ma poi

Ma poi, tornando un momento al crocifisso. Ci sono quelli che ti spiegano perche’ la sentenza é giusta mettendo in campo tutta una serie di motivazioni ineccepibili. Si scaldano, si accapigliano, si indignano, dicono che siccome “lo Stato é laico allora etc etc. sta pure scritto nella Costituzione etc etc… o mettiamo i simboli religiosi di tutte le religioni in ogni luogo pubblico oppure non ne mettiamo nessuno, altrimenti si discrimina eccetera eccetera…”. Bravi. Fila tutto. In termini logici e razionali, voglio dire. Avete ragione. Pacca sulla spalla. Inattaccabili. Bravi.        

Ma se siete cosi’ bravi, dovreste pure intuire – dopo decenni di battaglie laiciste quasi tutte finite nel cesso – che se davvero uno usasse la razionalita’ come metodo di valutazione, non é che si aggrapperebbe ad un crocifisso, no? Se uno lo fa, é che non mette la logica ai primi posti. Lui vede le lacrime di Padre Pio, le vede proprio: allora cazzo gli parli in termini di ragione e diritto? Blaterate piu’ o meno a vanvera, oppure parlate perche’ vi piace ascoltarvi. Sono due linguaggi diversi, come chiedere che ore sono? e sentirsi rispondere “zemra ka arsyet e saj qe arsyeja nuk e di” (e non ho premuto i tasti a caso).          

Eppoi, ti pare illogica la pretesa di avere il crocifisso appeso? Embe’? Ovvio che é illogica. Tu prendi invece il precetto “ama il prossimo tuo come te stesso”. Non é illogico. Lo accetti. Ti pare una bella cosa. Infatti chi se ne frega di difendere sto concetto. Hai mica visto qualcuno fare pressioni politiche per difendere sto concetto? No. Cioe’, mica tanto. Difendere l’indifendibile é altra storia, da’ una misura della tua influenza. Se domani riuscissero ad impormi un dogma – tipo che ne so, che si ci si deve pettinare tutti con la riga in mezzo – se ci riuscissero, senza darmi alcuna spiegazione, ecco che avrei una chiara misura della loro potenza. Ma poi insomma, basta, mi ripeto sempre, erano cose gia’ dette parlando di sta cosa qui, nemmeno troppo tempo fa.

fatti non foste

Si parla in giro di questo video – che documenta l’ignoranza abissale di certi esseri viventi, qui la trascrizione completa – e ci si domanda: ma con questa ignoranza che c’é in giro, si puo’ pensare ancora al suffragio universale? Alla democrazia? Cioe’: é accettabile che alle elezioni il voto di un Giovanni Sartori valga quanto il voto di quella giumenta che dice che Piersilvio Berlusconi é il presidente della Repubblica, e se le chiedono conferma, quella dice Si’, Si’, Piersilvio?   

Ma che ne so. Mi viene da pensare altro. Mi viene da pensare che fette di ignoranza cristallina sono sempre esistite, pero’ oggi sta cosa va vista in modo tutto diverso. Voglio dire. Se prima c’erano gli educati e gli ignoranti, un ignorante migliorava la sua conoscenza a, diciamo, 10 km/h, mentre un educato (in quanto interessato alle cose del mondo, a differenza dell’ignorante) a 50 km/h. Poi siccome i canali d’accesso alla cultura erano pochi, l’educato guardava all’ignorante con una certa pieta’ e benevolenza. Povero ignorante, toh, mangiati sto pezzo di pane duro e fai quello che ti dico io. Non toccarti che diventi cieco, bestia! No, non picchiatelo, é solo ignorante, non é colpa sua.   

Ecco.   

Adesso invece i canali di informazione sono altri, piu’ veloci e accessibili. L’ignorante continua ad andare a 10 km/h ma il curioso, quello che ha voglia di sapere che cosa succede, va oggi a 140 km/h. Internet, per la miseria! Che ieri sera prima di andare a dormire – per interessi miei vagamente letterari e sociologici – ho fatto un veloce paragone tra il prodotto interno lordo pro capite di Danimarca, Italia e Senegal, e ci ho messo 2 minuti e 50 secondi. La mia considerazione é durata circa 4 secondi, poi mi sono lavato i denti e infilato a letto.

