Roma 24 gennaio 21012 D.C
Nell’aereo che mi portava a Roma ho visto un ragazzo che aveva in mano un libro di Bruno Vespa.

Ragazza che in pausa pranzo appena smetti di pranzare resti seduta coi tuoi colleghi al tavolo ma subito – subito – tiri fuori lo smartphone e cominci a strisciare il dito sullo schermo con la testa incurvata. Smettila.
Sarò a Roma mercoledì sera e innocentemente cercavo il modo di arrivare da Ciampino alla zona Eur con i mezzi pubblici, utilizzando il metodo a cui sono abituato, Google Maps. Metti la zona di partenza e di arrivo, specifichi l’orario, premi sul pulsantino con l’immagine del bus, e in teoria Google Maps ti dice come fare.
Con la mappa di Roma questo servizio non funziona. Non è che non funziona per questo tragitto in particolare: non funziona per niente, ovunque tu voglia andare.
Allora ho pensato: e a Calcutta?
A Calcutta funziona.
Non mi serve. Non è per i 349 euro, è che non ho spazio. E non lo userei come andrebbe usato. Però..
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Ciao wordpress, perché mi cancelli i post? Lo sai che li scrivo in momenti di imbizzarrimento non ripetibili no? Ecco, allora non cancellarli, ché poi già cinque minuti dopo dimentico cosa volevo dire, e soprattutto come volevo dirlo.
Fossi Abberlusconi, e fosse il mio obiettivo non quello di vincere le elezioni con la maggioranza relativa ma di ottenere una percentuale abbastanza alta da tenere la maggioranza per le palle, fossi abberlusconi dicevo, io ci andrei ogni sera a farmi solleticare i piedi da Santoro e Travaglio.
Tutti hanno ottenuto quello che volevano.
Entriamo nella testa di Santoro-Travaglio:
Grazie addio, abbiamo fatto il botto di auditel. L’anno prossimo con Bersani premier non ci capiterà’ un’altra opportunità’ del genere. Pero’ abbiamo il precedente, e potremo negoziare benissimo i nuovi contratti.
Entriamo nella testa di Abberlusconi:
Grazie addio, quelli mi hanno invitato. E cosi ancora una volta – per quanto impresentabile sia – sono stato presentato come l’alternativa ad un mondo fatto di Travaglio & Santoro & Vauro. Grazie addio che esiste Vauro, grazie addio che non cambia le sue camiciole cubane, grazie addio che Travaglio mantiene quel suo modo di raccontare le cose come una maestrina acida delle medie che corregge i compiti di un coglione. Quelli mica lo sanno quanta gente solidarizza e si immedesima nel coglione torturato. Quelli mica lo sanno quanta gente piuttosto che sentirsi dalla loro parte, sarebbe pronta a sentirsi dalla parte di chiunque, perfino – e sottolineo perfino – dalla mia parte. Grazie addio che invece tutto questo lo sanno, e che li convenga molto di più dell’ignorarmi completamente.
Ho dimenticato di scrivere due righe su Open, quella che viene chiamata l’autobiografia di Agassi, anche se poi non e’ chiaro quanto impatto abbia avuto “quello che lo ha aiutato a scriverla”.
Ci sono alcuni motivi per leggere sto libro.
Innanzitutto puoi non saperne nulla di tennis, puo’ non importarti nulla del tennis (generalmente cambio canale quando lo trovo in tv) eppure prende per la mano il lettore e non lo lascia più . Quando si arriva a raccontare un match, vuoi davvero sapere come e’ andato a finire. Merito della partecipazione emotiva con il protagonista, o ancora, di quello che lo ha aiutato a scriverlo.
E poi perché e’ un libro che parla di altre cose, di amicizia innanzitutto, e poi di scelte sbagliate, e di come matura la consapevolezza delle proprie scelte sbagliate, di come si può cambiare nel corso degli anni, di come sia bello averci da qualche parte scritta tutta la propria storia (noi bloggherre old school questo ultimo punto lo capiamo bene, e ci lisciamo le sopracciglia per la soddisfazione).
Se poi questi motivi non bastassero, uno si può leggere le recensioni dei capoccioni che si sono scomodati a lodarlo.
L’assessore indagato per le urla razzista allo stadio contro un giocatore di colore, ha la fisionomia e la carnagione di un algerino.
Sono sullo scoglio ad un metro dal mare. Un gennaio gentilmente offerto dal globalwarming, con il sole e 15 gradi.
Penso che il mio invecchiamento consisterà nel ripetere sempre le stesse cose: nel pensarle, e quindi nello scriverle qui. Ripetere sempre le stesse cose come fa mia nonna: non vuol dire aver perso la lucidità, vuol dire semplicemente ripeterle continuamente perché ne hai voglia, perché sei affezionato a certi concetti – a certi ricordi, nel caso di mia nonna.
