Il cantautore romano che afferma che la Calabria non dovrebbe esistere, il giornale online che riporta la notizia per innescare il vespaio forse sperando in un sanguinoso tutti contro tutti, e poi i commentatori dell’articolo, calabresi e in generale meridionali, che invece di seguire il titolista sulla polemica, in maggioranza dicono che in effetti é vero, la loro terra fa abbastanza schifo.
volevasi segnalare
camera trovata
Camera trovata. Enorme botta di culo. Ho cambiato così tante volte casa, e ho messo così tanti annunci in giro, che alla fine un vecchio coinquilino di una delle mie case passate ha visto il mio annuncio su internet (titolo: “not possible to live under the bridge”) e mi ha chiamato. Aveva cambiato casa pure lui. Adesso viviamo di nuovo insieme ma in un altra casa. Mi è toccata in sorte la camera del suo uomo che è dovuto andare via dal Paese Bassoper un po’. Che culo. La camera è finalmente enorme, con tre enormi finestre che danno sul quartiere. Una delle ragazze che viveva qui non conosceva bene la camera. Quando l’ha vista è rimasta sconvolta, la voleva lei ed è scoppiata a piangere. Io non sapevo cosa dire, mi sono fatto da parte e mi sono interessato alle bollette scritte in barbaro appese in corridoio. Mio vecchio coinquilino che sarebbe poi il prototipo dell’uomo perfetto già descritto su queste pagine tempo fa. Ho rincontrato la sua pianta d’appartamento nella sua nuova camera. Io adesso non so voi, ma a me non era mai successo di conoscere una pianta, prendersi cura di questa pianta (per sei mesi, mentre lui era via in Spagna) dormirci insieme, poi andare via per quasi un anno e rincontrarla in un altra casa. Entrare in una stanza ed esclamare: toh, ma io ti conosco! Sei…sei la pianta! Ecco, sono queste le cose che mi succedono.
Ho scaffali ampi e un nuovissimo parquet. Se pure uno non trovasse motivi per guadagnare tanti soldi, almeno dovrebbe farlo per vivere in un luogo decente in un quartiere decente. Nei quartieri meno sfracellati pure le facce sono diverse. Pure le facce. Il modo di camminare. La gente va a correre con le cuffie nelle orecchie. Però sta cosa di spostarsi sempre, alla fine succede che non faccio più caso a tante cose, per esempio le chiavi di casa mi sono state date con un portachiavi di legno intarsiato che io ho preso e messo in tasca, senza chiedermi perché, senza chiedermi cos’é. Questo non lo fanno le persone normali, le persone normali lo sanno cosa hanno in tasca. Se glielo chiedi te lo spiegano (“l’ho comprato ad un mercatino in Nepal un giorno che pioveva in diagonale”) io invece prendo e metto in tasca. Me lo chiedessero, direi che ne so. Non lo so.
(non) si può fare
Dunque ipotizzando che dobbiate scrivere la sceneggiatura di un film dove c’è una coppia che va in crisi. Una coppia che va in crisi perché uno dei due si fa prendere troppo dal lavoro. La prima idea che vi viene in mente ovviamente è che quello che si fa prendere troppo dal lavoro ad un certo punto torna a casa tardissimo e trova il partner che lo aspetta, che ha cucinato la cena, preparato la tavola, ma siccome l’altro non è arrivato, la cena si è freddata miseramente nei piatti.
