le nuovole di agosto sono le più dolorose

Le nuvole di agosto sono le più dolorose perché non dovrebbero essere lì, eppure ci sono. E sono più dolorose perché a queste latitudini brussellesi nonostante il freddo, le giornate sono ancora lunghe come è giusto che siano in estate. Quindi il pomeriggio all’uscita dal lavoro il buio non nasconde – ancora – la realtà dei fatti. Si potrebbe dire che gli inverni più o meno si assomigliano nonostante le latitudini – è solo una questione di gradi in più o in meno, ma quelli non li vedi, perché è buio ovunque – mentre le estati sono drammaticamente diverse.

Diverse.

Si cammina al ritorno dalle vacanze nelle arie condizionate dei supermercati illuminati dalle luci al neon. Ci si riconosce, noi tornati dalle vacanze, perché indossiamo abbronzature fuori contesto. Mi riconosco negli altri e allo stesso tempo mi ritengo unico in questa malinconia eroica, mentre scelgo la mozzarella, perché questa è abbronzatura causata dal mio sole, di quella mia casa; non invece il sole che – secondo me – ha illuminato le facce delle altre persone, e cioè un sole di un posto esotico e lontano, magari bellissimo, che però non li appartiene. Un sole acquistato assieme al pacchetto dell’agenzia viaggi a mezza pensione. Questa è l’abbronzature del mio sole, mi racconto mentre scelgo le banane, e quindi ho diritto di essere più malinconico di voi. E quindi skippo i brani nelle cuffie fino a quando non arriva il pezzo struggente. E col pezzo struggente passeggio nel reparto detersivi – e la struggenza è totale, perché non mi serve nemmeno, un detersivo.

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C’è la crisi ovunque, ma soprattutto in Italia, ma soprattutto nel Sud Italia, ma soprattutto nei piccoli paesini del Sud Italia.

Epperò nell’arco della stessa giornata ti ritrovi a fare un giro sulla costa, con persone che lo fanno spesso – mentre tu No; nel pomeriggio un caffè al mare e quindi un giro in motocicletta con il mare sempre da un lato. Tanta gente ammollata sulle sedie dei tavolini dei bar, che parlotta mettendo impilando gli smartphone sul pacchetto di Marlboro. Poi dopo un salto in gioielleria a scegliere un regalo; poi si beve qualcosa in piazza osservando i vecchi che contano i minuti sulle panchine. Sei a cena ospite in un ristorante coi calici di cristallo. Più tardi passi da una festicciola in una grande villa vicino al mare, però più piccola di quella dove poi vai a dormire.

Sono questi i momenti – ti viene da pensare – che un po’ ti senti un coglione.

geniacci che non siete altro

Ma certo! Se il numero dei maturati con cento e lode é il doppio in Puglia rispetto alla Lombardia, e se in generale al Sud sono molti di piu’ che al Nord é perché noi giú c’abbiamo certe capocce che non avete idea. Certo! Ma scherzate? Ma scusa, noi siamo attaccati alle tradizioni come cozze allo scoglio, no? E se siamo vagamente rammolliti, vagamente mammoni, vagamenti mafiosetti come cultura, allora sta cazzo di cultura dobbiamo instillarla sin da subito nei nostri giuovani. Quanto siete bravi, dobbiamo dirgli a sti bambini che ci cresciamo in casa. Bravi, siete. Mangia le polpette, bravo che sei. E se le mamme fanno pressione psicologica sugli insegnanti per averci il 100 e lode, é giusto che gli insegnanti cedano a queste pressioni, altrimenti come facciamo a insegnare la vera vita a sti maturandi? Se esistono differenze sociali fra gli studenti, é giusto che gli insegnanti ne tengano conto, penalizzando sistematicamente i poveracci e favorendo simpaticamente il figlio del sindaco. Ma scherzate? Li’ fuori c’ é tutto un mondo di favori e minacce velate e simpatica corruzione chiamata amicizia, ed é giusto che ci si prepari adeguatamente. Mica si puó diventare improvvisamente inseriti nella cultura predominante. Bisogna entrarci passo dopo passo. Meglio cominciare da giovani.    

