gli italiani quando li incontri

Gli italiani quando li incontri in gruppo non essendoci più abituato, hanno gli occhi dolci da volpe. Dolci, ma pur sempre da volpe. Li guardi in faccia e di colpo ti ricordi tutto, da dove vieni e con chi hai vissuto fino a qualche anno fa. Ti ricordi di quella signora che in cucina preparava il cenone di capodanno con le amiche, seminando battute truci e poi guardando gli altri negli occhi per vedere se ridevano, che è una cosa tantissimo italiana. L’italiano ha un sapore particolarissimo, solo che fino a quando ne sei circondato non puoi conoscerlo. Queste stature medie, questi capelli scuri oppure tinti, e questi cappottoni da Alaska quando non serve. Il trucco delle ragazze. Le bestemmie. E la sensazione, quando ti ci trovi in mezzo, di essere dentro una gita scolastica. Tu che quando le gite scolastiche le facevi credevi che quell’atmosfera fosse dovuta all’età; son dovuti passare vent’anni per capire che non c’entra l’età. Non c’entra niente.

Al No B Day di Amsterdam ci sono poi passato. Tardi ma ci sono passato. Mi ha fatto piacere vedere che non ci fossero speciali bellicismi da parte dei presenti. Tutto tranquillo. I giapponesi facevano le foto. Cantavano Bella Ciao, sti ragazzini – ché di ragazzini per lo più si trattava – e vai a capirne il motivo. Ogni motivo che provo a darmi non mi da pace. E lo cantavano tutti assieme, non è che prendo l’estremo per ridicolizzare il gruppo. Tutti assieme. Rimane il fatto che non si migliora se governa uno oppure un altro, ma si migliora solo se si evitano fazioni di ultras, e se si ha la pazienza, dopo una giornata a cantare Bella Ciao che non c’entra nulla, di leggersi i giornali pure nelle pagine di Economia, o interessarsi ai riassunti dei disegni di legge, facendolo senza pregiudizio e con tranquillità. Qualcuno lo farà anche, ma in quella allegria caciarona ci ho anche rivisto i miei compagni di scuola delle occupazioni, così felici di urlare al corteo, così sbadiglianti quando arrivavo con le fotocopie del decreto da leggere almeno una volta per capire di che cosa si trattava quella legge che portavano in giro scritta sugli striscioni. E c’è sempre tanta tanta confusione, in quella che viene vista come la parte positiva del Paese, e invece è sempre la stessa sotto diverse bandiere (a volte sempre le stesse) che si muove tra la consapevolezza di alcuni e la tanta confusione di altri. Tantissima confusione. Quando ieri al No B Day di Amsterdam qualcuno ha urlato che il povero Cucchi, fosse stato ancora vivo, sarebbe venuto anche lui, pare che nessuno abbia alzato la voce per lanciare un vaffanculo da spaccarsi le tonsille.

dalla mia finestra spio

Dalla mia finestra spio la finestra del palazzo di fronte. C’è una mano che passa più volte su qualcosa. Sono dei capelli. C’è una mano che passa più volte su dei capelli. Non vedo altro. Penso – la mia testa pensa: c’è qualcuno che accarezza qualcun altro. Ecco. Vedi che bravi? Poi guardo ancora. Non smette di accarezzare. Non smette. La testa si muove, tutto il corpo si sposta quel tanto che basta a farmi capire meglio: è un uomo che guarda il monitor del computer, forse legge qualcosa, e nel frattempo si passa la mano fra i capelli. Dunque non è vero quello che credevo. Quello che credevo lo ha creato la mia testa in mancanza di dettagli sufficienti. Penso: sono contento della mia testa, se in mancanza di dettagli sufficienti, ha prodotto una situazione migliore di quella che invece è. La mia testa vuole vedere questo, piuttosto che l’uomo intento a controllarsi il conto in banca sul computer di casa. Si immaginava un accarezzamento pomeridiano e gratuito, mentre fuori piove. E adesso la chiave del catenaccio della mia bicicletta si è piegata in due, e non funziona più. Non posso chiudere la bicicletta a chiave. Lascio la catena aperta, ma annodata in un modo che potrebbe apparire chiusa. Potrebbe, ma non è. Confido nelle teste degli altri, che vedendola penseranno che è chiusa – in mancanza di dettagli aggiuntivi appunto – e sperando che pure loro come me si accontentino di quello che vedono, senza andare a controllare. Sono due giorni che funziona.

fatti non foste

Si parla in giro di questo video – che documenta l’ignoranza abissale di certi esseri viventi, qui la trascrizione completa – e ci si domanda: ma con questa ignoranza che c’é in giro, si puo’ pensare ancora al suffragio universale? Alla democrazia? Cioe’: é accettabile che alle elezioni il voto di un Giovanni Sartori valga quanto il voto di quella giumenta che dice che Piersilvio Berlusconi é il presidente della Repubblica, e se le chiedono conferma, quella dice Si’, Si’, Piersilvio?   