Questa siccome è la prima idea che vi viene in mente – e siccome l’avete vista centinaia di volte in mille salse diverse eppure simili – la scartate. La scartate, vero? E invece No, gli sceneggiatori di Si può fare, film italiano del 2008, evidentemente rinchiusi in casa senza televisione e lettore dvd negli ultimi trent’anni, hanno deciso che non era scontata e allora questa scena ce l’hanno infilata, nel loro film. Ed è solo una delle innumerevoli trovate scontate di sto film che però in giro ha delle recensioni osannanti che non mi spiego. Il film tratta di un tema umanitario, è un film “che fa pensare” si dice in giro (pensare a cosa?). Il tema sarebbe quello del recupero dei malati di mente mediante il lavoro. Benissimo. Solo che è impossibile credere alla storia, lasciarsi andare, dimenticarsi che è un film (in fondo è questo quello che uno vuole da un film, no?). Gli attori impegnati nell’arduo compito di fare la parte dei ritardati di mente non hanno voluto rinunciare a sfoggiare una dizione perfetta da attori navigati (appunto). E alcuni belli e curati come modelli. I malati di mente generalmente dicono poco sensate, oppure non dicono niente. Spesso stanno zitti o parlano dandoti le spalle. Invece nel film azzeccano condizionali uno dietro l’altro a favore di camera. Finisce di parlare uno, comincia l’altro, quindi l’altro, e infine l’altro. Ordinati. Bisio in tutto questo sfacelo di sceneggiatura, si conferma attore enorme che se nella vita non avesse fatto prevalentemente il Bisio, adesso sarebbe sicuramente riconosciuto e ricordato da tutti come attore enorme.

Nella foto uno degli attori, Andrea Bosca,
come si può notare tipica faccia da manicomio,
che i manicomi ne sono pieni.
come minimo
No scusate ma quell’Alberto Stasi li’, con quella faccia che si ritrova, con quel pallore che si ritrova, mica puo’ bastare una perizia medica che lo scagiona, come minimo deve vincermi un paio di Oscar per convincermi che non deve andare in galera.
un impensabile botta di culo potrebbe
Un impensabile botta di culo potrebbe risolvere il mio problema della camera. Un impensabile botta di culo che ancora non si è verificata ma potrebbe a quanto pare verificarsi a breve, è solo una possibilità, e per questo motivo avevo deciso di restare nei prossimi giorni con le mie finger crossed. Causa finger crossed questo post non avrei potuto scriverlo, dunque ho scrossato per un momento le mie dita e fare il punto della situazione.
Sono ovviamente le piccole cose – e cosa, sennò – che possono cambiare la luce su tutto. Per esempio l’eventualità che la botta di culo di cui sopra si realizzi. O una giornata di sole molto poco barbaro che ti hanno spinto a rollare sushi e alla fine ci sei riuscito molto bene. O un giro in bicicletta a cercare i cioccolatini della forma giusta, anche se poi non li trovi, e pazienza. La Meisje ha dolore all’anca e io cerco su youtube un tutorial di chiropratica ma lei prontamente dice No grazie non è necessario. Un tizio al bancone del bar che verso le undici di sera gli chiediamo “dovremmo comprare dei biglietti per le esibizioni che fanno in piazza di là” (e si intendeva questa cosa) lui che ci guarda, guarda soprattutto la Meisje e capisce tutto sbagliato, crede che vogliamo acquistare droghe strane e ci dice con sguardo accigliato di cercare fuori dal locale una tizia coi capelli strani che forse lei lo sa dove e come comprare. E poi vorrei crescermi la barba, ne ho poca ma vorrei crescerla lo stesso, solo che in Paese Basso i barbari pur chiamandosi barbari spesso non hanno barba, e se pure ce l’hanno, la tagliano sempre ogni giorno. Allora mi guardo in giro per cercare facce ispide che mi possano incoraggiare, ma ad oggi tranne un paio di papà coi bambini sulle spalle (non ero nemmeno certo fossero barbari) ho trovato solo un parrucchiere per donna vestito da gitano e gli orecchini a cerchietto, e allora se le cose stanno così, davvero non lo so.
faccio cose ventiduezeronove
Qui ho un tetto obliquo e due finestroni che si aprono sul tetto obliquo.
Metto la testa fuori dalla finestra sul tetto obliquo – la chiameresti mansarda se non l’avessi vista, ma siccome la conosci non la chiami così che ti pare troppo nobile – metti la testa fuori dicevo e respiri l’aria della sera.
Avevi un appuntamento per vedere una nuova camera. Ti cambi la maglietta per fare bella figura e siccome sei vittima di un torcicollo maledetto ti prendi pure un antiinfiammatorio. Non vorresti arrivare lì all’appuntamento per la camera e farti vedere così tutto rattrappito – sono uno che va in palestra, io, altro che rattrappito. E poi pensi che vorresti non avere più questo tetto obliquo che ti stringe attorno l’esistenza. Arrivi all’indirizzo prestabilito e ti apre la porta un ragazzo sorridente – è quello con cui hai parlato al telefono, ti pareva una persona normale, infatti è una persona normale, ti fa entrare in cucina.
