dovrei restare in silenzio

Dovrei restare in silenzio per motivi miei scaramantici ma: posso dirlo? Un poliziotto uccide un ragazzo in autostrada e la nazionale italiana scende in campo col lutto al braccio? Eeeeehhh?!?! Tutti pensano: normale, una cosa è la conseguenza dell’altra. Posso dirlo? Normale una cippa! Un poliziotto uccide un ragazzo in autostrada e la nazionale italiana scende in campo col lutto al braccio. Sarebbe come dire – che ne so – che domani esplode una lavastoviglie a Varese e di conseguenza asfaltano una strada in provincia di Ascoli Piceno. Come se un contadino morisse investito da una vacca impazzita a Como e di conseguenza la nazionale di basket scendesse in campo con una sciarpa al collo. 

E comunque, ai botteghini, primo posto per "Matrimonio alle Bahamas", secondo posto "Come Tu mi Vuoi".

torno subito

Mi assento per un paio di giorni dall’Italia, volo al Nord a discutere di cose che hanno a che fare con un lavoretto, che se tutto fila liscio, se tutto va bene, forse, chissà. La tradizione vuole che il sottoscritto non trascorra l’inverno in questo Paese, e questo succede già da un paio di anni. Come gli uccelli migratori con la differenza che io generalmente tendo a volare dove fa più freddo, e ogni anno che passa vado sempre più su. Comunque tutto questo potrebbe accadere – si ripete – soltanto se tutto fila liscio, se tutto va bene, forse, chissà, tocchiamoci qui, tocchiamoci là.

siamo pari

Adesso pure i tifosi fascisti hanno il loro martire da celebrare in giro e da usare per parlare a vanvera di giustizia e di vendetta. Dopo la beatificazione di Carlo Giuliani santo patrono di Genova, adesso arriva anche Gabriele Aquila nel Cielo. Tutti sti fiori, tutta sta partecipazione, tutta sta fratellanza fra gli ultrà ricorda scene già viste in altri colori e sotto altri nomi. Tutti egualmente bacati nel cervello al punto di non vedere la realtà per quella che è: un errore che non doveva essere e che invece – purtroppo – è successo.

come tu mi vuoi

Si ripropone il tema della finta racchia di cui ho già blaterato per la serie televisiva Ugly Betty anche nel nuovo film "Come Tu Mi Vuoi", in uscita in questi giorni, un film dove la finta racchia sarebbe l’attrice Cristiana Capotondi. In pratica se ho capito bene la racchia sarebbe la Capotondi a cui vengono aggiunti di un paio di occhiali, qualche pelo in faccia e forse anche una confezione di brufoli artificiali. Poi succede che la racchia si innamora del Vaporidis di turno e allora si da un’aggiustatina e così all’improvviso da brutta che era, diventa bella. Si ripropone dunque il tema della racchia che sotto sotto racchia non è, che è racchia ma solo in modo stereotipato. Si riprone sta storia della finta racchia (una ragazza carina, la Capotondi) che se si da un’aggiustatina, diventa attraente (ma era già attraente da prima). 

Di nuovo quello che mi viene da dire è: cari sceneggiatori, ve le porto io un paio di belle cozze di prima categoria, di quelle cozze irrecuperabili, e voglio vedere se ci fate fare un film col Vaporidis. Voglio vederlo al Vaporidis che infila la lingua in bocca a certi catamarani che vi proporrei io. Voglio vedere se riuscite a far passare l’idea che basta curarsi un po’ per sembrare più carine, l’idea che la bellezza è dentro ognuno di noi e bla bla bla. Ve le porto io certi rottami indefinibili che non avete nemmeno idea, e vediamo proprio cosa riuscite a fare.

preferisco i tempi

Preferisco i tempi in cui se proprio qualcuno doveva insidiare il mio primato – fra le chiavi di ricerca del blogghe –  almeno questo era, che ne so, Steve Urkel (qui e qui) e accettavo anche la chiave “spiando mia moglie video” (giugno e luglio), però trovarmi tampinato da lui, cosa dire, uno non si spiega neanche il motivo.

