fossi abberlusconi

Fossi Abberlusconi, e fosse il mio obiettivo non quello di vincere le elezioni con la maggioranza relativa ma di ottenere una percentuale abbastanza alta da tenere la maggioranza per le palle, fossi abberlusconi dicevo, io ci andrei ogni sera a farmi solleticare i piedi da Santoro e Travaglio.

Tutti hanno ottenuto quello che volevano.

Entriamo nella testa di Santoro-Travaglio:

Grazie addio, abbiamo fatto il botto di auditel. L’anno prossimo con Bersani premier non ci capiterà’ un’altra opportunità’ del genere. Pero’ abbiamo il precedente, e potremo negoziare benissimo i nuovi contratti.

Entriamo nella testa di Abberlusconi:

Grazie addio, quelli mi hanno invitato. E cosi ancora una volta – per quanto impresentabile sia – sono stato presentato come l’alternativa ad un mondo fatto di Travaglio & Santoro & Vauro. Grazie addio che esiste Vauro, grazie addio che non cambia le sue camiciole cubane, grazie addio che Travaglio mantiene quel suo modo di raccontare le cose come una maestrina acida delle medie che corregge i compiti di un coglione. Quelli mica lo sanno quanta gente solidarizza e si immedesima nel coglione torturato. Quelli mica lo sanno quanta gente piuttosto che sentirsi dalla loro parte, sarebbe pronta a sentirsi dalla parte di chiunque, perfino – e sottolineo perfino – dalla mia parte. Grazie addio che invece tutto questo lo sanno, e che li convenga molto di più  dell’ignorarmi completamente.

No guardate c’è un’inesattezza tremenda in quello che si racconta: non è che i mercati hanno paura di Berlusconi, non è che la stampa estera ha paura di Berlusconi.

I mercati e la stampa estera hanno paura degli italiani.

Ché se Berlusconi avesse deciso di candidarsi altrove, non ci sarebbe stata per lui nessuna speranza di raggiungere il 2% . (Ma siccome si candida in Italia…)

queste classifiche

Queste classifiche sulla qualità della vita in tutti i Paesi del mondo dicono sempre le stesse cose, anche questa classifica su dove sarebbe meglio nascere dice pure lei le stesse cose, e in stavolta dice che sarebbe meglio nascere in Svizzera.

A parte il fatto che non invidio per niente chi è nato nei Paesi delle primissime posizioni, a parte il fatto che il Belgio sorprendentemente si piazza benissimo addirittura sopra la Germania, a parte la conferma che i giapponesi stanno mediamente malissimo, ricordo ancora una volta questa frase che per tre anni ho avuto sulla scrivania nel mio purgatorio in Paese Basso:

In Italia, sotto i Borgia, per trent’anni hanno avuto guerra, terrore, assassinii; ma c’erano anche Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia e che cosa hanno prodotto? Gli orologi a cucù.”

Harry Lime (?)

distacco dal paese reale #2

Si e’ gia’ scritto qualche post piu’ sotto del blog Solferino 28 di Corriere.it dove vengono raccontate storie di ragazzi e mondo del lavoro. Se ne e’ scritto non perche’ queste storie siano particolarmente interessanti (alcune lo sono) ma quanto piuttosto per come i giornalisti “giovani” scelgono e trattano queste storie.

Nel senso (e lo ripeto): questi sono giornalisti “giovani” che nella maggior parte dei casi hanno avuto una vita professionale comoda e lineare, senza spostarsi troppo da casa, senza particolari tribolazioni, e cosi’, appena leggono la storia di un ragazzo normale, considerano questa storia “straordinaria”. Il loro meravigliarsi offre una misura di quanto sono fuori dal mondo.

L’ultima prova e’ in questo articolo, dove la giornalista racconta la storia di Tommaso, architetto di 30 anni. La sua storia in breve: laurea con il massimo dei voti, due anni di lavoro in Marocco, poi lavoro Londra, prima in uno studio, poi in un altro.

Scrive la giornalista: “una storia che ha dell’incredibile“.

Ora, senza cominciare il solito pippone su quanti mila ragazzi nelle stesse identiche condizioni vedo ogni giorno, che hanno fatto quasi lo stesso, oppure di piu’, e di quanti ne so in giro a fare altrettanto, mi basta leggere la biografia della giornalista che ha scritto l’articolo:

Sono al Corriere da sei anni e da allora resto la giornalista piú giovane del giornale. Anche se il primato ormai scricchiola. Ho compiuto 29 anni a maggio, scrivo nella redazione spettacoli e sono felice di fare un lavoro in cui ogni giorno puo capitare qualcosa di diverso e inatteso. Spesso é anche qualcosa di bello.

Ora, Chiara, qui non si discutono le capacita’ e i meriti. Pero’ se sei nata appena dietro l’angolo di Milano, hai cominciato a lavorare a Milano appena laureata alla prima testata giornalistica italiana, e dopo 6 anni sei ancora li’, sei tu la storia “che ha dell’incredibile”, non chi va in giro cercando un buco in cui infilarsi.

in un Paese

In un Paese dove ci sono molti corrotti e corruttori conclamati, e dove ci sono moltissimi che protestano contro corrotti e corruttori ma che se poi si trovassero nelle condizioni giuste farebbero lo stesso, e cioé sarebbero corrotti e corruttori pure loro, vogliono combattere la corruzione con una legge anti-corruzione.

Propongo allora una legge anti-autunno, perché comincia a far freddo e non mi va che venga l’autunno.

ciao nicole minetti che sfili con il costume girofica

Ciao Nicole Minetti che sfili con il costume girofica per promuovere l’economia italiana.

C’era bisogno di chiedersi se eri disponibile sessualmente per Abberlusconi? No, dico, era questa una domanda per un maschio qualsiasi con un minimo di passato di vita su questo pianeta terra? Perché un maschio con un minimo di passato di vita su questo pianeta terra conosce benissimo quello sguardo lì. Quell’espressione lì. C’è mica bisogno di essere presidenti di qualcosa per aver incontrato in vita quello sguardo lì, quell’espressione lì. Per chi conosce quello sguardo, pare inconcepibile che tu davanti a qualsiasi richiesta, abbia potuto pronunciare qualcosa del tipo:

“No”.

Tu, maschio: immagina un “togliti quella cosa che hai addosso”. Immagina lo sguardo. Immagina il No. Inconcepibile.

Qua sul pianeta terra (e non nei piani alti dove vivi tu) quello sguardo lo puoi incontrare di solito abbinato al corollario “e adesso chissà cosa penserai di me”.

volevasi segnalare: Sofie a Brussélle

Sofie e’ una studentessa belga fiamminga che con una telecamera nascosta ha registrato gli insulti a sfondo sessista e le avances che ha ricevuto camminando per le strade di Brusselle.

Non era sua intenzione stimolare il sentimento razzista – ha dichiarato – pero’ “un fatto è incontestabile. Quando si passeggia per Bruxelles, nove volte su dieci gli insulti provengono da stranieri“.

I fatti incontestabili, purtroppo, non possono essere discussi sul serio perche’ viviamo in un’epoca di fascismi ideologici. Ma per chi vive davvero in societa’ multiculturali, questi sono fatti clamorosi e incontrovertibili.

Tra l’altro il fascismo ideologico ci impedisce anche solo di avvicinarci, al concetto di razzismo, inteso come il riconosciemento di differenze innate di razza. Il concetto viene negato a priori, e quindi siamo tutti qui alla finestra, il mento fra le mani ad attendere che qualcosa cambi.

Ne riparliamo fra dieci anni.