se si dovesse stilare una classifica delle vergogne

Se si dovesse stilare una classifica delle vergogne del caso Cucchi, al primo posto c’è la morte di Cucchi, al secondo posto l’omertà degli operatori sanitari e di polizia sulle responsabilità del caso Cucchi, e al terzo posto la sorella di Cucchi che diventa inviata su Raitre come giusto epilogo dopo una luminosa carriera da amministratore di condominio.

Nonostante tutti abbiano gridato vergogna alla sentenza del tribunale, ancora non ho trovato nessuno che mi spieghi perché la sentenza non sarebbe giusta (la mancata identificazione di colpevoli non significa che la sentenza non sia giusta). Quindi la sentenza è forse una vergogna. Mentre la sorella di Cucchi che usa il cadavere del fratello per scopi solamente personali va definita sicuramente e indiscutibilmente una vergogna.

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i messaggi

I messaggi sono più complessi tanto più complessi sono quelli che li devono ricevere. Quando Vanna Marchi urlava di diete miracolose erano messaggi semplici, ma a suo modo efficaci, perché il target era quello che era. Lo stessa sensazione poi l’abbiamo provata in politica, con chi sappiamo tutti.

Fatte le dovute proporzioni e rispettando chi crede, non si possono leggere cose di questo tipo senza pensare immediatamente che è assurdo, e subito dopo che non è per niente assurdo, se uno pensa al target.

Infallibilità termina il 28 febbraio. “Come insegna la teologia l’infallibilità è connessa al ministero” e termina con esso: “il problema non si pone”. Così Padre Lombardi ha risposto a chi gli chiedeva se il Pontefice sarà infallibile anche dopo le dimissioni. Dal 28 febbraio alle 20 Joseph Ratzinger “non avrà più quest’assistenza particolare dello Spirito Santo”.

poco meno di uno stuzzicadenti

Il capo dei vescovi italiani se la prende con abberlusconi che va a buttane, però senza nominarlo. Comportamenti tristi e vacui, dice lo vescovo. Ci rendiamo conto di quanto è grave sta cosa? Ma non perché lo vescovo non nomina abberlusconi. E non per abberlusconi stesso, definito triste e vacuo in quanto buttaniere, e dunque “difficilmente compatibile con il decoro delle istituzioni”.

 

Per il vescovo. Per i vescovi.

 

Perché fossero stati zitti, come erano stati zitti fino ad ora, sti vescovi, uno avrebbe pensato: i vescovi non si pronunciano su cose di buttane. Benissimo. Oppure, ad essere proprio magnanimi, uno avrebbe pensato: sti vescovi non leggono, non si informano.

 

E invece No: sti vescovi leggono e si informano. Sti vescovi si pronunciano, eccome.

 

Ma allora se si pronunciano e si informano, se ne deduce che uno non è “triste e vacuo” se va con una buttana (perché restano zitti). Se va con due (perché restano zitti). Se va con tre (…). Se va con quattro. Se si sceglie buttane di quasi sessant'anni più giovane. Se si sceglie buttane deboli con problemi personali e glieli risolve a botte di cinquemila euri.

 

No, uno deve proprio arrivare a caricarsene quaranta in casa, di buttane, per essere triste e vacuo. Deve comprare casa che non sa più dove metterle. Deve settarsi in modalità mitraglietta e farsene otto di fila e poi lamentarsi che gliene sono avanzate tre, per essere triste e vacuo.