           (cliccare sull’immagine)
 

una cosa tira l'altra

Nel cassone della spazzatura vicino all’ingresso di un ristorante scopro due casse ancora imballate di lattine di coca light. Ne tiro fuori una e leggo la data sul fondo: giugno 07, sono ancora buone, mi viene da pensare, credendo davvero che giugno 07 sia ancora una data posta da qualche parte nel futuro a venire. Sistemo le casse nel bagagliaio della macchina e parto rimuginando nella testa Aspartame Aspartame, tutto quell’Aspartame, due casse di Aspartame mi faranno certamente male, poi all’improvviso prendo a schiaffi il volante e mi ricordo tutto ad un tratto di chi sono, dove sono e soprattutto quando sono, e che giugno 07 è vuol dire passato, mica futuro. Fermo la macchina e ributto le casse nel bidone seguente.

Questa la consapevolezza del tempo che ho. Questa la considerazione che ho di me, se arrivo a portarmi a casa la spazzatura tutto contento.

Decido di vendere buona parte dei libri di studio. Uno sbarbatello sbarbatissimo mi arriva in casa per comprare un libro, tutto sorridente e fiducioso nel futuro, tutto scapigliato e giovane, tutto pelle liscia sulle guance e peletti di barba distanziati fra loro. Mentre mi allunga le cinquanta euro vorrei dirgli come stanno le cose, cosa lo aspetta, come sarebbe meglio lasciare perdere e fare altro. Lui è lì in piedi al centro della mia camera da letto che indugia: forse si aspetta qualche battuta o consiglio sui prof, sulla facoltà, sulla vita universitaria. Io sto per distruggere quel suo sorrisetto fiducioso con qualche elucubrazione al tritolo – sto quasi per farlo – ma alla fine non me la sento e lascio perdere.
 
A fine giornata ho venduto cinque libri e ho qualche banconota in tasca di più. Posso permettermi una pizza: ho già parlato della correlazione lineare fra benessere economico e pizze da asporto. Torno a casa con la pizza sul sedile del passeggero ma non trovo un parcheggio. La pizza si sta raffreddando e allora decido di lasciare l’auto sul marciapiede.

Dopo la pizza torno a spostare la macchina e c’è una prostituta nigeriana che mi dice Ciao Ammore Smuack Smuack ogni volta che passo dallo stesso incrocio a cercare un parcheggio decente. Il parcheggio lo trovo dopo mezzora, e mentre torno a piedi c’è la nigeriana seduta al centro della strada che si tocca una gamba e fa smorfie con la faccia – forse è scivolata sull’asfalto – e intorno a lei un gruppo di quattro napoletani che tutti premurosi e guappi le dicono Non Si Preoccupi Signorì, che adesso la Portiamo all’OsshPetaaule.

acciderbolina

Capisco che su questo blogghe ultimamente si parla troppo spesso di morti e ammazzati, però sta cosa devo raccontarla, e per raccontarla sono necessari perlomeno un paio di flashbacks.

Flashback numero uno: 
Monaco di Baviera, due anni fa. Sono in una bettola tedesca dove si ritrovano ogni settimana gli studenti Erasmus della città. Fiumi di birra e tante sane porcherie che in seguito faranno curriculum. Impegnato in una conversazione (ok, non esattamente), all’improvviso mi accorgo che a qualche metro da me c’è una ragazza stesa per terra in preda all’alcol, e un ragazzo biondino steso su di lei. Istintivamente urlo: Auei! al ragazzo, e poi gli faccio una breve paternale sul fatto che insomma, la ragazza è quasi incosciente, meglio lasciarla stare, no? Il ragazzo borbotta, ci guardiamo in cagnesco, poi mi da ragione. Da quel momento facciamo finta di essere amici, perchè succede sempre così fra terruncielli (e lui lo era): un momento prima si rischia la rissa, un momento dopo pacche sulle spalle. Anche lui terrunciello in Erasmus a Monaco come me, verrò a sapere.

Flashback numero due: 
Bologna, un anno e mezzo fa, è l’estate dei mondiali. Gruppo di amici qui in casa per vedere una partita alla tivvù. All’improvviso piomba qui a casa il biondino di cui sopra, di passaggio per un pomeriggio a Bologna e che era riuscito ad avere il mio numero di telefono. Brindiamo alla salute della nazionale di calcio con una serie di Peroni, poi finisce la partita e ognuno torna a casa sua. Il biondino non lo rivedo più.

Finchè.

Finchè ieri (tatàaaan) me lo ritrovo su tutte le pagine dei giornali incriminato come presunto omicida della studentessa inglese a Perugia. Uno legge ste cose è pensa: è incredibile. Non ti viene da pensare: è impossibile. A sto mondo tutto è possibile. Ti viene solo da pensare: merda, è incredibile. 