Ma che ne so. Mi viene da pensare altro. Mi viene da pensare che fette di ignoranza cristallina sono sempre esistite, pero’ oggi sta cosa va vista in modo tutto diverso. Voglio dire. Se prima c’erano gli educati e gli ignoranti, un ignorante migliorava la sua conoscenza a, diciamo, 10 km/h, mentre un educato (in quanto interessato alle cose del mondo, a differenza dell’ignorante) a 50 km/h. Poi siccome i canali d’accesso alla cultura erano pochi, l’educato guardava all’ignorante con una certa pieta’ e benevolenza. Povero ignorante, toh, mangiati sto pezzo di pane duro e fai quello che ti dico io. Non toccarti che diventi cieco, bestia! No, non picchiatelo, é solo ignorante, non é colpa sua.   

Ecco.   

Adesso invece i canali di informazione sono altri, piu’ veloci e accessibili. L’ignorante continua ad andare a 10 km/h ma il curioso, quello che ha voglia di sapere che cosa succede, va oggi a 140 km/h. Internet, per la miseria! Che ieri sera prima di andare a dormire – per interessi miei vagamente letterari e sociologici – ho fatto un veloce paragone tra il prodotto interno lordo pro capite di Danimarca, Italia e Senegal, e ci ho messo 2 minuti e 50 secondi. La mia considerazione é durata circa 4 secondi, poi mi sono lavato i denti e infilato a letto.

Questa velocita’ enorme rende il distacco sempre piu’ invalicabile. Adesso se ti informi, ti informi quasi tutto il giorno, tutti i giorni, senza sosta. La tua conoscenza – se hai la curiosita’ di farlo – cresce come un tumore, si ingrossa, trasforma i tuoi punti di vista. Quindi se poi all’improvviso ti mettono davanti un essere umano che apparentemente parla la tua lingua, vivo! (si muove) maturo (ha la barba!) e integro (é giovane!) e che afferma – sorridendo del sorriso del sorriso degli ignoranti – che Londra si scrive L – apostrofo – ONDRA, tu, che eri intento poco prima a leggere l’ultima esternazione di Tremonti e la immagazzinavi insieme alle altre informazioni nel tuo cervello, tu, vedi sto essere, e lo credi di un altro pianeta. Il tuo mondo e il suo mondo sono troppo distanti. Per te é un alieno. Un Gremlin catapultato da un mondo lontano. Poi per un momento…        

Per un momento perderesti anche la calma, ma non in questa realta’, in un’altra realta’, dove non usi la logica. Gli piomberesti addosso violentemente, dopo che ha detto L apostrofo ONDRA, e lo fracasseresti di mazzate. Il sangue. Un calcio negli stinchi per farlo cadere a terra e poi giu’ mazzate su quella faccia che fino a poco fa sorrideva beata, della beata ignoranza. Perche’ sei colpevole, brutto Gremlin, non puoi dirti esente da colpe. Non puoi dirlo. La tua ignoranza – di cui oggi sei responsabile – ha influenzato e influenza la mia vita. Ma tu non lo sai, tu anche questo lo ignori. Non ti posso spiegare nemmeno perche’, non capiresti. Il tuo cervello assimila concetti semplici: caldo freddo, amaro dolce, luce buio, dolore piacere. E allora eccoti il dolore, tieniti il dolore, prendi…        

No. Non si fa.
Rimane negli occhi quello sguardo che sorride beato, mentre tu beato non lo sei affatto, e mai lo sarai. Eppure va bene cosi’.

non possono esistere

Non possono esistere tristezze durevoli, o eccessivamente durevoli, o cose che non puoi mai venirne a capo. Si puo’ venire a capo di tutto, ci sono pure i libri che parlano di questo. Figuriamoci. Non li hai mai letti perche’ tanto ci credi a prescindere. Le foglie sono cadute dagli alberi e tutto intorno a casa si crea un materasso morbido e giallastro. E’ bello. Oppure e’ brutto. Dipende dall’umore, e quello – l’umore – cambia velocemente. Ci passi in bicicletta una domenica pomeriggio e ti sembra bello, e poi brutto, e poi bello, e poi brutto. Ma appunto niente e’ eccessivo: tutto deve per forza cambiare, come sempre cambia. Perfino quelle foglie. Sei grande abbastanza da saperlo bene. Presupponi di esistere ancora quando quelle saranno state portate via da spazzini sbrigativi e mulatti. Saranno foglie verdi, e non puoi sapere quale sara’ il tuo modo di vedere le cose quando le foglie saranno verdi. Boh.    

