Embè? Sempre avuto sei dita, io.

Lo so è un gioco stupido. Ma cosa ci posso fare, se non la smetto di ridere. Mica solo di B, eh. Di tutta la cagnara, di quello che si sente in dovere di smentire che "non è vero che il divorzio è colpa della sinistra". Un proverbio salentino pone la domanda: chi è più fesso, la volpe o chi la insegue? Come se io facessi la cacca sul divano e poi incolpassi gli alieni. Sono più scemo io o la mia padrona di casa che mi spiega che non possono essere stati gli alieni? La foto è autentica, comunque. Io ci ho messo solo il cerchietto rosso.

nebbia

Berlusconi che si vanta che nelle sue liste “non ci sono le veline”, quando poi le veline avevano già firmato per la candidatura – tanto che alcune, sapendo di essere state escluse, si sono messe a piangere – è come il bambino che infila il dito nel barattolo di cioccolata, mentre la mamma urla dall’altra camera “non é che per caso stai rubando la cioccolata?” e lui per questo ritira la mano velocemente rispondendo No, No, non sto rubando niente. La mano sarà comunque sporca di cioccolata, e se la mamma è ingenua e annebbiata nel cervello, ci crederà. Altrimenti lo prenderà a scappellotti dicendogli: tu a me non mi prendi in giro, signorino, capito? É tutta una questione di annebbiamento del cervello, di percentuali di annebbiati nel cervello. É tutta una questione di capire cosa é meglio: se il figlio furbacchione o la madre annebbiata.

cervelli di prosciutto

La follia del mondo si manifesta in molti modi. La follia del mondo. Per esempio adesso l’ influenza suina.

Per esempio prendi questo articolo, se vuoi capire la follia del mondo. Il corriere.it cita un articolo della BBC inglese (per capire la globalizzazione della follia, che non si ferma al singolo paese) dove si intervista una donna che è stata male per qualche giorno. Poi si è sentita meglio. Punto. Siccome adesso c’è l’ influenza suina – e siccome l’ influenza suina è in Messico – allora quella donna aveva l’influenza suina. A prescindere. Nessuno gliel’ha diagnosticata, eh. Anzi, lei stessa ammette indirettamente che forse non lo era, per il fatto che è riuscita ad alzarsi e andare in ospedale per farsi prescrivere un comune antivirale (“Credo che le persone davvero malate non siano in grado di andare in ospedale. Ci riescono solo quelli che non hanno davvero il virus suino”). Il risultato dell’articolo è una donna qualsiasi – non un medico-  in convalescenza da un’influenza qualsiasi (forse suina, forse No, bah, chi lo sa) che si mette a raccontare sui maggiori organi di informazione inglesi e italiani come sarebbe secondo lei l’influenza suina, come sarebbe grave, eccetera eccetera. Secondo me è grave, secondo me, secondo me i sintomi sono questi, eccetera eccetera, mammma mia quanto è grave eccetera eccetera. Io a questo punto intervisterei pure mio cuggino, che me lo ricordo bene, tre anni fa si è fatto quattro giorni di diarrea dopo un piatto di cozze crude. Vedi mai che ci fosse qualche correlazione. Vedi mai.

Io oggi ho la parte sinistra del petto e l’ascella che mi dolgono. Pensavo fosse dovuto al vento di domenica – ho sudato come uno scemo giocando a ping pong in maglietta all’aria aperta, e non era una bella giornata – ma siccome ieri ho pure scambiato due parole con un colombiano in ascensore (ci sono testimoni), e siccome la Colombia è nello stesso continente del Messico, allora potrebbe benissimo essere influenza suina. In ogni caso l’articolo cippa lippa del corriere.it non è nemmeno firmato. Lancia il sasso e nascondi la mano, si dice. Ve la spezzerei, quella mano. L’ influenza suina, sappiatelo, è quella che avete nel cranio. Avete un cranio di prosciutto cotto, avete.

