stemperare gli animi

Per stemperare gli animi B. manda un messaggio che dice "Ripeto a tutti di stare sereni e sicuri. L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio". L’invidia. Per stemperare gli animi, l’invidia.

Dell’invidia se ne era parlato ampiamente qui e anche qui. L’invidia capito?

E comunque, per stemperare gli animi, se i messaggi di pronta guarigione sono questi (c’e’ la foto): "Una pronta guarigione, gli italiani veri sono con tè (accento) seNpre", la giusta risposta sarebbe dovuta essere "L’amore vincie senpre sull’invitia e sul odio".

cosa – festeggiate – cosa?

Adesso festeggiate che lo processano. Bravi.  

Sarebbe come dire che una famiglia di merda cresce un figlio di merda, lo vezzeggia, lo accarezza, gli permette tutto, qualsiasi cosa, e quello di conseguenza cresce come un figlio di merda che se ne fotte delle regole, del rispetto delle persone e spara bugie tutto il giorno. Un giorno arriva la polizia e lo arrestano per qualche casino combinato tempo prima. Lui se ne va, ma voi rimanete nella famiglia di merda che ha creato il mostro. Vi verrebbe voglia di festeggiare? Festeggiate.

volevasi segnalare

Il cantautore romano che afferma che la Calabria non dovrebbe esistere, il giornale online che riporta la notizia per innescare il vespaio forse sperando in un sanguinoso tutti contro tutti, e poi i commentatori dell’articolo, calabresi e in generale meridionali,  che invece di seguire il titolista sulla polemica, in maggioranza dicono che in effetti é vero, la loro terra fa abbastanza schifo.

sono diplomanta in raccioneria ma nel futuro vorrei fare ben altro

La nuova missitalia calabrese non saprebbe parlare italiano “perchè lo ha ammesso lei stesso” e perchè, a proposito del suo metro e ottantadue di statura, ha detto che tutti al paese “la scherzavano”. Ora, a parte il fatto che il “prendere in giro” quando riferito a parametri fisici notevoli può benissimo diventare “mi scherzavano”, licenza in voga a partire dal celebre John Holmes degli Elio e le Storie Tese (“quando ero piccolo tutti mi scherzavano per le dimensioni del mio pene ed io non stavo bene soffrivo le pene per colpa del mio pene”) e a parte il fatto che invece missitalia sa parlare italiano, forse non ha idea di cosa dire, forse è un po’ rimbambita, però dai insomma, qualcosa esce dalla bocca. A parte tutto questo, immaginiamo cosa sarebbe successo se l’analfabeta fosse stata che ne so, una trentina; avrebbero detto eh, insistete sulla storia del dialetto nelle scuole, e poi guardate quali sono i risultati. Invece è una calabrese e si innesca un riflesso umanitario di pietà. Poverina, è calabrese, uno pensa, ovvio che non sappia parlare, e passa oltre. In ogni caso se questa ragazza – che in fondo parla italiano anche se con qualche errore – viene definita una che non sa parlare italiano, allora vorrei accompagnarvi io in certi scampoli di Sud dove davvero ci sono ampie praterie di analfabetismo, dove davvero ci sono monumentali ignoranze da ammirare in silenzio che fiottano fuori da bocche di maturandi e maturati (capito? gente che frequenta scuole secondarie! Non contadini del dopoguerra) dove addirittura ad imbeccare tutti i congiuntivi corretti in sequenza finisce che ti guardano male e non ti invitano più alle feste di compleanno. E poi ovviamente si fa passare senza remore lo stereotipo della bella rincoglionita, ché tanto siamo abituati – è ormai  una figura da presepe come il lupo mannaro, il parcheggiatore abusivo ed il secchione con gli occhiali – mentre vi porterei io a conoscere di persona monumentali ignoranze fattesi carne umana, in certe scuole decrepite stonacate che ho vissuto in prima persona, che oltre ad essere capre sono pure cozze. Dove alla declinazione selvaggia, all’encefalogramma piatto, si aggiunge pure l’ineluttabile dimensione di cozza. Che non ne vieni fuori, da questa dimensione, non arredi nemmeno il tunnel, al massimo ne prendi coscienza e perciò ti inacidisci. Se una è bella, nel nulla del nulla dell’esistenza, fa comunque uno a zero, non prendetevi in giro. Lì vi porterei io a vedere, ma dove vi porto invece, che tanto sono qui e non vado da nessuna parte.

appena notato che

Che non si dice più bollino rosso ma si dice bollino nero. Che non si dice più “sto insieme a” ma si dice “mi frequento con” oppure “mi vedo con”. Che i passeggeri degli aeroplani fanno sempre gli applausi all’atterraggio, non sono sicuro che succedesse anche negli anni novanta. Mi ricordo che dieci anni fa leggendo Tecniche di seduzione di De Carlo mi veniva da nasconderne il titolo perchè sennò poi la gente credeva che volevo diventare playboy. Appena scoperto che ho ancora voglia di andare a gettarmi a mare abbracciando una pietra che poi ti puoi mettere a camminare sul fondo e salutare alzando la testa i culi dei natanti.