 

un impensabile botta di culo potrebbe

Un impensabile botta di culo potrebbe risolvere il mio problema della camera. Un impensabile botta di culo che ancora non si è verificata ma potrebbe a quanto pare verificarsi a breve, è solo una possibilità, e per questo motivo avevo deciso di restare nei prossimi giorni con le mie finger crossed. Causa finger crossed questo post non avrei potuto scriverlo, dunque ho scrossato per un momento le mie dita e fare il punto della situazione.

Sono ovviamente le piccole cose – e cosa, sennò – che possono cambiare la luce su tutto. Per esempio l’eventualità che la botta di culo di cui sopra si realizzi. O una giornata di sole molto poco barbaro che ti hanno spinto a rollare sushi e alla fine ci sei riuscito molto bene. O un giro in bicicletta a cercare i cioccolatini della forma giusta, anche se poi non li trovi, e pazienza. La Meisje ha dolore all’anca e io cerco su youtube un tutorial di chiropratica ma lei prontamente dice No grazie non è necessario. Un tizio al bancone del bar che verso le undici di sera gli chiediamo “dovremmo comprare dei biglietti per le esibizioni che fanno in piazza di là” (e si intendeva questa cosa) lui che ci guarda, guarda soprattutto la Meisje e capisce tutto sbagliato, crede che vogliamo acquistare droghe strane e ci dice con sguardo accigliato di cercare fuori dal locale una tizia coi capelli strani che forse lei lo sa dove e come comprare. E poi vorrei crescermi la barba, ne ho poca ma vorrei crescerla lo stesso, solo che in Paese Basso i barbari pur chiamandosi barbari spesso non hanno barba, e se pure ce l’hanno, la tagliano sempre ogni giorno. Allora mi guardo in giro per cercare facce ispide che mi possano incoraggiare, ma ad oggi tranne un paio di papà coi bambini sulle spalle (non ero nemmeno certo fossero barbari) ho trovato solo un parrucchiere per donna vestito da gitano e gli orecchini a cerchietto, e allora se le cose stanno così, davvero non lo so.

sono diplomanta in raccioneria ma nel futuro vorrei fare ben altro

La nuova missitalia calabrese non saprebbe parlare italiano “perchè lo ha ammesso lei stesso” e perchè, a proposito del suo metro e ottantadue di statura, ha detto che tutti al paese “la scherzavano”. Ora, a parte il fatto che il “prendere in giro” quando riferito a parametri fisici notevoli può benissimo diventare “mi scherzavano”, licenza in voga a partire dal celebre John Holmes degli Elio e le Storie Tese (“quando ero piccolo tutti mi scherzavano per le dimensioni del mio pene ed io non stavo bene soffrivo le pene per colpa del mio pene”) e a parte il fatto che invece missitalia sa parlare italiano, forse non ha idea di cosa dire, forse è un po’ rimbambita, però dai insomma, qualcosa esce dalla bocca. A parte tutto questo, immaginiamo cosa sarebbe successo se l’analfabeta fosse stata che ne so, una trentina; avrebbero detto eh, insistete sulla storia del dialetto nelle scuole, e poi guardate quali sono i risultati. Invece è una calabrese e si innesca un riflesso umanitario di pietà. Poverina, è calabrese, uno pensa, ovvio che non sappia parlare, e passa oltre. In ogni caso se questa ragazza – che in fondo parla italiano anche se con qualche errore – viene definita una che non sa parlare italiano, allora vorrei accompagnarvi io in certi scampoli di Sud dove davvero ci sono ampie praterie di analfabetismo, dove davvero ci sono monumentali ignoranze da ammirare in silenzio che fiottano fuori da bocche di maturandi e maturati (capito? gente che frequenta scuole secondarie! Non contadini del dopoguerra) dove addirittura ad imbeccare tutti i congiuntivi corretti in sequenza finisce che ti guardano male e non ti invitano più alle feste di compleanno. E poi ovviamente si fa passare senza remore lo stereotipo della bella rincoglionita, ché tanto siamo abituati – è ormai  una figura da presepe come il lupo mannaro, il parcheggiatore abusivo ed il secchione con gli occhiali – mentre vi porterei io a conoscere di persona monumentali ignoranze fattesi carne umana, in certe scuole decrepite stonacate che ho vissuto in prima persona, che oltre ad essere capre sono pure cozze. Dove alla declinazione selvaggia, all’encefalogramma piatto, si aggiunge pure l’ineluttabile dimensione di cozza. Che non ne vieni fuori, da questa dimensione, non arredi nemmeno il tunnel, al massimo ne prendi coscienza e perciò ti inacidisci. Se una è bella, nel nulla del nulla dell’esistenza, fa comunque uno a zero, non prendetevi in giro. Lì vi porterei io a vedere, ma dove vi porto invece, che tanto sono qui e non vado da nessuna parte.

dicevo

Poco fa la Meisje mi raccontava quanto sarebbe bello secondo lei fare l’attrice ammirata e bravissima, che sarebbe davvero la cosa più bella del mondo, ed io le ho detto Sì certamente è vero, ma metti il caso che ti impegni e non ce la fai, come pensi di venirne a patti? Perché va benissimo dire che bisogna sempre provare sennò i rimpianti eccetera eccetera, che sennò poi ti mordi i gomiti che potevi provarci eccetera eccetera, ma ti ricordi quella comparsa in quella fiction italiana che abbiamo visto di sfuggita in televisione giù in Salento qualche giorno fa? Che recitava tutto agitato e compresso? Sì me la ricordo, ha detto lei.

