dicono di lui

Cesare Cremonini l’ho scoperto davvero durante il mio periodo di eremitaggio a Colonia. Le canzoni di Maggese mi hanno accompagnato in auto durante i tragitti nel mezzo della pianura del Nord Reno Westfalia, luoghi tetri e ventosi che ci vuole poco a sentirsi una cacca chiusa nelle tubature, un’atmosfera che si legava bene con certe depressioni delle sue canzoni.      

Ecco, il nuovo singolo pare essere all’altezza delle cose precedenti. Il punto è che il contesto della musica italiana è talmente tetro che cose così semplici e oneste si innalzano di molto. Per dire, ieri sul muletto premendo la parola discografia mi è venuto fuori un archivo intitolato “Mondomarcio Discografia completa.”. Allora niente, tutto questo per dire che sono contento che ci sia un nuovo disco del Cesare, che la canzone pare passabile, che il video è mediocre e patinato e scontato, che non si capisce come mai Ballo non si sia ancora tagliato quella muffa che c’ha in testa, come d’autunno sull’alberi le foglie.

la coinquilina

La coinquilina Equina continua a darmi problemi. Io non lo so come devo fare con lei. Davvero non lo so. Eppure capisco benissimo che vuole essermi simpatica, aprendo la bocca  e ridendo ogni volta che mi vede, mostrandomi gli incisivi ad ogni nostro casuale incontro nel corridoio. Ma cosa ci posso fare, i risultati che ottiene sono drammatici, e io non sono nemmeno uno che pretende chissá cosa. La vedo che appende le sue camicette al filo per farle asciugare, e mi dico: se adesso la saluto e ride, è definitivo, non la sopporto. Allora penso, meglio non dire niente, così le evito la disfatta. Ma poi ci ripenso: non ha senso continuare l’agonia di questo rapporto. Allora le dico Ciao sottovoce, e quella mi emette un “Eh, Ah” che è ancora peggio, un vagito di neonato rauco, la spaventevole risata di un gobbo di Notre Dame coi tacchi ed il mascara.

è tutto da vedere

Se vogliamo fare una vita roack and roall, e se vogliamo cominciare oggi, allora basta metterci d’accordo, ho detto alla Signorina fresca emigrante come me, appena arrivata qui in Paese Basso. Adesso anche tu c’hai un lavoro da queste parti – le ho detto – e siamo diventati vicini di casa. Adesso c’hai un lavoro da queste parti, e davvero chi lo avrebbe mai detto. Tu lo avresti mai detto? Io non lo avrei mai detto. Nemmeno nella mia più selvaggia fantasia, avrei potuto immaginarlo. Ma adesso siamo qui, ed è tutto da vedere.  

Che poi cosa intendi per vita roack and roall, fammi capire bene?  

Intendo esattamente quello che stiamo facendo: lasciare tutto, tapparsi il naso e ricominciare da un’altra parte. Ho sentito dire che mantiene giovani. Tra l’altro noi siamo ancora giovani, e quindi insomma, meglio di così si muore.  

No, non morire, altrimenti mi offendo.    

Ma insomma dicevo, lasciare tutto e ricominciare: ti va? Perchè a me va. Ho una voglia di problemi da risolvere e nuovi lavandini che perdono acqua, che non ti dico. Davvero, non scherzo. Eppoi di padroni di casa con strani tic facciali, e nuove fermate di autobus, e pizze al taglio da mangiare per terra la sera del trasloco. Voglio dire, tutte queste cose, piuttosto che non provarle più, io preferisco avercele di nuovo. Questo vuol dire roack and roall. Vuol dire che non dovevamo per forza venire fino a qui, eppure ci siamo. E siccome ci siamo, allora balliamo. Roack and roall, appunto.         

