straccetto che ho trovato nell’armadio, e coi capelli appena appena spazzolati.



i coinquilini

I coinquilini mi invitano a vedere in tivvù un reality show del Paese Basso – c’ho ancora le borse della spesa mentre me lo chiedono – un reality show che non ho capito bene come funziona, ma pare che c’è uno che vomita nel letto dell’altro, oppure qualcosa del genere. Dico No, no, grazie, che io c’ho da guardarmi cose colte al computer. Loro mi dicono: ma stasera è la finale. Io dico Ecco Appunto, se proprio dovevo vederlo, dovevo cominciare dall’inizio, ma così che senso ha? Non credi – gli dico al mio coinquilino alto e atletico, eh, non credi? E intanto infilo l’insalata nel cassetto basso del frigorifero già sapendo che me la rovinerà ghicciandola tutta.     

Che poi l’ho già detto, tutti bravi ragazzi qua dentro, al limite sono io che faccio sempre lo schivo. Che faccio sempre il solitario.        

Solo non capisco l’Equina, la mia vicina di camera con cui divido il bagno: perchè mi lava sempre il tappetino del bagno? Voglio dire: è solo un tappetino da bagno. Non è vicino al cesso (qui il cesso non è nel bagno, il cesso è nella stanza del cesso) il tappetino sta semplicemente lì sotto il lavandino. Non è che ci piscio sopra, capiamoci. Non ci piscio sopra, cara Equina, e allora mi spieghi perchè lo lavi ogni santa settimana? Non è sporco, e in quel bagno ci stiamo pochissimo, e tu ci stai molto più di me, e non è sporco: perchè lo lavi sempre? Voglio dire: se fai così poi mi sento sporco. E io non sono sporco.      

Il tuo uomo, al limite, con le firme nel cesso in stile Rudy l’Ivoriano, potremmo parlare di lui. Ecco allora, come la mettiamo con lui? Proprio tu, che c’hai le tue collanine di perle e il tuo lampadario di plastica a forma di lampadario ottocentesco di cristallo. Non so se rendo l’idea, quel tipo di lampadari principeschi da castello, solo più piccolo e di plastica. Tu con i tuoi tacchi perenni e il tappetino del bagno pulitissimo, poi c’hai il ragazzo che lascia le firme in stile Rudy l’Ivoriano.

mocciology

Che poi se parliamo di Moccia – e se ne parla solo un’altra volta e poi basta – il problema non è il libro di merda. Voglio dire, non il libro di merda in sé. Che per quanto mi riguarda, se uno pischello legge, e se legge un libro qualsiasi, è comunque una cosa buona e giusta, e in momenti di declino culturale come questi bisogna accontentarsi di poco. Se tra guardare Maria de Filippi e leggere cose mocciose, il pischello preferisce leggere cose mocciose, insomma, io sono pure contento. Il problema di Moccia – se vogliamo proprio dirlo – è che ti produce certi libri che poi ogni volta ne viene fuori un film. Tempo tre mesi e Trac, ecco che ti esce il film. E poi succede che ti ristampano il libro con le facce degli attori sulla copertina. Si crea tutto un legame Parola-Immagine, in queste opere mocciose, che secondo me non va per niente bene. Voglio dire, la pischella chiusa nella sua cameretta ti legge le cose mocciose e non stimola quasi per nulla l’immaginazione, perchè non si deve sforzare di immaginare il viso o gli occhi del personaggio di turno, perchè tanto il personaggio di turno avrà la faccia e gli occhi di Scamarcio. E quindi ci saranno milioni di bambine che vorranno Scamarcio. E lo so che questi libri mocciosi non sono i primi libri da cui si fa un film, ma qui la connessione è un po’ più veloce di altri, mi pare.

E se io da pischello – molto prima di arrivare a Bologna – io Bologna già la conoscevo perchè l’avevo masticata e ipotizzata coi libretti di Brizzi da solo nella mia stanzetta, io adesso a ricordare queste cose preistoriche della mia vita sono contento di me stesso. Mi ritengo fortunato ad aver vissuto certe esperienze libresche in determinati momenti della mia vita, e poter continuare a fare questo tipo di esperienze ancora adesso. Mi ritengo fortunato, ecco cosa. E allora mi dispiace pensare alla massa di pischelli che ste cose gliele tolgono coi filmetti e i diari per la scuola con le facce di Scamarcio e Raoul Bova.

Questo il primo motivo.