In cucina c’è una di quelle luci fioche che dal soffitto creano le ombre sulle facce delle persone, e poi ci sono tutti i concorrenti per la camera, quelli che dovrebbero lottare, sembrare simpatici e irresistibili per farsi scegliere per la cazzo di camera. C’è una lesbica che assomiglia a Paolo Bonolis ma coi capelli lunghi e ingelatinati, si è portata pure la fidanzata nel caso non fosse chiaro il concetto, come misura precauzionale, visto che dall’annuncio si capiva che era una casa di soli uomini.
Mi fanno vedere la camera, ed è col tetto obliquo, però ancora più obliquo del mio, che il soffitto scende subito ed io il mio metro e ottantaquattro non so dove metterlo, e l’unica finestra è ancora più piccola di quella che ho qui. Metto la testa fuori dalla finestra e respiro l’aria della sera. Sarebbe in teoria la stessa identica sera che avevo qui, solo che lì fuori c’è l’autostrada. E costa pure una cinquanta euro di più. Con l’autostrada. Dico No grazie e me ne vado, non mi va nemmeno di scambiare due parole. E poi c’è uno dei coinquilini che ha messo gli occhi su una delle candidate, è ovvio che è lei la favorita. Quando arrivo a casa ho ancora il torcicollo e parcheggio senza poter voltare il cranio, le ruote per questo mi finiscono sul marciapiede, che devo tornare dentro sedermi girare la chiave e fare tutto daccapo.
breaking news
Il Cuggino Rasta ha tagliato i rasta.
Dopo oltre un decennio il Cuggino Rasta ha tagliato i rasta. Dopo oltre un decennio – da quando un giorno litigo’ col suo parrucchiere e decise che non avrebbe tagliato piu’ i capelli. Dopo un decennio di cui quasi la meta’ narrato sulle pagine di questo blogghe. Non ho parole. Questo mondo e questo blogghe ovviamente da oggi non saranno piu’ li stessi. E come potrebbero. E pure voi, che magari leggete ste pagine da qualche anno, credete che la cosa non vi tocchi…sentitevi piu’ vecchi. Se avete delle figlie femmine, forse, potreste sentirvi piu’ sicuri, ma non é detto. L’effetto Sansone é tutto da dimostrare.
se
Se ti uccidono dei ragazzi in guerra, proprio quel momento in cui te li hanno uccisi é l’ultimo momento in cui ti puoi mettere a discutere ma che é sta guerra, ma andiamocene, ma no restiamo, ma no rivalutiamo, ma no vanno riscritte le regole ma no ma no facciamo una legge che, un decreto che. Proprio in quel momento devi importi di non fare e dire nulla – non per rispetto, eh, che in fondo sono pagati tanto proprio perché si portano il rischio di morire – ma perché se hai deciso che li mandi, li mandi e basta. Se poi muoiono non cambia nulla (che, non lo sapevi?). Se tu li mandi in guerra, poi siccome muoiono dici “meglio farli tornare” allora quel’é il criterio con cui li hai mandati? Vi mando ma mi raccomando non morite? Secondo me é giusto mandarvi ma se morite allora non é piu’ giusto? E se ti dicono che in guerra c’é il rischio di morire, cosa fai: ti tappi le orecchie e urli baa baa baaaa? É lo stesso discorso di una Luana qualsiasi che agonizza e che mi finisce sui giornali: é proprio quello il momento in cui non devi dire o fare nulla. Niente leggi, decreti, niente promesse che le cose cambieranno eccetera eccetera. Non avevi una legge per salvarla? Pazienza, dovevi pensarci prima. Per esempio adesso non ci sono Luane in agonia? Bene, é il momento per fare sta benedetta legge sulle Luane. Al prossimo terremoto, per fare un esempio, fai la legge per decidere che cosa fare di quei soldati che rischiano la vita.