Poi succede che nel centro città si cerchi un posto per farsi un panino, ma nel frattempo la squadra nazionale del Paese Basso sta strapazzando la Francia agli europei, e quindi non c’è nessuno disposto a fabbricarti un panino. L’alternativa sarebbe spostarci in Danimarca, ma è un attimo fuori mano, preferirei restare nei paraggi. Facciamo un pollo al turco sotterrata di maionese, e poi si torna a casa. L’azienda ti paga l’albergo cento stelle, posso venirci a fare la pipì che mi scappa? Ti giuro mi scappa, non ce la faccio a guidare così fino a casa, dall’altra parte della nazione.      

No no, non ti faccio entrare che sennò quelli dell’albergo cosa devono pensare? Niente, che saliamo un momento in camera, cosa devono pensare? No no, sono appena arrivata, e qui nessuno deve pensare male di me. Va bene, allora niente pipì nel bagno dell’albergo a cento stelle, resto qui nel parcheggio ad aspettarti, con le gambe strette a non farmela scappare. Tira pure un vento freddo, porca miseria, e questo peggiora le cose. Certamente fra le cose da raccontare, un giorno, ci sarà pure questa, ci sarà quella volta che rimasi con le game incrociate strette in un parcheggio di albergo a cento stelle, per fare in modo che nessuno potesse pensare male di te.
Roack and roall, appunto.

non lo so

Non lo so, comincio a non sopportare la mia compagna di bagno, quella con cui condivido il cesso e la doccia. Sono indeciso, non so ancora dire cosa mi provoca più fastidio in lei. Avevo pensato alle sue scarpe con il tacco, e alle sue colannine di perle, e mi ero detto: sono i tacchi e le collanine di perle.  

Poi il suo lampadario di plastica finto antico. Poi mi ero praticamente deciso che invece la colpa era della lametta per la depilazione delle gambe lasciata nella doccia. E le sue docce che non finiscono mai. Poi ho pensato al fatto che non condivide i piatti e le pentole con gli altri, ma c’ha i suoi personali nascosti in camera e li tira fuori quando servono. Che la vedi arrivare ad orario di cena con le pentole e un timer a forma di ovetto per misurare i tempi di cottura. Che io dico, va bene che usi l’ovetto timer, ma perchè non lo lasci in cucina che non te lo rompe nessuno?


Alla fine ho stabilito che è per sta risata che gli viene ogni volta che mi parla. Forse lo fa per essere ospitale, che ne so, ma qualsiasi cosa io dico, lei si fa la risata. Ma cosa ti ridi? Cosa? Che io provo a non parlarti per evitare di farti ridere, ma te ridi se pure ti dico Buongiorno. Io ti dico Buongiorno e tu te la ridi: ma cosa ti ridi cosa?

ecco, appunto

Io c’ero. Questa è una cosa che posso dire di aver provato. Erano tutti arancioni attorno a me, e mi facevano le smorfie alla Marlon Brando ne Il Padrino. Bisogna esserci e provare, per poi raccontarlo da vecchi. Una simpatia che non si può spiegare. Sono pure dovuto tornare a casa in una macchina di indigeni che strombazzava per le strade. Il secondo tempo rifugiato in un kebabbaro etiope che chissà perchè era fan sfegatato degli olandesi. Con sta trombetta arancione che faceva pe pe pe. Ma io dico, etiope, se sei etiope: rimani etiope, no? Che figura di cacca, proprio.

muove la coda il cane non per te ma per il pane significato

Grandissimo equilibrio, ma alla fine la spunta quella del cane, che poi era pure la mia preferita. Qualcuno ha anche proposto una ricostruzione romanzata dell’accaduto. Io invece mi immagino l’autore – ma chissá perchè me la immagino piú al femminile, un’autrice quindi – la quale, pur rendendosi conto che il cane non sta scodinzolando per lei ma solo per il pane, anche sapendo il motivo di quello scodinzolare ruffiano, non si arrende all’evidenza e decide di chiedere lumi a Google.  Premio della critica: Gasparri Biondo.