Viene da pensare, quello nelle foto non sono io ma porca miseria potrei benissimo essere io. Viene da pensare: stesse esperienze, stessi luoghi, stesse persone frequentate, stesso nome (!), un momento eravamo sullo stesso binario, un momento dopo lui è lì presunto sgozzatore sui giornali ed io sono qui che mi faccio il caffè e scongelo la carne per la cena.

Viene da pensare: questo ragazzo ha un Myspace dove ha caricato centinaia di immagini di lui sorridente che abbraccia gli amici dell’Erasmus e dei luoghi che ha visitato. Le facce che sono assieme a lui sono le stesse che ho sulle mie fotografie di quel periodo. Quello non sono io, ma potrei essere io. I giornalisti spulciano tra le foto e scovano quelle tre dove lui si è travestito (per carnevale? Boh.) con la carta igienica attorno al corpo a simulare una mummia e una finta mannaia in mano. Mettono una foto della sua mano con il dito medio. Quelle immagini dove appare come un ragazzo normale, non le mettono. Le più sospette le pubblicano sui siti principali di informazione. Scrivono, i giornalisti, che il presunto omicida è stato a Dachau, a Norimberga, due luoghi che richiamano le vicende del passato nazista della Germania. Uno legge e pensa Cazzo, a Dachau! Però io che ero lì, so che le visite a quelle città erano state organizzate dall’allegro gruppetto degli Erasmiani di Monaco, delle gitarelle da compari in vacanza. Io non c’ero, ma è solo un caso. Tra le sue foto io non ci sono, ma è tutto soltanto un caso. 

Pensare E’ Stato Lui, Non E’ Stato Lui non ha importanza, adesso. Si legge che ha mentito, e se uno mente (forse) ha qualcosa da nascondere. Ecco, forse. Ma non è questo il punto. Quello che ti viene in mente è che potresti esserci tu, e per esteso quello nelle foto potrebbe essere un Pinco Pallino qualunque, anche tu che stai leggendo queste righe. Ti stai facendo il caffè? Stai scongelando la carne per la cena? Potresti essere anche tu, diventare la star omicida del momento.

Ti va?  

se ne va

Se ne va il grande giornalista Enzo Biagi e giustamente tutti ne piangono la scomparsa. Scompare un bravo signore coi capelli bianchi che conosci da quando sei nato e, cacchio, ti dispiace. Uno non è che si fa domande Era un Maesto, Non lo Era, uno si dispiace come quando vieni a sapere che è morta quell’amica di tua nonna che veniva a casa portandoti il tegamino con un po’ delle cicorie che aveva cucinato per se stessa.    

Poi il coinquilino Billigiò, con il cinismo che lo contraddistingue, alla notizia del malore se ne esce blaterando che sti personaggi devono proprio morire per uscire dalla scena. Tu che davanti a ste parole vuoi fare il democristiano che mette d’accordo tutti – e magari vorresti contraddirlo – ti rendi conto che comunque qualcosa non va, se davvero qui stiamo attaccati ai nonnetti fino a quando non schiattano. E non è neanche colpa loro, se sono ancora lì che lavorano con la prostata ipertrofica, la colpa semmai è di chi si fida esclusivamente dei capelli bianchi e delle rughe scavate dei Pieri Angela e dei Pippi Baudi. Che si fa presto a dire C’Hai Trent’anni Sei un Bamboccione, se poi alla tivvù i presentatori c’hanno la dentiera e i tuoi professori dell’università vanno in pensione a trecento anni e c’hanno gli assistenti con l’osteoporosi.    

Che questa iconografia del matusalemme ci accompagna sempre e ci rassicura, porca miseria, al punto che inizi a far confusione. Un giorno uscendo di fretta dal bagno della facoltà mi trovai all’improvviso di fronte alla grandissima Rita Levi Montalcini, e davvero la salutai con un Uei Ciao! come si usa fra compari, credendo per un istante di trovarmi di fronte ad una vecchia zia/conoscente del paesello di cui non ricordavi il nome. E per fortuna che la Rita Levi – con tutto il rispetto che tutti noi portiamo nei confronti del suo capoccione da premio nobel – già al tempo era mezza cieca e non si accorse di nulla. 