Il secondo motivo è che puoi pure sforzarti, ma CiccioBombo Moccia non ce lo vedi a fare il rubacuori al liceo. Piuttosto te lo immagini seduto in disparte con il dito nel naso che rimugina sugli amici galletti che lo prendono pugni nei fianchi durante la ricreazione o che toccano il culo alle compagne mentre lui col dito nel naso ricopia sul quaderno i dialoghi de Il Tempo delle Mele. E quindi ti insospettisci e ti viene da credere ad una artificialità estrema in certi romanticismi scribacchiati nei suoi libri, in certi romanticismi da Vorrei Ma Non Posso, che poi sarebbe meglio dire Avrei Voluto Ma Non Potevo E Allora Lo Scrivo.

Dopodichè potresti pure rivalutarlo, se scovi un video dove il nostro CiccioBombo ha una accesa  discussione con il NullaFattoBarba Andrea Rivera, visto che il secondo non lo sopporti a tal punto che se ti mettessero su un palco Andrea Rivera e un tappo di sughero, tu tiferesti comunque per il tappo di sughero, ma proprio a mani alzate e voce grossa.

Dopodichè potrebbe starti pure simpatico, CiccioBombo, se addirittura la santissima Wikipedia ti informa che il primo libro gli è stato pubblicato – così c’è scritto – dopo vari tentativi “per sfinimento”. Davanti a ste cose, cosa vogliamo dire, tanto di cappello.

unità d'Italia

Un famoso programma di mtv arriva nientedopodomanimenochè a Corleone, cittadina siciliana nota per le solite storie di mafia, padrini, pizzini eccetera eccetera. I giornalisti di Repubblica.it prontamente si eccitano e titolano Rock antimafia a Corleone.  Cosa fanno i lungimiranti autori del programma, per fare sentire i ragazzi di Corleone uguali sputati a quelli del resto d’Italia, ma proprio sullo stesso livello senza alcuna differenza? Decidono di portare sul palco ragazzi vittime di mafia che raccontano le loro storie di vittime di mafia. Che allegria. Per fortuna la normalizzazione arriva dal basso, in questo caso innescata dalle bambine carampane sguaiate che – come direbbe Camilleri – se ne stracatafottono delle vittime di mafia in processione e portano come vessilli i loro cartelloni disperati fatti coi pennarelli della scuola. I messaggi sui cartelloni sono di notevole spessore come si conviene a questi eventi all’insegna del brufolo e dell’apparecchio per i denti. Si legge su uno di questi (abbiamo una diapositiva): VENGO DA MESSINA. TOKIO HOTEL = TRANS. ANDATE A LAVORARE. FINLEY SIETE VOI LA MIA DOSE DI ADRENALINA. VI PREGO FATEMI SALIRE. 

Tutto ciò è bellissimo e mi ricorda – e non so perchè – quei concorsi di poesia delle scuole medie a partecipazione coatta, che mi causavano orticaria di pensieri retorici e buonisti per cui, per reazione, ci si abbandonava alle peggiori blasfemie durante il quarto d’ora di ricreazione.  

oggi la mia prima

Oggi la mia prima carta d’identità con il titolo Comune di Bologna. Sulla vecchia carta avevo una foto orrenda di me sudato al sole di agosto, dopo una corsa dal fotografo per le fototessere da fare in fretta; il giorno sarei partito per la mia seconda estate londinese. Ero giovane e sudato, un sorriso incerto da rettile, una maglietta aperta sul davanti e una valigia da fare che mi attendeva a casa. La foto di oggi – invece – l’impiegato gay dello studio fotografico ha voluto ritoccarla col photoshop senza avvertirmi di nulla. Ha smussato via le occhiaie e fatto brillare gli occhi. Ha preso il colore dalle guance e me lo ha spalmato sotto i globi oculari. Sono più giovane oggi di allora. Sono innocente e luccicoso. Sono un modello del postalmarket.  

Oggi telefonata fin su in un posto tanto tanto a Nord, a contrattare cose e progetti che per adesso qui non se ne parla. Io che contratto il mio futuro in un call center pachistano con un sottofondo di musica orientale tutta pifferi e lamenti strascicati. Sto accumulando troppe cose da raccontare ai nipoti, per la miseria.
 
Oggi il mio lavoro da cartolinaio mi ha portato in un luogo per le strade di Bologna chiamato Scuola di Musical: in pratica ragazzi e ragazze che ballano e cantano e fanno piroette dalla mattina alla sera. Fuori nel mondo cercano tornitori e sistemisti, tecnici radiologi e agenti di commercio, e quelli fanno le piroette ed i gorgheggi. Fanno il musical. Ragazzetti che a volte non c’hanno manco il fisico, che sarai pure bravo ma se non c’hai il fisico dove vuoi andare a fare il musical, mi chiedo. La parte razionale di me pensava Ognuno è Libero di Fare Quello Che Vuole, la parte profonda e sincera recitava profondamente come una macumba crudele MariaDeFilippi MariaDeFilippi MariaDeFilippi E’ TuttaColpaTua.