Per il resto, stasera c’è Italia Olanda, ed io vedrò la partita circondato dal nemico. In ufficio mi fanno le battute da una settimana. O si vince oppure io non so dove andare a nascondermi, domani.  

may nominees

Vanno migliorando mese dopo mese, davvero.  Io giuro che mi impegno ad eliminare le volgarità, ma è praticamente impossibile. Ce ne sono alcune che entrano di forza fra le finaliste. C’è pure chi si ripresenta dopo la candidatura di aprile. Anche stavolta ho la mia preferita, anzi due. Le nomination per fra le chiavi di ricerca del mese di maggio 2008 sono le seguenti:

1) foto della donna con le tette più grosse del mondo di una donna
2) gasparri biondo
3) ahah crede di poter volare io posso volare 
4) bambini nati senza gambe e testa e braccie
5) cosa succede birilli quando cadono bowling 
6) costruire piccole bombe con quello che si trova in casa 
7) esiste la sagra delle tette? 
8) fiorella mannoia siamo cosiiiiiiiii 
9) muove la coda il cane non per te ma per il pane significato 
10) non piangere salame
11) powerpoint sentimentali
12) santi decomposti 
13) santi non decomposti 
14) tema sulla generazione d’oggi che mandano sms per nn dire le cose in faccia
15) video di una ragazza seduta sul water che fa pipi ma fanno anche la cacca 
16) pubblicità con modelle modelle 
17) fabrizio moro è fascista?  

Da non perdere, poi, la sezione fuori concorso sull’educazione fai date: «come fare». 
Apriamo le telefonate. Via alle votazioni.

ma che bello



Dice: che cos’è? Ebbene, è lo strumento del mio nuovo sport. Dopo un mese di prova, posso dirlo con sufficiente sicurezza: è il mio nuovo sport. Si chiama floorball, ed è una derivazione dell’hockey. Si pratica senza pattini, si corre e si suda. Ci si prende a mazzate sui piedi e a volte, come ieri, se non resti vigile ti prendi una pallinata diretta nell’occhio.    

Si sente ssstassch!!! e poi tutti intorno a chiedere come va.      

Io sono contentissimo, sono il giocatore peggiore della storia mondiale di questo sport. Io sono il peggiore giocatore e contemporaneamente il piú contento giocatore di questo sport. Faccio schifo, mi alleno con quelli del livello piú basso che hanno cominciato giá a settembre, e quindi fra i principianti sono il piú principiante. Ma va benissimo così. Sta cosa di correre con la mazza e spintonarsi come gorilli, va bene così. Le istruzioni vengono date in olandese, per cui ho pochissime speranze di migliorare. Qualcuno si offre di tradurre, di solito nel momento in cui cerco di riprendere fiato e sono ad un passo dalla morte, quindi non mi arriva comunque niente. Una ragazza in particolare parla un inglese british impeccabile, e di conseguenza per me incomprensibile, e per sfoggiarlo si offre spesso di tradurre le istruzioni per me. Ha una faccia da gerarca nazista invasa da un tripudio di brufoli. È devastata da un acne carnevalesco, per cui anche quando potrei capire le sue parole non le capisco lo stesso, perchè penso: pattapatapapatpaa! Che poi sarebbe il rumore dei brufoli che scoppiano tutti  assieme a mitraglietta.         

Perchè fra di noi principianti terremotati, si gioca maschi e femmine insieme. Ci sono almeno altri tre femmine gerarchi nazisti e un paio di bomboloni che cominciano a sudare non appena c’hanno la mazza in mano. E poi è uno sport poco diffuso, popolare solo in Svezia e conosciuto in qualche Paese del Nord. Quindi la mia spocchia può avere campo libero, posso dire floorball di qua e floorball di la’, è uno sport nordico poco conoscituo, e bla bla bla e nessuno può capirci niente.         