adesso che l'ubriacatura

Adesso che l’ubriacatura del terremoto è finita (e ci sono le prove), forse si può dire. L’enorme ondata di solidarietà per il terremoto, l’unità nazionale per aiutare i disperati, l’emozione di un popolo, eccetera eccetera, se possibile voglio tirarmene fuori. Come si dice in questi casi, non in mio nome. Il rimboccamento di maniche, i bus di volenterosissimi, le raccolte fondi con la foto del crollo insanguinato sullo sfondo. Tirarmene fuori, dire senza problemi quanto tutto questo mi susciti fastidio. L’enorme risposta di solidarietà di cui si parla, è figlia soprattutto dell’emozione del momento. Del magone, del nodo in gola. Tanto più ipertrofica è l’emozione, tanto più veloce poi questa si attenua e sparisce. Perchè è, appunto, un emozione. Magari dopo un anno rivedi le foto e ti emozioni di nuovo, ma comunque non risolvi il problema alla base. Osservare come il fattore emozionale prenda il sopravvento su tutto, in questi avvenimenti, è scoraggiante. Il volemose bene, che è già il germoglio della prossima disgrazia. Quando servirebbe la testa. Serve la testa, cazzo. E gli aiuti immediati? Certo pure quelli, ma qua si parla SOLO di quelli. O di Berlusconi che regala la dentiera alla vecchia. Quando il punto è che la prossima volta che potremmo fare qualcosa per i terremotati, questa “prossima volta” non corrisponderà all’immagine del volontario sudato che soccorre la ragazza sanguinante, ma qualcosa di molto meno pittoresco, tipo discutere di prezzi di manodopera con un architetto incravattato, che magari gli puzza l’alito, o un assessore corruttibile, coi peli nelle orecchie, mentre noi avevamo pensato di usare quei soldi per passare una buona volta al cabrio metallizzato.

quelli che il quindicennio

Due giorni fa mi sono ritrovato a rispondere sulla storia di Berlusconi e la Regina, con la Regina che fa come la maestra a scuola che chiede di fare silenzio. Quello che volevo dire è che conta poco se ha urlato oppure No, se ha dato veramente fastidio oppure No – la Regina ha poi detto che non ha dato affatto fastidio – ma quello che conta è che la domanda che ti fanno in questi casi, da italiano all’estero, non appena nel discorso si inserisce Berlusconi, è da troppo tempo la stessa, e cioè: “Berlusconi: perchè? Perchè, ancora?”. Ecco, questo volevo dire. Non si scende mai nel dettaglio, nelle leggi, nei processi, nelle MareCarfagne. No. La curiosità è a monte, e prescinde da tutto il resto. Riguarda soprattutto l’enormità di un quindicennio. Ovviamente la risposta non la so. E infatti rispondo: sarebbe troppo lungo da spiegare. Però ecco, se interessa sapere come ci vedono all’estero, molto spesso è così che ci vedono. Siamo quelli che ci va bene un quindicennio.    

se il mio nuovo dottore

Se il mio nuovo dottore qui nel Paese Basso si lascia andare sulla poltrona, mi guarda in faccia e mi chiede: Italiano? E cosa fai qui: studi? Ecco, se mi chiede se sono qui a studiare, nonostante questa faccia deformata dal sonno mancante, allora vuol dire che non sono messo troppo male.

E la notte nel letto, ancora mi succede, e per fortuna mi succede, di dirmi Non Dormire! per continuare a leggere – giá assaporando la stanchezza improponibile del mattino seguente. Quando suona la sveglia mi ripeto che è improponibile, improponibile. La solitudine dei numeri primi ha un titolo insuperabile, e qualunque cosa ci fosse stata scritta in quel libro, il titolo sarebbe stato comunque piú bello. Sono due cose che mi restano da questo libro: la consapevolezza che le cose possono scriversi semplici – e andare bene lo stesso – e una considerazione su De Carlo che però sarebbe lunga da spiegare.

Il mio dottore pare una brava persona, ma si lecca il pollice in continuazione per sfogliare i moduli del sistema sanitario barbaro.

I ragazzi del camion della spazzatura sorridono mentre lanciano i sacchi di plastica nel camion. Vanno avanti, e quando li supero in auto, quelli ridono ancora.

Le avrei volute avere io, quando ero a Bologna, le biblioteche che chiudono alle tre di mattina.

É caduto un aereo a due passi da qui, in territorio Basso. Il cielo come si vede nelle foto é un cielo barbaro e assomiglia a certe pianure lombarde di inverno, per quanto le conosco poco e male, le pianure lombarde d’inverno.

