mi è capitato di

Mi è capitato di rincuorare spesso, in questi giorni. O almeno provarci. Pacche sulle spalle e discorsi che tanto non vengono ascoltati. Poi invece c’è una domanda che se la poni – a chi si lamenta e si dispera – un po’ funziona:

Vorresti essere qualcun altro, fra le persone che conosci direttamente? Con chi faresti davvero a cambio di vita – ma davvero e per sempre?

Non si tratta di prendersi una cosa a scelta dagli altri – un affetto una casa o dieci centimetri di statura. Si tratta di prendersi tutto senza sconti. E quindi anche abbandonare tutto. Se la domanda la faccio a me, non viene in mente nessuno.

Ma anche se vi fate la domanda e dovessero venirvi in mente due persone, be’ cazzo, vi rendete conto che vi siete classificati al terzo posto delle migliori vite possibili?

la verità è che già provo imbarazzo e schifo

La verità è che già provo imbarazzo e schifo per i festeggiamenti che presto arriveranno quando quello cadrà. Perché in ogni caso – e comunque la si voglia vedere – quello è stato qui fino a oggi. Fino ad oggi.

 

Se cade è a causa di eventi enormi, condotte eclatanti, puttanai strabilianti. Questo significa che uno leggermente meno incline ad eventi enormi, condotte eclatanti, puttanai strabilianti – uno così ma leggermente più presentabile – avrebbe potuto continuare a guidare quel paese. Ci sono quelli che non lo difendono più a causa di eventi enormi e condotte eclatanti, ma dategliene uno appena appena meglio e se lo faranno bastare. Difenderanno quello. Adesso non difendono questo ma saranno prontissimi a negare insabbiare minimizzare rovesciare per difendere quello nuovo. Il paese che resta è intriso da gente del genere.

 

Ecco perché non ci sarà niente da festeggiare epperò festeggeranno lo stesso. Ci sarebbe da stare in silenzio come davanti ad una bara poco prima della tumulazione ma loro festeggeranno lo stesso.

 

E per quanto potrete godere, per quanto potrete sentirvi resistenza, per quanto potrete sentirvi liberati, lui – oggi – ha il 26 per cento. E voi No.

ho ancora

Ho ancora un'abbronzatura indecente sulla faccia, che morirà lenta sotto ste nuvole brussellesi. Sento la melanina delle guance che si chiede Ma Cosa Cazzo e' Successo?

 

Mi innamoro dei sassi, l'ho già detto, questa è una cosa molto pericolosa. Certe volte immagino di indossare un morso metallico come quello che si mette in bocca ai cavalli – che tira sotto la lingua e li fa frenare – ma è una metafora che se non hai mai messo le mani dentro la bocca di un cavallo, allora non si capisce.

 

Le canzoni degli Strokes al solito cominciano bene, pulite pulite, poi finiscono in caciara. Vorrei un disco delle canzoni degli Strokes troncate al primo minuto.

 

La mia guerra contro l'infighettimento coatto a cui sono sottoposto ora che faccio parte della metà quasi benestante del mondo – mentre tutto il resto sprofonda? – segna due nuove pesanti sconfitte: avrò un insegnante personale di franscese (io volevo una classe, porcamiseria, una classe, e gomito a gomito a prendere appunti con gli altri come a scuola) e un telefono di quelli che si tocca lo schermo e che però non ho mai chiesto. Era sulla scrivania stamattina. Se lo do indietro poi sembro che faccio la parte di quello che da indietro i telefoni che si tocca lo schermo. Ecco perché torno a casa dal lavoro e mi travesto da pazzo per andare al supermercato.