Qui invece una partita giocata da gente che ne sa, tanto per avere un’idea.       

ho trascorso gli ultimi quattro giorni

Ho trascorso gli ultimi quattro giorni ad un congresso di capoccioni scientifici ad Amsterdam. Io non c’entravo quasi nulla lì dentro, ero solo stato invitato dal capo, e allora ci sono andato. Certe volte penso che va bene il contesto internazionale interessante, però poi tutta questa internazionalità – soprattutto prolungata per quattro giorni di fila – finisce anche per farmi venire la nausea. Se vedo un altro giapponese io stamattina potrei anche vomitare. Sti giapponesi che si addormentano durante i convegni e fanno le fotografie a tutte le cose come nei film che prendono per il culo i giapponesi. Sti benedetti giapponesi, che insomma capiamoci, vengono dal Giappone, mica dal paese qui dietro l’angolo: intraprendono sti viaggi lunghissimi e poi si svegliano presto in albergo per venire in tempo al convegno, e poi una volta seduti in poltrona si addormentano. Che ti verrebbe da infilargli la penna nelle orecchie. Cazzo dormi, che vieni dal Giappone?                             

Eppoi noi tutti delegati – che c’avevo scritto delegato pure io di fianco al mio nome – siamo stati caricati su di un battello che ha attraversato lentamente tutti i canali di Amsterdam. Uno spettacolo. Le case galleggianti, le papere coi pulcini di papera. Ci hanno riempito di pessimo vino bianco sudamericano e io ho ho preso a fiorellate la mia collega che non riusciva ad aspettare che il battello si fermasse per accendersi la sigaretta. Le fiorellate sarebbero i colpi con i fiori sulla fronte, perchè avevamo tutti un crisantemo in regalo sul nostro banchetto del battello. Anzi non erano crisantemi, erano gerbere, io li confondo sempre.                    

E poi ci hanno scaricato in un capannone enorme con un palco per concerto, e c’era una cena organizzata con così tanto cibo che non sono riuscito nemmeno a guardarlo tutto. Non mi andava di scegliere. E poi c’era il toro di quelli che fanno le sfide alla televisone che inizia a roteare e si deve cercare di non cadere, e poi donne vestite in stile ottocentesco con le parrucche bianche, e una signorina che distribuiva gelati travestita pure lei da cono gelato. Una palla di ferro che scendeva dal soffitto, si apriva e dentro c’era una signorina vestita di bianco che cantava sospesa nel vuoto. E camerieri che continuavano a portare da bere, ed io che in tutto quel cibo ho deciso di darmi alle pannocchie di granoturco lesse senza sosta, che per me terrone sono una fra le cose più esotiche che esistono.              

In tutto questo casino ho pensato che sei mesi fa non conoscevo nessuna delle persone con cui oggi parlo ogni giorno, eppure queste persone con cui parlo ogni giorno sarebbero la mia vita di adesso. L’ho spiegato alla collega, e lei mi ha guardato strano. Gliel’ho spiegato: il battello che va in giro per Amsterdam, le palline di gelato, e tutte queste facce, e questi giapponesi. E queste novita’. Non ha capito. Il punto è che le cose cambiano, e ad una velocità tale che se fra sei mesi dovesse cambiare tutto a questa velocità allora potrei aspettare di trovarmi dappertutto, anche a prendere un caffè da un mio amico calzolaio di Praga. Perchè capiamoci, io non ci sono mai stato, a Praga. Ma se va avanti così potrei diventare anche il sindaco di Praga. Oppure qualcos’altro. Vai a capire cosa.

io c'ho sto pregiudizio fortissimo

Io c’ho questo pregiudizio fortissimo per il quale ogni volta che sento una notizia che arriva da Roma storco il naso. Perchè se una cosa succede a Empoli o a Trapani non esce nulla, ma se succede a Roma poi ci sono subito le prime pagine dei giornali. Adesso è la volta della «aggressione fascista» alla Sapienza, che ovviamente sta su tutte le prime pagine. Premesso che una percentuale di pirla che si prende a morsi in testa per questioni ideologiche esisterà sempre (purtroppo) a vedere tutti sti titoli dei giornali, ti viene la curiosità di sapere cosa è successo mai, alla Sapienza di Roma. Cosa è successo?