La nuova abitudine di Febbraio 2009 é andare in mensa avendoci, nella tasca dei pantaloni, qualcosa stampato appositamente per essere letto durante il pranzo. Oggi era il turno di Chinaski e Galli Della Loggia.

per la prima volta

Per la prima volta quest’anno, due dei film che poi hanno vinto l’oscar, io li avevo giá visti. Tutto bello, nel The Millionaire, eh, tutto da vedere. Quanto a Milk, non lo so. E poi certo, bla bla bla, ma soprattutto ci sarebbe da chiedersi: chi ha corrotto David Mills?     

Qui mi si additano gli accenti sbagliati, ma non so come spiegare che le tastiere barbare hanno le loro regole, che é inutile insistere, e alla fine un´accento sbagliato é sempre meglio di un apostrofo messo a fare la parte dell´accento. E comunque va benissimo l´ortografia, ma chi ha corrotto David Mills?

Non mi capacito del fatto che esista Wikipedia, che ci siano persone con sta pazienza di aggiornare le voci per le cose piú impensabili, tipo l’omosessualitá nei testimoni di geova, le parodie di Cappuccetto Rosso, i risvolti medici del personaggio Tafazzi, o l´imperdibile discussione su Carlo Conti (!!!!), per non parlare poi della domanda: chi ha corrotto David Mills?       

(mai partecipato ad una catena prima di adesso, io)

a fare l'italiano

A fare l’Italiano in Italia, puoi anche schifare Sanremo. A fare l’italiano all’estero, Sanremo invece va visto, almeno un poco, pensavi l’altro giorno mentre di fatto Sanremo non lo avevi visto per niente. Sono i particolari, che visti da qui, in questo luogo civile eppure di barbari (ché sempre barbari sono,eh) sti particolari insomma, balzano agli occhi. Come la giacca di tessuto pregiato del presentatore che scende perfetta sul polsino della camicia bianca, per esempio. Questo è un particolare, di cui ti accorgi come italiano all’estero. Gli occhi ti si sono abituati ai barbari in felpino sdrucito, e allora ste cose le noti.     

A vedere Bonolis che suda nella cazzo di gag che prende l’amico suo e gli fa fare la parte del deficiente (Cosa dice? Venga! Dica! Fermiii!), o  prende qualcuno da pubblico e gli fa fare pure a lui la parte del deficiente (Cosa dice? Venga! Dica! Fermiii! Quantunque!) ti viene da immaginartelo fra trent’anni a continuare a fare ste cazzo di gag, e raccogliere comunque quei dodici milioni di telespettatori. E d’altra parte cosa vuoi dire cosa, se poi in fondo ha ragione lui.

le cose vanno viste nel complesso

Le cose vanno viste nel complesso, i dettagli contano poco. Veltroni si dimette dopo sedici mesi e pare invecchiato di sedici anni. Mi fa pure pena, arriverei a dire che mi fa pure pena, ma Veltroni, pure fossi tua madre, come faccio? Volevi scegliere un giovane per rappresentare i giovani, hai scelto Marianna Madia. Io lo so che ste cose poi magari non interessano, ma Marianna Madia, santiddio, se tu mi scegli una cosí, vuoi dire qualcosa, e questo qualcosa non mi piace. E poi va bene tutto, ma il Carciofo Fabrizio Moro alle feste del Pd, e Tiberio Timperi sul palco, sono cose che ti dipingono un personaggio. Poi puoi impegnarti quanto vuoi, ma io ste cose poi non le dimentico.  E poi in Sardegna perde Soru – e sta cosa invece mi dispiace davvero – uno che ha detto, a proposito della sua terra:  Pensai: mai più. Mai più faranno mercato della nostra terra. Mai più villaggi turistici finti, che non sono costruiti da sardi, non impiegano sardi, non usano prodotti sardi, non distribuiscono utili ai sardi. La Sardegna è il campo giochi di partite altrui; di suo non ha neppure uno scivolo. Basta con le lottizzazioni sulla costa, con le moto d’acqua a tutto gas, con l’assedio degli yacht di ferragosto. Non possiamo diventare un’immensa Ibiza . (…) ma ritroviamo la nostra anima profonda, perché è quella che interessa al mondo globale". Ecco, tu mi nomini le moto d´acqua che frecciano nel mare, e io in questo giá ci vedo un mondo, capito? Un´idea di come vedi le cose e di come dovrebbero essere secondo te. E mi ci trovo d´accordo. Ma tu perdi. Dice: e che sei sardo tu? No. E allora che ti frega? Ma va bene, andando avanti, a Sanremo Benigni si prende 350mila euro e in cambio dice le sue cose, recita la poesia. Dice: hai qualcosa contro Benigni? Ma figurati. Ce l´ho piuttosto con quelli che pagano 350mila euro per una persona che di fatto non è tanto più speciale di altre. Perché la gente ha bisogno di sentire le prediche in tv? Perché la gente ha bisogno di sentire Benigni che recita la poesia in tv? Perchè si arrabbiano che la gente vota Berlusconi, che lo venerano come un dio, ma di fatto qui non si riesce proprio ad andare avanti senza mettere Pinchi Pallini qualunque e venerarli come dei. Perchè di fatto 350mila euri, cazzarola, quello significa, significa credere che uno abbia cose davvero imprescindibili da dire. Tra mia nonna che c´aveva i santini nella borsa, e i piedistalli offerti ai Berlusconi ed ai Benigni, dove sta la differenza? Ma come dicevo, per percepire il senso di merda, ste cose vanno viste nel complesso.