geniacci che non siete altro

Ma certo! Se il numero dei maturati con cento e lode é il doppio in Puglia rispetto alla Lombardia, e se in generale al Sud sono molti di piu’ che al Nord é perché noi giú c’abbiamo certe capocce che non avete idea. Certo! Ma scherzate? Ma scusa, noi siamo attaccati alle tradizioni come cozze allo scoglio, no? E se siamo vagamente rammolliti, vagamente mammoni, vagamenti mafiosetti come cultura, allora sta cazzo di cultura dobbiamo instillarla sin da subito nei nostri giuovani. Quanto siete bravi, dobbiamo dirgli a sti bambini che ci cresciamo in casa. Bravi, siete. Mangia le polpette, bravo che sei. E se le mamme fanno pressione psicologica sugli insegnanti per averci il 100 e lode, é giusto che gli insegnanti cedano a queste pressioni, altrimenti come facciamo a insegnare la vera vita a sti maturandi? Se esistono differenze sociali fra gli studenti, é giusto che gli insegnanti ne tengano conto, penalizzando sistematicamente i poveracci e favorendo simpaticamente il figlio del sindaco. Ma scherzate? Li’ fuori c’ é tutto un mondo di favori e minacce velate e simpatica corruzione chiamata amicizia, ed é giusto che ci si prepari adeguatamente. Mica si puó diventare improvvisamente inseriti nella cultura predominante. Bisogna entrarci passo dopo passo. Meglio cominciare da giovani.    

cose dell'altro mondo (in questo caso giappone)

I giapponesi derubati con il conto da 695 euro in un ristorante romano vengono invitati in Italia a spese del governo, e loro, enormi, scintillanti, mi verrebbe da dire “normali” ma siccome contrastano con tutto il resto devo dire enormi, scintillanti, cosa fanno? Rifiutano. Dicono “Sarebbe una spesa inutile fatta con le tasse del popolo italiano” e rifiutano. Ma allora cazzarola esiste la moralità. Va bene esiste in Giappone, però esiste. Che poi cosa mi vuole significare: ti invito in Italia a mie spese? E nessuno nota l’interinseco intento di concussione in questo? È il solito discorso che divide quelli del “cosa” da quelli del “quanto”. Loro sono quelli del “quanto”. Loro sono quelli che se muovi una critica, poi ti dicono che sei invidioso. Un atteggiamente che è come dire mi sei capitata davanti mentre camminavo, ti rifaccio la dentiera. Come dire i miei occhi hanno incrociato i tuoi occhi per un istante, ti compro un vestito nuovo. Tutti gli altri affoghino pure nella merda, e poi però da domani resta tutto uguale. Meno male che ci sono i giapponesi.

prevenire meglio che curare

Nell’ ideale scala di avantissimi precursori del futuro, da queste parti – in quanto rifiutatori vecchia scuola di FB – siamo anche piú avanti di Bill Gates.

Resta il fatto che tutti sti personaggi – e pure i commentatori alla notizia – rilasciano dichiarazioni solenni raccontando perché e percome sarebbe secondo loro meglio lasciar perdere FB (“andate ad abbracciare i vostri amici, accarezzate i vostri gatti”) ma nessuno di loro si chiede come mai ci sono entrati, in FB, pur non avendone mai avuto bisogno.  

qua si insiste con la storia dell'invidia

Qua si insiste con la storia dell’invidia di cui già qualche giorno fa. Adesso si mette a parlare il brizzolato tecnico di macchine supervelocissime. Secondo lui tutta sta storia che il signor S.B. si invita a casa donnine nude e le riempie di soldi e braccialetti e poi – per farle stare buone e zitte – le piazza a lavorare con gli amici suoi, è tutta invidia. “Invidia per la gente che ce l’ha fatta”, dice il brizzolatissimo.

Che poi: invidia?