Niente, hanno spaccato un vetro ad una Hiundai e un paio di graffi nemmeno tanto gravi. Ecco cosa è successo. Uno pensa chissà che, e invece niente. Il povero fotografo arrivato lì non sapeva cosa fare, e allora ha fotografato la Hiundai col vetro rotto da tutte le angolazioni possibili. Ma davvero tutte le angolazioni possibili (uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette). Manco la macchina del ritrovamento di Aldo Moro. Al tizio col graffietto, invece, gli hanno fatto tutto un servizio fotografico che nemmeno una sposa viene immortalata tante volte sullo stesso insignificante particolare (uno, due, tre).

ma come minimo, proprio

Siamo tutti d’accordo che accoltellare un figlio perchè gay non è una bella cosa. Però sto benedetto figliolo non era soltanto gay, ma aveva pure lasciato gli studi per fare il modello. E non solo aveva deciso di fare il modello, ma dopo mesi di foto spedite alle varie agenzie, per sua stessa ammissione “non aveva ancora ricevuto alcuna risposta”. Ora, suo padre non era un professore di semiologia, era solo un pregiudicato palermitano, e si fa a presto a dire che certe cose vanno risolte con il dialogo, ma se sei un pregiudicato palermitano incapace delle parole forse – non dico una coltellata – ma almeno cinque dita stampate sulla faccia ti vengono come minimo naturali.   

i coinquilini

I coinquilini mi invitano a vedere in tivvù un reality show del Paese Basso – c’ho ancora le borse della spesa mentre me lo chiedono – un reality show che non ho capito bene come funziona, ma pare che c’è uno che vomita nel letto dell’altro, oppure qualcosa del genere. Dico No, no, grazie, che io c’ho da guardarmi cose colte al computer. Loro mi dicono: ma stasera è la finale. Io dico Ecco Appunto, se proprio dovevo vederlo, dovevo cominciare dall’inizio, ma così che senso ha? Non credi – gli dico al mio coinquilino alto e atletico, eh, non credi? E intanto infilo l’insalata nel cassetto basso del frigorifero già sapendo che me la rovinerà ghicciandola tutta.     

Che poi l’ho già detto, tutti bravi ragazzi qua dentro, al limite sono io che faccio sempre lo schivo. Che faccio sempre il solitario.        

Solo non capisco l’Equina, la mia vicina di camera con cui divido il bagno: perchè mi lava sempre il tappetino del bagno? Voglio dire: è solo un tappetino da bagno. Non è vicino al cesso (qui il cesso non è nel bagno, il cesso è nella stanza del cesso) il tappetino sta semplicemente lì sotto il lavandino. Non è che ci piscio sopra, capiamoci. Non ci piscio sopra, cara Equina, e allora mi spieghi perchè lo lavi ogni santa settimana? Non è sporco, e in quel bagno ci stiamo pochissimo, e tu ci stai molto più di me, e non è sporco: perchè lo lavi sempre? Voglio dire: se fai così poi mi sento sporco. E io non sono sporco.      

Il tuo uomo, al limite, con le firme nel cesso in stile Rudy l’Ivoriano, potremmo parlare di lui. Ecco allora, come la mettiamo con lui? Proprio tu, che c’hai le tue collanine di perle e il tuo lampadario di plastica a forma di lampadario ottocentesco di cristallo. Non so se rendo l’idea, quel tipo di lampadari principeschi da castello, solo più piccolo e di plastica. Tu con i tuoi tacchi perenni e il tappetino del bagno pulitissimo, poi c’hai il ragazzo che lascia le firme in stile Rudy l’Ivoriano.

poi io ogni tanto

Poi io ogni tanto non dormo. Dovrei dormire e non dormo. Sveglio ancora alle tre del mattino, decido di mettermi a sedere sul letto per calmare il nervosismo che non sto dormendo, e il nervosismo non riesco a calmarlo. Oggi poi avevo cose importanti da fare, e proprio per quello non ho dormito. Perchè il mio corpo spesso si ribella, sa che ho biosogno di lui, e si ribella. Maledetto. 