Ecco, quello lì – ci ho pensato mentre andavo al bagno alzandomi dalla sedia di fronte al televisore acceso sulla fiction italiana – quello lì è lo stesso attore che faceva quella pubblicità negli anni 80 che cominciava ad uscire acqua dalle mura e dalle pareti e lui metteva un piede una mano e poi l’altra mano per bloccare l’acqua, e poi alla fine primo piano sulla sua faccia, e l’acqua che lgi esce dalle orecchie. Che eravamo piccoli – ti ricordi? – e quello gli usciva l’acqua dalle orecchie, siamo diventati grandi, e quello adesso fa la comparsa sulla fiction italiana.

cose dell'altro mondo (in questo caso giappone)

I giapponesi derubati con il conto da 695 euro in un ristorante romano vengono invitati in Italia a spese del governo, e loro, enormi, scintillanti, mi verrebbe da dire “normali” ma siccome contrastano con tutto il resto devo dire enormi, scintillanti, cosa fanno? Rifiutano. Dicono “Sarebbe una spesa inutile fatta con le tasse del popolo italiano” e rifiutano. Ma allora cazzarola esiste la moralità. Va bene esiste in Giappone, però esiste. Che poi cosa mi vuole significare: ti invito in Italia a mie spese? E nessuno nota l’interinseco intento di concussione in questo? È il solito discorso che divide quelli del “cosa” da quelli del “quanto”. Loro sono quelli del “quanto”. Loro sono quelli che se muovi una critica, poi ti dicono che sei invidioso. Un atteggiamente che è come dire mi sei capitata davanti mentre camminavo, ti rifaccio la dentiera. Come dire i miei occhi hanno incrociato i tuoi occhi per un istante, ti compro un vestito nuovo. Tutti gli altri affoghino pure nella merda, e poi però da domani resta tutto uguale. Meno male che ci sono i giapponesi.

prevenire meglio che curare

Nell’ ideale scala di avantissimi precursori del futuro, da queste parti – in quanto rifiutatori vecchia scuola di FB – siamo anche piú avanti di Bill Gates.

Resta il fatto che tutti sti personaggi – e pure i commentatori alla notizia – rilasciano dichiarazioni solenni raccontando perché e percome sarebbe secondo loro meglio lasciar perdere FB (“andate ad abbracciare i vostri amici, accarezzate i vostri gatti”) ma nessuno di loro si chiede come mai ci sono entrati, in FB, pur non avendone mai avuto bisogno.  

in questi giorni

Mi sono tagliato un dito. Ho celebrato lo sbarco sulla luna in casa privata di (per me) sconosciuti. Ho ucciso due ragni su richiesta della Meisje. Ne ho mancato uno che si stava intrufolando nel letto e me lo ha fatto pesare: lei poi si è addormentata sul divano per la paura dei ragni. Ho abusato di cereali al cioccolato con il latte. Ho pedalato controvento in salita lamentandomi per scherzo. Ho spiegato dove si fa il prelievo di sangue ai felini. Sono andato al concerto di Regina Spektor: lei – Regina – si è incavolata per i troppi flash in faccia. Ho mangiato messicano in centro ad Amsterdam. Ho visto gente leggere libri sulle panchine della stazione dei treni, di notte. Ho fatto due conti e praticamente fra poco è Salento.   

e ogni volta

E ogni volta che guardiamo un film con la Meisje che includa fra i protagonisti anche Nicolas Cage, rivanghiamo con la Meisje il primo capitolo di Allegro Occidentale di Francesco Piccolo, dove lui Francesco Piccolo parla di quella volta che in Giappone (in Giappone?) lo hanno scambiato per Nicolas Cage, e lui non è contento di questo perché Nicolas Cage rappresenterebbe il prototipo dell’italiano medio. E ogni volta con Nicolas Cage sulo schermo si dice che ha proprio la faccia dell’uomo medio, anche se poi a pensarci bene non è vero, ché ha solo la faccia dell’uomo medio come ideale cinematografico, ché io uno con la faccia così non l’ho mai conosciuto – e nemmeno che ci assomigli, nemmeno lo stesso Francesco Piccolo, ché non l’ ho conosciuto, l’ho visto solo in foto – e dove volevo arrivare non me lo ricordo più, non era niente di importante, comunque, se uno dovesse aspettare di avere qualcosa di importante per scrivere, non scriverebbe mai. Il film era Al di là della vita, comunque. Titolo originale, molto più presentabile, Bringing out the dead.