Questa velocita’ enorme rende il distacco sempre piu’ invalicabile. Adesso se ti informi, ti informi quasi tutto il giorno, tutti i giorni, senza sosta. La tua conoscenza – se hai la curiosita’ di farlo – cresce come un tumore, si ingrossa, trasforma i tuoi punti di vista. Quindi se poi all’improvviso ti mettono davanti un essere umano che apparentemente parla la tua lingua, vivo! (si muove) maturo (ha la barba!) e integro (é giovane!) e che afferma – sorridendo del sorriso del sorriso degli ignoranti – che Londra si scrive L – apostrofo – ONDRA, tu, che eri intento poco prima a leggere l’ultima esternazione di Tremonti e la immagazzinavi insieme alle altre informazioni nel tuo cervello, tu, vedi sto essere, e lo credi di un altro pianeta. Il tuo mondo e il suo mondo sono troppo distanti. Per te é un alieno. Un Gremlin catapultato da un mondo lontano. Poi per un momento…        

Per un momento perderesti anche la calma, ma non in questa realta’, in un’altra realta’, dove non usi la logica. Gli piomberesti addosso violentemente, dopo che ha detto L apostrofo ONDRA, e lo fracasseresti di mazzate. Il sangue. Un calcio negli stinchi per farlo cadere a terra e poi giu’ mazzate su quella faccia che fino a poco fa sorrideva beata, della beata ignoranza. Perche’ sei colpevole, brutto Gremlin, non puoi dirti esente da colpe. Non puoi dirlo. La tua ignoranza – di cui oggi sei responsabile – ha influenzato e influenza la mia vita. Ma tu non lo sai, tu anche questo lo ignori. Non ti posso spiegare nemmeno perche’, non capiresti. Il tuo cervello assimila concetti semplici: caldo freddo, amaro dolce, luce buio, dolore piacere. E allora eccoti il dolore, tieniti il dolore, prendi…        

No. Non si fa.
Rimane negli occhi quello sguardo che sorride beato, mentre tu beato non lo sei affatto, e mai lo sarai. Eppure va bene cosi’.

Lu crocifisso

Se c’é stata una cosa che mi ha smitizzato completamente la religione é stato proprio lu crocifisso in classe – scusate, troppo forte la tentazione dell’articolo determinativo salentino anche oggi che sono all’estero, ricordando i vecchi tempi.

Ché uno nascendo in Italia, cresce con il timore reverenziale delle cose di Chiesa, é automatico no? e poi lentamente – naturalmente – questo timore cala col tempo. Comincia a calare molto tempo prima di leggere di preti pedofili e verginita’ prematrimoniale. Comincia con cose tipo lu crocifisso in classe. In classe, capito? Sarebbe questo il luogo dove ho assistito alle piu’ infime celebrazioni di bassezza umana, a mediocrita’ devastanti e maggioritarie. Lui era li’, lu crocifisso, e non muoveva nemmeno uno dito di plastica, osservando tutto sto sfacelo. E fino a quando te lo trovi gigante, in Chiesa, magari il timore ancora resiste. É enorme e mette paura mentre tu sei piccolo piccolo. Ma se te lo vedi la mattina presto – tutte le mattine presto – in classe, in certi inverni di freddo mortale che restavi mani in tasca del giubotto fino alle dieci, e sopratutto se te lo vedi li’ sul muro mentre tu cresci in altezza tanto da poterlo toccare e notare da vicino com’é piccolo, che volendo potresti staccarlo e portarlo via, ecco che il timore scende paurosamente. In classe ci si massacrava allegramente di mazzate, con mille armi diverse. Fionde, taglierini, quadernoni di cartone pressato, matite appuntite. Se ci si massacrava di mazzate vicino alla cattedra, poi, in mancanza di altro, si staccava lu crocifisso e lo si martellava sul cranio dell’amico fraterno. Toc, toc, toc! Beccati stu crocifissu! Toc! Basta? Non basta? E cosí via. Toc! Mazzate purissime e divertentissime che si tornava a casa con la pancia dolente dal ridere. Oggi mi ricordo di sto crocifisso di classe, che a causa delle manipolazioni  – o forse perche’ non era fissato bene al chiodo e cadeva spesso giu’ – si era rotto a livello delle gambe di plastica, poco sopra le ginocchia. I piedi erano collegati piu’ in basso alla barretta di legno, ma non essendo piu’ vincolati al resto del corpo, ora potevano roteare liberamente con moto circolare. Dopo averlo utilizzato per scavare buchi nei crani dei cari compagni di classe, lo si rimetteva a posto poco prima che la ricreazione finisse. Si cercava di riposizionare le gambe roteanti in assetto verticale, in modo da farlo apparire integro. Ma poi – segno del divino? vittoria dell’illuminismo newtoniano? che ne so– durante l’interrogazione vaneggiante dei professori, quello improvvisamente Opla’! tornava con le ginocchia rivolte al pavimento. Bei tempi.

