senno' siamo bravi tutti

Vabbe’ ma se un’orca assassina non ti compie un assassinio almeno una volta ogni tanto, che assassina e’? Voglio dire, e poi che coraggio sarebbe quello dell’addestratore che si infila nella vasca con il pinnuto assassino? Sarebbe uguale uguale ad una vasca di pesci rossi, se non ci fosse un assassino ogni tanto, random, con la sola differenza forse che se all’orca gli scappa la pisciata proprio mentre ti passa vicino, date le dimensioni, insomma, ecco.

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gli appuntamenti imprescindibili

Gli appuntamenti imprescindibili con la vita di un giovane uomo sono per esempio il diploma, la laurea, il dente del giudizio e cambiare una ruota alla macchina. Io che in questo campo di appuntamenti imprescindibili mi difendo bene, ed ho provato tutto tranne il dente del giudizio, ero quindi pronto per ricevere uno dei rimanenti flagelli imprescindibili della vita di un uomo che ancora non avevo provato. E non sto parlando del dente ma sto parlando invece del computer che ad un certo punto gli viene da morire, e all’improvviso – tu nel frattempo hai la bocca semiaperta che non ci vuoi credere – muore.       

L’area commenti è interdetta a tutti i possessori di Mac che diranno che a loro ste cose non succedono, e non perché queste cose ai Mac invece succedono, ma perchè qui si parla di computer e di sfiga, non di religione. Il fatto che poi io ora riesca a scrivere qualcosa solo grazie ad un Mac gentilmente prestatomi, da’ una misura della mia incoerenza, oppure – volendo vederla sotto una luce tutta positiva – è un accento di oro e di miele sulla mia assoluta incorruttibilità.          

Comunque, il caro Toshibu (la U finale è stata adottata per salentinizzarlo), un anno e qualche mese, mi muore fra le mani verso le dieci di ieri sera. Ma Toshibu, che caz^o mi fai! gli urlo. Grave sgomento e bestemmie rivolto all’albero di natale (da notarsi la sottile blasfemia indiretta).             

Stamattina, mi presento alla clinica dei computer dove una signora rotondissima prima mi chiede informazioni sul mio problema, e poi dopo sette secondi di spiegazioni mi blocca, prende il telefono e chiama Tizio, chiedendo a Tizio di venire. Verrà Tizio a interessarsi del suo caso, mi spiega, e Tizio quando arriva mi mette paura, bruciato com’è sulla faccia (o congelato? o scarnificato?) i denti neri, qualcuno d’oro e forse masticando in quel modo che hanno gli anziani con la dentiera, solo che lui dimostra all’incirca una trentina d’anni. Tizio ascolta la mia storiella aprendo e chiudendo le palpebre spessissimo, come se fossero gli occhi a catturare le parole, e non le orecchie. Tizio fa pause lunghissime fra una domanda e l’altra, e con la penna pare che stia per annotare qualcosa sul modulo con il mio nome, pare, ma invece di scrivere continua a seminare puntini, come se le parole non gli venissero fuori. Prende la rincorsa con la penna e poi arrivato al foglio ricalca un puntino già fatto, oppure ne crea uno nuovo.             

Io adesso ancora non lo so cosa è successo al mio Toshibu: se l’ influenza, danni irreparabili agli organi interni o altro. So solo – e questo è il punto dove volevo arrivare – che quando l’ho visto svenire, nei momenti che precedevano il trapasso, ho seriamente pensato: facciamo che adesso riesco a salvare tutti i dati prima che questo muoia, e giuro che in futuro farò sempre backup regolari delle mie cose, oh ti prego fa che sia così e giuro che sarò regolare e precisino, in futuro, ti prego. Ho pregato. Il computer moriva fra le mie mani, ed io per un istante – è chiaro che secoli di cultura cattolica non si cancellano facilmente – ho fatto qualcosa di non molto diverso dalla promessa di un fioretto alla madonna.

il mio padrone di casa

Il mio padrone di casa, che vive qui sopra insieme alla moglie – viviamo nella stessa casa, praticamente, ma facciamo tutti finta di No, con la differenza che solo io ho il frigorifero incastrato fra le biciclette del garage – per quattro soldi di affitto accetta di trovarsi in casa un estraneo (ovvero io) che nel silenzio dello studiare fitto fitto fitto è costretto ad ascoltare per intero il gracchiare di una litigata crescente fra i due coniugi, una litigata che cresce cresce cresce fino ad un punto di paroline veloci e acute – pronunciate da lei – veloci veloci e asfissianti e irritanti, e poi una serie di grugniti pesanti – di lui – fino al punto a che tutto questo crescendo di gridolini e e grugniti viene a concludersi con uno schiaffo – Spaf! da parte di lui, sulla faccia di lei – che provoca dopo qualche istante di tensione il pianto strozzato di lei e il silenzio cupo di lui, che uno a questo punto potrebbe dire Che Schifo La Violenza, ma oggi – un giorno esatto dopo lo schiaffo conclusivo di ieri – ha prodotto un Pucci Pucci generale e ributtante che io, dal piano di sotto, separato solo da muri sottilissimi, già sento la mancanza della litigata crescente, anche se poi (e qui sarebbe ora di mettere un punto ma non ci riesco) oggi lei era così Pucci Pucci e servizievole che la mia busta di biancheria sporca l’ha accettata con una serie di Yess, e poi mi ha restituito tutta la mia roba piegata pulita e forse – sospetto poco fondato data la mia scarsa conoscenza dell’argomento – perfino impregnata di ammorbidente.

