trasposizione della responsabilita'

Continuo a scervellarmi leggendo le storie della GenerazionePerduta su Repubblica.it. Sono interessatissimo ai percorsi di sti personaggi che hanno lasciato la loro testimonianza quanto a esperienze lavorative. Fa parte della mia mania delle biografie, ne leggo sempre (e per questo sempre sia benedetta wikipedia nell’alto dei cieli). Siccome sono tantissime, ste testimonianze – 1700 in questo momento – non si puo’ fare una generalizzazione, pero’ ho letto tante storie che hanno tutte un punto in comune, che io chiamo oggi (magari domani ci cambio il nome) “trasposizione della responsabilita’”.   

Ovvero. 

C’é di solito in queste storie un ragazzo PincoPallo che si mette a studiare Lettere Moderne (o Psicologia, o Archeologia, o Comunicazione, o Architettura). Pinco Pallo prima di studiare Lettere Moderne potrebbe aver fatto una ricerca per capire se studiare Lettere Moderne servira’ a trovare un lavoro. Lo ha fatto? Si? Allora studia ugualmente e accetta il rischio. No? Be’, se non lo dovesse poi trovare, é responsabilita’sua che non si é informato prima. Pinco Pallo si laurea con 110 e lode e trova lavoro solo come cameriere a 3 euro l’ora per 4 ore alla settimana in un bar della periferia dove i vecchi vanno a bere l’amaro dopo pranzo. Non puo’ andare a vivere da solo. Si incazza contro il suo Paese di merda che non gli garantisce un lavoro nonostante la sua cultura derivante da 4 anni di sottolineature di testi universitari.   

Prima domanda: se esistesse un corso di laurea in Robbie Williams (per diventare come Robbie Williams, per intenderci) e io lo frequentassi e mi ci laureassi pure – se poi non dovessi diventare ricco e famoso e rockstar con le fan che mi aspettano nel letto – poi me la dovrei prendere con il mio Paese?    

Pinco Pallo dice: ho la laurea, non il lavoro. La colpa é del Paese. Di Berlusconi. Di un sistema marcio e oscurantista che non apprezza la mia cultura. O forse – e qui viene il bello – la mia cultura non é abbastanza. Allora mi iscrivo alla specialistica in editoria, dai. Due anni di editoria. Avra’ Pinco Pallo fatto una ricerca per capire se una specialistica in Editoria serve a trovare un lavoro oppure No? Stesse risposte di prima. Quando Pinco Pallo sara’ laureato in Editoria, dira’ “Ho due lauree, e non trovo lavoro”. Tradotto: adesso ho DUE motivi per dire che il mio Paese é una merda. Due motivi is megl che one. Dunque Pinco Pallo continuera’ a lavorare nel baretto decrepito, pero’ la sua coscienza avra’ 2 motivi (piuttosto che 1) per autocommiserarsi e credere di essere nel giusto. Guardarsi attorno per capire quali lavori servono, ancora No. Per questo si iscrivera’ ad un Master di Conservazione dei Beni Archeologici. Poi dopo averlo finito fara’ uno stage non pagato per 6 mesi in una biblioteca pubblica a fare fotocopie e cambiare il nastro delle telecamere di sicurezza.

Dopo il primo motivo per dire che il suo Paese é una merda, adesso ne ha due, tre, quattro etc (specializzazioni, master, stages, etc.). Dopo aver detto che il Paese é una merda, dira’ pure che é tutto un magna magna perche’ trovano un vero lavoro solo i raccomandati. Come sappiamo questo é in larga parte vero. Solo che Pinco Pallo, oltre a ripetere cio’ come un mantra (raccomandati, raccomandati!!) non agira’ di conseguenza. Lui la raccomandazione non ce l’ha, eppure continua a farsi calpestare da raccomandati. Piuttosto che imparare la lezione, persevera e persevera. Concorsi di dottorato tanto per farsi dire di No e poi lamentarsi con la mamma. Accumula ulteriori motivi per dire che lui é nel giusto, mentre é il resto del mondo ad essere una merda. Non posso pagarmi l’affitto che il paese é una merda, non posso farmi una famiglia che il paese una merda. Trasposizione della responsabilita’, appunto. O giustificazionismo. Che non ti sazia se hai fame, non ti riscalda se hai freddo, ma consola la coscienza. Tantissimo.   