 

Colleghi perché mi chiedete delle vacanze? È come quando dici Come Va? È come chiedere Plans for The Weekend? È domanda tanto per domandare che io proprio non sorreggo. La mia risposta è sempre: lo vuoi sapere davvero? La gente si sorprende, la gente. Lo vuoi sapere davvero? Non te lo dico. Anzi te lo dico: vieni a vedere le cartoline che mi sono appiccicato al mio tavolo e crepa di invidia. No No aspetta non andare via che ti racconto TUTTI i particolari. Ti racconto il tramonto, di sto cuore che necessita morsi da cavallo e delle olive e del caldo. Crepa. Plans For The Weekend? Che cazzo ne so. Sai qual'è il problema di ste domande? Che sembra che la gente viva in galera, a pensare alle Vacanze e ai Weekends. Lo dice pure la compagnia telefonica, Life is Now, porcamiseria. Plans for the Next Five Minutes? Sorridere di nuovo alla signora che pulisce i cessi. L'ho fatto una volta, ne è stata riconoscente, mi cerca sempre con lo sguardo, anche perché io sono uno di quelli che quando lavano il pavimento poi cammina sui talloni ché si sente troppo in colpa. Scrivo sempre le stesse cose. Non sembra ma sto quasi bene. Scrivo sempre le stesse cose, ma tanto voi mica siete sempre gli stessi no? Corsi e Ricorsi storici. Chi lo diceva? GianQualcosa Vico. Si vede che ho fatto il liceo.  

dunque, due punti

Se alla nuotatrice ora piace un altro nuotatore oppure No, è poco importante. Perché tempo prima quello stesso nuotatore stava con un'altra nuotatrice. A me fa pena e tristezza a prescindere.

 

Questo comportarsi da femmine da branco, e da maschi da branco. Fai parte di un branco, quindi te lo scegli nel branco. Vi rendete conto quanto poco speciali siete l'uno per l'altra? E quanto invece siete misera coincidenza? Come sul lavoro, come a scuola, come in tutti i gruppi umani, come come come. Non so se mi spiego. Glielo avrei pure spiegato alla collega che prima manco sapevo come si chiamava, prima manco mi cacava, poi un giorno mi vede sudato in palestra e da allora me la trovo sempre appollaiata a fianco. È che bisogna piacersi da lontano porcamiseria. Piacersi da vicino, che cazzo di palle. Non è piacersi: è praticità.

 

È disinteresse verso i dettagli. Mi viene il sangue alla testa se la gente si disinteressa ai dettagli. È incapacità di rompere il vetro (spoiler per post che devo scrivere e che mi trascino da tempo) e mettere la mano oltre e afferrare quello che ti preme.

 

Io questo agosto se vi trovaste a venire in macchina con me, vi accorgereste che ascolto Mezze Stagioni degli Ex Otago e mi struggo pescando in giro (quelli che sono per me) inediti di Troisi. Un giorno che avrò una casa con un corridoio, ci metterò la foto di Massimo. Io questo agosto festeggio l'anniversario di un anno di insonnia, sono diventato uno che corre tantissimo fino a scoppiare, ho sostituito definitivamente il pane con il riso, mangio spesso salmone crudo e compro cibarie costose che poi mi scadono in frigo perché sono distratto.

p.s. ehi, ma io ho una categoria del blogghe che appunto si chiama "mezze stagioni", inaugurata molto prima di sto disco, che se uno fosse affezionato lettore potrebbe cliccarci sopra e fare un tuffo nel passato leggendo un me stesso d'annata.

e quindi la domanda era

E quindi la domanda era:

 

Dovrei correre via e buttarmi a bocca aperta su di un prato? Addomesticare una zebra e girare i paesini suonando un campanaccio colorato di rosa? Scrivere poesie appoggiato sulle cassette della frutta con indosso un saio e una collana di cipolle? A questo punto mi rispondo di No. 

 

E perché?