Fossi rimasto sempre a vivere qui, a pochi metri dal mare verde e i 15 gradi di gennaio, come sarebbe stato. E’ una domanda senza punto interrogativo. Immagino più o meno tutto: privilegi e frustrazioni, una casa dalla metratura decente e qualcuno che mi ringhia di sposarla. Mia nonna mi mette in guardia: sì beddhru, attento che in giro ci sono quelle che ti rubano.
Mi bagno la faccia con acqua di mare che poi lascio asciugare sulla pelle.
Fossi rimasto come sarebbe stato. Ripetere la stessa cosa significa rispondersi che non ha senso farsi la domanda. Quando una decisione esclude l’altra, allora entrambe le opzioni saranno sempre leggermente sbagliate, e dunque proprio per questo, ognuna sarà quella giusta. Quindi la decisione giusta è sempre quella che hai preso, in qualunque caso. Non devi chiederti se hai sterzato correttamente, devi premere l’acceleratore e goderti il paesaggio.
Questo appena descritto è uno di quei pensieri che ripeterò, in altre forme, in altri momenti, magari ad un certo punto, perfino contraddicendomi.
Il 2012 potrebbe sembrarti un anno come gli altri – ad osservarlo di notte, immerso nella nullafacenza, nel mezzo di un un paesello vuoto dove spengono i lampioni e le strade sono nere – ma non è così: quello appena passato è stato forse uno degli anni più densi della tua vita. Sicuramente ti ha traghettato da una certa versione di te stesso ad un altra. Sicuramente non sei approdato a nulla di definitivo. Sicuramente sei ancora in divenire. Sicuramente ti pare assurdo poter essere ancora in divenire, alla tua età.
Eppure.
Nel 2012 Brussèlle è diventata stabilmente la tua città. Sei contento di aver conosciuto i suoi lati negativi, perché ti ci trovi bene ugualmente. E’ come per le persone: aspetti di sapere quali sono i loro difetti, e una volta che li hai conosciuti tutti, tiri un sospiro di sollievo perché avevi paura di essere deluso. Hai viaggiato poco e soprattutto per lavoro. Non sentivi il bisogno di esplorare altro. Piuttosto, la voglia è quella di cementare le tue piccole radici, infatti sei stato due volte a Bologna. Un viaggio di un solo giorno in Francia – non era lavoro – fu complicatissimo. Non ne hai scritto.
Nel 2012 ti sono successe molte cose che non hai scritto.
E’ stato l’anno in cui hai cominciato a parlottare francese. Le lezioni sono servite anche a scoprire il tuo lato narcisista e seduttore – seduttore in termini intellettuali, non sensuali – e renderti conto di quanto questo faccia parte di te. Hai ricominciato con il teatro, freddamente. Hai fondato un club di letteratura. Hai corso la tua prima mezza maratona. Ti sei messo a cucinare con più cura. Hai cenato tantissime sere fuori, mai così tanto fino ad ora. Ti sei accorto di non avere tempo.
Sul lavoro – non scrivi mai del lavoro – hai guadagnato un rispetto che non credevi possibile. Hai ottenuto una promozione – unico in Europa nel tuo campo – che non ha suscitato gelosie ma che invece molti davano per scontata. Ti sei ascoltato esigere e dirigere come credi debba fare un adulto. Dovresti modificare la tua firma elettronica delle email e scriverci manager ma passano le settimane e non lo fai, per pudore. O forse vuoi solo rallentare la velocità del presente, non farlo diventare subito passato.
Hai letto diciotto libri (pochi), e adesso non solo narrativa e adesso non solo su carta. Hai cominciato ad ascoltare l’electro-pop.
In due momenti diversi, due ragazze diverse, hanno suonato alla tua porta di casa, in piena notte, non sapendo che il tuo citofono è rotto (e che di notte hai il telefono spento). Un’altra l’hai fatta piangere, anche se è l’unica che ti fa sempre piacere vedere. Tutto il resto è noia e pagine non scritte.
Possiedi una bicicletta che non usi più. Vuoi comprare un nuovo microonde ma sei pigro. Hai coltivato del basilico. Hai fatto appassire del timo. Hai snobbato della gente. Hai rotto un telefono. Hai comprato un computer. Hai comprato una nuova borsa di pelle e una lampada enorme. Hai speso troppi soldi in vestiti e alcol. Hai inseguito dei pesci sulla costa siciliana meridionale.
Non ti piace comprendere il mondo, non ti piace avere ragione sui veri drivers dei rapporti interpersonali, sul funzionamento del cervello femminile. Vorresti essere smentito dai fatti ma non succede mai.
Non puoi dirti che va tutto bene, però stai vivendo. Però sei in equilibrio.
I post più letti del 2012 sono i seguenti, e con buona approssimazione rappresentano questo anno di scrittura. Tra dodici mesi ci sarai ancora, è sicuro.
Auguri.
Quella volta che me la trovai davanti.
Da un post del 2007:
Un giorno uscendo di fretta dal bagno della facoltà mi trovai all’improvviso di fronte alla grandissima Rita Levi Montalcini, e davvero la salutai con un Uei Ciao! come si usa fra compari, credendo per un istante di trovarmi di fronte ad una vecchia zia/conoscente del paesello di cui non ricordavi il nome. E per fortuna che la Rita Levi – con tutto il rispetto che tutti noi portiamo nei confronti del suo capoccione da premio nobel – già al tempo era mezza cieca e non si accorse di nulla.