A parte quello che si è già detto su questo concetto distorto e pretestuoso dell’invidia, poniamo il caso fossi invidioso. Allora, io adesso sono invidioso, giusto? Benissimo. Vuol dire che se lui, l’oggetto della mia invidia, fa il puttaniere, allora voglio farlo pure io. Benissimo. Posso fare il puttaniere? Mah, aspetta un momento che controllo i quattro soldi che ho da parte. Non sono granchè, ma direi di Sì. Del resto da queste parti sarebbe anche legale. Per capirci il puttaniere riesce a farlo chiunque si trovi qualche decina di euri in tasca e una mezzora da spendere. Allora, visto che posso, vado a fare il puttaniere?
No.
E dunque?
Qualcuno a sto punto dovrebbe spiegarmi la mia invidia, perchè io da solo non ce la faccio.     

c'è quell'amico tuo

C’è quell’amico tuo di quando eri bambino che adesso non lo vedi mai, e che un giorno ti aveva detto: non lo dire a nessuno, mi sposo. E tu gli avevi detto Bene! anche se non sopportavi il fatto che quando aveva una ragazza attorno diventava tutto serio e non scherzava, o scherzava come fanno quelli seri, o scherzava in un modo che non era scherzare affatto. O peggio ancora, non si faceva vedere per nulla: Sì Sì ci vediamo, e poi non ci si vedeva mai. Tu non lo sapevi perchè diventava così docile e remissivo, con la ragazza attorno, forse era colpa di lei, che era così severa nello sguardo. Tu non lo sapevi ma ti dicevi Vabbè pazienza, mi accontenterò delle volte che lo incontro senza ragazza attorno. Ma adesso si sposa, porca miseria, quando credi di incontrarlo di nuovo senza ragazza? Poi invece un giorno lo incontri senza ragazza e ti dice che si è lasciato, andiamo a bere una birra che ti racconto. Cosa fai domani? Ci vediamo? Facciamo? Vediamo? Una giostra senza il perno centrale, ti era sembrato in quei momenti, una cosa che non vedevi da anni, e tu che pure fai una vita tranquilla, ti eri perfino spaventato. Poi di nuovo, qualche mese dopo lo trovi con un’altra ragazza, una nuova, te la presenta, perchè deve, li hai trovati per strada, e di nuovo fa la faccia seria, ride alle battute col piglio cauto di chi ti vorrebbe dire per favore non mi far fare figure di merda. Pure lei una faccia seria, e tu  ti sei chiesto se sta cosa della faccia seria è proprio necessaria. Infine, stasera vieni a sapere di nuovo che si sposa, ti chiede al telefono se vieni, anche se sa bene che essendo lontani, è molto difficile, e poi insomma, ci possiamo anche salutare quando scendi. Tu chiudi il telefono pensando che adesso pazienza, non lo vedi più, ma poi in fondo come si dice in questi casi, nessuno scappa al proprio destino, e vorresti scriverlo meglio ma ti viene solo fuori così.  

il problema

Il problema é che sto diventando scemo davanti ai computer, troppe ore al giorno, al lavoro e poi all’universitá, e poi quando torno a casa, e poi per studiare fino a tarda sera, per correggere le enormi cazzate scritte da persone che vai a capire perché riescano a frequentare l’universitá, e poi per telefonare, e poi per… allora cosa succede, succede che quando ho qualche minuto in cui posso evitarlo, di stare al computer, allora posso sedere sul letto guardando la finestra enorme della mia camera, quel minuto libero é bello, ed é bello perché lí fuori, mentre io sono immobile mani sulle ginocchia, non succede niente. Un monitor dove non succede nulla, dove le cose appaiono lontane, dove al massimo ci sono le nuvole, e un foglia… forse, la foglia, perché non é sicuro, piú spesso non c’é nemmeno la foglia,  anzi non c’é proprio nulla, non riesci nemmeno ad indovinare se tira un filo di vento oppure No.

il re è molto più che nudo

Si sono sforzati per anni a combattere le discriminazioni, hanno fatto i cortei, gli articoli, le interviste eccetera eccetera, eppure una certa fetta di estremisti continuava a chiamarli froci.

Poi un giorno muore in un incidente stradale il politico austriaco filo-nazista Haider, e dall’Italia si mandano messaggi di cordoglio (ci mancherebbe altro) ma anche di grande stima e ammirazione. Gli autori sono, fra gli altri, l’europarlamenteare Borghezio, il drittissimo Storace, il capo di Forza Nuova Romagnoli e tanti altri. Dieci giorni dopo il funerale, esce fuori il suo amante giovanissimo, tutto tremante e piagnucoloso, a dire che Haider era il suo uomo, che non erano solo amici, ma che si amavano in un modo tutto speciale. Certe volte anche i cerchi si chiudono, in un modo tutto speciale.

Cerchiamo di essere seri, non prendiamoci in giro

Trent’anni fa veniva allegramente ucciso dalla mafia Peppino Impastato, quindici anni fa Falcone faceva bum! sull’autostrada, e oggi – l’altro giorno praticamente – un professore di chimica che aveva denunciato certe collusioni mafia-amministrazioni locali, lasciato solo dalle istituzioni, si lancia da un ponte e si uccide. In tutto questo Roberto Saviano ancora non riesce a trovare casa ed è costretto a vivere in caserma.    

Ora, diciamo la veritá: chi è che vince? Chi è che costantemente vince? Chi è che vince praticamente sempre? Chi è che vince negli anni? Se dovessero chiederti di puntare su una fazione o sull’altra – a vedere come vanno le cose e come non cambiano lungo i decenni – su chi punteresti? 