La risposta è troppo semplice: perché vivo in questo mondo. E in questo mondo dove vivo, la gente lavora più o meno ogni giorno. Non è conformismo. È per vivere in questo mondo. Lasciamo perdere per un momento che esiste il bisogno di farlo. La gente lavora, e respira i luoghi di lavoro, le metropolitane e gli aeroporti e i bar per prendere un panino e le storie dei colleghi che chissà da dove cazzo vengono. Ve la immaginate la solitudine del figlio del Sultano del Brunei? Non è bla bla bla, dico seriamente: ve la immaginate? Lui che si sveglia la mattina e c'è un mondo intorno a lui che lavora –insomma, la gente normale – e lui No. Ci sono i film, le canzoni e i libri che parlano di gente normale e lui No, non è normale. Lui è escluso dai suoi milioni. 

 

Ah ma è facile dire che non vuoi essere il figlio del Sultano del Brunei, visto che non PUOI essere il figlio del sultano del Brunei. Si ok, ma ci sono tanti modi per escludersi dalla società. Per esempio una si può fare suora. O scegliere un lavoro di pochissima responsabilità. O fare l'eremita. O scegliere piccoli gruppi di opposizione sterile e autoreferenziale. 

 

Ma è un mondo capitalista di merda!

 

Forse Sì. Non lo so. In ogni caso non ho vissuto in altri mondi per fare il confronto. In ogni caso, se quello che vedo non mi piace, posso cambiare i tre metri quadrati intorno a me. Li posso addolcire. Li posso avvicinare per quanto possibile alla mia idea di mondo non-di-merda. Se poi riesco a crescere – in questo ipotetico mondo capitalista di merda – i tre metri diventano dieci, e poi venti e poi eccetera. Tutto in funzione di quanto vale la mia voce. Se invece dico: questo è un mondo capitalista di merda, e mi rifiuto di scenderne a patti, ecco lui andrà avanti anche senza di te. Quindi – in ogni caso – sempre meglio essere dentro che essere fuori.

 

Non avessi sti tre decimi di febbre, giuro, mi spiegherei meglio.

e mccartney è vivo

Ah comunque, ai complottisti sulla questione Bin Laden (quelli che “le cose non sono andate come ce le raccontano”) non si dovrebbe rispondere con l'anticomplottismo (“le cose sono andate esattamente come ce le raccontano”) ma più semplicemente con un: le cose sono andate "più o meno" come ce le raccontano, e tu complottista se alzi il dito per far notare che qualcosa non sarà andata proprio così, ecco io quel dito te lo spezzo, perché è ovvio – babbeo – che non puoi sapere tutto tutto tutto.

 

Te lo immagini un mondo dove tutti tutti tutti sanno tutto tutto di tutto?

 

Ti pare possibile? Adesso perché c'hai twitter pensi che puoi sapere tutto tutto tutto? Noi oggi a differenza di prima sappiamo di non sapere (cit), e a differenza di prima la verità parziale che ci offrono ci arriva alla velocità della luce, e la possiamo pure commentare. Ecco, riassumendo: la differenza rispetto a prima è che posso scrivere ste scemenze sul blogghe.

volevasi segnalare

Il nonnino Sartori che spiega che non si puo’ dire No alla guerra per il petrolio e pure No al nucleare. E dice pure – e c’ha ragione – che in Giappone si e’ trattato di un disastro sismico, non atomico.

 

E aggiungo io: la questione e’ davvero il sisma. Se per esempio fosse avvenuto in Italia lo stesso sisma, con le case che ci sono in Italia sarebbero morte centinaia di migliaia (qualcuno dice pure milioni) di persone anche senza averci centrali atomiche. E il disastro sarebbe stato anche in quel caso “sismico”, non certo “architettonico”.

 

Non e’ una questione tecnica che sono autorizzati a parlare solo i tecnici, e’ una questione di logica.