mi fa male un po' tutto

Mi fa male un po’ tutto, e la novità degli ultimi due giorni è che mi fa male pure una gamba. Una soltanto, senza bisogno che io la muova. Mi sveglio presto la mattina per andare dal dottore o per farmi tirare un quattro cinque bottigliette di sangue. L’infermiera è una ragazza giovane che ha deciso di diventare vecchia molto presto. Si è costruita un culo enorme e culo ha fasciato con una gonna grigia di tela, e una zazzera di capelli tenuti come ne “La casa nella Prateria”. Chiudo gli occhi e mi chiedo se abbia già capelli bianchi e mi rispondo di Sì, poi apro gli occhi e invece è No. L’infermiera non parla inglese ma io mi lancio con le mie quattro parole di olandese, e le condisco con rotazioni del braccio a mulinello. Poi mi succhia via il sangue e sono costretto a tener fermo il batuffolo di cotone, per cui niente braccio a mulinello e di conseguenza calo drastico della comprensione reciproca.      

Due settimane fa ho visto un gabbiano spiaccicato al centro della strada. Come un gatto, però era un gabbiano.      

I castelli di sabbia artistici dicono che li fanno con la sabbia, ma non è niente vero. Ci mettono pure la colla. Mischiano colla e sabbia. Non è che in questo modo siamo bravi tutti, però insomma diciamo le cose come stanno veramente.      

Mi annoio a non sentirmi bene. Mi annoio. Quando non sto bene mi invento tutta una serie di cose che potrei fare se invece stessi bene, che poi tanto non farò comunque. Questa è la fase di progettazione della mia malattia. È più o meno così da dieci anni. Intendo la progettazione inconcludente.         

Dodici anni fa mi sono ammalato per tre mesi di fila. Che uno se ci pensa tre mesi sono tanti.
Questa però la racconto la prossima volta.

ma che bello



Dice: che cos’è? Ebbene, è lo strumento del mio nuovo sport. Dopo un mese di prova, posso dirlo con sufficiente sicurezza: è il mio nuovo sport. Si chiama floorball, ed è una derivazione dell’hockey. Si pratica senza pattini, si corre e si suda. Ci si prende a mazzate sui piedi e a volte, come ieri, se non resti vigile ti prendi una pallinata diretta nell’occhio.    

Si sente ssstassch!!! e poi tutti intorno a chiedere come va.      

Io sono contentissimo, sono il giocatore peggiore della storia mondiale di questo sport. Io sono il peggiore giocatore e contemporaneamente il piú contento giocatore di questo sport. Faccio schifo, mi alleno con quelli del livello piú basso che hanno cominciato giá a settembre, e quindi fra i principianti sono il piú principiante. Ma va benissimo così. Sta cosa di correre con la mazza e spintonarsi come gorilli, va bene così. Le istruzioni vengono date in olandese, per cui ho pochissime speranze di migliorare. Qualcuno si offre di tradurre, di solito nel momento in cui cerco di riprendere fiato e sono ad un passo dalla morte, quindi non mi arriva comunque niente. Una ragazza in particolare parla un inglese british impeccabile, e di conseguenza per me incomprensibile, e per sfoggiarlo si offre spesso di tradurre le istruzioni per me. Ha una faccia da gerarca nazista invasa da un tripudio di brufoli. È devastata da un acne carnevalesco, per cui anche quando potrei capire le sue parole non le capisco lo stesso, perchè penso: pattapatapapatpaa! Che poi sarebbe il rumore dei brufoli che scoppiano tutti  assieme a mitraglietta.         

Perchè fra di noi principianti terremotati, si gioca maschi e femmine insieme. Ci sono almeno altri tre femmine gerarchi nazisti e un paio di bomboloni che cominciano a sudare non appena c’hanno la mazza in mano. E poi è uno sport poco diffuso, popolare solo in Svezia e conosciuto in qualche Paese del Nord. Quindi la mia spocchia può avere campo libero, posso dire floorball di qua e floorball di la’, è uno sport nordico poco conoscituo, e bla bla bla e nessuno può capirci niente.         