Poi ci sono certe giornate che nemmeno te ne rendi conto, ma potrebbero cambiare il corso delle cose di tutta una vita. Per esempio oggi era un giorno di quelli. Hai passato una vita a dare importanza a cose da nulla, a farti venire il batticuore per cose da nulla, tipo – per fare un esempio – il giorno della laurea o del primo dente caduto, e poi invece i giorni importanti sono altri. Un mercoledì qualsiasi con le nuvole e poco traffico, era un giorno importante. Te ne dimenticherai. Eppoi, che ne sapevi, tu. Non ne sei nemmeno cosciente, ma i giorni importanti sono altri, e ci arrivi con molto meno batticuore di quanto sarebbe adatto, oppure – al massimo – mordicchiandoti la pelle di un dito. 

Questa la sigla di chiusura di stasera, costruita appena oggi dall’amica Xxxna «perchè non aveva tanta voglia di studiare».

il fatto è che mi ostino

Il fatto è che mi ostino a considerare ogni essere umano che incontro come un entità complessa. Tutti nessuno escluso. Sei un essere umano? E allora per quanto mi riguarda sei un qualcosa di complesso. E mi devi dare risposte complesse. E devi fornirmi input complessi. Vuoi fare il cazzone? Vogliamo andare a rilassarci? Va bene, però devi farmi comunque intravedere la tua complessità. Devo intravedere l’ironia e la capacità di riflettere, sennò mi deludi e ci metto tre secondi a fare partire il primo sbadiglio. E poi il secondo. E poi il terzo.   

Non so se mi spiego. Va bene non mi spiego.   

Allora, facciamo un esempio, poniamo che io stia parlando con te, essere umano – magari stiamo parlando di cose di pochissima importanza, futilità amene, stiamo parlando di quello che vuoi – ma io purtroppo anche in questi casi devo percepire il tuo cervello che in qualche modo scoppietta, sbrilluccica. Se non tiri fuori niente dal cappello, una battuta fra le righe, un minimo segno che mi faccia intuire le tue capacità di analisi, io non ce la posso fare. Basta anche un movimento degli occhi a sottolineare il passaggio di una frase. Guarda, credimi, ci posso mettere tutta la buona volontà di questo mondo, ma non ce la faccio: mi annoio. Purtroppo sono nato con questa devianza, c’ho sto problema che la comunicazione per me è estremamente importante. Ti pare che c’avrei un blogghe se non c’avessi sto problema della comunicazione? Ne fare i benissimo a meno. E invece No, cosa ci posso fare, mi annoio. Ma proprio sbadiglio. A piena bocca. Con le lacrime agli occhi. E mi dispiace pure, perchè non vorrei farlo. Ma se voglio avere a che fare con esseri semplici,allora  vado dagli animali. Io ho vissuto gran parte della mia vita con gli animali. Guarda, credimi, li amo. Ho passato giornate intere ad osservare le anatre in solitudine. Tante bellissime storie da raccontare. Ma se c’ho davanti una persona, poi ci sono determinate aspettative che non riesco a sopprimere. E mi dispiace. E succede che mi annoio. E mi dispiace. 

– Razzista, ecco cosa sei.    
– Non lo escludo. Anzi sai cosa?
– Cosa.
– Direi meglio Autosufficiente.
– Ma questa non è un’offesa.  
Dipende dalla gravità dell’autosufficienza. La mia è una forma gravissima. 
E supponente, anche.   
– Non esageriamo. 
Che poi, tu cosa offri in cambio?  
Mah, guarda: pochissimo, sono antipatico e intrattabile. 
– E allora? E allora niente. 
– Dove vuoi arrivare? 
– Ma che ne so. 
– Cosa scrivi a fare, allora?  
– E me lo chiedo pure io certe volte.      

Sfogo che finisce qui.