E invece ad essere cinici si chiama pure Rigurgito Di Selezione Naturale. Millenni fa c’erano due uomini delle caverne stupiti di fronte alla prima fiammata. Uno di loro mette la mano sul fuoco, si scotta, urla (guardalo, pare na scimmia!) ma poi la mano sul fuoco non la mette piu’. L’altro vede il compare urlare, se ne frega e ci mette la mano ugualmente. Si scotta pure lui, ma insiste. Insiste e insiste. Muore carbonizzato. Noi discendiamo dal primo, il secondo ha fatto crescere gli alberi.

Testimonianza no.1405 (Disoccupato, 31 anni).

Laureato in filosofia con lode, dottorato di ricerca in filosofia fuori città e monografie, articoli e altre pubblicazioni. Conoscenza buona di inglese, tedesco e francese. Ora, da mesi attendo opportunità di proseguire le mie ricerche in ambito accademico; ma la crisi ha dimezzato ogni possibile assegno di ricerca o altro. Non contiamo poi le varie schifezze cha caratterizzano il mondo dell’Università. Altri lavori: nessuno. Nei licei graduatorie bloccate, nell’editoria niente di niente. E io cosa faccio? Come mi mantengo? Devo lavorare da cameriere o al call center con un dottorato di ricerca in filosofia e con monografie varie pubblicate? Tutti gli anni di abnegazione e di studio meritano questo? Non lo so, ditemi voi. Io so solo che sono amareggiato, triste e depresso, per quanto cerchi di convincermi ogni giorno a non mollare e a non perdere la speranza…ma è proprio dura!

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15 thoughts on “trasposizione della responsabilita'

  1. Al solito, raf, da parte tua c’è tanto cinismo, di quel cinismo denso di "iper-consapevolezza" della serie "il mondo è duro e cattivo e poi poveri ingenui non avete capito un cazzo di come girino le cose", il tutto attraverso generalizzazioni e mitragliate alla croce rossa.

    Quello che a mio modo di vedere non cogli è il fatto che il problema riguarda tutta l’italia, che è ultima a livello occupazionale per quanto riguarda i laureati, la qual cosa dice di per sè praticamente tutto,

    E nota bene che quando dico "laureati", intendo tutti i laureati, dal momento che -se escludi forse medicina e qualche ramo di ingegneria- tutte le facoltà sono adesso più o meno allo stesso livello per quanto riguarda gli sbocchi occupazionali.

    Il problema è perciò soprattutto a monte e riguarda molti versi del sistema italia (familismo aziendale, nessun welfare per i più giovani, università certamente non eccellenti, ecc), e dunque cercare di ricondurre l’enorme problema della disoccupazione giovanile italiana di questo periodo al fatto che sarebbero proprio i giovani ad averla a loro modo causata "studiando troppo e cose troppo fuori dal mondo" mi sembra, perdonami, una grandissima cavolata.

    martin

  2. Testimonianza # xyz, 24 anni: laurea triennale e specialistica con lode, attualmente PhD student negli Stati Uniti. Dei miei amici/compagni di università, i raccomandati hanno preso il dottorato in Italia, gli altri si sono arrangiati e/o accontentati. I non contenti sono emigrati (Germania, Francia, Svizzera, Svezia, Usa…).

    Da un lato non posso darti completamente torto, dall’altro la situazione quotidiana è questa, toccata con mano.

    – Annina

  3. Nei Paesi Bassi non esistono lauree tipo scienze della comunicazione, architettura ecc..? e se la risposta è si, i giovani si lamentano come succede in Italia? mi chiedo com’ è che funziona nel paese in cui vivi? (specifico che sono domande senza un minimo di arroganza, anche io sono interessata come te a capire perchè in Italia c è questa situazione) .

    Claudia

  4. mah, da una parte se ti laurei in lettere negli stati uniti, un lavoro nell’editoria lo trovi. dall’altra manco puoi metterti a fare ingegneria se sei un tipo da lettere. infine, magari uno la ricerca la fa pure se il lavoro si trova o no e però dopo 4 anni, intanto che uno si laurea, le cose cambiano

  5. Concordo con Lise e gli altri sopra. Ti leggo da un pò e di solito ci azzecchi, ma stavolta hai toppato alla grande, scusa. Del resto credo che vivendo all’estero e avendo una laurea di quelle utili tu faccia fatica a calarti nella desolante realtà italiana. Credimi il problema non sono i giovani grossi e fregnoni nè le lauree sbagliate, non nasciamo tutti scienziati e uno studia non tanto quello che vuole ma quello che può. Io ho scelto una di quelle facoltà con il posto "assicurato" e nonostante ciò mi sono ritrovata a lavorare per 600 euro al mese e a essere sostituita dopo 1 anno da una stagista a costo 0. Non è un problema di lauree ma di politiche del lavoro sbagliate e di diritti che stanno scomparendo. 

