parole durante le vacanze #2

Guido per una strada di provincia, Billigiò siede al mio fianco, il sole è tremendo, da una parte della strada sono solo sterpaglie e rocce, dall’altra sono campi di angurie marce, ché non in alcune zone del Salento non le raccolgono neanche più, visto che non conviene.

“Il peccato originale di ogni ragazza, è di essere soltanto una.”

Lui che di solito ha sempre qualcosa da ridire, non risponde nulla.
Annuisce su di uno sfondo assolato di angurie.

“E siamo tra gli ultimi rimasti a non avere uno smartphone”

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indosso le scarpe per la seconda volta

Indosso le scarpe per la seconda volta dopo 17 giorni di vacanza. Anche questa estate e’ stata trascorsa sul mare, che non si deve intendere “sulla costa”, “sulla spiaggia”: No, proprio sul mare.

E quando non ero sul mare, vi ero comunque vicino, nutrendomi di birra e olive. La tradizione vuole che l’ultimo giorno io esca dal mare e parta senza farmi la doccia, in modo da arrivare sporco di sale fin dentro la casa nordeuropea. Li’ poi mi lecco un braccio. 

Le questioni – adesso che sono talmente abbronzato che paio sporco (in barbaro si dice “vakantiekleur”) – sono sempre le stesse, che te lo dico a fare: le questioni sono il posto dove vivere, se quello da dove vieni e’ adeguato, se quello in cui vivi  alla fine e’ giustificato.

Cerco di trovare una risposta nella misura del piccolo dolore che mi assale ora, in mancanza della birra e olive, della salsedine sulla pelle, e dell’odore della corteccia dei pini la notte.

La risposta e’ meno male che lo provo, questo dolore, perche’ vuol dire che ho delle radici salde. Ma pure: meno male che non mi uccide, perche’ mi permette di continuare le mie vite che altrimenti non sarebbero mai state.

la informiamo che

La informiamo che il suo credito sta per scadere in quanto inferiore a 3 euro – dice la signorina al telefono, ed io ascolto le sue parole calpestando a piedi nudi pini secchi sulla veranda di casa, qui nel mezzo del Salento, con la faccia cioccolato e i capelli crespi di sale.

Ma io ci vado avanti due settimane, con tre euro, standoci attenti, chiamando gli amici per pronunciare pochissime parole che tanto ci capiamo subito e comunque più tardi ci vediamo di persona.

Dieci giorni di vacanza – io sono uno che pensa alla fine già dal secondo giorno.

Saramago proprio non si legge, ha periodi troppo lunghi e virgole e apre parentesi senza mettere le parentesi. Abbandonato dopo venti pagine.

Mi porto il retino al mare ma poi non lo uso troppo ché sono cose da bambini e ti guardano male. La pesca sportiva da retino significa catturare micropesci fra i più stupidi del creato e ributtarli a mare.

Passeggiando per il centro storico immagino me stesso vivere in quel palazzo antico, appollaiato sul quel balcone, e come potrebbe essere la quotidianità del vivere lì, le mozzarelle buone sotto casa, e il novantanove virgola nove nove per cento di gente che parla la mia stessa lingua attorno.

La gente sui flyer delle discoteche scrive cose folli.

in salento la sera il profumo dei pini

In Salento la sera il profumo dei pini che si riposano al fresco, dopo una giornata intera di sole, ti offre da solo il motivo di essere lí. Poi si’ vabbene c’é pure tutto il resto, ma potrebbe benissimo bastare questo.

Resta tutto da vedere l’effetto che farebbero una due tre novantaquattro sere di fila senza interruzione con il profumo del pino che si riposa dal sole, capire se resiste ancora l’ammirazione degli inizi, se ci fai ancora caso, se ti chiudi in casa con la Playstation, oppure se ti chiudi in macchina per ottanta chilometri per andare alla festa sull’altra costa. Io quando ci vivevo non ci facevo caso. Adesso ci faccio caso. Io se non ci torno, nel Salento, mi piace pensare che se invece ci tornassi per novantaquattro sere di fila, poi mi chiuderei in casa con la Playstation, invece di inspirare espirare il profumo dei pini. Io non ho la Playstation.

Sono in questo momento in una stanza senza finestre, una ragazza con il velo pigia tasti alle mie spalle, mi manca l’acqua salata che si asciuga sulla fronte e la stringe, il Corriere che costa un euro e non sporca le dita, la rosticceria dei bar a un euro e venti. Resta tutto da vedere l’effetto che farebbero una due tre novantaquattro sere di fila senza interruzione a mangiare rosticceria a un euro e venti.  

appena notato che

Che non si dice più bollino rosso ma si dice bollino nero. Che non si dice più “sto insieme a” ma si dice “mi frequento con” oppure “mi vedo con”. Che i passeggeri degli aeroplani fanno sempre gli applausi all’atterraggio, non sono sicuro che succedesse anche negli anni novanta. Mi ricordo che dieci anni fa leggendo Tecniche di seduzione di De Carlo mi veniva da nasconderne il titolo perchè sennò poi la gente credeva che volevo diventare playboy. Appena scoperto che ho ancora voglia di andare a gettarmi a mare abbracciando una pietra che poi ti puoi mettere a camminare sul fondo e salutare alzando la testa i culi dei natanti.

natale con i tuoi 2008

Alla filiale delle Poste del Paesello una ragazza in scarpe da tennis dorate e occhiali Vogue chiede informazioni circa la ricarica della sua Social Card – che invece pare si chiami Carta Acquisti. Detto, questo, potrei terminare qui di parlare del Paesello per sempre. Ma invece No.              

Avvicinandoci alla scogliera in una giornata di particolare tersezza (tersità? tersismo? tersa, insomma) , l’amico Bollo scruta l’orizzonte del mare Ionio. Poi esclama che Cazzo, la Terra è proprio rotonda, e si vede benissimo, e com’è mai possibile che ci abbiano messo tanti secoli prima di giungere a questa conclusione che da qui, dalla riva salentina del mare Ionio di un giorno di dicembre, pare estremamente evidente.             

Alle Poste – io finisco sempre alle Poste quando sono qui, ed è ogni volta un esperienza esaltante, da un punto di vista sghembo e antropologico – alla fine, dopo la signorina in occhiali Vogue, riescono a rifilarmi come resto una moneta da cinquecento lire al posto di una da due euri.                

Amici e conoscenti lontani mi incontrano e mi definiscono pallido. Dopo la terza volta, abbandono il sospetto di un’anemia silente e mi guardo attorno. E noto, infatti, che fra i miei compaesani coetanei di sesso maschile, la lampada abbronzante ha finalmente fatto breccia nei cuori.  

Domani sera a Lecce c’è una festa a tema, dove il tema è quello delle scuole medie. Si viene vestiti come si era vestiti ai tempi delle scuole medie. Il che significa che di fatto io non avrei nulla da mettermi, ma comunque ci andrò. E venga chi può.  

Sono riuscito a scaricare queste vacanze da ogni aspettativa possibile. E la conseguenza è che me le sto godendo per davvero. Mi hanno regalato il libro di Maksim Cristan e lo leggo nei pomeriggi, godendo del divano comodo del salotto, ignorando le decine di punti esclamativi seminati in eccesso lungo le pagine. Ovvio che per mantenere questo plateu di goduria scarna di aspettative, al primo che mi chiederà  cosa faccio a Capodanno, dovrò chiedere se per caso ha uno di quei flash cancella-menmoria che Will Smith usava in Men in Black. Al primo che mi chiede cosa faccio a Capodanno, prendo questo flash, se lo trovo, e me lo sparo in faccia.