faccio cose ventiduezeronove

Qui ho un tetto obliquo e due finestroni che si aprono sul tetto obliquo.  

Metto la testa fuori dalla finestra sul tetto obliquo – la chiameresti mansarda se non l’avessi vista, ma siccome la conosci non la chiami così che ti pare troppo nobile – metti la testa fuori dicevo e respiri l’aria della sera.

Avevi un appuntamento per vedere una nuova camera. Ti cambi la maglietta per fare bella figura e siccome sei vittima di un torcicollo maledetto ti prendi pure un antiinfiammatorio. Non vorresti arrivare lì all’appuntamento per la camera e farti vedere così tutto rattrappito – sono uno che va in palestra, io, altro che rattrappito. E poi pensi che vorresti non avere più questo tetto obliquo che ti stringe attorno l’esistenza. Arrivi all’indirizzo prestabilito e ti apre la porta un ragazzo sorridente – è quello con cui hai parlato al telefono, ti pareva una persona normale, infatti è una persona normale, ti fa entrare in cucina.

In cucina c’è una di quelle luci fioche che dal soffitto creano le ombre sulle facce delle persone, e poi ci sono tutti i concorrenti per la camera, quelli che dovrebbero lottare, sembrare simpatici e irresistibili per farsi scegliere per la cazzo di camera.  C’è una lesbica che assomiglia a Paolo Bonolis  ma coi capelli lunghi e ingelatinati, si è portata pure la fidanzata nel caso non fosse chiaro il concetto, come misura precauzionale, visto che dall’annuncio si capiva che era una casa di soli uomini.

Mi fanno vedere la camera, ed è col tetto obliquo, però ancora più obliquo del mio, che il soffitto scende subito ed io il mio metro e ottantaquattro non so dove metterlo, e l’unica finestra è ancora più piccola di quella che ho qui. Metto la testa fuori dalla finestra e respiro l’aria della sera. Sarebbe in teoria la stessa identica sera che avevo qui, solo che lì fuori c’è l’autostrada. E costa pure una cinquanta euro di più. Con l’autostrada. Dico No grazie e me ne vado, non mi va nemmeno di scambiare due parole. E poi c’è uno dei coinquilini che ha messo gli occhi su una delle candidate, è ovvio che è lei la favorita. Quando arrivo a casa ho ancora il torcicollo e parcheggio senza poter voltare il cranio, le ruote per questo mi finiscono sul marciapiede, che devo tornare dentro  sedermi girare la chiave e fare tutto daccapo.

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7 thoughts on “faccio cose ventiduezeronove

  1. ma ‘sti paesi nordici non dovevano essere il massimo della civiltà? tipo che m’aspettavo appartamenti regali a prezzi agevolati per i poveri e giovani talentuosi…

  2. SunOfYork:
    Paese Basso, e dove sennò?

    Superpomettomel:
    perchè? c’hai contatti? passa i contatti!

    Divara:
    non lo so. comunque non sono talentuoso, quindi in ogni caso non sarebbero per me.

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