trasposizione della responsabilita'

Continuo a scervellarmi leggendo le storie della GenerazionePerduta su Repubblica.it. Sono interessatissimo ai percorsi di sti personaggi che hanno lasciato la loro testimonianza quanto a esperienze lavorative. Fa parte della mia mania delle biografie, ne leggo sempre (e per questo sempre sia benedetta wikipedia nell’alto dei cieli). Siccome sono tantissime, ste testimonianze – 1700 in questo momento – non si puo’ fare una generalizzazione, pero’ ho letto tante storie che hanno tutte un punto in comune, che io chiamo oggi (magari domani ci cambio il nome) “trasposizione della responsabilita’”.   

Ovvero. 

C’é di solito in queste storie un ragazzo PincoPallo che si mette a studiare Lettere Moderne (o Psicologia, o Archeologia, o Comunicazione, o Architettura). Pinco Pallo prima di studiare Lettere Moderne potrebbe aver fatto una ricerca per capire se studiare Lettere Moderne servira’ a trovare un lavoro. Lo ha fatto? Si? Allora studia ugualmente e accetta il rischio. No? Be’, se non lo dovesse poi trovare, é responsabilita’sua che non si é informato prima. Pinco Pallo si laurea con 110 e lode e trova lavoro solo come cameriere a 3 euro l’ora per 4 ore alla settimana in un bar della periferia dove i vecchi vanno a bere l’amaro dopo pranzo. Non puo’ andare a vivere da solo. Si incazza contro il suo Paese di merda che non gli garantisce un lavoro nonostante la sua cultura derivante da 4 anni di sottolineature di testi universitari.   

Prima domanda: se esistesse un corso di laurea in Robbie Williams (per diventare come Robbie Williams, per intenderci) e io lo frequentassi e mi ci laureassi pure – se poi non dovessi diventare ricco e famoso e rockstar con le fan che mi aspettano nel letto – poi me la dovrei prendere con il mio Paese?    

Pinco Pallo dice: ho la laurea, non il lavoro. La colpa é del Paese. Di Berlusconi. Di un sistema marcio e oscurantista che non apprezza la mia cultura. O forse – e qui viene il bello – la mia cultura non é abbastanza. Allora mi iscrivo alla specialistica in editoria, dai. Due anni di editoria. Avra’ Pinco Pallo fatto una ricerca per capire se una specialistica in Editoria serve a trovare un lavoro oppure No? Stesse risposte di prima. Quando Pinco Pallo sara’ laureato in Editoria, dira’ “Ho due lauree, e non trovo lavoro”. Tradotto: adesso ho DUE motivi per dire che il mio Paese é una merda. Due motivi is megl che one. Dunque Pinco Pallo continuera’ a lavorare nel baretto decrepito, pero’ la sua coscienza avra’ 2 motivi (piuttosto che 1) per autocommiserarsi e credere di essere nel giusto. Guardarsi attorno per capire quali lavori servono, ancora No. Per questo si iscrivera’ ad un Master di Conservazione dei Beni Archeologici. Poi dopo averlo finito fara’ uno stage non pagato per 6 mesi in una biblioteca pubblica a fare fotocopie e cambiare il nastro delle telecamere di sicurezza.