da due settimane

Da due settimane una delle mie occupazioni giornaliere consiste nell’esaminare tutte le procedure terapeutiche in atto in questo momento nell’intero mondo occidentale. Durante questi scroll su infinite pagine in arial 11 e search in pdf lunghi quanto vecchi testamenti io nel frattempo abuso di Mentos, una dietro l’altra, ed é inutile imporsi di attendere dieci minuti prima della prossima. Inutile. Scopro così che esistono patologie chiamate “Uncontrolled Crying & Laughing” e che ci sono personaggi in giro per il mondo che stanno provando metodi di trasferimento del grasso dalla liposuzione direttamente dentro le tette. Il problema, dicono, é che non sai che forma puó prendere. Col silicone, invece, é molto piú prevedibile. E poi non sai mai quanto grasso puoi togliere, o almeno non lo sai con certezza in anticipo, e si rischiano sorprese.

I video di youtube adesso hanno il titolo sul fotogramma iniziale. Sta cosa non mi piace. Prima si potevano usare i video di youtube come didascalia alle parole, che uno prima leggeva e poi guardava, e fra leggere e guardare – in quell’accostamento deciso dall’autore c’era imprevedibilitá. Vediamo un po’ cos’é sto video, veniva da chiedersi – guardando quel fotogramma che da solo non voleva dire nulla. Adesso lo sai prima, cos’é. (Come per il silicone)

 

se questo é un uomo



Eppure in tutta questa storia – che potrebbe sembrare chiarissima, e invece non lo é – mi pare di perdere il filo. Voglio dire, se esiste qualcuno capace di incaponirsi così tanto per costringere in vita un corpo privo di corteccia cerebrale, ci sará pure un motivo che non sia quello (farlocco) della difesa della vita in senso cristiano del termine, no? Io questo mi chiedo, e su questo perdo il filo. Provando a inventarne qualcuno a cazzo, di motivo, viene subito da pensare alla totale ignoranza delle persone in fatto di anatomia e fisiologia. Vabbe’, bravi, conoscete questo e quell’altro, ma secondo me dovreste essere invitati alla discussione solo dopo aver assimilato le basi minime di neurologia, capire cos’é una corteccia cerebrale, a cosa serve, come si trasmettono gli impulsi nervosi, eccetera. Anche l’etica, certo, ma dopo. Prima studiate, poi parliamo di etica. E se queste cose la vostra anima benedetta le ignora totalmente, perché le considera irrilevanti, allora non dovreste proprio parlare, che siete voi, gli irrilevanti. Perché a grandi linee li conosco, i vostri dogmi (che poi é anche facilissimo: la vita é la vita, e in quanto vita va difesa, perché la vita la vita la vita).

Come punto secondo, viene da pensare che se uno si incaponisce a imporre le proprie idee, l’assurditá delle idee é una misura del suo potere. In altre parole, se io ti impongo di volere bene al prossimo tuo, é troppo facile. Perché la gente questo concetto lo trova facilmente condivisibile. É come se uno si mettesse per strada vestito da Hitler ad urlare: “e atesso, io fi ortino ti RESPIRARE!”. É troppo facile, mica puoi quantificare il tuo potere con ordini del genere. Peró se imponi il tuo punto di vista su cose che sono chiaramente fuori dal mondo – tipo considerare in vita un corpo metabolicamente attivo grazie all’inerzia del tronco cerebrale, ma privo di coscienza per la corteccia degenerata da quindici anni – allora ecco che se riesci ugualmente a imporre le tue cose, invece di essere rinchiuso in un manicomio, o di essere preso a calci in culo, non c’é niente da dire, di potere ne hai davvero a pacchi.