    Ines

  6. In effetti, non è la prima volta che, da come scrivi, la colpa della sottoccupazione dei giovani italiana dipenda dalla rincoglionitaggine di tal giovani, tutti mammoni e tutti piagnoni, che dovevano ascoltare i consigli del padre e prendere medicina. Mio padre m’ha consigliato medicina ma io ho preso comunicazione specializzazione giornalismo (più erasmus a colonia eeh). Non mi sono mai limitata a sottolineare libri, ma ho scritto innumerevoli articoli su innumerevoli testate (senza essere mai retribuita ma comunque l’ho fatto "per esperienza" e perchè mi piaceva), sperimentato radio, televisione e ufficio stampa. Prima di laurearmi già lavoravo (in un ottima azienda) per via di uno stage sfociato in contrattino a progetto 3 mesi+altri 3 mesi+altri 3 mesi e poi…niente. Non solo ho studiato ma ho cercato di coltivarmi  "le conoscenze" facendomi notare per abnegazioni (e prendendolo sistematicamente in der c* dai parenti di parenti). Sinceramente gli altri colleghi universitari hanno fatto chi più che meno il mio stesso percorso e gli sfaccendati sono in minoranza. Questo per dire che uno si impegna pure ma se il lavoro non c’è, se quando lo trovi è precario, se per trovare qualcosa di "umano" devi per forza traslocare verso altri lidi, allora la colpa non è propriamente solo dei giovani piagnoni e mammoni che vogliono la pappa pronta. Allora mi riformassero l’università in modo che non mi faccia perdere inutilmente anni ma mi formi "per il lavoro" come succede in altre nazioni civilizzate.

    Io mi sono iscritta sapendo che avrei dovuto lottare e sgomitare con il coltello in bocca e come me tanti anni ma non mi si dica che "tu non ti stai impegnando ma ti stai solo lamentando".

    Laura

  7. Martin:

    io non voglio affatto "ricondurre l’enorme problema della disoccupazione giovanile italiana di questo periodo al fatto che sarebbero proprio i giovani ad averla a loro modo causata". Infatti non l’ho scritto. Sto parlando di una tendenza diffusa fra chi ha lasciato la propria testimonianza. Credo che il problema sia a monte e alla base.

    Annina:

    infatti io dico, non si può generalizzare, ma spesso si nota che etc etc. Ci sono anche casi totalmente opposti, chiaro.

    Claudia:

    ma cosa significa? Se ci sono, e si trova lavoro con queste lauree, è perchè il tessuto socio-economico è tutto diverso. Se vuoi trovare lavoro in Italia, devi capire come funziona in Italia. 

    Lise:

    negli U.S.A. la selezione all’ingresso delle università (e la possibilità di essere messi alla porta) è enormemente più alta. E poi, cosa significa che negli stati uniti va diversamente. Se uno cerca lavoro in Italia, non può dire che dovrebbe trovarlo perchè negli usa con quella laurea si trova. E’ vero, intanto che uno si laurea le cose possono cambiare, ma il fatto è che, non trovando, poi si persevera con ulteriori specializzazioni, master, stages etc.

    Ines:

    ah, ah! La mia laurea in Italia vale meno ( in termini di guadagni) di quanto valga un diploma di istituto tecnico per ragionieri. Statistiche alla mano, eh, non per fare una battuta. Le politiche del lavoro fanno schifo, è vero, e infatti non mi pare di aver sostenuto il contrario. 

    Laura:

    ma appunto "se il lavoro non c’è…" come dici tu, non si può identificare la colpa in nessuno. Non c’è. Dunque non c’è interesse ad assumere determinate persone, ché tanto lo stesso lavoro lo può fare qualcun’altro al posto tuo. La domanda è sempre quella: PERCHE’ dovrebbero pagare ME e non un altro? 

  8. Raf,

    a me sembra che questa discrasia di punti di vista che c’è stata tra il tuo post e quello di chi lo ha commentato sta nel fatto che probabilmente tu hai sottovalutato, o comunque banalizzato, la tragica situazione italiana riguardo all’occupazione giovanile.

    Hai preso come pretesto le tragicissime storie dei ragazzi "di repubblica", facendole diventare praticamente "la" causa di tutta la tragicità della situazione occupazionale.