Dopo il primo motivo per dire che il suo Paese é una merda, adesso ne ha due, tre, quattro etc (specializzazioni, master, stages, etc.). Dopo aver detto che il Paese é una merda, dira’ pure che é tutto un magna magna perche’ trovano un vero lavoro solo i raccomandati. Come sappiamo questo é in larga parte vero. Solo che Pinco Pallo, oltre a ripetere cio’ come un mantra (raccomandati, raccomandati!!) non agira’ di conseguenza. Lui la raccomandazione non ce l’ha, eppure continua a farsi calpestare da raccomandati. Piuttosto che imparare la lezione, persevera e persevera. Concorsi di dottorato tanto per farsi dire di No e poi lamentarsi con la mamma. Accumula ulteriori motivi per dire che lui é nel giusto, mentre é il resto del mondo ad essere una merda. Non posso pagarmi l’affitto che il paese é una merda, non posso farmi una famiglia che il paese una merda. Trasposizione della responsabilita’, appunto. O giustificazionismo. Che non ti sazia se hai fame, non ti riscalda se hai freddo, ma consola la coscienza. Tantissimo.   

E invece ad essere cinici si chiama pure Rigurgito Di Selezione Naturale. Millenni fa c’erano due uomini delle caverne stupiti di fronte alla prima fiammata. Uno di loro mette la mano sul fuoco, si scotta, urla (guardalo, pare na scimmia!) ma poi la mano sul fuoco non la mette piu’. L’altro vede il compare urlare, se ne frega e ci mette la mano ugualmente. Si scotta pure lui, ma insiste. Insiste e insiste. Muore carbonizzato. Noi discendiamo dal primo, il secondo ha fatto crescere gli alberi.

Testimonianza no.1405 (Disoccupato, 31 anni).

Laureato in filosofia con lode, dottorato di ricerca in filosofia fuori città e monografie, articoli e altre pubblicazioni. Conoscenza buona di inglese, tedesco e francese. Ora, da mesi attendo opportunità di proseguire le mie ricerche in ambito accademico; ma la crisi ha dimezzato ogni possibile assegno di ricerca o altro. Non contiamo poi le varie schifezze cha caratterizzano il mondo dell’Università. Altri lavori: nessuno. Nei licei graduatorie bloccate, nell’editoria niente di niente. E io cosa faccio? Come mi mantengo? Devo lavorare da cameriere o al call center con un dottorato di ricerca in filosofia e con monografie varie pubblicate? Tutti gli anni di abnegazione e di studio meritano questo? Non lo so, ditemi voi. Io so solo che sono amareggiato, triste e depresso, per quanto cerchi di convincermi ogni giorno a non mollare e a non perdere la speranza…ma è proprio dura!

volevasi segnalare

“…Un’ultima annotazione. La tristezza non é necessariamente triste. La tristezza é un approccio, un paio di lenti, un paio di occhiali con cui tu guardi il mondo. Con cui io guardo il mondo, e a me non dispiace mica tanto eh, neanche troppo. Non perche’ io sia masochista, la tristezza in fondo é un sentimento abbastanza tenue. Perche’ appunto mi piacciono i sentimenti tenui e i colori tiepidi: preferisco i pastelli, gli acquerelli, alle tele con colori troppo violenti..”

Questo é Ilvo Diamanti su un poadcast Feltrinelli che non riesco a linkare, scovabile facilmente su Itunes.

le storie

Le storie della GenerazionePerduta pubblicate da Repubblica sono un naso ficcato dentro una realta’ che tu te la immagini piu’ o meno cosi’, ma non ci credi davvero che sia cosi’. Cose che ti verrebbe da venire in Italia da citofonare alla gente per chiedere: ma tu che vivi in questa casa e che ti puoi permettere sti metri quadri, che lavoro fai? No, spiegami. E quante ore lavori al giorno? E sei felice? Perche’ leggere solo le storie di chi si trova nella merda fino al collo forse distorce la realta’. Forse.  Poi ci sono quelli che si sono laureati in lettere medievali e specializzazione in cinema e non trovando lavoro se la prendono con Berlusconi. Di certo al sottoscritto ste storie paiono interessantissime in ogni senso – soprattutto perche’ ogni dieci storie ce ne sono almeno un paio di persone emigrate all’estero, con le quali mi confronto. E io c’ho bisogno di verificare. Questi che vanno all’estero dicono tutti le stesse cose, in Italia non trovavo, adesso invece sono contento, pero’ il caffe’ al bar e gli amici in piazza, quelli non li posso avere. Io che piu’ o meno sono d’accordo, aspetto sempre l’idea assoluta e vincente, quella che un giorno divampera’ nel mio cranio e mi permettera’ di diventare civilmente e legalmente ricco, in modo da poter decidere – se lo voglio – di volare dove mi pare, e prendere un caffe’ al bar dove mi pare, o passare a trovare i miei genitori con uno zaino con dentro regali casuali e nella testa almeno due ore di cose da raccontare.