 

Ovviamente il disastro in Giappone non dimostra che l’atomica non e’ sicura al 100% (gia’ si sapeva, eh) ma dimostra che per avere dei rischi concreti serve avere nello stesso momento e luogo centrali nucleari vecchie di quarant’anni, il terremoto piu’ forte di tutta la storia, e un oceano davanti a te capace di generare un maremoto. Quindi – usando la logica – l’evento dimostrerebbe tutto l’opposto, e cioe’ la notevole (relativa) sicurezza del nucleare, piu’ che la sua pericolosita’. Poi uno dice: e vabbe’ la Merkel allora? Quelli sono tedeschi, sono precisi, e adesso rallentano pure loro sul nucleare, che sono tedeschi e precisi. Si ok, ci sono le elezioni pero’ in Germania, e pure da quelle parti come si dice, ha da passa’ la nuttata.

per esempio

Per esempio crescendo ho scoperto che viaggiare non mi interessa troppo. Mi dicessero oggi vuoi andare un mese in Peru’ a conoscere i locali e mungere le capre locali e viaggiare nelle campagne peruviane, a guardare negli occhi i locali, intuire l’importanza immensa delle loro tradizioni eccetera eccetera direi probabilmente di Si’, ma senza troppo trasporto.

 

Non credo sia pigrizia.

 

Dipende dal fatto di sentirmi ogni giorno in viaggio, da anni. E la scoperta, intesa come concetto astratto – la Scoperta con la s maiuscola – quella mi sento di farla ogni giorno, e mi sazia ogni giorno. Pure troppo. Mi viene quasi la nausea.

 

E quindi mi dicessero oggi ti piace viaggiare direi ovviamente di Si. Mi dessero piu’ tempo per rispondere pero’, aprirei parentesi infinite sulle cose che vorrei fare molto prima di viaggiare. Tipo straziarmi di passione per qualcosa qualcuno di estremamente bello che ho dietro casa, qualunque sia la mia casa.

 

Pero’ crescere – ecco cosa volevo dire dall’inizio – significa capire che ci sono cose che non ti interessano tantissimo, ti interessano abbastanza, e quindi non ti caratterizzano come persona, ma sono cose che pero’ “vorresti che ti piacessero” perche’ suona bene. Cosa ti piace? Viaggiare. Suona bene.

 

Tipo come quando avevo sedici anni, e per due mesi sono andato in giro a dire che mi piaceva l’acid jazz. Che musica ti piace? Mah – rispondevo – l’acid jazz. Suonava bene. 

volevasi notare

Leggo che a Sanremo hanno fatto uno sketch su B. e Fini ridacchiando sulla questione delle zoccole, e allora hanno chiesto che per par condicio facessero uno sketch pure su quelli dell’altra parte. Alle volte la comunicazione ha le sue finezze. Primo punto: quelli che fanno gli sketch lavorano soprattutto grazie a B. Secondo punto: invece di fare uno sketch su quelli “dell’altra parte” hanno fatto uno sketch su Saviano e Santoro. Il che equivale a instillare dentro le cervella di dieci milioni di persone che quelli “dall’altra parte” siano un presentatore e uno scrittore coraggioso dall’aspetto un po’ cosi’, entrambi ricchi sfondati. Dieci milioni davanti alla televisione. Hanno scherzato con le zoccole, e instillato l’idea che se non ti piace quello delle zoccole (di cui comunque ah,ah, ridiamo) dall’altra parte ci sono un giornalista che canta bellaciao e uno scrittore tenebroso con la barba di due giorni. Quindi il nulla. Dieci milioni, eh. L’altro giorno in piazza c’erano – volendo stare larghi – un milione di persone. Chi protesta di questo? Nessuno. Bravi. Preparate la prossima manifestazione. 

troppi giorni senza postare su B.

Ma guarda che leggere queste cose sulle zoccole di B. e’ utile. Per esempio ti offre la conferma che un certo tipo di femmina se la fa con un certo tipo di maschio – e che ad un certo tipo di maschio piace proprio quel tipo di femmina, e non un’altra, fra tutte quelle che potrebbe avere.