Eh? Dai su’, sentiamo.      

E allora dovremmo smetterla di pensare che esiste il Bene e il Male (e quindi che qualcuno dovrebbe vincere), e che alcuni eroi del Bene si martirizzano contro il Male, e che poi vengono uccisi dal Male. Qua c’ è solo da pensare che esiste solo un’immensa colata di merda, dove poi qualcuno si illude di poter identificare un nemico (eccolo lì il nemico! Prendilo prendilo!)  – per esempio la mafia, o per esempio qualcos’altro – e di poterlo addirittura combattere, solo che poi ci sbatte la faccia contro e ci rimane. Però ovviamente è molto importante che nessuno si accorga dell’immensa colata di merda, perchè sarebbe un bel casino, e allora quell’illuso che credeva di poter cambiare le cose viene considerato un mito e celebrato come un eroe, e questa celebrazione conviene a tutti, anche a quelli che le bombe le hanno lanciate.          

E se adesso Saviano non trova casa, se a Casal di Principe i ragazzini fuori da scuola dicono tutti (tutti) che Saviano poteva pure farsi i caz*i suoi, allora a questo punto cosa è vero? È vero soltanto che forse Saviano è un illuso, e anche che chi legge Saviano è un illuso. Non è certo un saggio: è un illuso. Anche quello che si e’ lanciato dal ponte ha lasciato una lettera ai figli dove chiede: non siate troppo idealisti. E poi puoi continuare cosi’, cambiare le gradazioni e dire che chi legge La Casta è un illuso, chi si iscrive ai circoletti di Grillo è un illuso, e poi continuare così diminuendo di gradazione fino ad arrivare al tuo consigliere comunale che copia il permesso invalidi della nonna e se lo incolla sull’auto per parcheggiare in centro.       

E allora l’amica Purci che ieri mi chiedeva se se avevo una qualche intenzione di tornare in Italia, prima o poi. Io non ho una risposta a questa domanda, non sai in anticipo come vanno le cose, epperò se decidi di starci, in Italia, devi avere ben presente il concetto della colata di merda, e sapere che ci vivrai in quella colata, perchè trent’anni fa era così e in trent’anni non è cambiato nulla (anzi), e puoi pure credere che con l’impegno e la buona volontá eccetera eccetera, puoi pure pensarlo se ti fa stare bene, ma comunque i fatti stanno lì belli chiari, rotondi e grossi e puzzolenti di merda.

perchè io valgo (più del mio telefono)

In Italia arriva l’iPhone. Tutti ne parlano. Le tariffe sono scandalose ma la gente sbava ugualmente per la cazzatina Mac. Io invece voglio fondare l’associazione Nokia low cost, ne potranno fare parte solo i possessori di telefono a prezzo minimo. Membri onorari saranno i possessori di un Nokia 3310 ancora funzionante. Il mio purtroppo è defunto da tempo, ma ho scovato un sostituto perfetto qui in Paese Basso pagato circa 19 euro. È bellissimo e ha certi pixeloni grossi e rozzi e quadrati come piacciono a me. E poi insomma va detto: un telefono che costa più di centocinquanta euro è volgare. E’ un gesto volgare comprarlo. Vuoi chiamarlo lusso? Non è nemmeno lusso, perchè più o meno un telefono da 500 euro se lo possono permettere (quasi) tutti. E’ un gesto volgare e basta.

io c'ho sto pregiudizio fortissimo

Io c’ho questo pregiudizio fortissimo per il quale ogni volta che sento una notizia che arriva da Roma storco il naso. Perchè se una cosa succede a Empoli o a Trapani non esce nulla, ma se succede a Roma poi ci sono subito le prime pagine dei giornali. Adesso è la volta della «aggressione fascista» alla Sapienza, che ovviamente sta su tutte le prime pagine. Premesso che una percentuale di pirla che si prende a morsi in testa per questioni ideologiche esisterà sempre (purtroppo) a vedere tutti sti titoli dei giornali, ti viene la curiosità di sapere cosa è successo mai, alla Sapienza di Roma. Cosa è successo?

Niente, hanno spaccato un vetro ad una Hiundai e un paio di graffi nemmeno tanto gravi. Ecco cosa è successo. Uno pensa chissà che, e invece niente. Il povero fotografo arrivato lì non sapeva cosa fare, e allora ha fotografato la Hiundai col vetro rotto da tutte le angolazioni possibili. Ma davvero tutte le angolazioni possibili (uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette). Manco la macchina del ritrovamento di Aldo Moro. Al tizio col graffietto, invece, gli hanno fatto tutto un servizio fotografico che nemmeno una sposa viene immortalata tante volte sullo stesso insignificante particolare (uno, due, tre).