L’uomo, qualche volta, è come le scimmie: ha il gusto dell’imitazione.
(E.Biagi)

template 3.0

Orbene, il restyling del blogghe può dirsi completato, e se comincio con un Orbene è solo che c’avevo voglia prima o poi di iniziare in questo modo. Spostata la colonna a destra e mutato lo sfondo: in origine questo era un muro stonacato ma poi l’ho passato per le grinfie di un bel programmino open source che consiglio a tutti gli utenti di Windows Vista che non hanno ancora trovato in giro una versione crackata di Photoshop (le percedenti versioni non girano sul nuovo sistema operativo, ce lo sapevate?).

Il pomodoro si è tarchiato leggermente ma del resto è normale – oltre una certa età – prendere qualche chilo e perdere in altezza. Il pomodoro è notoriamente un masculo e pertanto con l’età non perde in bellezza ma bensì diventa, come si dice per gli uomini brizzolati, più interessante e sprizzante sicurezza. Fosse stata una banana, ci si sarebbe posti la domanda Come Mai questa banana alla sua età è ancora zitella, ma che problemi c’ha, ma fatele conoscere qualcuno di interessante, ma insomma bla bla bla. E invece No, è ancora un pomodoro.

viulenza

Adesso fanno pure le spedizioni punitive contro i rumeni e le chiamano Reazioni del Popolo Esasperato, cercando di stabilire una correlazione fra causa e conseguenza, fra il fattaccio dell’altro giorno e le sprangate contro la signora rumena che sta mettendo la spesa nel bagagliaio dell’auto.

Se vogliamo fare i sociologi, le possiamo pure chiamare Reazioni del Popolo Esasperato, però se vogliamo fare i sociologi dobbiamo pure dimenticare che esistono tante teste bollenti con la sprangata facile. E dobbiamo pure dimenticare che sul 100% delle persone che calpestano questo mondo ci sarà sempre una certa percentuale di bulletti che non vedono l’ora di spaccare la faccia a qualcuno, e che se sei cresciuto nella provincia meridionale questa percentuale prenderà le sembianze del delinquente di quartiere che sgommando sulla motoretta verrà a chiederti sfrontato “Cazzo guardi?” “Cazzo vuoi?” mentre tu ciucci spensierato il tuo ghiacciolo all’amarena seduto sul marciapiede; e la stessa percentuale di persone, dopo aver letto qualche libro, si autoproclamerà fascista e poi verrà a prenderti a craniate sul naso con argomentazioni di poco superiori al Cazzo Vuoi Cazzo Guardi di cui sopra.

Che poi il sociologo politologo mi verrà a costruire tutte le relazioni che vuole fra il fattaccio dell’altro giorno la signora rumena sprangata con le borse della spesa in mano, però a Roma giusto qualche mese fa un gruppo di bulletti con la testa rasata venne a spaccare di mazzate un gruppo di ragazzi durante un concerto, e non c’erano stati fattacci o altre cose ad “esasperarli”, c’avevano solo voglia di prendere a mazzate qualcuno e lo hanno fatto, perchè quando scappa scappa e certe volte se trovi un motivo è meglio, ma se non lo trovi chissenefrega basta che porti la spranga.

carne macinata

Carne macinata in offerta al supermercato e tanta voglia di polpette. Telefoni alla Madre giù al paesello e le chiedi Spiegami come si fanno le polpette, cara Madre. Lei ti dice che serve la carne, che serve il pan grattato, che servono le uova, che serve magari un po’ di latte e altre cose. Io dico subito Ferma Lì, che tutte ste cose non le ho, che adesso vedo cosa esce con quello che ho in casa.

Quindi, ricetta.

Prendete della carne macinata, mischiatela a del pane grattugiato. Poi aggiungete dell’olio. Poi siccome la cosa vi parrà povera, metteteci anche della cipolla tritata. Poi del pepe. Poi costruite delle palline tempestate di pois di cipolla tagliata troppo grossa. Le palline non saprete come cucinarle, allora vi verrà l’idea di digitare Ricetta Polpette Carne Macinata sul computer. Google risponderà che dovrete prima tenerle sulla padella con dell’olio, e una volta “dorate” le dovrete passare in forno a 160 gradi. Voi seguirete le istruzioni, e comincerete ad avere dei piccoli pezzi di carne bruciata e sgretolata, che nel forno si allargheranno fino a spaccarsi in tante parti deformi e untuose, come tanti piccoli cervelli fritti di animale sconosciuto. La ricetta potrà dirsi conclusa.  A questo punto prenderete la teglia contenente i piccoli esserini marroni e li butterete nella spazzatura oppure (e qui arriva il tragico) farete come me ed oserete addirittura metterli in bocca e masticare. Faranno schifo – è vero – ma come si dice, quello che non ti uccide ti fortifica.