i fan dello stupro di gruppo su facebook

Gabriella Carlucci (Pdl): «E’ un indecenza» 
Walter Veltroni (Pd): E’ una vergogna, quel gruppo va chiuso immediatamente.»  
Gianpiero D’Alia (Udc): «Ormai è una giungla che si sta rendendo complice di ogni genere di nefandezza»   

Volevo informare quella caterva di personaggi illustri che si sono scomodati per condannare con paroloni e indignazioni e strappamenti di capelli quel pirlotto che su FB ha aperto una pagina per i fan dello «Stupro di Gruppo», che dalle mie parti, quand’ero bambino, c’erano dei tipacci che accendevano i botti di capodanno in culo ai gatti, e per questa vergogna non c’è mai stato un solo comunicato stampa, ma nemmeno uno, e insomma per quanto mi riguarda, è proprio una vergogna.

(cioè: capito? Un pirla un giorno si sveglia e scrive una cretinata, e quelli fanno i comunicati stampa. Su internet ormai da dieci anni hanno capito che i troll provocatori vanno ignorati, quelli invece ancora si vantano di saper pronunciare cose come feisbuc.)

chi stupra il primo dell'anno

Lo stupratore di Capodanno – quello che drogato e alcolizzato ha violentato una ragazza chiuso in un bagno chimico durante una festa –  viene definito dal poliziotto che lo ha arrestato «un ragazzo di buonissima famiglia, non certo un criminale» e che adesso si trova «in stato di profonda prostrazione e pentimento». In particolare non mi capacito di quel «buonissima famiglia»: cosa significa? Perchè il capo poliziotto è così magnanimo nel definire il ragazzo in questo modo? Non è vero che «non è un criminale», eccome se lo è (lo stupro è un crimine, vero?) e cosa c’entra indicare la provenienza da una «buonissima famiglia»? Perchè allora non parlare del suo gruppo sanguigno, o del colore dei capelli? Il pregiudizio ce lo vedi tutto, ce lo vedi davvero lampante in queste frasi (e cioè: in certe famiglie “buone” queste cose non succedono, mentre invece sono normali nelle famiglie “cattive”). Invece la verità è che in quelle famiglie che il poliziotto considera «buonissime» può benissimo succedere che il ragazzo si sfracelli il cervello di droga e poi vada a commettere crimini in giro (caro poliziotto, è possibilissimo che lo faccia anche tuo figlio, sai?). E poi lo vedi, questo poliziotto, con il suo pregiudizio luminosissimo, che gira per strada intransigente con quelli che non sembrano di «buona famiglia» mentre gli altri, se sono di «buona famiglia», sono compatiti a prescindere (il ragazzo, poverino, si trova «in stato di profonda prostrazione e pentimento» quando nell’interrogatorio di tre giorni prima negava tutto). E quali sarebbero poi i criteri per dire che la famiglia è «buonissima»? E’ una certificazione rilasciata dal ministero? Quali sono i parametri? Io non posso guidare se sono ubriaco, altrimenti potrei combinare dei guai, ma un poliziotto che se ne va in giro con questi pregiudizi nella capoccia invece va benissimo?

invece di lavorare

A leggere le indiscrezioni sulla canzone di Povia (il gay che si è sbagliato, che scopre che invece non è gay) ti verrebbe da dare uno spintone sulla spalla di Povia e dirgli qualcosa come «ma come caz*o ti viene in mente, Povia, di uscirtene con una cosa del genere? », oppure una smanacciata sul naso, o un dito nelle orecchie, ma poi comunque ti fermeresti lì, quando vieni a sapere che lui parla per sé e non a nome di qualcun’altro (è sposato in Comune, e le figlie non sono nemmeno battezzate). Quindi questo ti verrebbe da fare: uno spintone, come a dirgli, ma vai a cagare, Povia, va’, te e i tuoi piccioni. Dopodiché però, quando vieni a sapere che il parlamentare europeo Agnoletto ha deciso di presentare una interrogazione parlamentare urgente alla Commissione Europea per discutere di questa canzone, ti verrebbe invece da andare da Agnoletto e spianarli il cranio pelato con la grattugia, altro che Povia.