very very well

Che poi a proposito di Magic Italy e dell’uso della lingua inglese come inspiegabile valore aggiunto, pensavo a Scalfarotto, e pensavo che i quaqquaraquá stanno da tutte le parti; Scalfarotto, quello che da un po’di tempo a questa parte si candida e poi non viene eletto, ma che intanto durante il periodo di candidatura viene chiamato il candidato giovane che rappresenta i giovani o peggio ancora “il candidato della rete” che siccome io adesso sono nella rete e siccome quello non lo sento il mio candidato mi viene da chiedermi: quale rete? la rete da pesca? No, pare sia la rete del web. Scalfarotto comunque, io non ho niente da dire contro questo personaggio che sicuramente é piú preparato di un Gasparri qualunque, peró l’altro giorno nella mia indecisione se mi stava simpatico o antipatico ho deciso che in fondo mi stava antipatico, quando ho visto sto video elettorale dove lui chiede il voto con un discorso in inglese. Doveva convincere gli elettori inglesi? No, doveva far vedere che lui sapeva parlare inglese.  Aggravante: a seguito di un appello lanciato su Facebook. Che io in teoria sarei pure d’ accordo che si debba sapere sto inglese (figuriamoci, non faccio altro) ma se poi mi si fa la figura del primo della classe che gonfia il petto, allora io per reazione allergica preferisco automaticamente gli sgrammaticati. E poi io non ci posso fare niente, ho sempre dondolato fra la consapevolezza di essere un secchione io stesso, e l’impulso bullistico che ti viene da infilargli la testa nel cesso e poi scaricare, ai secchioni.

(solo a me vengono gli schiaffi alle mani?)

nuvole di fantozzi dei giorni nostri

ah, be’ ma se ricominci vuol dire che che l’ hai col signor S.B. Ma figuriamoci! Anzi vuoi saperla una cosa? Per quanto mi riguarda il signor S.B. e’ un politico capace anche piu’ della media dei politici colleghi suoi. Non lo voterei, ma non e’ che sono contro a prescindere. A me interessa l’aspetto sociologico della cosa, dico davvero.  Ma siccome fra i miei totmila esami dell’universita’ non ho un esame di sociologia, allora non posso forse parlare di sociologia. Mi piace osservare. Allora si potrebbe dire che mi piace l’aspetto "osservazionologico" della cosa.

Per esempio adesso esce fuori che e’ un corrotto ma lui se la prende coi giudici prevenuti. Questa strategia, nessuno se ne rende conto, e’ grandiosa, e funzionera’ in eterno. Perche’ dell’Italia – e’ un anno e mezzo che sono via ormai, ma ste cose le ricordo bene e riguardano anche me medesimo – bisogna dire che e’ innanzitutto un popolo che di fronte alle avversita’ si giustifica. Di fronte alle avversita’ ma soprattutto di fronte alle accuse. I mariuoli a Napoli, per fare un esempio, se tu li prendi mentre spacciano sigarette di contrabbando, quelli si mettono a smaniare invocando San Gennaro e la sventura che li ha colpiti, e dicendo che mannaggia la miseria, come devono fare loro a tirare avanti? Che mica e’ colpa loro, si mettono a dire. Ci sono quelli che dicono che sono a dieta e che pero’ ingrassano lo stesso anche senza mangiare, dicono loro (ma nulla si crea e nulla si distrugge, dice un principio della fisica) e che la colpa e’ del loro metabolismo, la bilancia dev’essere guasta certamente, mica e’ colpa loro. Quelli che non studiano, poi li bocciano all’esame perche’ il professore e’ un bastardo. Si giustificano. L’esempio classico e’ la multa del vigile urbano. Tutti – me compreso – con la multa sul parabrezza bestemmiamo contro il vigile, perche’ per qualche motivo che vai a capire quale sarebbe sto motivo, la multa non e’ giusta, e il vigile e’ uno stronzo.