sono diplomanta in raccioneria ma nel futuro vorrei fare ben altro
La nuova missitalia calabrese non saprebbe parlare italiano “perchè lo ha ammesso lei stesso” e perchè, a proposito del suo metro e ottantadue di statura, ha detto che tutti al paese “la scherzavano”. Ora, a parte il fatto che il “prendere in giro” quando riferito a parametri fisici notevoli può benissimo diventare “mi scherzavano”, licenza in voga a partire dal celebre John Holmes degli Elio e le Storie Tese (“quando ero piccolo tutti mi scherzavano per le dimensioni del mio pene ed io non stavo bene soffrivo le pene per colpa del mio pene”) e a parte il fatto che invece missitalia sa parlare italiano, forse non ha idea di cosa dire, forse è un po’ rimbambita, però dai insomma, qualcosa esce dalla bocca. A parte tutto questo, immaginiamo cosa sarebbe successo se l’analfabeta fosse stata che ne so, una trentina; avrebbero detto eh, insistete sulla storia del dialetto nelle scuole, e poi guardate quali sono i risultati. Invece è una calabrese e si innesca un riflesso umanitario di pietà. Poverina, è calabrese, uno pensa, ovvio che non sappia parlare, e passa oltre. In ogni caso se questa ragazza – che in fondo parla italiano anche se con qualche errore – viene definita una che non sa parlare italiano, allora vorrei accompagnarvi io in certi scampoli di Sud dove davvero ci sono ampie praterie di analfabetismo, dove davvero ci sono monumentali ignoranze da ammirare in silenzio che fiottano fuori da bocche di maturandi e maturati (capito? gente che frequenta scuole secondarie! Non contadini del dopoguerra) dove addirittura ad imbeccare tutti i congiuntivi corretti in sequenza finisce che ti guardano male e non ti invitano più alle feste di compleanno. E poi ovviamente si fa passare senza remore lo stereotipo della bella rincoglionita, ché tanto siamo abituati – è ormai una figura da presepe come il lupo mannaro, il parcheggiatore abusivo ed il secchione con gli occhiali – mentre vi porterei io a conoscere di persona monumentali ignoranze fattesi carne umana, in certe scuole decrepite stonacate che ho vissuto in prima persona, che oltre ad essere capre sono pure cozze. Dove alla declinazione selvaggia, all’encefalogramma piatto, si aggiunge pure l’ineluttabile dimensione di cozza. Che non ne vieni fuori, da questa dimensione, non arredi nemmeno il tunnel, al massimo ne prendi coscienza e perciò ti inacidisci. Se una è bella, nel nulla del nulla dell’esistenza, fa comunque uno a zero, non prendetevi in giro. Lì vi porterei io a vedere, ma dove vi porto invece, che tanto sono qui e non vado da nessuna parte.
fosse questo un sito per i consigli degli acquisti

ecco tre cose che sono stato contento di acquistare negli ultimi mesi. Il libro troppo facile, sono sempre contento in quel caso. Certo non avendoci una casa, sta cosa comincia a diventare un problema. Per il resto si tratta di cose piccole. Che dovrebbero essere grandi – normalmente sono più grandi – ma in questo caso sono più piccole. La bicicletta appallottolabile fa molto barbaro del luogo. Rischio frequentemente la vita provando ad impennare. Sulle biciclette io è come se avessi nove anni. Il computerino è stato soprannominato Terino, poi solo Rino.
faccio cose 090909
E quindi non dormo abbastanza. Gia’ so di avere le occhiaie prima di tirarmi su dal letto. Dietro la porta il nuovo coinquilino tedesco dice: qui invece ci vive un ragazzo italiano. E poi una voce femminile che ride. Dev’essere la nuova coinquilina indonesiana. Io gli indonesiani onestamente non ce la faccio piu’. La puzza di cucina indonesiana pensavo di avere chiuso, e invece No.