    Ora, se è vero che anche questo è vertamente in parte è vero, non si può non vedere come la stragrande maggioranza dei ragazzii/e italiani neolaurati siano più vittime di un contesto di riferimento, che altro.

    E non è vittimismo, andiamo. E’ la questione di un paese che non ama i propri talenti, e che anzi proprio non li riconosce.

    E mi riferisco a più lati di una stessa medaglia: mancanza di cultura meritocratica, piccole-medio imprese che favoriscono una visione familistica e anti-meritocratica delle risorse umane, la mafia delle conoscenze, l’asfitticità imprenditoriale e la mancanza di una visione improntata alla crescita professionale di una persona,

    Voglio dire: l’Italia è un paese arretrato nell’ambito di un terziario avanzato, il che va tutto a discapito dei suoi talenti, laureati in primis.

    Ed è per questo che appare un pop, come dire, insopportabile, ricondurre tutta questa faccenda al ragazzo che studia per 10 anni di fila una roba stranissima di pseudo-antropologia basso-medievale o qualcosa del genere.

    tutto questo con stime, raf.

    martin

    ps. e forza moro, eh 🙂

  9.  Umm.. io il post l’ho interpretato un po’ diversamente. Cioè non lo vedo come un voler generalizzare la situazione disastrosa in Italia. Mi era sembrato di capire che Rafeli stesse analizzando quegli annunci e ci stesse facendo una riflessione sopra. Che a dir la verità, quando sento quelle lauree così strane e troppo specializzate, mi chiedo sempre: ‘Ma poi uno, dove va a lavorare?’. Un po’ come la laurea in Robbie Williams. Non credo che nessuno abbia dubbi in fatto di qualità delle università e del mondo del lavoro italiani. 

    Take care 😉

  10. Pur percependo il cinismo vagamente sadico di questo post, concordo totalmente, ma proprio alla grande, con la tua opinione.

    Se qualcuno a me caro, figlio, nipote, amante, oggi mi dicesse che vuol studiare certe cose, lo prenderei a pedate nel culo. Io a 35 anni, dopo laurea in archeologia classica, svariate esperienze di scavo e master in strabilianti tecnologie abilitanti il turismo sostenibile e la valorizzazione del cultural heritage, ho l’enorme culo di essermi saputa riciclare e faccio l’analista funzionale in R&D di un’azienda europea. A casa mia. Nellu Salentu. Si, ho avuto culo, lo so. Però a 27 anni già avevo capito che l’archeologa greco-romana non potevo farla e mi sono messa a correre, via lontano da quel posto in cui avrei dovuto vegetare fino a 40 anni e oltre, senza stipendio e senza speranze. Ma bisogna accorgersene subito e scappare via, smettendo di inseguire utopie nocive. C’è la necessità di imparare un mestiere, un cavolo di mestiere, uno qualsiasi. Il mio sogno, per dire, ancora adesso, è diventare una brava massaggiatrice estetica. Resta inalterato, sia chiaro, il sacrosanto diritto di ciascuno a studiare archeologia e antropologia e reti neurali per tutta la vita. Ma mi pare che non possiamo farlo tutti. Questo penso.

  11. io la laurea in fuffologia l’ho presa, in anticipo, senza lode ma con ottimi voti. già del secondo anno lavoravo, e ho continuato a lavorare anche durante il prestigioso fuffamaster e oltre, arrivando a una qualifica e a uno stipendio che per la ventiquattrenne che ero erano più che dignitosi.

    questo per dire che anche nella fuffologia, e nel fuffopaese in cui abitiamo, se ci si fa il culo le cose girano (visto che di aiutini io non ne ho mai trovati).

    detto questo, alla fine quel lavoro io l’ho sfanculato perché – dal mio punto di vista – era diventato eticamente insostenibile; dopo aver ingoiato un gregge intero di rane toro, ho abbassato la testa e mi sono ri-iscritta al politecnico di milano. perché, al di la degli abbagli giovanili, voglio trovare un lavoro (a milano, in italia, nel resto del mondo, chissenefrega) con cui arrivo a casa la sera senza farmi più schifo di quando sono uscita di casa la mattina.

    (chiedo perdono per la sintassi quantomeno ‘creativa’, ma ho l’alibi perfetto per questo autunno 2009, ovvero l’influenza. oink.)

  12. magistrale.

    io non sopporto più chi si lamenta perchè tutto in italia è un magna magna. il fatto è che davvero ci sono poche prospettive quaggiù. ma per reagire basta un biglietto aereo e la voglia di rischiare. 

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