Prendersela con i giudici – o in generale prendersela con qualcuno per le sbavature della propria condotta – e’ una versione moderna e piu’ rassicurante della nuvola di Fantozzi. Cioe’: non e’ colpa mia, ma della nuvola. E nel 2009 questa nuvola e’ sicuramente di sinistra. Solo che giustificarsi in linea di massima e’ da perdenti. Io mi rendo conto di esserlo quando lo faccio – mi rimane un gusto amaro in bocca e la coscienza ha il prurito sotto i piedi. Pero’ se il vincente per definizione si mette a trovare giustificazioni, ecco che lui diventa il simbolo di tutti i giustificati. La via per il riscatto morale e sociale. Ecco che tutti i giustificati si identificheranno in lui. E preferiranno credergli, perche’ se lui ce la fa, ce la fanno anche loro ad uscirne puliti, dai loro pastrocchi quotidiani. Anche di fronte all’evidenza, meglio credergli, perche’ il castello di carte non e’ solo suo, ma alla fine e’ appartiene a tutti, ognuno ci ha messo la sua di carta, e se cominci a sfiatare, aggiustare controllare, poi finisce per crollare tutto per terra.

La vicenda che non se ne puó fare a meno

Questa é la vicenda che non se ne puó fare a meno, che se uno ci si mette a guardarla, puó trovarci tutto, la spiegazione definitiva per tutto. Adesso il B. si arrabbia perché su Repubblica hanno pubblicato dieci domande sulla storia della minorenne. Si arrabbia B., e dice che questa é tutta invidia. E infatti i sostenitori in giro per la rete ripetono molto spesso la identica cosa: è tutta invidia. Un considerazione, allora:  

L’invidia. Prendiamo quel tipo di persone che quando formuli la critica, quelli ti rispondono che la tua è tutta invidia. Attenzione che non é cosa da niente, perché questa risposta divide di netto due mondi. 

L’invidia sarebbe dovuta a qualcosa che non hai e che vorresti avere. Mentre la critica che fai é per un sistema di valori tuo interno, perché usi questo sistema di valori interno per guardare il mondo. E se trovi qualcuno o qualcosa nel mondo che cozza fortemente col tuo sistema di valori, allora analizzi, emetti un giudizio (che si basa sul tuo sistema di valori interno) e quindi in pratica critichi. L’invidia, detta in modo rozzo, é un attacco di tipo quantitativo (“vorresti avere quasta cosa, che non hai, e allora parli perché sei invidioso”) quando invece la critica é una mossa di tipo qualitativo (“fai/sei diverso da come io credo si debba essere/fare”). Fra chi si muove nel mondo usando i criteri Piú e Meno, e quelli che conoscono altre direzioni possibili. Uno che ha fatto le scuole direbbe che è un problema di sovrastrutture. Ma lasciamo perdere. Questo ragionamento comunque divide le persone agli antipodi. Se il tamarro – per fare un esempio – sfreccia con la sua decappottabile in pieno centro, spaventando i pedoni, rombando al semaforo, clacsonando quando serve, tu che hai un sistema di pensiero qualitativo lo criticherai perché si sta comportando secondo te in un modo che non dovrebbe, che non va bene in un contesto civile. Lui, sapendosi criticato, penserá che la critica è dovuta alla voglia matta che hanno gli altri di essere al posto suo, sulla decappotabile fresca di autolavaggio, a clacsonare e rombare fra la gente. Ecco perché chiunque ti accusi di invidia – e su ste pagine è successo tantissime volte – é sempre meglio lasciar perdere, perché nel momento in cui qualcuno tira fuori l’invidia, a quel momento si stanno parlando due lingue diverse.   

Gli accenti sbagliati – è bene ripeterlo di tanto in tanto – sono dovuti alle tastiere sballate di queste parti.

nemmeno il titolo

Io che i Santori e i Travagli non li ho mai avuti simpatici, riconosco che oggi è arrivato il momento.
Io che in fondo credo che ogni persona abbia i suoi lati positivi, basta aspettare, e che non si può sempre sparare a zero, credo che oggi ormai sia arrivato il momento. Io che mi rendo conto che parlare di B. in continuazione, poi si finisce per sembrare invasati. Io ste cose le posso anche capire, ma oggi credo sia arrivato il momento. Non è più una questione di voto. Sta diventando una questione sociale.

È stata questa storia delle veline e delle bambine, molto più di ogni manovra finanziaria, molto più di ogni vicenda giudiziaria, a dire le cose come stanno. Questa cosa delle bambine e delle veline è lì, chiarissima, accessibile, limpidissima come mai sono state le cose prima di adesso. Non serve alcuna sovrastruttura per comprenderla davvero. Non serve possedere elementi di economia o giurisprudenza. È tutto lì come non è mai stato prima di adesso. E mai come prima di adesso se ne parla in giro, e mai come adesso la frattura fra “rete” e popolazione si è fatta drammatica.         Quello che segue è solo un punto della situazione. Perchè da oggi ci sarà solo da distinguere fra quelli che nonostante tutto danno fiducia, e quelli che invece No. La spaccatura è inevitabile, ed esiste già. Da oggi qualsiasi fiducia nell’uomo (non nel politico, nell’uomo) non potrà che essere dettata dal cieco affidarsi irrazionale. Da un sentimento religioso e perverso.             