Eppoi almeno in italiano dici indonesiano, che suona bene, in inglese invece dici indoníscia, aggettivo indoniscian, che non suona tanto elegante. Cerco casa. Mi chiamano per una casa. Ti piace la camera? mi chiede sto bovino barbaro. Mi piace. Anche senza pavimento? (non c’é il pavimento) senza intonaco, senza frigorifero e lavatrice e piano cucina (che non ci sono, li devi comprare a parte e metterli vicino al letto). Sí sí mi va benissimo, dico io. Dividerai il water – solo il water, eh! – con quello che vive di la’. Comunque é per poco, perché poi lo mandano via. Anzi, adesso é pure in galera. Ma va’? Vuoi la sua camera? Te la faccio vedere, li’ pero’ c’é il pavimento.
La porta é chiusa. Il bovino – é una bovina – infila una mano nella finestra, dal balcone, e sposta la tenda. Un tugurio, ma enorme, e col pavimento. Col pavimento! Ci mettiamo a discutere: secondo te lo portano via, il pavimento, prima di lasciare la camera? Va be’, dico mi piace di piu’ quella di prima, Sí Sí tranquilla – bovina! – mi piace tantissimo. Poi invece quando torno a casa parcheggio la macchina, affloscio la testa fuori dal finestrino, ci penso due minuti e infine le mando un sms dicendo che mi dispiace, ma forse é meglio di No. Oh, fa lei – eri la mia prima scelta. In quel momento, dall’altra parte della strada, una ragazza si affaccia a intervalli regolari dalla finestra e chiama qualcuno, non capisco chi, ma dal tipo di nome dev’essere – lo spero per lui – al limite un gatto.
today after my birtday
Una serie di considerazioni a margine dell’intervista dell’anno.
1) La prima é un senso di pena. Mica é colpa sua, in fondo. Va bene ci marcia, va bene ha un cervello-condominio di termiti; va bene va bene va bene… Ma non é colpa sua. Due genitori cosí, vorrei vedervi voi. Un amico dei genitori cosí, vorrei vedervi voi. E questo essere umano – ché sempre di essere umano si tratta – come sara’, che ne so, a trentacinque anni?
2) I genitori, appunto. Si tratta di porzioni di cervello che hai oppure non hai. Voglio dire: tu ascolti tua figlia che starnazza di diventare attrice, con voce di palmipede irritato, imparruccata e scintillosa, e non ti accorgi che la stai rovinando? Perché non ti alzi, le dici andiamo a casa, é per il tuo bene credimi, é inutile che piangi, un giorno (riguardandoti) mi ringrazierai? Cosa succede nel tuo cervello (o cosa NON succede) per cui poi la lasci davanti alle telecamere ad immortalare per sempre la manifestazione piu’ eclatante di quella comunita’ di termiti che le hanno scavato un condominio nel cervello?
3) Ma in Campania, cosa succede in Campania? Esiste lo stampo-Tatangelo che produce ragazzine tutte uguali, tendenti alla vecchiaia precocissima, che a diciotto anni pare ne abbiano gia’ quarantadue, che si sfilano le sopracciglia fino a farle passare attraverso la celeberrima cruna di ago, e che poi fanno le sciocchine con adulti pelati? (magari cantando canzoni napoletane?)
faccio cose
Un vento oggi in Paese Basso che non si vive.
Piove e gli oriundi attendono che passi incollati ai tronchi degli alberi. Perché poi col vento passa. Io che non sono oriundo cammino come un cretino con l’ombrello. Ma sono un cretino, e il vento cambia sempre direzione, l’ombrello si apre al contrario, e dopo aver smadonnato penso che forse era meglio aspettare incollati ai tronchi degli alberi. Scopro questa cantante che si chiama Emiliana Torrini che però è islandese. Viene qui a suonare tra poco. Non mi piace. Cioè, è brava, ma non mi piace. La mia padrona di casa si lava i capelli rossi ingelatinati nel lavandino della cucina. La mia padrona di casa mi dice che la casa è in vendita e allora fra poco devo andare via da qui. Siccome è in vendita, e siccome la mia padrona di casa è un agente immobiliare, conosce tutti i metodi per vendere la casa. La casa per essere venduta, mi spiega, deve essere quasi vuota, che pare più grande. Così mi entra in camera e mi svuota la camera, nasconde tutto, con la promessa di mettere di nuovo tutto a posto, col risultato che non trovo il mio libro di Cappelli ma trovo un vaso di fiori viola sul comodino. Che non è mio, il vaso, e lo devo restituire. Col vaso che perde terra da sotto.