 

Ma ci rendiamo conto quale immonda moralità buttaniera esce fuori da questa esternazione? Dove sti vescovi pongono l'asticella? Ma lo dico pure per voi, benedetti vescovi: se facciamo passare sto concetto di assoluzione buttaniera quasi totale, poi uno si viene a confessare solo quando ha inseminato mezza città. Vi scavate la fossa da soli facendo così, con la vostra asticella altissima che ormai pare poco meno di uno stuzzicadenti. 

più o meno come sempre

E quindi l'altra mattina come sempre ho imboccato la via che taglia il bosco per andare al lavoro, come sempre mi sono guardato nello specchietto per scovare non so quale segnale, come sempre lungo la strada ho ascoltato i Baustelle, come sempre ho parcheggiato vicino agli alberi, come sempre ho detto buongiorno non mi ricordo se in inglese o in italiano o in barbaro, come sempre ho acceso il mio computer e preparato un caffé annacquato che ormai – ammettiamolo – mi piace, come sempre ho letto le prime email e preso due appunti, come sempre ho guardato fuori dalla finestra i pavoni che cercano il cibo fra i cespugli, come sempre mi sono alzato dalla mia sedia, come sempre ho bussato ad una porta per poi chiedere: posso entrare?

 

E poi mi sono licenziato.

certe storie

Certe storie sono talmente fantastiche che non serve farci battute sopra. Serve solo cancellare i nomi per evitare di essere assaliti dai pregiudizi. Se racconti quello che succede in termini crudi e puri, poi basta quello. 

 

Quindi.  

 

C’e’ un anziano calvo che invita a casa sua una cubista diciassettenne la quale ama farsi fotografare mezza nuda e mettere le foto su internet. Intervistato dai giornalisti, un altro anziano capelluto, molto amico del primo, dice che forse la conosce, questa diciassettenne. C’e’ da notare che l’anziano capelluto lavora come dipendente del primo, e sono molto amici. Per cui fanno cene tra anziani in cui pero’ puo’ capitare di incontrare anche qualche prostituta. O qualche diciassettenne. Insomma questo secondo anziano capelluto dice che la conosce. I giornalisti dicono: ma qui si parla anche di Bunga Bunga! Cosa vuol dire Bunga Bunga? E l’anziano capelluto, per difendere l’anziano calvo, dice: ma non pensate male! Si tratta di un bar a casa dell’anziano calvo che noi chiamiamo per scherzo “Bunga Bunga”. Un bar! Le informazioni in mano ai giornalisti pero’ smentiscono i fatti. Perche’ un altra diciassettenne di Napoli un anno prima aveva raccontato che Bunga Bunga stava a significare pratiche sodomitiche messe in atto da indigeni africani. Quindi l’anziano calvo, un anno prima, passava il tempo a raccontare barzellette sporche alle diciassettenni, utilizzando termini come Bunga Bunga, che a quanto pare gli erano stati insegnati da un famoso dittatore nordafricano. L’anziano calvo inoltre ha salvato la cubista diciassettenne dalla polizia spacciandola per figlia o nipote di un altro Primo Ministro africano. Ha mandato una sua amica a prelevarla dalla questura, una che faceva la show girl. L’anziano calvo si difende: non ho fatto niente di male, ho solo aiutato una persona che ne aveva bisogno.

 

con il gelato in mano

C’é questa Eva Longoria con il gelato in mano, stampata su sti pannelloni pubblicitari in ogni dove che credo non siano solo qui in Paese Basso, sono dovunque, e insomma, ci sono queste Eve Longorie sui pannelloni a grandezza quasi naturale, e il pannellone é ritagliato attorno al profilo della sua testa, per cui da lontano potrebbe sembrarti la testa di una donna. Se poi ci metti che é sera – come ieri sera al benzinaio – ed é buio, ti pare ancora piu’ una donna. Se poi ci metti che nevica ed é meno tre, allora al gelato non ci pensi proprio. E siccome é buio e nevica, c’é questo pannellone che dondola al vento freddo sull’asfalto, per cui questo capoccione di Longoria che dondola ti sembra per un momento una signora seduta al freddo sull’asfalto che chiede la carita’ e dondola il busto per farsi caldo, ci credi davvero per una frazione di secondo, é una disgraziata che mendica gettata nell’angolo! solo che poi ti accorgi del gelato in primo piano e lasci perdere.