 

Una volta di piu’ ottieni il permesso di tirare una linea per terra e affermare che Si cazzarola, ci sono gruppi di persone diverse, e non vi permettete di dire che siamo tutti uguali. Non e’ una questione di superiorita’ morale, non e’ che mi sento superiore moralmente (proprio per niente : guardo i film su megavideo e guido un’automobile nel 2011, io) ma e’ proprio diversita’ antropologica. Come faccio a spiegare ? Quella diversita’ dei messaggi con le kappa, per esempio. Siamo cani di razze diverse, ci puzza il culo in modo diverso, proprio. Se ci incontriamo per strada alziamo la coda e ci annusiamo, e quando il culo dell’altro ci sussurra « kappa kappa kappa », passiamo avanti.

 

E comunque, il premio berlusconiano di ferro va dato a quello che si e' fatto arrestare ad Arcore e poi fotografare al rilascio. Se c'era un modo di racimolare qualche consenso per B. in questi giorni, era proprio mettere sotto i riflettori un manifestante con la faccia cosi', vestito cosi, e coi capelli cosi'. Talmente perfetto che neanche con un casting di tre anni ne avresti trovato un piu' adatto. 

il duemilaedieci

Il duemilaedieci è stato un anno che non ci credi. Quindi come minimo è servito a insegnarmi sta cosa semplice semplice: anche se non ci credi, NON vuol dire che invece poi.

 

Cosa voglio per l'anno nuovo? Non me ne frega niente di chiedere il possibile: voglio l'impossibile.

 

Io che continuamente faccio e disfo valigie vorrei avere tutte le persone di cui mi importa a distanza di massimo dieci chilometri da me. Senza internet di mezzo, li voglio proprio a dieci chilometri da me. Alcuni raggiungibili in bicicletta. Includendo anche tutte le persone interessanti conosciute in posti lontani e diversi fra loro. Tutti vicini li vorrei. E poterli vedere così di frequente da poter citofonare senza preavviso, sedere sul divano e non dire niente – oppure al massimo qualcosa del tipo “vuoi un amaro col ghiaccio?” “dai sì”, e poi silenzio.

appunti per il futuro

Appunti per il futuro: le persone stanno bene insieme non per gli interessi in comune, le affinità caratteriali eccetera eccetera. Voglio dire, è ovvio che sia così, ma queste affinità le metti proprio all'inizio. Voglio dire, se ti vedo il jeans tempestato di swaroski io intuisco che è meglio lasciar perdere, e quindi il pensiero non mi sfiora neanche.

 

Ciò che conta davvero è quanto vuoi mettere in mezzo, quanta parte di te metti in discussione – nel mezzo. Non deve essere per forza Molta. Ne può bastare Poca, però deve esserci sintonia su questo punto.

 

Spio le parole di coppie sedute ai tavoli vicini, che si fanno domande laterali e rispondono con frasi formali – osservo tutta sta distanza gelida ma confortevole e penso: ecco, loro sono d'accordo sul Poco. Ovvio che personalmente tiferei per il Molto, perché poi con il Molto riesci a livellare differenze minori, e superare saltellando le pietre incontrate sul percorso. A perdonare le cazzate fatte e accettare le inevitabili privazioni. Però il problema è che bisogna essere in due, a decidere per il Molto, e nello stesso momento.

 

Perché è pure un problema di sincronismi, per la miseria.

a roma

A Roma le ragazze rom sfoggiano la mammella e allattano il bambino in metropolitana. Tengono il bambino con una mano mentre con l'altra premono il pulsante della biglietteria automatica al posto tuo. Quindi ti chiedono un contributo per il lavoro (svolto benissimo, peraltro) di spingitrici di pulsanti di biglietterie automatiche. Io però fossi in loro mi sputerei sul dito per rendere più conveniente il servizio (cioé se non vuoi lordarti della mia saliva dammi venti centesimi). Ma comunque.