La lavatrice gira. Stiro le camicie.
dicevo
Poco fa la Meisje mi raccontava quanto sarebbe bello secondo lei fare l’attrice ammirata e bravissima, che sarebbe davvero la cosa più bella del mondo, ed io le ho detto Sì certamente è vero, ma metti il caso che ti impegni e non ce la fai, come pensi di venirne a patti? Perché va benissimo dire che bisogna sempre provare sennò i rimpianti eccetera eccetera, che sennò poi ti mordi i gomiti che potevi provarci eccetera eccetera, ma ti ricordi quella comparsa in quella fiction italiana che abbiamo visto di sfuggita in televisione giù in Salento qualche giorno fa? Che recitava tutto agitato e compresso? Sì me la ricordo, ha detto lei.
Ecco, quello lì – ci ho pensato mentre andavo al bagno alzandomi dalla sedia di fronte al televisore acceso sulla fiction italiana – quello lì è lo stesso attore che faceva quella pubblicità negli anni 80 che cominciava ad uscire acqua dalle mura e dalle pareti e lui metteva un piede una mano e poi l’altra mano per bloccare l’acqua, e poi alla fine primo piano sulla sua faccia, e l’acqua che lgi esce dalle orecchie. Che eravamo piccoli – ti ricordi? – e quello gli usciva l’acqua dalle orecchie, siamo diventati grandi, e quello adesso fa la comparsa sulla fiction italiana.
apposto, siamo a cavallo
In questo momento l’homepage di Repubblica.it mi informa che il suo appello contro B. è stato firmato pure nientepopodimenoche da Nicoletta Braschi.
é il dente, che mi fa impressione

Dice quello: la psicoanalisi. Come dice la psicoanalisi? Come dice quello? Non me lo ricordo. Vabbe’ ci siamo capiti. Trovato qualche minuto fa su tgcom, comunque.
non ricordo di averne parlato ma se ne parla lui
"…dovrebbe essere istruttiva per i sociologi di queste cose l’iniziativa di Ralph Lauren di produrre polo e camicie in cui il logo è diventato enorme, pacchiano e deturpante: ma è evidente che c’era un problema di clientela insoddisfatta della scarsa visibilità del marchio. E infatti da due anni vanno fortissimo, in giro. Almeno tra gli italiani, vil razza firmata…"
rubato da Sofri Luca, "Sulla felpa che noi portiam"
in salento la sera il profumo dei pini
In Salento la sera il profumo dei pini che si riposano al fresco, dopo una giornata intera di sole, ti offre da solo il motivo di essere lí. Poi si’ vabbene c’é pure tutto il resto, ma potrebbe benissimo bastare questo.
Resta tutto da vedere l’effetto che farebbero una due tre novantaquattro sere di fila senza interruzione con il profumo del pino che si riposa dal sole, capire se resiste ancora l’ammirazione degli inizi, se ci fai ancora caso, se ti chiudi in casa con la Playstation, oppure se ti chiudi in macchina per ottanta chilometri per andare alla festa sull’altra costa. Io quando ci vivevo non ci facevo caso. Adesso ci faccio caso. Io se non ci torno, nel Salento, mi piace pensare che se invece ci tornassi per novantaquattro sere di fila, poi mi chiuderei in casa con la Playstation, invece di inspirare espirare il profumo dei pini. Io non ho la Playstation.
Sono in questo momento in una stanza senza finestre, una ragazza con il velo pigia tasti alle mie spalle, mi manca l’acqua salata che si asciuga sulla fronte e la stringe, il Corriere che costa un euro e non sporca le dita, la rosticceria dei bar a un euro e venti. Resta tutto da vedere l’effetto che farebbero una due tre novantaquattro sere di fila senza interruzione a mangiare rosticceria a un euro e venti.
Lo sai che non mi va
Bene siamo tornati. Anzi bene una cippa. Fase della vita in cui l’abbronzatura sparisce a chiazze. Esistono momenti ben peggiori nella vita, eh, ma non è che puoi ogni volta consolarti così.