Perchè ha detto che le veline non è vero, e poi invece le veline c’erano eccome. Perchè ha detto che non sono veline perchè sono laureate, e che non bisogna avere pregiudizi perchè in passato le belle ragazze da lui proposte hanno fatto bella figura, e la gente a questo ci crede. Perchè se vai a controllare, sono veline. Quelle di prima e quelle di oggi. Perchè le veline è da tempo che le propone, e il giudizio non è affatto un pregiudizio, è un giudizio solidissimo fondato su fatti concreti. Perchè non è vero che fanno bella figura. Quelle di prima e quelle di adesso.  Anche le laureate. Perchè ha detto che alla festa della bambina c’è passato per caso invitato all’ultimo momento. Perchè sua moglie ha detto che se la fa con le minorenni, e lui ha detto che non è vero, nonostante la minorenne in questione abbia confermato chiaramente la versione della moglie.   

“Non mi ha mai fatto mancare le sue attenzioni. Un anno, ricordo, mi ha regalato un diamantino. Un’altra volta, una collanina. Insomma, ogni volta mi riempie di attenzioni (…) Lo adoro. Gli faccio compagnia. Lui mi chiama, mi dice che ha qualche momento libero e io lo raggiungo. Resto ad ascoltarlo. Ed è questo che lui desidera da me. Poi, cantiamo assieme.”  

E nonostante queste parole – che nessuno ha smentito, nè l’interessata, nè lui – ha avuto anche il coraggio di affermare davanti alla televisione francese che lui quella minorenne non la conosceva personalmente (qui, minuto 09.40). Perchè fra le macerie del terremoto in Abruzzo ha chiesto alla volontaria di passaggio se poteva palparla. Perchè se adesso una moglie vuole divorziare è per colpa del partito di opposizione. Perchè i giornalisti non fanno più le domande che dovrebbero fare. Perchè se chiunque facesse queste domande davanti ad una telecamera, oggi verrebbe accusato di faziosità.            

Questo è un post noiosissimo. È tutto noiosissimo. È tutto così noiosissimo e così maledettamente evidente. Così noioso ed evidente. Non ho nemmeno una conclusione da aggiungere.

nono lo sai neanche tu/ma di certo si può/fare di più

Jovanotti e altri 56 cantanti si mettono tutti assieme e cantano la canzone che deve secondo loro raccogliere con le vendite due milioni di euro per l’Abruzzo eccetera eccetera. Va benissimo. Però sarebbe stato bello se avessero anche detto: raccogliamo due milioni di euro con le vendite, ma Caso Mai non dovessimo arrivarci, ai due milioni di euri – per esempio che ne so, arriviamo a trentasettemilaquattordici euri – la differenza ce la mettiamo noi, diviso 56. Anche perchè adesso si sa come va: conferenze stampa, articoli di giornale e passaggi in radio. Mica schiaffi sul naso, sudore e lacrime. Io comunque sono molto molto vecchio, se sono ancora vivo il giorno che i Sud Sound System fanno un disco con Laura Pausini e Roberto Vecchioni.

scrivo un post come questo circa ogni sei mesi

Scrivo un post come questo circa ogni sei mesi, ogni volta cioé che mi pongo la stessa domanda, la quale sarebbe all’incirca: mi prendesse un colpo in questo momento, e qualcuno mi volesse cercare, c’é qualcuno che saprebbe dove cercarmi? Siccome mi rendo conto che praticamente No (la babbiona, non vedendomi, potrebbe pensare che sono andato a fare una vacanza, e il puzzo del mio cadavere potrebbe essere scambiato per avanzi di cucina cinese dai cinesi qui presenti) allora mi ricordo che forse dovrei notificare il mio indirizzo a qualcuno. Io adesso mi verrebbe di continuare la discussione dicendo qualcosa tipo By the way, e poi bla bla bla, ma non so quanto possa essere giusto mescolare inglesismi e lingua italiana, e soprattutto non so come possano essere recepiti all’ignaro lettore che viene dallo stivale. Perché da queste parti si mastica eccessivamente inglese, e ad un certo punto le parole italiane vengono meno.Non so come dire: vengono meno. Ma soprattuto, un By The Way detto in Italia potrebbe essere preso come un arroganza modernistica, mentre qui diventa una scorciatoia per non affaticare il cervello nello switch (arieccoci) continuo da una lingua all’altra. Non so se mi spiego. By the way, parlando di case, ho deciso che voglio andare a vivere in campagna. Voglio la rugiada che mi bagna. Ieri si era fra i campi incredibili di tulipani, e una settimana fa zompettavo felicissimo in un bosco. Qui del resto la campagna non é mai troppo estrema, ché il Paese é piccolo (la gente NON mormora) e si é sempre – sempre – a quindici/venti chilometri da una cittá, da tutti i suoi orpelli che non possiamo farne a meno, di centri storici vissuti, eccetera eccetera. Voglio andare a vivere in campagna. Staremo a vedere.

vivere in una casa con altre otto persone

Vivere in una casa con altre otto persone significa che finisce il detersivo dei piatti e non sai bene con chi te la devi prendere. E significa anche scoprire che il sapone per le mani funziona bene uguale, se ci metti l’impegno giusto.