beee fanno le pecore

Si si bravi, comprate le zucche, mettete le zucche in vetrina, e i cioccolatini con la carta arancione, comprate pure quelli. E certi manichini con il cranio a forma di zucca nei negozi griffati avvolti da ragnatele, come sono adeguati, come sembrano la cosa giusta al momento giusto. Bravissime, accattatevi i cappelli da strega e andate in giro a fare buuu, come siete brave. Come vi hanno insegnato sui banchi delle scuole medie per il compito in classe, non bisogna mai uscire fuori tema, si deve sempre rispettare la traccia che vi è stata assegnata da chi ne sa più di voi.

Buuuuu, che paura.

ieri, l'altroieri e l'altroaltroieri

Una festa di laurea come ricevimento di un matrimonio, con tavoli separati e rotondi che ospitavano gli invitati divisi per gruppi tematici. Che ste occasioni sai già che non ti piacciono, che non sei abituato a star seduto e a fare attenzione per evitare gli schizzi dal piatto alla tua camicia bianca, stirata per l’occasione solo sul davanti. Sai già che non ti piacciono –ste situazioni – ma sai pure che ci devi essere, che è meglio così, perchè vuoi tanto bene alla festeggiata e per non uscire troppo fuori dalla realtà delle cose.

Poco lontano dal tuo tavolo c’è una coppia impegnata in una cena romantica, lui è grosso e tenebroso e con un broncio di default, lei è spigliata e teatrale e sfoggia una serie incessante di facce stupita/divertita/ammaliata/stupita/divertita/incuriosita che ti viene da pensare che il tenebroso sia davvero un gran simpaticone, solo che poi ti accorgi che lui rimane zitto quasi tutto il tempo, mentre lei parla parla e poi condisce le sue domande con le sue facce come fossero risposte, visto che le risposte non ci sono o che le risposte sono grugniti di default. Forse sono al primo appuntamento e lei cerca di piacere a lui, forse l’ha fatta grossa e cerca di farsi perdonare facendo le fusa come una gattina. A te viene solo in mente il sorriso plastificato di Annette Bening in American Beauty.  

Al tuo tavolo amici vecchi e cari, e tra loro anche exragazza con suo uomo, che tu ricordavi come un sempliciotto e svanito al pari di lei, e pensavi pure di essere stato crudele in questo giudizio, ma ad averli di fronte e sentirli produrre certe sintassi avvilenti sia nella forma che nella sostanza, scopri poi andando via che il giudizio più tagliente non era neanche stato il tuo, e che tutti abbiamo fatto cose nel passato di cui non riusciamo a darci una spiegazione. E pensi che forse la Fisiognomica dovrebbe essere elevata al rango di scienza esatta, porca miseria, ma questa forse la capisci soltanto tu.

E poi torni a Bologna, e di corsa fai la valigia e prendi il treno per andare a trovare la Principessa, e lei ti trascina a vedere Ratatouille mentre tu fai finta di andarci solo per farla contenta. Tu nel buio del cinema protesti che i topi non parlano e non sanno neanche costruire le barche figuriamoci cucinare, e lo fai solo per farle un dispetto e per farla sorridere, e ci sono questi attimi che già sono belli da soli, se poi ci aggiungi tutto quello che hai visto nei giorni precedenti finisce che ti senti così fortunato che non sapresti da dove cominciare a spiegare.

qui

qui si parte per una trasferta di ventiquattro ore a Pisa, causa invito a festa di Laurea di vecchia compagna di scuola. Prevedendo l’elevata percentuale di fighettismo fra gli invitati, e notando il cielo plumbeo che continua a sputare pioggia, so già che – male che vada – mi divertirò ad osservare le ragazze bomboniere che si innervosiscono per la messa in piega rovinata. Da parte mia, mi dichiaro colpevole di una camicia bianca stirata alle dieci di mattina.