e infine gli partì la bestemmia

(sempre a proposito di creativi ricchioni)

Il Federico Moccia perde clamorosamente il controllo parlando del suo ultimo lavoro: "Un giovane Holden al femminile", arriva a dichiarare.  Bravo Moccia. Adesso però visto che ci sei fai paro paro come Salinger, che da cinquant’anni se ne sta per i fatti suoi.


Moccia che pensa a come giustificare
il ritardo all’appuntamento con gli
amichetti. Probabilmente andrà sul
sicuro: "Scusa ma ho perso l’autobus".

poi uno dice che i creativi sono tutti ricchioni

No, capiamoci. La campagna pubblicitaria per "sensibilizzare" il popolo nei confronti dei cambiamenti climatici del globo funziona cosi’: ci sono delle modelle prima tutte imbacuccate nei cappottoni, che a causa del caldo (leggi: surriscaldamento globale del pianeta) si fanno vento, si spogliano, si spogliano, si spogliano, fino a restare in mutande e reggiseno. Ora, sta cosa in teoria dovrebbe far riflettere sui danni dei cambiamenti climatici, dovrebbe smuovere le coscienze,  dovrebbe.


cliccare sull’immagine per godere della genialata

Adesso Vediamo Se

Appena uscita la notizia del Marrazzo coi trans, spulciando fra i commenti la reazione piu’ diffusa é stata qualcosa che si puo’ riassumere molto velocemente con “Adesso Vediamo Se”. 

“Adesso Vediamo Se” uscira’ la notizia su Repubblica. “Adesso Vediamo Se” farete approfondimenti e interviste alle prostitute. “Adesso Vediamo Se” chiederete chiarezza. “Adesso Vediamo Se” chiederete le dimissioni. “Adesso Vediamo Se” direte che pubblico e privato non sono distinguibili per l’uomo pubblico.  

Uno dice “Adesso Vediamo Se” come fosse una sfida, quando crede che le cose non si verificheranno mai. Tutte queste cose poi invece sono successe. Patapum! e subito hanno fatto i titoloni su Repubblica, hanno fatto articoli di approfondimento, hanno chiesto dimissioni, infine si é dimesso. Piu’ che la notiziain se’, interessa capire il sistema operativo logico di chi pone tutti sti “Adesso Vediamo Se”.

Se ci pensi, chi pone sto tipo di sfide verbali di fatto ha gia’ in testa la risposta. Cioe’ crede che i sostenitori di un personaggio – proprio in quanto sostenitori – non chiederanno inchieste, non chiederanno dimissioni, non criticheranno. Credono questo a prescindere in quanto loro non lo farebbero MAI per un personaggio della loro fazione. Cercherebbero di giustificare, piuttosto. Allora quello che é interessante in una notizia come questa non é la faccia del trans (o in che senso trans, o quanto lo paghiamo a botta sto trans etc.), ma piuttosto prendere coscienza che – per l’ennesima volta – sta palla di mondo si divide in guelfi e ghibellini, in questo caso guelfi e ghibellini morali, con uno schema che si riflette paro paro nella comportamentismo da tifoso.    

Cioé.    

Cioé da una parte ci sono quelli che se fischiano un rigore per la Juventus, siccome loro sono della Juventus, il rigore é inesistente a prescindere, e l’arbitro é cornuto. Dall’altra parte ci sono quelli che se fischiano un rigore per la Juventus, guardano la moviola per capire se il rigore c’era oppure No, e se c’era allora dicono che c’era, e si dispiacciono che é contro la Juventus ma dicono che il difensore poteva stare forse piu’ attento invece di fare quel fallo.    