avendo ritrovato una connessione internet

Ho trascorso un paio di giorni in uffici postali e demografici del mio paesello, facendo la fila fra i pensionati panciuti e sudati e abbronzati e solcati in faccia che si trovano solo da queste parti. Il pensionato da queste parti è quasi sempre panciuto. Moltissima gente da queste parti è panciuta. La percentuale di obesi qui è davvero elevata, essendo il cibo praticamente l’unico piacere che si può alternare alle fatiche del lavoro. I pensionati in fila all’ufficio postale si sfanculano in allegria, grugnendo minacce sterili e solenni. Sti pensionati in cannottiera e ciabatte sono tutti incazzati, e si fanno accompagnare da nipoti di dieci anni a ritirare la pensione, mentre il nipote – così giovane già con la faccia incazzata – gioca tutto il tempo con i pollici sul telefono cellulare.  

Io continuo a pensare che non si può trascorrere una vacanza in un posto che conosci così bene. Passo il tempo a salutare personaggi che per me sono assolutamente sconosciuti, non so niente di loro, della loro vita e dei loro luoghi: so solo che li devo salutare ogni estate ed ogni natale. Cosa fate, come vi chiamate?      

Io e il Cuggino Rasta siamo seduti al tavolino di una trattoria sul mare, bruciati dal sole aspettiamo le nostre linguine alle cozze, quando dietro di noi una famiglia al completo decide di posizionare il loro bambino più piccolo – avrà avuto dieci mesi – sul tavolo,  a un metro da noi, giusto di fianco al pane, e poi di aprire il pannolino pregno di cacca lì davanti a tutti, e poi di spruzzarlo di borotalco, che l’odore del borotalco misto a cacca di bambino dovete sapere è proprio quello che ci vuole prima di un piatto di linguine alle cozze.     

I pensionati sono incazzati, ma più in generale sono tutti incazzati, c’è questo sole assassino che ti costringe ad aggrottare la fronte e a creare una espressione di perplessità e arrabbiatura che poi col tempo ti rimane stampata in faccia. Osservo le persone che fanno la fila con me negli uffici postali e penso che se li incontrassi in Paese Basso, anche senza ascoltare l’accento capirei immediatamente che vengono dal mio paesello, o almeno da un posto qui vicino. E certe volte quando trovo la mia immagine riflessa in un vetro noto la stessa espressione anche sulla mia faccia. Il Salento è così, è aspro, poi possono dire quello che vogliono per ragioni turistiche, ma aspro è il clima e aspra è la gente, ed è anche per questo che poi ci adattiamo a vivere ovunque.         

Il Cuggino Rasta è al meglio di sè in questi giorni, il solito distributore seriale di saliva. Tutte le ragazze sono innamorate di lui e lui si concede poco e poi subito sparisce, alla ricerca spasmodica di una nuova esperienza, che di solito arriva verso le cinque della mattina, quando ha finito le parole e le Heineken, e allora non sapendo cosa fare per continuare la serata si getta sulla prima che passa, che puntualmente si dimostra disponibile nei suoi confronti.           

Il Cuggino Rasta sta scrutando il mare seduto sulla spiaggia, ci sono onde increspate e un cielo pulito. Il Cuggino si porta una mano sugli occhi per farsi ombra. Scruta l’orizzonte, poi indica con il mento un punto in mezzo al mare e dice:        

« La vedi quella con il costume bianco? »           
« Sì » dico io.            
« Quella lì, anni fa, devi sapere che… »            

Eccetera eccetera.

E poi gli spiego che la cosa si fa preoccupante, se di vittime ce ne sono così tante in giro che comincia a vederle dappertutto, anche fra le onde del mare. Lui scuote la testa e poi ride, anche se poi la sera stessa cadrà nuovamente nel paradigma di cui sopra: cinque della mattina, Heineken, un modo per continuare la serata.                  

Una mia vecchia amica mi dice che ha mandato un sms al suo ragazzo “per farlo incazzare” ma dopo aver visto che lui non si è incazzato, ci è rimasta male. Questa cosa è molto molto italiana. Molto femmina e molto italiana.             