Qui invece una partita giocata da gente che ne sa, tanto per avere un’idea.       

seduto in un pub ho già fatto la faccia brutta

Seduto in un pub ho già fatto la faccia brutta al barista perchè la Guinness non è stata prodotta subito. Seduto in un pub, sono di fianco ad un paio di gay anziani vestiti da lord pronti per la caccia alla volpe. La birra non è arrivata subito perchè quello lì, il barista, aveva da fare. Così ha detto il suo collega tatuato col ciuffo scolpito e le basette di venti centimetri. Aveva da fare. Ricordo che qualche anno fa si vedeva spesso in tivvù quel tizio pelato con gli occhiali che aveva sempre qualcosa da dire – si chiamava Agnoletto, ecco come si chiamava che non mi veniva – che poi all’improvviso è sparito. Uno dei due lord gay è uguale sputato ad Agnoletto. Che fine ha fatto quello lì? Non ha più niente da dire? Nessuno lo ascolta più? Ed io, perchè me lo sto chiedendo stasera?  

Sul soffitto hanno appeso un enorme mucca di plastica, vicino al ventilatore fermo e ad un pappagallo verde impagliato. Stamattina avevo voglia di indossare i miei jeans decadenti sdruciti con le tasche bucate, ma erano troppo sporchi di nero sulla parte interna a causa del grasso di bicicletta. Gli ho messi comunque, ma ho messo pure la cravatta con il solito intento di bilanciare i possibili pregiudizi sui pantaloni disastrati. Quella mucca di plastica è stupenda, ad avercene spazio in casa, una mucca di plastica appesa al soffitto sarebbe una cosa da fare gli spavaldi con gli amici. 

Ieri guardavo la tivvù britannica, c’era un documentario sulle cause di morte più comuni in caso di incidente aereo. Non è sempre l’urto che ti uccide – hanno spiegato – molto spesso sono le fiamme e il fumo. Le fiamme, soprattutto. Le hanno provate tutte – spiegava la voce narrante britannica – anche il carburante gelatinoso che non si spande nell’aria come quello liquido, ma con scarsi risultati. Arriva la fiammata e sei fregato. 

Un aereo era appena precipitato in un lago ghiacciato da qualche parte negli Stati Uniti quando in cucina è entrata una tizia in pigiama – uno di quei pigiami che lasciano l’ombelico di fuori – ed io seguendo il protocollo mi sono presentato. C’aveva capelli lisci e una faccia da Meryl Streep già con la promessa di vecchiaia negli occhi.  

Ah, sei tu l’italiano? Ma guarda, anche io sono italiana! Però vabbè, sai, non so parlare l’italiano. So dire soltanto Ciao, Pizzeria, Cazzo e Bertolli. 

C’è da dire che la Bertolli è molto famosa da queste parti. Si viene a sapere che la tizia in pigiama – questa Meryl Strippa che non parla italiano – è una ulteriore inquilina di questa casa, figlia di una donna olandese e di un pizzaiolo romano che circa vent’anni fa è arrivato da queste parti, ha messo su famiglia, ha fertilizzato una donna del luogo, poi ci ha ripensato ed è tornato in Italia. La tizia pigiamata non ha frequentato molto il paese del padre, però gli altri dicono che manifesta molto bene la sua percentuale di sangue italico facendo molto più rumore della media dei ventenni olandesi. E infatti ieri l’ho vista per strada che urlava alla finestra di un suo amico con le mani ai lati della bocca. L’amico poi si è scoperto essere il suo ragazzo, un rapper pallidissimo che ho ammirato mentre cucinava la pasta. Dell’aereo precipitato nel ghiaccio si sono salvate una cinquantina di persone, comunque.

cosa ho fatto

Cosa ho fatto oggi? Ho preso una violenta craniata contro un mobile in cucina, piccolo taglio sul cranio e sangue che lo tengo bloccato dentro di me  premendo con il dito sulla testa. Prima di sta piccola tragedia, mi ero fatto assalire da uno dei miei momenti di operosità: Faccio, Pulisco, Sistemo. Ve li raccomando, i miei momenti di operosità. Ma comunque niente, il momento è stato breve perché ho cominciato col Pulisco, e per andare a gettare una confezione di biscotti in cucina ho preso sta craniata che ho bestemmiato in dialetto serbocroato. Quando ho smesso di tenere il dito premuto sulla capoccia, non ho continuato col Faccio e Sistemo ma sono uscito a correre nel freddo gelido fra le papere e i laghetti, che questa è una di quelle cose che sul momento non le gradisci però poi quando ritorni a casa sei contento, c’è una soddisfazione low cost tutta particolare, ché il freddo gelido non c’è più, che non devi correre più e ti puoi infilare tutto ansimante sotto l’acqua della doccia. Che poi sarebbe come andarsi a cercare la Quiete dopo la Tempesta, ma in termini molto più banali e contemporanei.