mocciology

Che poi se parliamo di Moccia – e se ne parla solo un’altra volta e poi basta – il problema non è il libro di merda. Voglio dire, non il libro di merda in sé. Che per quanto mi riguarda, se uno pischello legge, e se legge un libro qualsiasi, è comunque una cosa buona e giusta, e in momenti di declino culturale come questi bisogna accontentarsi di poco. Se tra guardare Maria de Filippi e leggere cose mocciose, il pischello preferisce leggere cose mocciose, insomma, io sono pure contento. Il problema di Moccia – se vogliamo proprio dirlo – è che ti produce certi libri che poi ogni volta ne viene fuori un film. Tempo tre mesi e Trac, ecco che ti esce il film. E poi succede che ti ristampano il libro con le facce degli attori sulla copertina. Si crea tutto un legame Parola-Immagine, in queste opere mocciose, che secondo me non va per niente bene. Voglio dire, la pischella chiusa nella sua cameretta ti legge le cose mocciose e non stimola quasi per nulla l’immaginazione, perchè non si deve sforzare di immaginare il viso o gli occhi del personaggio di turno, perchè tanto il personaggio di turno avrà la faccia e gli occhi di Scamarcio. E quindi ci saranno milioni di bambine che vorranno Scamarcio. E lo so che questi libri mocciosi non sono i primi libri da cui si fa un film, ma qui la connessione è un po’ più veloce di altri, mi pare.

E se io da pischello – molto prima di arrivare a Bologna – io Bologna già la conoscevo perchè l’avevo masticata e ipotizzata coi libretti di Brizzi da solo nella mia stanzetta, io adesso a ricordare queste cose preistoriche della mia vita sono contento di me stesso. Mi ritengo fortunato ad aver vissuto certe esperienze libresche in determinati momenti della mia vita, e poter continuare a fare questo tipo di esperienze ancora adesso. Mi ritengo fortunato, ecco cosa. E allora mi dispiace pensare alla massa di pischelli che ste cose gliele tolgono coi filmetti e i diari per la scuola con le facce di Scamarcio e Raoul Bova.

Questo il primo motivo.

Il secondo motivo è che puoi pure sforzarti, ma CiccioBombo Moccia non ce lo vedi a fare il rubacuori al liceo. Piuttosto te lo immagini seduto in disparte con il dito nel naso che rimugina sugli amici galletti che lo prendono pugni nei fianchi durante la ricreazione o che toccano il culo alle compagne mentre lui col dito nel naso ricopia sul quaderno i dialoghi de Il Tempo delle Mele. E quindi ti insospettisci e ti viene da credere ad una artificialità estrema in certi romanticismi scribacchiati nei suoi libri, in certi romanticismi da Vorrei Ma Non Posso, che poi sarebbe meglio dire Avrei Voluto Ma Non Potevo E Allora Lo Scrivo.

Dopodichè potresti pure rivalutarlo, se scovi un video dove il nostro CiccioBombo ha una accesa  discussione con il NullaFattoBarba Andrea Rivera, visto che il secondo non lo sopporti a tal punto che se ti mettessero su un palco Andrea Rivera e un tappo di sughero, tu tiferesti comunque per il tappo di sughero, ma proprio a mani alzate e voce grossa.

Dopodichè potrebbe starti pure simpatico, CiccioBombo, se addirittura la santissima Wikipedia ti informa che il primo libro gli è stato pubblicato – così c’è scritto – dopo vari tentativi “per sfinimento”. Davanti a ste cose, cosa vogliamo dire, tanto di cappello.

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9 pensieri su “mocciology

  1. Molto molto interessante, soprattutto il discorso sull’immaginazione preconfezionata.
    Credo comunque che sia inevitabile che le lettrici di Moccia si facciano un’idea “visuale” dei personaggi che incontrano sulla carta. Il problema fondamentale è semmai che non sono in grado di immaginare altro che quello che gli viene proposto dalla tv, la quale ha evidentemente monopolizzato il loro immaginario.

  2. anch’io sono sostenitrice della teoria: “uno deve leggere quello che lo fa felice, non quello che gli altri dicono che è buono e giusto”. poi chissà mai che uno non ci prenda gusto e dai libri di moccia passi a qualcosa di più impegnativo
    per il discorso invece di lui che scrive quello che avrebbe voluto ecc., io non saprei, però dipende più che da lui dal pubblico a cui si rivolge. mi spiego meglio: magari non racconta le sue proprie esperienze personali, ma potrebbe avere (avuto) amici fighi che gli raccontavano come andavano le cose. ma se scrive cose esageratamente sdolcinate che nessuno mai nella vita si dice, è perché il pubblico vuole leggere quello e non la realtà. come nei romanzi harmony, che sono più che altro dei romanzi fantasy, mica che quelle cose sono realistiche, ma chi li legge non vuole leggere cose realistiche, ma solo sognare
    (che poi confonda il sogno con la realtà e ci sbatta il naso è un altro discorso, ma sarebbe troppo lungo da affrontare qui e ho già scritto abbastanza)

  3. io non è i libri per pischelli, o i film a nastro, o la scrittura mediocre, i film mediocri, o neanche che moccia accidenti è UN VECCHIO che scrive dei giovani e che a scuola doveva essere uno sfigato (però ricco, dato cotanto padre) .. è che è tutto così rassicurantemente stereotipato, e FINTO, e lontano dai ragazzi. che moccia non scrive dei ragazzi. ma dell’immagine che i ragazzi vogliono dare di sè.
    no?

    a me rivera piace, a maggio vado a vederlo al ciack. è dooooolce!

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