Bisogna sapersi adattare, come fa l’avventuriero nella tivú via cavo che cattura a mani nude il coccodrillo e lo squarta con il coltello per poi mangiarlo davanti alla telecamera, mentre la Meisje in poltrona si copre gli occhi per lo schifo. E poi significa pure scoprire gli stampini per fare i cubetti di ghiaccio a forma di cazzo conservati con cura nel mobile dei piatti.

La pioggia mi sbatte sulla faccia mentre la Meisje siede sul portapacchi e sussulta sottolineando le irregolaritá dell´asfalto. Attorno è buio e lei dice che non tornerebbe mai a casa da sola, con un buio cosí. Poi parlando di cinema, invece di dire Mereghetti dice MereNghetti (ma come sbagliato! è tutta la vita che dico cosí!) ed io piú tardi, poco prima di dormire le chiederó se non è per colpa del parco africano del Serengeti, che si è confusa in questo modo. Lei dice ma figurati, quante volte si puó aver ascoltato la parola Serengeti, in una vita? Due volte? Quattro? Le dico per quanto mi riguarda, io ci sono cresciuto, con le zebre del Serengeti, anni e anni prima di sapere del Mereghetti. Lavorare sui propri spigoli per smussarli è un lavoro lungo, ma poi lo spigolo smussato su cui puoi fare appoggiare un´altra persona senza farle del male sarebbe una conquista, non credi? Io credo di Sí, pure se non te lo dico, e pure se non me lo ripeto abbastanza spesso.  

le cose vanno viste nel complesso

Le cose vanno viste nel complesso, i dettagli contano poco. Veltroni si dimette dopo sedici mesi e pare invecchiato di sedici anni. Mi fa pure pena, arriverei a dire che mi fa pure pena, ma Veltroni, pure fossi tua madre, come faccio? Volevi scegliere un giovane per rappresentare i giovani, hai scelto Marianna Madia. Io lo so che ste cose poi magari non interessano, ma Marianna Madia, santiddio, se tu mi scegli una cosí, vuoi dire qualcosa, e questo qualcosa non mi piace. E poi va bene tutto, ma il Carciofo Fabrizio Moro alle feste del Pd, e Tiberio Timperi sul palco, sono cose che ti dipingono un personaggio. Poi puoi impegnarti quanto vuoi, ma io ste cose poi non le dimentico.  E poi in Sardegna perde Soru – e sta cosa invece mi dispiace davvero – uno che ha detto, a proposito della sua terra:  Pensai: mai più. Mai più faranno mercato della nostra terra. Mai più villaggi turistici finti, che non sono costruiti da sardi, non impiegano sardi, non usano prodotti sardi, non distribuiscono utili ai sardi. La Sardegna è il campo giochi di partite altrui; di suo non ha neppure uno scivolo. Basta con le lottizzazioni sulla costa, con le moto d’acqua a tutto gas, con l’assedio degli yacht di ferragosto. Non possiamo diventare un’immensa Ibiza . (…) ma ritroviamo la nostra anima profonda, perché è quella che interessa al mondo globale". Ecco, tu mi nomini le moto d´acqua che frecciano nel mare, e io in questo giá ci vedo un mondo, capito? Un´idea di come vedi le cose e di come dovrebbero essere secondo te. E mi ci trovo d´accordo. Ma tu perdi. Dice: e che sei sardo tu? No. E allora che ti frega? Ma va bene, andando avanti, a Sanremo Benigni si prende 350mila euro e in cambio dice le sue cose, recita la poesia. Dice: hai qualcosa contro Benigni? Ma figurati. Ce l´ho piuttosto con quelli che pagano 350mila euro per una persona che di fatto non è tanto più speciale di altre. Perché la gente ha bisogno di sentire le prediche in tv? Perché la gente ha bisogno di sentire Benigni che recita la poesia in tv? Perchè si arrabbiano che la gente vota Berlusconi, che lo venerano come un dio, ma di fatto qui non si riesce proprio ad andare avanti senza mettere Pinchi Pallini qualunque e venerarli come dei. Perchè di fatto 350mila euri, cazzarola, quello significa, significa credere che uno abbia cose davvero imprescindibili da dire. Tra mia nonna che c´aveva i santini nella borsa, e i piedistalli offerti ai Berlusconi ed ai Benigni, dove sta la differenza? Ma come dicevo, per percepire il senso di merda, ste cose vanno viste nel complesso.