La vicenda che non se ne puó fare a meno

Questa é la vicenda che non se ne puó fare a meno, che se uno ci si mette a guardarla, puó trovarci tutto, la spiegazione definitiva per tutto. Adesso il B. si arrabbia perché su Repubblica hanno pubblicato dieci domande sulla storia della minorenne. Si arrabbia B., e dice che questa é tutta invidia. E infatti i sostenitori in giro per la rete ripetono molto spesso la identica cosa: è tutta invidia. Un considerazione, allora:  

L’invidia. Prendiamo quel tipo di persone che quando formuli la critica, quelli ti rispondono che la tua è tutta invidia. Attenzione che non é cosa da niente, perché questa risposta divide di netto due mondi. 

L’invidia sarebbe dovuta a qualcosa che non hai e che vorresti avere. Mentre la critica che fai é per un sistema di valori tuo interno, perché usi questo sistema di valori interno per guardare il mondo. E se trovi qualcuno o qualcosa nel mondo che cozza fortemente col tuo sistema di valori, allora analizzi, emetti un giudizio (che si basa sul tuo sistema di valori interno) e quindi in pratica critichi. L’invidia, detta in modo rozzo, é un attacco di tipo quantitativo (“vorresti avere quasta cosa, che non hai, e allora parli perché sei invidioso”) quando invece la critica é una mossa di tipo qualitativo (“fai/sei diverso da come io credo si debba essere/fare”). Fra chi si muove nel mondo usando i criteri Piú e Meno, e quelli che conoscono altre direzioni possibili. Uno che ha fatto le scuole direbbe che è un problema di sovrastrutture. Ma lasciamo perdere. Questo ragionamento comunque divide le persone agli antipodi. Se il tamarro – per fare un esempio – sfreccia con la sua decappottabile in pieno centro, spaventando i pedoni, rombando al semaforo, clacsonando quando serve, tu che hai un sistema di pensiero qualitativo lo criticherai perché si sta comportando secondo te in un modo che non dovrebbe, che non va bene in un contesto civile. Lui, sapendosi criticato, penserá che la critica è dovuta alla voglia matta che hanno gli altri di essere al posto suo, sulla decappotabile fresca di autolavaggio, a clacsonare e rombare fra la gente. Ecco perché chiunque ti accusi di invidia – e su ste pagine è successo tantissime volte – é sempre meglio lasciar perdere, perché nel momento in cui qualcuno tira fuori l’invidia, a quel momento si stanno parlando due lingue diverse.   

Gli accenti sbagliati – è bene ripeterlo di tanto in tanto – sono dovuti alle tastiere sballate di queste parti.

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5 thoughts on “La vicenda che non se ne puó fare a meno

  1. Hai ragione, in linea di massima.
    Ma io credo che l’invidia a volte si provi anche se alla guida della decappottabile c’è un educato e distinto essere umano che non strombazza sgommando.
    Mi potrebbe stare sulle palle semplicemente perchè lui ha quell’auto e io no.
    Con la differenza che il tamarro deve far casino per farsi invidiare mentre il benestante educato no.
    Per riportare la vicenda a Berlusconi credo che molta gente sia invidiosa veramente.
    Ah, io voto a sinistra e leggevo Repubblica fino a un paio di settimane fa.
    Ora mi bastano le riviste del barbiere.
    Ciao
    Mirco

  2. Ecco finalmente il video della bella Loglady Loon,
    la velina ventiseienne che chiama Berlusconi «papi».

    «Per me Silvio è un secondo papà: mi telefona e lo raggiungo. Poi insieme cantiamo e balliamo le canzoni di Jannacci, soprattutto “Vengo Anch’io. No, Tu No”»

    QUI IL VIDEO

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