sono diplomanta in raccioneria ma nel futuro vorrei fare ben altro

La nuova missitalia calabrese non saprebbe parlare italiano “perchè lo ha ammesso lei stesso” e perchè, a proposito del suo metro e ottantadue di statura, ha detto che tutti al paese “la scherzavano”. Ora, a parte il fatto che il “prendere in giro” quando riferito a parametri fisici notevoli può benissimo diventare “mi scherzavano”, licenza in voga a partire dal celebre John Holmes degli Elio e le Storie Tese (“quando ero piccolo tutti mi scherzavano per le dimensioni del mio pene ed io non stavo bene soffrivo le pene per colpa del mio pene”) e a parte il fatto che invece missitalia sa parlare italiano, forse non ha idea di cosa dire, forse è un po’ rimbambita, però dai insomma, qualcosa esce dalla bocca. A parte tutto questo, immaginiamo cosa sarebbe successo se l’analfabeta fosse stata che ne so, una trentina; avrebbero detto eh, insistete sulla storia del dialetto nelle scuole, e poi guardate quali sono i risultati. Invece è una calabrese e si innesca un riflesso umanitario di pietà. Poverina, è calabrese, uno pensa, ovvio che non sappia parlare, e passa oltre. In ogni caso se questa ragazza – che in fondo parla italiano anche se con qualche errore – viene definita una che non sa parlare italiano, allora vorrei accompagnarvi io in certi scampoli di Sud dove davvero ci sono ampie praterie di analfabetismo, dove davvero ci sono monumentali ignoranze da ammirare in silenzio che fiottano fuori da bocche di maturandi e maturati (capito? gente che frequenta scuole secondarie! Non contadini del dopoguerra) dove addirittura ad imbeccare tutti i congiuntivi corretti in sequenza finisce che ti guardano male e non ti invitano più alle feste di compleanno. E poi ovviamente si fa passare senza remore lo stereotipo della bella rincoglionita, ché tanto siamo abituati – è ormai  una figura da presepe come il lupo mannaro, il parcheggiatore abusivo ed il secchione con gli occhiali – mentre vi porterei io a conoscere di persona monumentali ignoranze fattesi carne umana, in certe scuole decrepite stonacate che ho vissuto in prima persona, che oltre ad essere capre sono pure cozze. Dove alla declinazione selvaggia, all’encefalogramma piatto, si aggiunge pure l’ineluttabile dimensione di cozza. Che non ne vieni fuori, da questa dimensione, non arredi nemmeno il tunnel, al massimo ne prendi coscienza e perciò ti inacidisci. Se una è bella, nel nulla del nulla dell’esistenza, fa comunque uno a zero, non prendetevi in giro. Lì vi porterei io a vedere, ma dove vi porto invece, che tanto sono qui e non vado da nessuna parte.

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10 thoughts on “sono diplomanta in raccioneria ma nel futuro vorrei fare ben altro

  1. ma infatti a parte vocali e consonanti quello è indubbiamente italiano, come hai detto tu, magari non particolarmente sofisticato e con qualche inciampo. Tipo, parla sicuramente meglio di Noemi. C’è differenza tra non avere una dizione consona e non parlare italiano. Mi fa incazzare poi quando l’accusa parte da altre regioni convinte che il proprio vernacolo sia italiano: romani che non sanno che “dritto per dritto” lo dicono solo loro, così come “far su” per romagnoli e lombardi, e così via. Anch’io ho visto abissi di non italiano che voi umani…

  2. Junonic:
    coi romani tu sfondi una porta aperta. Io sono uno che guarda frammenti di fiction italiane ambientate a Roma (90%), poi si accascia a terra e morde il cuscino per la rabbia.

  3. ci terrei a dire che anche qui in lombardia c’è gente che sbaglia le consecutio e ha meno di trent’anni (quindi non è neanche tanto che ha finito di studiare). sulla bella che deve per forza essere cretina poi ti do ragione a mille

  4. E le sconfinate praterie di ignoranza crassa nella padania libera? Lo stereotipo dell’ignoranza linguistica a sud è quasi impossibile da estirpare e la dizione padana mette in soggezione gli individui privi di personalità, i quali, dopo un solo anno di università nordica, già “scivolano” ampiamente. Tristezza. La miss è caruccia e dolcissima, se dovesse far soltanto la modella, la dizione sarebbe un suo problema assolutamente privato. Marcato accento calabro, per me, uguale a marcato accento friulano.
    Saluti salentini matrilineari

  5. è un po’ come quando mi chiedono:
    “di dove sei?”
    “di lecce”
    “ah, non si sente!”
    come per dire che uno, se viene dal sud, deve per forza avere un’inflessione forte. mia madre ha sempre insistito perché noi figli parlassimo in italiano, seguissimo bene le regole grammaticali e non cadessimo in tranelli tesi dal nostro dialetto.
    capisco benissimo quella sensazione: sentirsi un’aliena se parli bene e trovarsi anche addosso l’etichetta di snob…

  6. matrilineare, spezzo una lancia a favore degli “scivolatori”. io, per esempio, sono una spugna, non vorrei avere un accento milanese, ma quando sento continuamente una cadenza, in automatico parte anche a me.
    così come dopo cinque minuti di telefonata con mia madre riprendo l’accento salentino…
    ho l’accento schizofrenico.

  7. Punto uno gli stereoptipi fanno male malissimo.
    Quindi dare un microfono alle miss italiae significa solo radicare ulteriormente nelle crape di capra lo stereotipo bella-stupida come se fosse un assioma,un principio scientifico vero e dimostrabile.
    Conosco ragazze con cervelli e grammatiche e culture e passioni bellissimi come l’appendice corporea che si portano appresso e se qualcuno prova a iscriverle al concorsone gli sparano in bocca.
    Punto due al concorsone non giungono MAI le più belle dello stivale,perché i meccanisci clientelari entrano in atto già dalle selezioni provinciali.
    E’ questo si che è un assioma.
    Punto tre c’è da distinguere tra dialetto e ignoranza.
    E poi il dialetto non è la peste anzi è un patrimonio che va protetto,il problema è che in molte case è la madrelingua.

  8. Quando vivevo al Nord, ogni tanto spuntava uno che mi chiedeva:
    – Ma sei toscano? (WHAT!?!?!?)
    – No sono di Lecce
    – Ah: pugliese! Però non parli come Lino Banfi.
    … e io lì a spiegare a) che NESSUNO AL MONDO parla come Lino Banfi!; b) che tra Foggia e Lecce c’è la stessa distanza che c’è tra Genova e Venezia… e c)… c) mi arrendevo e sorridevo facendo finta che la sua fosse una battuta…
    A proposito, ma tu mo’ dove stai?

  9. Ed io che vengo da un paesino della Sicilia, dove se azzecchi tre congiuntivi di fila ti scambiano per finocchio …. eheehhehehe concordo pienamente e mi associo all’indignazione. ciao

  10. I miei sono siciliani e mi hanno insegnato un ottimo italiano.

    Da quando mia madre s’è trasferita al nord, nella città dove poi, peraltro, sono nato io, non fa che chiedersi come mai nessuno in questo benedetto posto sia in grado di azzeccare un congiuntivo, una consecutio, o un po’ di realtà concreta del Sud.

    Direi che ognuno ha le sue belle gatte da pelare, in fatto di ignoranza.

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