 

A Roma mangio pizze. Tre in un giorno. E pilucco gelati camminando verso piazza Navona e penso che sta città è una fantastica segregazione fra privilegiati e formiche, ed io conosco solo formiche mentre potrei solo immaginare chi sono gli eletti. Però c'è il vantaggio che con la mia coppetta di stracciatella passeggiare vicino all'enormità di piazza Venezia diventiamo di colpo uguali io le formiche e i privilegiati. Con la differenza che io poi dopo prendo la metropolitana. Una livella della bellezza, praticamente.

 

Non ascoltavo un clacson da mesi. Poi sono venuto a Roma. E poi pensavo che un turista per spiegargli Roma, e quindi l'Italia, e quindi noi tutti che ci siamo nati in Italia, devi portarlo a vedere i semafori pedonali di certe zone periferiche con l'arancione che dura un'enormità. Questo arancione lunghissimo che non vuol dire né No, né Sì: è un limbo, vuol dire Fai un Po' Come Ti Pare, epperò stacci attento.

 

Il paesello all'arrivo è ventoso e lugubre, foglie volano via vorticose. Chiamo una persona al telefono che tossisce, stava dormendo; ne incontro un'altra per strada che si è appena svegliata. Sono le quattro del pomeriggio.

 

E pensavo, finirà con l'indifferenza, altro che razionalità e anti consumismo. C'è stata una lunghissima fase di viva il Natale coi suoi strascichi tossici fino ad oggi, e un ondata di reazionaria di Affanculo il Natale. Ne arriverà una terza, che per quanto mi riguarda comincia oggi – diciamo così, vediamo se funziona – nella quale chi se ne frega di tutto.

mi sorprendo

Mi sorprendo a pensare al concetto di amore nei film di Sorrentino. Che poi non sarebbe un concetto quanto invece le “conseguenze del”, proprio come in uno dei titoli. Che poi non è che ci posso pensare a lungo, visto che mi trovo sotto la doccia, e devo uscire.

 

Non ho una camicia stirata.

 

Gli oggettivamente brutti che corteggiano le oggettivamente brutte fanno benissimo. Solo che io li guardo e penso alla profonda imperfezione del mondo, una consapevolezza che mi assale molto di più che se avessi un malato di malattia ereditaria che mi muore sui piedi sbavando catarro verde. Ché malati terminali morenti ai piedi non m'è mai successo, invece alle pause pranzo annoto spesso tentativi di approccio col boccone tra i denti che poi cerco di dimenticare. Ma perché dimenticare?

 

Compravo una bomboletta di schiuma da barba una volta all'anno, sempre a gennaio. Quest'anno l'ho comprata a novembre e mi sento vecchissimo.

 

Ma intanto organizzo foto che non conoscevo di me stesso bambino, scovate in fondo a recipienti polverosi a migliaia di chilometri da questo tavolo, di me quando non sapevo praticamente niente. Ne scelgo una e la metto qui. Forse.

viaggiare tantissimo significa

Viaggiare tantissimo signfica che arrivo ad un autogrill al confine fra Germania e Paese Basso, mi dirigo al bagno, il signore che prende le mance al bagno mi chiede 50 centesimi e poi mi chiede se per caso sono del Paese Basso – io dico di No – poi mi chiede se sono germanico – io dico di No – poi quando rovistando fra le mie monete lo informo che sono italiano lui subito " Ah, Maffia!" ed io magnanimo sorrido, e vado al bagno e nel bagno dei maschi c’e’ un distributore automatico di preservativi ma anche di mini-vibratori a 5 euro – in due versioni, puntellato e liscio metallizzato- ed io capisco che viaggiare tantissimo significa che fra le due cose – il ciccione che mi rivolge un Maffia a priori ed i vibratori come bisogno primario del maschio europeo – mi stupisco molto piu’ della seconda. 

ti dicono

Ti dicono che non ha senso, che non sei tu che vinci o perdi ma sono invece altri lontani da te, e che saltare sulla sedia è stupido e irrazionale. Ti viene allora da chiederti cosa rimarrebbe, se alla vita ci togliessi tutte le cose stupide e irrazionali.

ho un

Ho un collega sempre molto felice. Di quelli che puoi definire “gioviali”, tenendo ben presente che “gioviale” vorresti fosse l’ultimo aggettivo del mondo da affibbiare a te stesso. Il collega pronuncia qualsiasi cosa, e poi ride. Inconsciamente vuole spingerti a ridere con lui della nullita’ del momento. Dunque puoi ridere oppure No.