Natale 2012, la gente con gli smartphone va in giro a fare gli auguri nelle case dei parenti con il caricabatteria nella borsa, e chiede se perfavore può attaccarsi un momento alla presa di corrente.
La notizia del prete che affigge un volantino per dire che le donne in abiti succinti non si possono meravigliare se poi le violentano e ammazzano, è un altro classico caso di ipertrofia dell’informazione. Si potrebbe tranquillamente lasciar perdere, in fondo si tratta dell’opinione personale di un’irrilevante persona, però in questi giorni in cui non succede nulla, la notiziola trova maggiori spazi di quelli che meriterebbe.
Ma tutta questa attenzione è anche controproducente, visto che inibirà altri colleghi a esternare pensieri simili: l’impressione e il sospetto è che anche altri (almeno tra gli eterosessuali) pensino segretamente le stesse cose ma evitino di metterle su carta e affiggerle sulle porte delle chiese. Non abbiamo bisogno che si spaventino e non lo facciano: abbiamo invece bisogno di sapere come stanno le cose. Quindi viva sto prete folle, e interrogatevi piuttosto sul come mai nessuno, negli anni di seminario, si sia accorto di quale personaggio stessero coltivando.
Anche se adesso mi trovo in Italia, non riesco a non smettere di pensare alle due volte che nell’ultima settimana mi sono trovato in Paese Basso – in città diverse, per motivi diversi. Le stessa allergia che credevo sarebbe ad un certo punto diminuita, mi ha assalito di nuovo.
Mentre guidavo le case erano identiche su entrambi i lati della strada, ed erano identiche per due chilometri. Quelli che ci hanno vissuto tutta la vita lo trovano normale, ed io impazzisco ogni volta che mi rendo conto che per loro è normale, e vorrei sapere se quando uscì al cinema, il Truman Show fu trasmesso anche nelle sale olandesi.
Osservo un barbaro che si ciba di fette di pane quadrate inframezzate da fette di formaggio quadrate, il tutto contenuto dentro una bustina di plastica di quelle che si usano per congelare i cibi. Lui lo trova normale, ha fatto tutta la vita così, è stato circondato da gente che fa così, e dunque è normale.
Questo cibarsi assomiglia più ad una ricarica della batteria del telefono, che ad un gesto di un animale complesso come un primate. I barbari eliminano tutti fronzoli, sono bravissimi in questo, ma portano questa eliminazione dei dettagli e dei fronzoli all’estremo, così che poi non viene concesso nulla al bello e al piacevole. Non si preoccuperanno di trovare un contenitore esteticamente più accettabile per i loro quadrati di pane e formaggio di quella busta di plastica orrenda e tristissima – magari riciclata più volte – semplicemente perché non è necessario. Apriranno il cartone del latte e berranno direttamente da lì, anche se ci sono dei bicchieri a disposizione, anche se per bere del latte da un cartone è necessario contorcere le labbra a culo di gallina, e poi alcune gocce comunque ti scenderanno sulla guancia. Il concetto di barbaria estetica è incomprensibile a chi ha vissuto tutta la vita in un paese latino, credo che si debba toccare con mano per capire davvero. Quindi mi rendo conto di quanto noiosa possa essere la lettura di questi pipponi abbastanza inconcludenti.

Era da tempo che non mi lasciavo travolgere dallo spirito del natale.
Così oggi, per riparare, sono andare a fare shopping selvaggio e immotivato.

Dove sei andata a finire, vita mia di qualche tempo fa, quando ancora potevo rilassarmi nel far niente, quando potevo ancora fare esercizio nobile di accidia, e nel far niente avevo molto tempo per riflettere e rimuginare e posticipare e osservare l’ombelico della mia esistenza?
Quando – esattamente – mi è cambiato tutto attorno? E’ stato poco tempo fa ma non ricordo quando esattamente: me lo chiedo adesso che gli impegni si accavallano l’uno sull’altro, il tempo si restringe, la fretta è imperitura, adesso che ti permetti di ‘uscire di casa mangiando velocemente qualcosa lungo le scale, rispondi alle domande mentre scrivi sulla tastiera di un computer, un occhio da una parte e un orecchio dall’altra, i pranzi di dodici minuti, le pisciate procrastinate.
Metti le cuffie e dimentichi di far partire la musica.
Ascolti le accuse di chi ti dice che non chiami mai, che sono passate tre settimane e non ci credi: tre settimane? Ascolti le minacce di chi, vestita da principessa, ti chiude in un angolo e ti infilza le unghie smaltate nella carne mano per impedirti di andare via, che riesce a farsi venire le lacrime per essere più convincente, che riesce a cadere dalle scale e rotolarti addosso, per far sembrare la scena ancora più ridicola e drammatica.
Sì, due gocce d’acqua, proprio.