anch’io con te, insieme a me, e tu con me

I miei personali complimenti all’ultimo singolo di eros ramazzotti in duetto con nientepopodimenochè ricky martin. Il pezzo si chiama “Non siamo soli” e ad un certo momento uno arriva addirittura a chiedersi se non l’abbia scritto il carciofo Fabrizio Moro. I gusti sono gusti, e qui non si discute di gusti, che per carità in giro c’è gente che ama nutrirsi di escrementi e farsi calpestare dai cavalli in corsa. I gusti sono gusti, e qua non giudichiamo i gusti, ci mancherebbe altro. Quello che mi chiedo è se alla fine del 2007 non sia ben chiaro alla popolazione mondiale il concetto di retorica buonista. Voglio dire, se per caso io sottoscritto che sono un Pinco Pallino qualunque una mattina mi svegliassi e mi mettessi a scrivere su ste misere pagine che L’Amore Vince Sempre e La Risposta ai Tuoi Interrogativi è In Fondo al Tuo Cuore, credo che sarebbe abbastanza chiaro che sto facendo della retorica cippa lippa, che sto menando parole omogeneizzate al vento. Che il problema non è la sostanza – L’Amore Vince Sempre? Risposta:  ma che ne so: può anche darsi, non lo escludo a priori – ma bensì qui si discute semplicemente di forma. Perchè alla fine del 2007 dovrebbe essere chiaro qual’è la forma con cui esprimere dei concetti pure semplici semplici per non farli apparire banalotti e scialbi. Uno pensa che alla fine del 2007 queste cose dovrebbero essere chiare a tutti, poi ascolti ste canzoni dove – e pesco a caso che il testo meriterebbe di essere citato per intero – si arriva addirittura a dichiarare che:

Eros: Supera i confini, non conosce geografia l’emozione che ci unisce in una grande idea
Ricky: Oltre le distanze noi non siamo soli, sempre in cerca della verità
Eros: Anime viaggianti, cuori prigionieri, con la stessa idea di libertà. Un altro mondo possibile c’è e lo sto cercando insieme a te
Eros: Anch’io con te

Ricky: Insieme a me
Eros: E tu con me…


Che uno potrebbe obiettare, questo è soltanto misero pop, cosa ti aspetti dal pop? Ma io dico, per la miseria, in giro pure Tiziano Ferro riesce a fare di meglio, ma pure Nek, se vogliamo, fa la sua porca figura (“se vuoi ci amiamo adesso, se vuoi, però non è lo stesso…” che può tornare utile come simpatica scusante, alle volte), ma pure Paola e Chiara, guarda, a sto punto.

oggi la mia prima

Oggi la mia prima carta d’identità con il titolo Comune di Bologna. Sulla vecchia carta avevo una foto orrenda di me sudato al sole di agosto, dopo una corsa dal fotografo per le fototessere da fare in fretta; il giorno sarei partito per la mia seconda estate londinese. Ero giovane e sudato, un sorriso incerto da rettile, una maglietta aperta sul davanti e una valigia da fare che mi attendeva a casa. La foto di oggi – invece – l’impiegato gay dello studio fotografico ha voluto ritoccarla col photoshop senza avvertirmi di nulla. Ha smussato via le occhiaie e fatto brillare gli occhi. Ha preso il colore dalle guance e me lo ha spalmato sotto i globi oculari. Sono più giovane oggi di allora. Sono innocente e luccicoso. Sono un modello del postalmarket.  

Oggi telefonata fin su in un posto tanto tanto a Nord, a contrattare cose e progetti che per adesso qui non se ne parla. Io che contratto il mio futuro in un call center pachistano con un sottofondo di musica orientale tutta pifferi e lamenti strascicati. Sto accumulando troppe cose da raccontare ai nipoti, per la miseria.
 
Oggi il mio lavoro da cartolinaio mi ha portato in un luogo per le strade di Bologna chiamato Scuola di Musical: in pratica ragazzi e ragazze che ballano e cantano e fanno piroette dalla mattina alla sera. Fuori nel mondo cercano tornitori e sistemisti, tecnici radiologi e agenti di commercio, e quelli fanno le piroette ed i gorgheggi. Fanno il musical. Ragazzetti che a volte non c’hanno manco il fisico, che sarai pure bravo ma se non c’hai il fisico dove vuoi andare a fare il musical, mi chiedo. La parte razionale di me pensava Ognuno è Libero di Fare Quello Che Vuole, la parte profonda e sincera recitava profondamente come una macumba crudele MariaDeFilippi MariaDeFilippi MariaDeFilippi E’ TuttaColpaTua.