cose che non c'entrano niente

Sono sul balcone a riflettere sul significato del mondo, circondato da tre sacchi di spazzatura e un floscio pungi ball rossonero. Forse anche qui ci sono i topi ma io non li ho mai visti. I pantaloni che indosso sono troppo leggeri per queste temperature. La strada è molto piú giú, dove macchine scorrono illuminate da una luce giallina. Un ragazzo corre al ciglio della strada, poi attraversa sballonzolando con lo zaino sulle spalle. Al centro della strada noto che due cose – dal mio balcone non capisco cosa siano, sembrano mutande – si staccano dal suo zaino. Lui non se ne accorge. Interrompo la mia riflessione sul senso del mondo e gli urlo: “ Tu! Tuuuuu! Hai perso qualcosa per strada!”  Lui sente la mia voce, si gira per un attimo, non mi vede  – potrebbe convincersi di essere in un Truman Show – rallenta il passo e si guarda attorno. Ma non torna indietro. Io urlo di nuovo – stavolta non mi vede nemmeno, è andato piú lontano. Non vuole saperne di tornare. Io mi dico che tanto non torna, ed entro in casa chiudendo la finestra.              

Due considerazioni velocissime da ignorante quale sono sulla cattura dell “imprendibile cammorista:” di cui parlano oggi i giornali. Punto Uno: sto presunto successo non è il frutto dell’indagine della polizia, ma solo il risultato di una soffiata. Io dico: ma se qualcuno che lo conosce ti viene a dire a te, poliziotto, dove sta nascosto il camorrista, tu poi ci vai e lo trovi davvero lì, come cazzo ti viene, dopo, di festeggiare? Voglio dire: non ti senti un  burattino? Ma proprio per niente? Se ti hanno fatto la soffiata, o poliziotto che ora festeggi (e ministro che ora ti complimenti) è evidente che volevano farlo fuori, no? è evidente che c’era il bisogno – da parte della camorra stessa – di farlo fuori, e tu poliziotto hai fatto solo la parte del burattino che esegue gli ordini della camorra. Lo avessi lasciato lì, si sarebbero scannati fra di loro. E invece tu fai pulizia per conto di qualcuno – quello che ti fa la soffiata anonima – che non sai nemmeno chi è. Dopodichè arriva il Punto Due, che sarebbe: ma è possibile, viene da chiedermi, che ogni volta che ne prendono uno devono farci vedere queste scenetta di macchine della polizia che arrivano strombazzando, parcheggiano concitate davanti alla questura e poi spintoni e urla ai giornalisti di farsi da parte, e nervosismi, e arrestati che vengono fatti uscire dalle auto fra spintoni e schiamazzi, e flash dei fotografi – e poliziotti che si incazzano coi fotografi e coi curiosi – e poliziotti che imbacuccano gli arrestati per non farli fotografare in faccia? Io dico: ma non è proprio possibile fare altrimenti? Non esiste un vialetto interno (o non si può predisporne uno) nelle questure e nei carceri, dove svolgere queste operazioni? Se non lo fate, o poliziotti, allora vuol dire che i fotografi e i giornalisti possono benissimo stare lì dove sono, e possono benissimo accalcarsi davanti agli arrestati, e tutto sta concitazione e ste urla mi paiono – a me che sono ignorante – una cosa tanto per fare, tanto per urlare, tanto per fare gli oranghi che si battono sul petto. E se uno pensa che tutto accade perchè qualcuno vi ha fatto la telefonata, allora mi viene da pensare che fareste meglio ad stare tranquilli, invece di…

Chiudo la finestra, la faccio scorrere fino all’ultimo – è una grossa lastra di vetro che va dal pavimento al soffitto – fino a che non sento il click. Per strada allora vedo lui, che finalmente ha deciso di tornare (perchè ci hai messo tanto?) e mi rendo conto che anche io, certe volte, capisco quello che mi è stato detto solo dopo un po’ di tempo. Come quelli che quando gli dici qualcosa, ti rispondono “Eh?” in modo preventivo, ma poi subito dopo rispondono per davvero. Che c’hanno bisogno di quel mezzo secondo per sistemarsi le parole in testa.   

È  inutile che insisto, le camicie non mi stanno mai bene.  Porta nuvole fino a mercoledì . La valigia è tornata, poi.