Nel frattempo io mi proclamo vecchio, la gente ride ma io mica scherzo. Torno a casa alle due di notte e mi dicono vecchio, poi vengo a sapere che hanno fatto le sei e se la differenza di queste quattro ore è davvero tanta, allora vuol dire che sono proprio vecchio. Però ancora non ho capito se per gli altri essere in vacanza significa anche stare soli. Per me è fondamentale stare da solo. Certe volte me lo chiedo, siete in giro a parlare e parlare per tutto il giorno e per tutta la notte, non siete mai da soli. Come fate? E il silenzio? E un libro? Come fate senza un libro? Come fate senza il silenzio? Sono proprio vecchio, sono.

anche quest'anno

Anche quest’ anno si torna nel Salento per le vacanze. Parto fra qualche ora da Amsterdam. Intanto qui è una calda giornata piovosa, il sole si intrufola fra le nuvole e fa brillare i goccioloni di pioggia. Le lepri del giardino intorno a questo edificio hanno figliato, e piccoli leprotti stendono la pancia sull’erba. Stamattina lungo la strada che mi porta al lavoro, ho dovuto fermare l’auto per fare passare un esercito di oche selvatiche (come queste) che credevo di aver visto in una copertina del piú bel libro libro di Konrad Lorenz, e invece non erano proprio quelle, erano altre.  

Io vagabondo che son io, manco dal Salento da dicembre, e se vogliamo dirla tutta tutta tutta, ma proprio tutta, il Salento non mi è mancato. Allora questo significa che non vuoi tornare? No, questo significa solo che non mi è mancato. Poi sarò contento di esserci, se la sera girerá quel vento di Agosto che conosco bene, e se mi troverò ad ascoltare le stesse parole dalle stesse (poche) persone che mi interessano, e che poi alla fine ti fanno sentire a casa. La vacanza dovrebbe essere un posto nuovo e sconosciuto, dove non c’hai da salutare nessuno e dove ti puoi fare la passeggiata senza sapere cosa c’è dietro l’angolo. Mi prometto di andare in quei pochi posti dove non so – o dove non me lo ricordo bene – cosa c’è dietro l’angolo.   

Ci si sente da un paio di migliaia di chilometri piú in giú.

insomma stavo riflettendo

Insomma stavo riflettendo sul discorso di Bossi che al Nord non vuole gli insegnanti del Sud, e riflettendo riflettendo alla fine mi sono trovato inaspettatamente d’accordo con questo principio.

Ho pensato, almeno fino alla scuola media, un ragazzino è giusto che si trovi davanti un professore che parla come lui, che conosce le stesse strade, che si ricorda quando lì una volta era tutta campagna. Con tutta sta globalizzazione che tanto non si scappa, almeno qualche anno di radicamento nel territorio non è poi cosa malvagia. Ma questo vale per tutti, non solo al Nord. Se ci metti che i ragazzini si sbroccano davanti a MySpace e ai giochini online con gli skaters del Wisconsin e imparano a memoria le parole delle canzoni di qualche rapper temporaneo, capisci che almeno qualche anno di tranquillità è importante. Eppoi, i professori della scuola pubblica sono mediamente svogliati e frustrati, e se non lo sono all’inizio poi dopo lo diventano con gli anni: allora perchè costringere i ragazzini del Nord ad associare così presto gli accenti e le cadenze meridionali con la frustrazione e l’inefficienza? Anni dopo, ai test di ingresso delle Università, si troveranno tanti freschi mediterronici ad occupare tutti i primi posti delle graduatorie (ricordo un inviperita figlia di dentista bolognese che adduceva la colpa della sua incapacità di entrare ad Odontoiatria alla Calabria) così come nella mia Bologna siamo stati tutti salentini e siciliani nelle prime posizioni.  Ecco Sì, sono d’accordo.

Detto questo, Bossi è uno che si inventò una laurea che non aveva preso per fare bella figura con la moglie, bisogna sempre fare i conti con lui nonostante il suo diploma della Scuola Radio Elettra: storie come questa ti costringono a rivalutare il concetto stesso di genio. E se si pensa ai tanti brillanti laureati che ammuffiscono nei dottorati, sperando in chissá cosa, si capisce che non sto mica scherzando.