Diventa inquietante osservare come i primi diano per scontato che tutto il mondo si comporti proprio come loro, e che se qualcuno non lo fa, allora é un cretino. Forse lo é davvero, un cretino. Io per esempio certe volte mi sento davvero un cretino.

poi ci sono quelli

Poi ci sono quelli – tipo me – che per essere piu’ credibili sul lavoro si inventano trucchetti semplici semplici e gratuiti. Che alla fine funzionano, e pazienza se uno si impegna tanto in altri modi, alla fine sti trucchetti funzionano. Per esempio – ma questo vale solo per chi ha a che fare con una lingua diversa, in questo caso l’inglese – mi dicono una cosa e non capisco. Allora dico: Mh? Quelli me la ripetono, io se non capivo pure la seconda volta, prima dicevo di nuovo: Mh? Adesso invece faccio: Ah! Come se avessi capito. Ma non ho capito. Pero’ lascio uno spazio di silenzio all’interno del quale prima o poi si inserisce qualcuno. Faccio la figura del riflessivo. L’altro trucchetto é abbastanza simile. Ti dicono una cosa, tu sai gia’ cosa rispondere – lo sai benissimo, lo sai perfettamente, lo sai fin nei minimi dettagli – pero’ fai finta di pensarci. Sposti lo sguardo dal tuo interlocutore verso la finestra, poi verso il pavimento. Fai finta di rispondere, ma ti fermi subito. Di nuovo finestra, di nuovo pavimento, e infine rispondi. Fai la figura del riflessivo. Apparire é meglio che curare.

non possono esistere

Non possono esistere tristezze durevoli, o eccessivamente durevoli, o cose che non puoi mai venirne a capo. Si puo’ venire a capo di tutto, ci sono pure i libri che parlano di questo. Figuriamoci. Non li hai mai letti perche’ tanto ci credi a prescindere. Le foglie sono cadute dagli alberi e tutto intorno a casa si crea un materasso morbido e giallastro. E’ bello. Oppure e’ brutto. Dipende dall’umore, e quello – l’umore – cambia velocemente. Ci passi in bicicletta una domenica pomeriggio e ti sembra bello, e poi brutto, e poi bello, e poi brutto. Ma appunto niente e’ eccessivo: tutto deve per forza cambiare, come sempre cambia. Perfino quelle foglie. Sei grande abbastanza da saperlo bene. Presupponi di esistere ancora quando quelle saranno state portate via da spazzini sbrigativi e mulatti. Saranno foglie verdi, e non puoi sapere quale sara’ il tuo modo di vedere le cose quando le foglie saranno verdi. Boh.    

 

poi ci sono quelli

Poi ci sono quelli che quando parlano con una ragazza sono delicati e gentili, si dimostrano interessatissimi e pongono domande specifiche delicate e gentilissime sulla vita della ragazza, con voce suadente e ipnotica, e mentre quella risponde loro fanno “mmhh” “mmhh” con tono serio e comprensivo, disponibili a confermare qualsiasi squittio o gne gne gne della ragazza in questione, e se serve a consigliarla con garbo e gentilezza o a consolarla o a farla ridere. Come quello che sta parlottando in questo momento dietro l’angolo della mia scrivania, per esempio. Lo stesso che poi, quando le femmine della stanza sono tutte andate via, viene verso di me panza in fuori e mi chiede spavaldo mischiando inglese e italo-spagnolo: “e le Figas? Dove sono andate tutte le Figas?”

italondesi

Giovanni dimostra dieci anni più di quelli che ha, e nella sua pizzeria in questa città del Paese Basso alterna nello stereo Toto Cutugno con altre simili sconcezze, tipo Toto Cutugno e poi Al Bano, tipo Toto Cutugno e poi personaggi sconosciuti che cantano di amori perduti e lontani allungando eccessivamente le vocali con profusione di violini in sottofondo.