Se ridi, é assurdo, visto che non c’e nulla da ridere. Se non ridi, é assurdo, perche’ mentre lui ride tu sei serio che passi oltre. Quest’ultima scena é accettabile solo nel caso delle sit-com americane, dove comunque ad un certo punto partono le risate registrate. Il meccanismo di “trascinamento coatto nella risata” ti appare cosi’ chiaro che finisci per odiarlo, anche se di fatto é una brava persona. Siccome intuisci la base di quel meccanismo (LO SO che non sei spensierato come appari, LO SO che ridi per compensare qualcosa, LO VEDO BENE che dietro ci sono le tue paturnie tirate sotto al tappeto) sei irritato e tra ridere e non ridere, finisci per sfoggiare contratture di una sola guancia che non dice niente. Lo fa con tutti, la sua fame di attenzione é abbastanza evidente. Gli altri si fanno trascinare, ma proprio perche’ non c’e niente da ridere, se ne escono con versi sbuffosi, la versione della risata meno dispendiosa di energia che esista.  

É che sono ancora giovane – mi viene da pensare. Un giorno sapro’ convivere con tutto questo. Cioe’ convivere con la visione chiara del meccanismo sottostante, e produrre pure io la finzione conveniente.

Mi dicono Hai il Broncio, cos’é quel Broncio? Ma guardate che io sto bene, verrebbe da rispondere, Benissimo. Assolutamente Tranquillo. Quello che vedi é quello che sono in questo preciso momento storico, e mi rappresenta totalmente – peraltro, con gli occhi fissi sul monitor, che faccia dovrei avere? Anzi sai cosa? Sto Broncio mi pare onestissimo. Fierissimo del mio Broncio – se vogliamo dirla tutta – insomma

senza titolo #22042010

Stavo pensando, il calcio non e’ come – per esempio – la corsa. Nella corsa, vince chi corre piu’ veloce. Il piu’ bravo e allenato vince. A meno che il piu’ bravo non venga inghiottito improvvisamente dal terreno, o rapito dagli alieni due metri prima del traguardo, vince. Infatti poi cosa succede: se uno e’ il piu’ veloce, poi vince e rivince. Vince sempre. Pure nel nuoto. Nella pallavolo fai tantissimi punti, quindi se pure due o tre li fai per un colpo di fortuna, alla fine non e’ importante. Nel calcio invece puoi prendere il palo. Sei il piu’ bravo, tutti lo sanno, ma prendi il palo. Oppure sei il meno bravo, ma la palla urta inavvertitamente sulla caviglia dell’avversario, prende una traiettoria inaspettata, il difensore inciampa su una zolla di terra, ed e’ gol. E tu che sei a guardare la partita non ci credevi che poteva essere gol, ci speravi pochissimo perche’ lo sapevi di tifare per i meno bravi. E invece e’ gol lo stesso. Ed e’ bellissimo.

Mentre andavo al lavoro per strada abbandonato vicino al bidone della spazzatura c’era un enorme Winnie the Pooh. Seduto. Enorme. E una settimana fa sotto casa c’era un cammello. 

che poi è facile

Che poi è facile dire non sei razzista, ma per esempio io nel mio Itunes c’avrei musica per una settimana di fila ma nemmeno un nero. Anzi peggio, c’ho un album dei Morcheeba, che però proprio tre giorni fa mi dicevo, adesso lo tolgo, che tanto quando mai li ascolto, i Morcheeba.