Vende pizze al taglio e pizze a domicilio, Giovanni. Ma solo qua intorno, troppo lontano non ci vanno, i suoi scugnizzi. È arrivato in Paese Basso ventuno anni fa, quando nel suo paesino siciliano si presentò quello che lui chiama “l’esattore” con la cartolina della proscrizione militare. Ho mandato tutti affanculo, mi racconta, e me ne sono andato via. Via dove? Qui in Paese Basso, dove in pratica ci ha passato più anni di quelli che ha vissuto nel paesino siciliano. Ah, Lecce, bella Lecce, mi dice. Se non fossi scappato la cartolina mi diceva di andare a fare il militare proprio a Lecce. Bella Lecce. Va male il Lecce in serie B, mi dice. Parla barbaro fluentemente ed è pure dotato di moglie barbara. Le pizze sono buone solo che c’hanno tutte la cipolla di mezzo: funghi e cipolla, peperoni e cipolla, qualcos’altro e cipolla. Ho capito che era italiano non dal bianco rosso e verde all’entrata – ché quelli ci sono in tutte le pizzerie, pure quelle gestite da turchi o che ne so, lituani – e nemmeno dal menu in italiano, e nemmeno per Toto Cutugno che cantava a tutto volume, quanto per una pila altissima di giornali scandalistici italiani ammonticchiati in un angolo. Che poi ho sfogliato mangiando le pizze. Buone le pizze. E poi gli ho detto, con occhio laterale: italiano! E lui: Sì, italiano! Sembri polacco, però. Ma questa del sembrare polacco è una storia lunga. Sono papawojitila, io. I giornali scandalistici: adesso so che Ligabue ha un figlio di undici anni e che gli piace fare il Sudoku – a Ligabue, non il figlio – in spiaggia coi capelli bagnati di acqua di mare piegati tutti da un lato. Alessia Marcuzzi invece ha trentasei anni.

in ritardo

Adesso che Up il nuovo film della Pixar e’ uscito pure in Italia non posso piu’ scrivere il post-must del blogger vivente all’estero, che proprio in quanto vivente all’estero lo ha visto prima degli altri, e quindi fare riferimenti a scene, frasi e musiche che invece tutti gli altri poveracci non possono fare che’ sono racchiusi nello stivale. Mannaggia.


una delle prove

Una delle prove piu’ evidenti dell’inferiorita’ del popolo barbaro me la trovo davanti quasi ogni giorno. I giovani barbari che indossano una camicia a righe e – SOPRA la camicia – una felpa col cappuccio. La felpa col cappuccio e la camicia. Eresia. O meglio, inferiorita’. In fondo non sanno quello che fanno.

la mia libreria

Certe volte guardo la filazza di libri che mi porto appresso di casa in casa, la guardo trattenendo il respiro – le voglio bene, alla mia filazza di libri ingombranti – e penso: questi sono i libri che mi sono portato appresso nell’ultimo anno e mezzo. Li infilo nelle scatole, quelli restano nelle scatole per mesi, poi vengono fuori, poi tornano dentro. Eccetera. E sono solo i libri letti in questo anno e mezzo, e sono tanti, e gli voglio bene. Quello che penso e’: cosa sarebbe successo se avessi sempre avuto i soldi per comprare i libri che volevo, invece di prenderli in prestito per anni dale biblioteche. Cosa sarebbe succeso se avessi vissuto sempre nello stesso posto, o al limite con piccolo variazioni ma non di centinaia o migliaia di chilometri. Sarebbe successo che adesso avrei una biblioteca bellissima, che mi coprirebbe tutta una parete di una camera, o forse due, dal pavimento fino al soffitto. Ci sarebbero libri che si riempiono di polvere, che si accumulano negli anni e dopo anni ti dimentichi la trama e poi tornare a rileggerli, e a volergli bene di nuovo, ad annusare le pagine di nuovo. Se penso alla gioia e al calore che la mia attuale fila di libri mi offre, seppure cosi’ eterogenea e sgualcita, se penso a questo, poi penso alla mia biblioteca che non e’ mai stata, e mai sara’, perche’ pure a vincere alla lotteria e comprarli tutti nuovi non e’ la stessa cosa. Sono pensieri come dopo un aborto, che pensi ad una cosa che sarebbe potuta essere, e non e’ stata, e comunque ci puoi girare attorno quanto vuoi, ma non sara’ mai.

cosa – festeggiate – cosa?

Adesso festeggiate che lo processano. Bravi.  

Sarebbe come dire che una famiglia di merda cresce un figlio di merda, lo vezzeggia, lo accarezza, gli permette tutto, qualsiasi cosa, e quello di conseguenza cresce come un figlio di merda che se ne fotte delle regole, del rispetto delle persone e spara bugie tutto il giorno. Un giorno arriva la polizia e lo arrestano per qualche casino combinato tempo prima. Lui se ne va, ma voi rimanete nella famiglia di merda che ha creato il mostro. Vi verrebbe voglia di festeggiare? Festeggiate.